Massa, turni infiniti in Psichiatria: multato il dirigente Asl

Personale costretto a lavorare anche per 17 ore consecutive. Sanzione di 480 euro per il responsabile.

17
ore e 29 minuti al lavoro. Era entrato in servizio nel reparto di Psichiatria
dell’ospedale di Massa alle 13:46 e ne era uscito il giorno successivo alle 7:15.
Per l’ispettorato del lavoro quel turno infinito di un operatore socio-sanitario
non rispetta le normative in materia di lavoro, contravviene alle prescrizioni
del Decreto legislativo 66 del 2003. Tanto che chi nel reparto gestisce turni e
servizi adesso deve fare i conti – è proprio il caso di dirlo – con una
sanzione amministrativa di 480 euro.

Su
quel turno del 3 dicembre 2018 aveva puntato gli occhi la Uil Fpl, tanto che il segretario Claudio Salvadori non aveva escluso di segnalare il caso proprio
all’ispettorato del lavoro. Salvadori chiariva che quella di Psichiatria era «una vera emergenza con carenze di personale».
E aggiungeva: «Un reparto che non dipende
dall’ospedale, ma dal territorio, impossibilitato quindi a sopperire alle
carenze di organico, “attingendo” da altri reparti».

Il
4 giugno del 2019 l’ispettorato del lavoro si presenta al Noa, proprio in Psichiatria,
e chiede di vedere tutte le timbrature di entrata e di uscita degli infermieri
e degli operatori socio-sanitari impegnati nel reparto in un periodo campione,
compreso tra il dicembre del 2018 e il febbraio del 2019. Lo scopo del
controllo è accertare, come si legge nel relativo verbale, “il rispetto della
normativa in materia di orario di lavoro”. Nel periodo preso in esame gli
ispettori riscontrano tre irregolarità, due maxi-turni e il caso di una
dipendente che per due settimane non ha fatto riposo.

Il
primo caso accertato è proprio quello dell’operatore in servizio per 17 ore e
29 minuti, dalle 13:46 del 3 dicembre 2019 alle 7:15 del 4 dicembre. Anche il
19 febbraio un dipendente va a oltranza, nello stesso reparto, e resta in
corsia per 15 ore e 19 minuti: timbra il badge il mattino alle 6:50 e lo
striscia nuovamente per tornare a casa la sera alle 22:09, lavorando per oltre
15 ore.

L’ispettorato
puntualizza: “Tali orari non hanno permesso ai lavoratori di godere di un
riposo giornaliero di 11 ore”, come previsto dalle normative. Certo – e l’Asl
lo sottolinea -, è ben probabile che il responsabile del servizio abbia
proposto ai lavoratori di uscire, nonostante mancasse il cambio, per assenza
improvvisa di altri lavoratori, ma ciò non toglie che chi è rimasto al lavoro,
magari temendo di incorrere in una interruzione di pubblico servizio, abbia
lavorato per troppe ore.

L’ispettorato
del lavoro punta gli occhi anche sul mancato riposo di una dipendente che dal
29 gennaio al 12 febbraio non ha mai avuto un giorno di pausa. Non ha quindi
usufruito dei riposi settimanali. L’ispettorato ritiene che, per quei tre casi,
sia sanzionabile il responsabile dei
turni del personale infermieristico e degli operatori socio-sanitari nel
reparto, gli notifica una sanzione di 480 euro, riconoscendo che l’Azienda sanitaria
è obbligata in solido.

La
Uil, contatta sul caso, conferma di aver avuto notizia del verbale: «Abbiamo saputo che è scattata la sanzione.
Per noi è un risultato importante, e non per la multa in sé. Non puntiamo il
dito contro una persona. Il verbale dell’ispettorato, però, dà conferma di una
situazione che noi abbiamo ampiamente denunciato e a cui riteniamo si debba
porre rimedio nella tutela dei lavoratori e dei pazienti. Turni di oltre 15-17 ore
sono massacranti e non sostenibili, né si può pensare che il dipendente lasci
il lavoro se manca un cambio, rischiando di incorrere nella interruzione di
pubblico servizio».

