Sindrome premestruale: la dieta per alleviare i sintomi

Sindrome premestruale: la dieta per alleviare i sintomi

Rilanciamo un approfondimento dell’Humanitas salute su un tema estremamente comune nelle donne: la sindrome premestruale (SPM). Le sue manifestazioni, fisiche ma soprattutto psicologiche, accompagnano i giorni precedenti l’inizio del ciclo mestruale e comprendono sintomi quali stanchezza, ansia, irritabilità, un malumore che può arrivare ad avere delle manifestazioni depressive, mal di testa e dolore al seno.

Tuttavia, esistono delle precauzioni quotidiane che, se attuate con regolarità, possono aiutare a diminuire questi sintomi, in particolar modo quelli associati all’umore.

Modificare la propria dieta, seguendo alcune accortezze per eliminare o ridurre quegli alimenti che favoriscono ansia e irritazione, o che interferiscono con il riposo notturno, può aiutare.

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Martina Gozza, dietista in Humanitas e Humanitas Medical Care De Angeli.

Attività fisica e dieta contro la sindrome premestruale

La sindrome premestruale riguarda un numero elevato di ragazze e di donne, tuttavia può essere contenuta attraverso piccoli cambiamenti al proprio stile di vita.

A partire dalla propria dieta: irritabilità e veloci cambiamenti d’umore possono essere controllati favorendo un’alimentazione sana, povera di sale e caffeina e ricca di frutta e verdura. Ciò che mangiamo, infatti, ha una grande influenza sul nostro temperamento, ma anche sulla sensazione di stanchezza e spossatezza che spesso è incentivata da diete sbilanciate, ricche di zuccheri lavorati.

Anche l’attività fisica da questo punto di vista è fondamentale: avere una vita attiva, lontano dalla sedentarietà, e svolgere con frequenza esercizi a intensità moderata può favorire un miglioramento della predisposizione mentale e dell’umore.

Sindrome premestruale: cosa mangiare e cosa evitare

Prima di tutto bisogna eliminare (o quantomeno ridurre in modo significativo) alcuni elementi come sale, alcol e caffè. Alcol e caffè, infatti, influenzano sensibilmente il riposo notturno.

Il sale, in particolare, richiede un’attenzione in più: non va limitato solamente quello utilizzato per cucinare, quanto piuttosto le percentuali contenute in cibi lavorati, conservati o precotti, come quelli che si comprano abitualmente al supermercato, dove potrebbe essere presente in concentrazioni elevate.

Verdura e frutta

Tra le verdure, particolarmente indicate sono quelle a foglia verde (cicoria, catalogna, erbette, tarassaco, radicchio e cardi), ricche di ferro e vitamine del gruppo B, indispensabili per combattere la stanchezza e per favorire il drenaggio dei liquidi.

Anche la frutta a guscio può essere un’importante alleata contro la sindrome premestruale: si possono dunque insaporire le proprie ricette con noci, nocciole e mandorle, in modo da contribuire all’apporto di magnesio e di acidi grassi polinsaturi omega-3.

Carboidrati complessi

Nel periodo premestruale si fa fondamentale l’assunzione di cibi contenenti carboidrati complessi, prodotti ricchi di fibre che contengono zuccheri naturali, che vengono assorbiti dall’organismo gradualmente, evitando quindi i picchi dei livelli di glicemia che possono avere influenza sull’umore.

Tra questi si possono scegliere:

avena,patatezuccalenticchie.Anche gli alimenti prodotti con farine integrali, come cereali in chicchi, pane e pasta integrali, garantiscono all’organismo un adeguato apporto di fibre e sono utili per migliorare situazioni di ansia e irritabilità.

Calcio e vitamina D

Anche l’assunzione di calcio e vitamina D è importantissima, in questo periodo. Il calcio si può trovare in cibi come lo yogurt, il latte, i formaggi (meglio se magri) e i prodotti a base di soia.

La vitamina D è presente in particolare in alcuni tipi di pesce, come le sardine e il salmone e nel tuorlo d’uovo.

Bere tanta acqua

Il consiglio più semplice ma anche più importante è sempre quello di bere tanta acqua (almeno 2 litri al giorno) per aiutare a ridurre il gonfiore e a migliorare i processi digestivi.

Le pazienti, per qualsiasi dubbio, devono comunque fare sempre riferimento al proprio medico di medicina generale, nutrizionista o ginecologo.

Fonte: Humanitasalute

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Una nuova frontiera del più becero demansionamento infermieristico è stata varcata dai dirigenti della casa di cura “Villa San Marco” di Ascoli Piceno.

Apprendiamo da un comunicato ricevuto da un dipendente della clinica che durante i turni nei giorni festivi e nei fine settimana, competa all’infermiere sostituire i vigilantes per il controllo del green pass sul personale presente in struttura e sugli eventuali visitatori.

