Suore a compensare la carenza di Oss in corsia: l’Aou di Sassari cambia idea

È giunta ieri la rettificata dall’Aou di Sassari in merito alla delibera numero 4 del 15 gennaio scorso, con la quale si approvava la convenzione tra l’Azienda di viale San Pietro e la congregazione religiosa delle Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli (leggi articolo).
«Non c’era alcuna intenzione da parte dell’azienda – spiega la direzione generale dell’Aou di Sassari – di assumere nuovo personale Oss al di fuori dei concorsi. Si voleva provvedere soltanto alla necessità di sostituire una religiosa, che andrà in quiescenza a febbraio, con un’altra».
Non era intenzione della dirigenza modificare la dotazione organica degli Oss né sarebbe stata pregiudicata o modificata la procedura concorsuale relativa all’assunzione di operatori socio sanitari. Semplicemente, sarebbe stata sostituita una figura, quella della religiosa, comunque già presente nell’azienda anche in virtù di una convenzione stipulata dalla ex Asl di Sassari (oggi Ats) e transitata in Aou il 1 gennaio 2016, con l’incorporazione del presidio ospedaliero Santissima Annunziata.
Nella sostituzione, poi, in prospettiva dell’importante contributo da apportare nei reparti, la scelta sarebbe potuta ricadere su una religiosa in possesso del titolo di Oss, considerato valore aggiunto. Infine, in considerazione del fatto che la convenzione prevista nella delibera numero 4 non è stata perfezionata con la firma digitale di entrambe le parti, la direzione aziendale nella nuova delibera integrativa – che sarà pubblicata domani – ha stabilito di annullare il precedente schema di convenzione e «di dare atto che verrà stipulata apposita convenzione con il dettaglio delle attività che la suora andrà a svolgere nell’ambito ospedaliero in analogia a quelle già previste nella convenzione fino a oggi in essere».
Dott. Simone Gussoni
Fonte: buongiornoalghero.it
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Rimossa dal ruolo di coordinamento dopo la gravidanza: azienda ospedaliera condannata a reintegrare l’infermiera

La vicenda della coordinatrice infermieristica espropriata del proprio incarico a causa di un’assenza per maternità si è conclusa nel migliore dei modi.

L’infermiera alessandrina si era vista rimuovere da tale ruolo al rientro dal periodo di sospensione dell’attività lavorativa per una gravidanza a rischio.

«Non c’era più neppure la divisa bianca con la banda rossa che contraddistingue la funzione di coordinatrice infermieristica, svolta nel reparto di Malattie infettive del Santi Antonio e Biagio» racconta il legale Massimo Grattarola, che ha assistito l’infermiera.

L’avvocato si è rivolto al giudice del lavoro lamentando «un comportamento discriminatorio da parte dell’Azienda ospedaliera a causa della astensione della dipendente per maternità» richiedendo il reintegro nella funzione che svolgeva precedentemente.

Il giudice ha dato ragione alla dipendente condannando l’ospedale a restituirle il ruolo e la posizione professionale di coordinatrice infermieristica, attribuito nel mese di gennaio 2018. Un mese dopo però, fu costretta ad astenersi dal lavoro a causa di una gravidanza a rischio, venendo sostituita nel ruolo da una collega.

Quando, nel mese di luglio 2019, la donna rientrò dalla maternità, si ritrovò di fatto spodestata. 

«Era stata destinata a mansioni di infermiera senza compiti di coordinamento. E, per tre settimane, anche senza divisa», racconta l’avvocato Grattarola, che promosse la causa legale «per accertare e risarcire la condotta discriminatoria».

Il giudice del lavoro Valeria Ardoino le ha dato ragione: «Il comportamento dell’Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio è illegittimo e discriminatorio» scrive nella sentenza. Più d’uno i riferimenti normativi che vengono richiamati; tra gli altri, la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea da cui «risulta chiaramente che qualsiasi trattamento sfavorevole nei confronti della donna in relazione alla gravidanza o alla maternità costituisce una discriminazione diretta fondata sul sesso». 

Il risultato è stato l’emissione di decreto con il quale è stato ordinato all’Aso di Alessandria di ripristinare lo stato delle cose prima che la coordinatrice si assentasse per la gravidanza a rischio, comprovata da certificati medici. 

Il giudice ha escluso, invece, che sia stato «un pregiudizio di particolare gravità» il fatto che il camice fornito al rientro in sevizio fosse privo del suo nominativo e che quello precedente fosse stato smaltito.