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Tirreno

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Mantova, morì dopo il ricovero per un Tso: a processo due medici

I sanitari sono accusati di omicidio colposo per aver somministrato al paziente un dosaggio sbagliato di farmaci.

Era
finito in ospedale per un trattamento
sanitario obbligatorio. Ricoverato nel reparto di Psichiatria, dopo qualche
ora era morto. Per quel decesso inaspettato sono finiti a processo due medici
dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova. Si tratta di Antonino Grano, 37 anni di Montichiari, all’epoca dei fatti medico
di turno al Pronto soccorso, e di Giuliano
Crocco, 54 anni di Brescia, medico psichiatra. Entrambi sono accusati dalla
Procura di omicidio colposo. La
vittima si chiamava Antonio Scaletta,
aveva 52 anni ed era originario di Sassari. Abitava a Mantova da poco tempo. Nella
relazione conclusiva allegata agli atti di indagine il medico legale ha scritto
che a causare la morte del paziente sarebbe stato un dosaggio sbagliato dei farmaci.

Era
il 17 novembre del 2016 quando una vicina di casa di Scaletta segnalò al 113
che un uomo stava dando in escandescenze all’interno del proprio appartamento.
Si sentivano distintamente il rumore di calci alla porta e urla fortissime.
Intervenne una volante della polizia, che trovò il 52nne in forte stato di
agitazione. Un’ambulanza del 118 lo trasportò al Pronto soccorso, dove i
medici, prima di ricoverarlo in Psichiatria, gli somministrarono dei sedativi.
D’un tratto però le sue condizioni peggiorarono e, alle 5 del mattino, il suo
cuore cessò di battere.

Ieri
mattina la prima udienza, davanti al giudice Enzo Rosina. I due medici sono accusati di aver cooperato
colposamente tra loro con condotte colpose idonee a provocare la morte. L’arresto cardiocircolatorio, come si
legge nel capo di imputazione, sarebbe stato causato dalla concomitanza e
successiva somministrazione di più farmaci
ipnotici-sedativi in associazione a uno stato di intossicazione alcolica. In particolare Antonino Grano, a fronte di
uno stato di agitazione acuta del paziente, avrebbe indicato al collega Crocco
un farmaco che, somministrato insieme agli altri dati in precedenza, avrebbe creato
le condizioni idonee perché si verificasse un arresto cardiocircolatorio.

Ieri
mattina sono stati sentiti diversi testimoni. Tra questi, la vicina di casa che
ha dato l’allarme, i poliziotti intervenuti sul posto, il fratello della
vittima e un infermiere del 118. Quattro famigliari (il fratello, la moglie e i
due figli) si sono costituiti parte civile. La prossima udienza è stata fissata
per il 16 giugno.

Redazione Nurse Times

Fonte: Gazzetta di Mantova

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Mancano gli Oss in corsia: l’AOU di Sassari arruola una congregazione di suore per sopperire alla carenza