Tale attività però non potrà essere svolta da un infermiere qualunque presente in corsia. Dovrà essere “l’infermiera più anziana in turno ad effettuare almeno due controlli del green pass”, come riportato sull’ordine di servizio firmato dal direttore sanitario Diana Sansoni.“L’infermiera potrà utilizzare l’apparecchio di controllo della ditta di vigilanza, che nei giorni festivi, viene lasciato in carica in guardiola”.Non compete però solo il controllo del greenpass, ma anche l’eventuale allontanamento di colui che non è in possesso del certificato vaccinale contro il Covid-19.

Il comunicato giunto ai dipendentiSara competenza del coordinatore infermieristico invece, occuparsi della formazione dei professionisti della salute “anziani” che dovranno sostituire le guardie giurate nei weekend.Una nuova mansione viene pertanto appioppata a quelli che qualcuno inizia a denominare “muli da soma della sanità italiana”. Tra un tampone al tecnico della caldaia che deve entrare in reparto ed un bidet al posto degli Oss mai assunto, ora l’infermiere avrà anche l’onere di controllare il green pass dei colleghi, nel silenzio assordante dei sindacati e della FNOPI.

Dott. Simone GussoniL’articolo Villa S. Marco: l’infermiera più anziana sostituisce il vigilante nei weekend e controlla i green pass scritto da Dott. Simone Gussoni è online su Nurse Times.

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La Presidente della FNOPI durante i lavori dell’ultimo Consiglio Nazionale ha paventato la presentazione del prossimo bilancio di previsione con l’incremento della quota iscritti aumento della quota nella forbice da 5 a 10 euro, da sommarsi alla quota di euro 10 che già ciascun OPI Provinciale versa dalla quuota riscossa dagli iscritti.

Diversi Ordini delle Professioni Infermieristiche provinciali si sono opposti a tale incremento, tra i quali anche quello della provincia di Barletta-Andria-Trani.

“Ci sono diversi motivi per contestare tale proposta.In primo luogo vi è da dire che aumenti di questa misura devono essere adeguatamente motivati – con specifico riferimento alle spese di gestione – in modo che ciascun iscritto possa comprendere le motivazioni a base di tale aumento; ad oggi non risulta alcuna valida ragione a supporto di tale scelta.

L’Ordine scrivente è formato da circa 2.600 iscritti, e quindi è classificabile quale piccolo ente. Tale circostanza rappresenta un fattore che lo ha sempre penalizzato a causa dei rilevanti costi fissi che è costretto a sostenere.

Nell’anno 2019, ad esempio, con una quota ad iscritto di euro 63,00 l’incidenza dei costi fissi è stata di 94.528 euro (personale, funzionamento uffici ed organi collegiali, ecc.) cosicché è stato possibile destinare alla formazione solo 7.809,00 euro a fronte di versamenti alla federazione per un importo pari ad euro 25.935,00.

Nell’anno 2020 è stato deliberato un aumento della quota per iscritto di 12,00 euro allo scopo di finanziare i nuovi adempimenti previsti dalla riforma ed incrementare le attività di corsi e convegni che la pandemia ha poi bloccato.

A causa di tale blocco l’anno è stato chiuso con circa 38.000,00 di avanzo, ma tale surplus ha permesso unicamente di creare una liquidità da utilizzare nei primi mesi dell’anno senza che l’ente si trovasse in situazioni critiche.

E’ evidente che, stando così le cose, dando seguito a tale abnorme richiesta da parte della federazione, questo ordine si troverebbe costretto o a dover riprogrammare in peius l’attività convegnistica, insieme alle attività di rappresentanza, o a dover richiedere un ulteriore e nuovo aumento agli iscritti.In entrambe le situazioni questo C.D. verrebbe meno agli impegni presi con i propri iscritti nel 2020, e cioè, che l’aumento della quota sarebbe stato destinato alla formazione e che in futuro non sarebbero stati richiesti altri aumenti sulle quote.

Non deve passare sotto silenzio che il C.D. di questo Ordine ha quasi azzerato i gettoni di presenza allo scopo di non pesare ulteriormente sulle uscite, offrendo maggiori servizi agli iscritti, impegnandosi per la tutela della professione ad ogni livello, sia regionale che nazionale.

Peraltro, da una veloce lettura del bilancio della federazione relativo all’anno 2020, non si intravedono problemi finanziari immediati, né i flussi futuri paiono poter compromettere il patrimonio dell’ente, anzi, sembrerebbe esattamente il contrario.

Di fronte a questa situazione, l’Ordine scrivente non comprende quali siano i motivi per tale inaccettabile aumento, e non potrà che respingere con fermezza tale richiesta, in sede di approvazione del bilancio preventivo 2022.

Pertanto si invita la Federazione ad attuare altre politiche di risparmio nella gestione finanziaria e di puntare semmai alla riduzione della quota annuale, visto l’impegno degli OPI nella determinazione delle politiche della salute a livello regionale.

Una riduzione della quota che consentirebbe agli OPI di investire tali risorse sul territorio e sulle funzioni che l’ordine è obbligato ad esercitare”.

Così scrive il presidente Opi BT dott. Giuseppe Papagni.