La sentenza è stata depositata nei giorni scorsi. L’Azienda ospedaliera, ha assicurato di avere «preso atto di quanto indicato nella sentenza del giudice, da domani la signora sarà reintegrata nel ruolo di coordinatrice» con tanto di camice bianco a banda rossa.

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Polichetti (Iss): “Campi elettromagnetici? Nessuna prova di danni”

Polichetti (Iss): “Campi elettromagnetici? Nessuna prova di danni”

Rilanciamo un’intervista realizzata da Avvenire con il primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità.

Alessandro Polichetti

Nessun dubbio per Alessandro Polichetti, primo ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità e componente del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni: «II rischio che i campi elettromagnetici possano avere un effetto cancerogeno sugli esseri umani è bassissimo e non è dimostrato in maniera solida dagli studi scientifici». Una posizione, peraltro, ben documentata nel Rapporto Istisan (“Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”), pubblicato la scorsa estate e redatto non solo da esperti dell’Iss, ma anche da Enea, Cnr, Arpa Piemonte.

Si è parlato molto di questo documento nelle ultime ore. L’Istituto vi esprime un parere?No, ed è utile puntualizzarlo. Il rapporto in questione è stato redatto, per così dire, a fini didattici. Spiega lo stato delle evidenze scientifiche sul punto, mettendo a confronto diversi studi effettuati sul tema. Si tratta di una sintesi, non di un’opinione. Il punto di partenza fondamentale, tuttavia, è quanto messo nero su bianco nel 2011 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc).

E come si è espressa l’Agenzia?L’Agenzia ha classificato i campielettromagnetici (tra cui quelli generati dai cellulari) come “possibilmente cancerogeni” per gli esseri umani. Anche qui serve una precisazione, perché la questione sia chiara il più possibile a chi legge: l’Agenzia valuta evidenze scientifiche a supporto o no della cancerogenità di vari agenti che vengono analizzati. Quelli con solide evidenze stanno nel gruppo 1. Vi rientrano il fumo, tanto per fare un esempio, l’amianto, le radiazioni ionizzanti. Scendendo nella scala, c’è il gruppo 2A, quello degli agenti “probabilmente cancerogeni”, e il 2B, con gli agenti “possibilmente cancerogeni”. Qui compaiono i campi elettromagnetici a bassa frequenza, tra cui quelli generati dagli smartphone: la parola “possibilmente” dice che si ha un’evidenza del rischio molto limitata nell’uomo. Inoltre sui pochi studi che li dimostrano è pressoché impossibile effettuare controlli, perché non ci sono soggetti non esposti ai campi elettromagnetici dei cellulari. Il rischio di un danno, dunque, è legato a un sospetto più che a evidenze scientifiche certe.

Stiamo pur sempre parlando di un documento che risale al 2011. È ancora attuale?Nel rapporto Istisan italiano sono stati presi in considerazione e citati anche studi successivi. Le evidenze tendono addirittura a indebolire l’ipotesi di una correlazione tra cellulari e tumori. Sono stati effettuati studi sugli animali, certo, negli Stati Uniti e all’Istituto Ramazzini di Bologna. Vi è stato osservato un aumento dei tumori nei muscoli cardiaci dei topi. Ma quei risultati, valutati nel complesso degli studi, non hanno cambiato le cose.

Possibilità, evidenze non sufficientemente dimostrate… La scienza sembra arrendersi all’incertezza su questo tema, è così?Sì, ma per come la vedo io si tratta di un’incertezza tra due fatti: o che i campi elettromagnetici non arrechino alcun danno all’uomo, o che ne arrechino uno lieve. In poche parole, quel che è difficile è quantificare l’inconsistenza del rischio.

E i bambini?Non ci sono evidenze particolari nemmeno nei bambini, nonostante molti studi si siano concentrati su questa fascia d’età. Anzi, è vero per certi verso il contrario, cioè che il rischio sia ancora più basso coi più piccoli, vista la loro abitudine a tenere il telefono lontano dalla testa e davanti a sé, per giocare o guardare video. Questo non vuoi dire che non si debbano prendere precauzioni, tenendoli il più possi bile lontani dai telefonini. Un ambito, questo, che tuttavia finisce con l’allontanarsi dalle competenze di uno scienziato e coinvolgere le agenzie educative e culturali del Paese.