L’idea messa a punto dall’AOU di Sassari per sopperire alla carenza cronica di operatori socio sanitari ha mandato su tutte le furie i sindacati che chiedono da tempo e a gran voce lo sblocco dei concorsi (e le assunzioni dalle precedenti graduatorie) ed i molti neodiplomati in cerca di un posto fisso in ospedale.
Antonio Solinas, direttore della struttura complessa sarda ha annunciato ieri la stipula dell’accordo con la Congregazione religiosa di San Vincenzo, che fornirà direttamente il personale necessario attingendo al cospicuo numero di suore in possesso dell’attestato OSS.
Saranno quindi le monache fornite dalla congregazione ad occuparsi dell’assistenza diretta ai malati, facendo discutere le diverse sigle sindacali.
Il segretario della Cisl Fp di Sassari Antonio Monni si è espresso sulla vicenda: “Nulla da dire nei confronti delle religiose, tuttavia ritengo che una simile decisione andava ponderata o magari discussa preventivamente anche con le organizzazioni sindacali”.
Il problema si lega anche al tema delle assunzioni attese da parte dell’ospedale. “Davanti ad una platea numerosa di personale Oss che aspetta lo sblocco del concorso bandito da questa azienda lo scorso anno, a cui si aggiungono i numerosi colleghi presenti nelle graduatorie per tempi determinati, la scelta di “convenzionarsi” con la Congregazione religiosa oltre ad apparire azzardata, sta generando, comprensibilmente, numerose polemiche”, conclude Monni, che chiede la convocazione urgente di un tavolo sindacale.
Dott. Simone Gussoni
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Stati Generali Emergenza Urgenza: arriva finalmente la presa di posizione dei medici

Pubblichiamo la lettera inviata quest’oggi, all’attenzione della Presidenza, dal Comitato Scientifico intersocietario degli Stati Generali dell’Emergenza Urgenza promossi da FIMEUC

Apprendiamo dalla pagina Facebook della Siiet (Società Italiana Infermieri Emergenza Territoriale) la risposta da parte dei sindacati e società scientifiche dei laureati in medicina attraverso un comunicato.

“Seppure tardiva – si legge nella nota pubblicata sulla pagina Facebook a firma del Presidente dott. Roberto Romano – questa posizione denota, finalmente, una netta condanna e presa di distanza delle posizioni più volte espresse attraverso social network dalla Dr.ssa Barbara Balanzoni. Il comportamento della stessa è stato oggetto da parte nostra, in queste ore, come già comunicato, di esposto al competente OMCeO. Le parole ‘Il Comitato Scientifico CONDANNA e si DISSOCIA dai giudizi negativi sull’indiscusso valore della multiprofessionalità espressi da terzi, esterni al panel delle Società aderenti. Condanna altresì la diffusione impropria di notizie, scelte e documenti utili all’organizzazione sulla piattaforma social, costituita a scopo interno’ non lasciano dubbi sul fatto che non solo le modalità di diffusione, che hanno travalicato il Codice Penale, ma gli stessi contenuti espressi dalla Dr.ssa Balanzoni nei suoi post e nel suo articolo su QS – fonte scatenante ma non unica della problematica occorsa successivamente che ha portato alla nostra uscita dal board degli SG – sono ben lungi da essere condivisi, ad ampio ed alto livello, dalle stesse società rappresentative del mondo medico come da lei, invece, affermato.Per la prima volta si legge in un documento ufficiale una dissociazione di massa, dalle posizioni estreme espresse dalla suddetta, da parte di soggetti quali, solo per citare alcuni tra i firmatari, FNOMCeO, SIMEU e la stessa SIS118.Per noi, nell’attesa che OMCeO si muova nei modi che la Legge gli consente e gli impone, il capitolo Balanzoni termina qui, a patto che la stessa rientri in un alveo di rispetto e riconoscimento interprofessionale normale e doveroso, non essendo le sue tesi materia di interesse della nostra Società ed essendo esse state pubblicamente disconosciute come rappresentative del pensiero politico professionale del mondo medico. Per quanto concerne l’invito a rientrare nei lavori degli Stati Generali, per il quale ringraziamo comunque le Società firmatarie presenti nel board, la decisione sarà rimessa, oltre che ad un confronto con i membri del Comitato Direttivo Nazionale di SIIET, ad una valutazione con la Presidenza FNOPI e con i rappresentanti di ANIARTI e GFT”.