Simone Gussoni

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“Io Resto” unico film documentario girato all’interno di un ospedale italiano durante la 1^ ondata da Covid-19

“Io Resto” unico film documentario girato all’interno di un ospedale italiano durante la 1^ ondata da Covid-19

Il film prodotto da Michele Aiello, Luca Gennari e Zalab Film ha fatto anteprima mondiale Visions du Réel 2021, in Svizzera, e ha poi vinto il Biografilm Italia. Di recente ha vinto anche il premio come miglior documentario anche all’Ortigia Film Festival. Altre partecipazioni sono il MantovaFilmFest, il PerSo Film Festival di Perugia, il ValdarnoCinema Film Festival di Arezzo e Documentaria a Palermo. Tutte queste partecipazioni festivaliere attestano una qualità artistica del film che si aggiunge al suo valore storico ed educativo.

Un mese dentro la vita di un ospedale, sospeso di fronte all’ignoto. Per la prima volta, una videocamera mostra il fardello emotivo e la gentilezza nei rapporti tra pazienti e personale sanitario durante lo scoppio della pandemia da Covid-19.

Sinossi

Una videocamera accede ai reparti dell’ospedale pubblico di una delle città, gli Spedali Civili di Brescia, che sta drammaticamente soffrendo il primo picco pandemico del COVID-19. E’ un delicato esercizio di osservazione, che coglie  l’instaurarsi di nuove relazioni tra pazienti e personale sanitario, rese necessarie dalla pandemia e che mostrano un estremo bisogno comune: il calore umano.

Anche se a volte è doloroso, il film entra in empatia con le paure dei malati e con l’ascolto professionale ma accorato di medici e infermieri, rimanendo in una dimensione intima, lontana dal voyeurismo, dall’apologia dell’eroismo e da un’angosciosa rappresentazione mediatica.

Note di regia

Ogni volta che penso a un medico, penso a mia mamma, Silvia, una pediatra inarrestabile e generosa. Fin da piccolo sono affascinato dalla sua attitudine al lavoro, completamente dedita alla cura dei pazienti, sempre disponibile anche ben oltre gli orari di reperibilità. Quando la pandemia ha colpito l’Italia e gli ospedali hanno cominciato a fronteggiare la prima grande ondata ho pensato alle tante Silvie. Da lì è cresciuto il desiderio di raccontare un certo tipo di rapporto nella cura, non solo sanitario ma di sincero trasporto.

Il film non è un racconto scientifico sul Covid, ma è un esercizio di immersione e di empatia verso chi ha vissuto quel periodo in ospedale.

Il 16 settembre il film è stato lanciato a Brescia al cinema Nuovo Eden con presenti il regista, i protagonisti, la Direzione Generale Ospedale, il sindaco, la curia e le maggiori istituzioni bresciane. A partire dal 23 settembre, il regista accompagna il film in un tour nazionale.

Trailer

Qui più info sul film

Io Resto
Qui la rassegna stampa parziale: https://bit.ly/RS_IORESTO

DATE DEL TOUR AGGIORNATE AL 13/10/2021:

Io Resto al cinema
Qui articolo di TaxiDrivers, che coglie bene il valore del film:

‘Io resto’ il covid fatto di storie e non di cifre
Redazione Nurse Times

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Alto Adige: nascono le scuole clandestine per i bambini con genitori NoVax

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Risalendo la valle si arriva a Campo Tures. Qui la scuola che non c’è è in via Beikircher, proprio nel centro del paese. Ad organizzarla è un’associazione di nome Herzstrahl che in italiano sarebbe un po’ come luce del cuore. Un collettivo di genitori che ha preferito tenere a casa i propri figli per evitare che debbano indossare la mascherina e fare i test.

«Non sappiamo cosa succede in quella scuola perché ufficialmente non c’è nessuna scuola. Ma comunque c’è» dice l’assessora Judith Caneppele, responsabile per giovani e famiglia. E anche lei precisa che «il Comune non c’entra nulla con questa iniziativa».

Anche in questo caso non si sa quanti siano i ragazzi che la frequentano. «Dall’inizio dell’anno 11 ragazzi sono stati ritirati da scuola e i genitori si sono impegnati a fare homeschooling» fa sapere il dirigente scolastico Christian Dapunt che non vuole commentare l’iniziativa. 

L’Intendenza sta cercando un modo per intervenire ma gli spazi sono pochissimi: formalmente si tratta di proprietà private e dunque non possono essere svolti controlli. Oltretutto non essendoci formalmente una scuola è impossibile contestare il rispetto di regole di sicurezza o mettere in discussione la didattica che viene utilizzata per insegnare a gruppi di tutte le età.

Dalle elementari al liceo. Per provare ad arginare il fenomeno — da quest’anno in Alto Adige sono quasi seicento le famiglie che hanno scelto l’home schooling — il Consiglio provinciale ha appena approvato una legge che fissa limiti rigidi. L’esame andrà fatto nella scuola di appartenenza e non altrove, chi sceglie l’home schooling dovrà farlo tutto l’anno e non potrà mandare a scuola i figli a giorni alterni. C’è però uno zoccolo duro — in particolare i militanti sovranisti — che rifiuta anche di fare gli esami mettendo a rischio l’avvenire dei propri figli.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Corriere
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