Redazione Nurse Times

Fonte: Avvenire

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Picchiano violentemente infermiere e medico del “Ruggi” di Salerno. Ferma condanna degli Ordini professionali

Un medico e un infermiere dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Salerno “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” sono stati aggrediti da due familiari di un paziente nei minuti successivi al decesso di quest’ultimo.

L’aggressione nei confronti dei sanitari è avventa in data 16 gennaio
u.s, intorno alle ore 19, nel reparto di Pneumologia. Secondo quanto si è
appreso, subito dopo la morte di un paziente ricoverato in quel reparto, il
figlio e il nipote dell’uomo avrebbero picchiato violentemente il medico, A.G.,
e l’infermiere, A.C., accorso in aiuto del primo. I due aggressori imputavano
la morte del familiare al personale sanitario.

Sul posto, gli agenti della volante della Questura di Salerno che
hanno denunciato, per lesioni, gli aggressori.

Ferma condanna da parte degli Ordini dei medici e degli infermieri di Salerno per la vile aggressione.

“Ormai è un bollettino di guerra. E’ diventata una consueta e drammatica abitudine l’aggressione verbale o fisica nei confronti degli operatori sanitari” sono le prime parole espresse dal presidente dell’Opi di Salerno, dott. Cosimo Cicia in un comunicato. Il presidente continua esprimendo piena solidarietà ai sanitari aggrediti. “La violenza è un fenomeno odioso che lede il patto di fiducia tra gli operatori sanitari e i pazienti e mette a rischio la continuità delle cure”, continua Cicia, augurandosi che “il DDL Aggressioni” venga calendarizzato alla Camera quanto prima.

Il presidente dell’Ordine dei medici di Salerno, Giovanni D’Angelo, in una nota, sottolinea di non aver “mai potuto immaginare che il compito preminente del nostro Ordine dovesse diventare quello di redigere, quasi giornalmente, un bollettino di guerra nell’ambito dell’assistenza sanitaria con un elenco sempre crescente di feriti, contusi e, purtroppo, qualche volta, morti, collegati a un’attività in favore di persone malate in un contesto sociale ‘ancor più malato’”. Anche lui, sottolinea l’esigenza di approvare presto “la legge sulla violenza in sanità”.

Redazione Nurse Times
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Premio “Mani che pensano”, Giuseppe Marmo si aggiudica la prima edizione

Premio “Mani che pensano”, Giuseppe Marmo si aggiudica la prima edizione

Il riconoscimento di Opi Torino è andato a un infermiere e docente sempre in prima linea per lo sviluppo della professione.

È andato a Giuseppe Marmo, 66 anni, infermiere e docente, il premio “Mani che pensano”, istituito dalla Consulta Giovani di Opi Torino come riconoscimento alle personalità del mondo sanitario che si sono contraddistinte per impegno, iniziativa e competenza, conferendo prestigio sociale alla professione infermieristica.

Già responsabile della
gestione del personale infermieristico all’ospedale Mauriziano, Marmo lavora
oggi al presidio sanitario Cottolengo di Torino ed è coordinatore didattico
della Laurea magistrale in Scienze infermieristiche. Nei mesi scorsi è partita
proprio da lui l’idea di far decollare a Torino un Master in Infermieristica di
salute mentale e delle dipendenze, per formare i professionisti della sanità.

“Da sempre promotore di
cultura all’interno della comunità professionale – si legge nella motivazione a
sostegno della sua nomination -, Marmo è stato portatore di idee
pionieristiche, propulsore di progetti innovativi e grande formatore, capace di
scolpire e chiarire nella mente i concetti fondamentali per lo sviluppo della
professione”.

Lo scorso 5 dicembre, venti
rappresentanti della Consulta Giovani, insieme ad alcuni membri del consiglio
direttivo, hanno votato per eleggere il vincitore tra i candidati che avevano
ricevuto almeno una nomination. La giuria ha deciso sulla base della carriera,
dell’impatto sulla professione, di quello mediatico e di quello su innovazione
e cambiamento.

E ieri pomeriggio, nella sede
dell’Opi di Torino, si è svolta cerimonia di consegna della targa, sulla quale
è stata impressa la serigrafia con l’impronta della mano destra del vincitore.
L’altra serigrafia, con il calco della mano sinistra, resterà affissa nella
sede dell’Ordine, dando vita a una sorta di albo d’oro del concorso.

Redazione Nurse Times

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