Questo il comunicato dei sindacati medici rimasti nell’organizzazione degli Stati Generali dell’Emergenza Urgenza

“Gentilissimo dott. Romano

Il Comitato Scientifico multisocietario degli Stati Generali dell’Emergenza Urgenza, in programma il 5-6 marzo 2020 a Firenze, riunitosi a Roma in data 15 gennaio 2020, ha preso atto delle espressioni di revoca della partecipazione da parte di FNOPI e di altre Società scientifiche aderenti a prevalente componente infermieristica (SHET, GFT, ANIARTI) e delle motivazioni addotte.

Comitato Scientifico ribadisce all’unanimità che il principio informatore e fondante degli Stati Generali é stato sin dall’inizio della sua ideazione, e tuttora rimane, intrinsecamente multi professionale e multidisciplinare.

La stessa organizzazione dei lavori, proposta e condivisa, rispetta la pluralità e i principi delle Società promotrici, prevedendo una partecipazione attiva delle diverse componenti a tutti i tavoli di lavoro.

L’espressione delle problematiche specifiche delle professioni infermieristiche e il punto di visuale degli infermieri nell’identificazione dei problemi e delle possibili soluzioni, in tutti i contesti dove il paziente critico necessita di un lavoro in Team, è considerata essenziale.

Il Comitato Scientifico è consapevole che qualsiasi documento, prodotto dai tavoli di lavoro, che mancasse di questo contributo, necessiterebbe comunque di un successivo confronto.

Il Comitato Scientifico condanna e si dissocia dai giudizi negativi sull’indiscusso valore della multi-professionalità espressi da terzi, esterni al panel delle Società aderenti.

Condanna altresì la diffusione impropria di notizie, scelte e documenti utili all’organizzazione sulla piattaforma social, costituita a scopo interno.

Il Comitato Scientifico, nella prima riunione utile, sulla base delle considerazioni sopra citate, formula pertanto l’auspicio che FNOPI e tutte le Società sopra menzionate vogliano riconsiderare la decisione di revoca e fattivamente apportare il loro fondamentale contributo”.

Firmato: AcEMC, ARES Marche, ASSIMEFAC, COMES, COSMEU, ESTES, EUSEM, FIMEUC, FNOMCEO, FONDAZIONE PACI, SICUT, SIMEU, SIS 118, SPEME

Redazione Nurse Times
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Decidi chi essere: il confine tra professionalità e (eccessiva) confidenzialità

Qual è il giusto atteggiamento che un infermiere deve assumere nel rapportarsi col paziente? Risponde Martina Crocilla, fondatrice del movimento Infermieri In Cambiamento.

L’art. 28 del C.D. recita:
“L’infermiere nella comunicazione si comporta con decoro, correttezza, rispetto,
trasparenza e veridicità”. Noi di Infermieri
In Cambiamento lo diciamo sempre: il riconoscimento professionale e, di
pari passo, il riconoscimento economico, è influenzato da diversi fattori. In
una nostra recente infografica (che ha suscitato non poche polemiche,
probabilmente perché non pienamente compresa) abbiamo contrapposto due diversi
tipi di comunicazione: da una parte, una comunicazione
professionale, forse da alcuni considerata più “fredda”; dall’altra una comunicazione più confidenziale, ai
limiti della maleducazione e per nulla consona al ruolo di professionisti della
salute che ricopriamo.

È chiaro che le strategie
comunicative devono essere adattate a seconda del contesto e del paziente con
cui ci rapportiamo (ogni caso è a sé). Tuttavia, basandoci sulla realtà
odierna, non è difficile incontrare colleghi che si rapportano in modo
eccessivamente confidenziale, ai limiti della mancanza di rispetto per
l’assistito e per lo stesso decoro professionale. Ci riempiamo la bocca
parlando di diritti, di riconoscimenti, di rispetto voluto e mal portato, ma
tutto questo, in buona parte, dipende da noi. Comportiamoci da professionisti,
rapportiamoci da tali, utilizziamo un linguaggio consono, e tutto il resto
verrà da sé. Apparentemente questo tipo di lotta può apparire inutile o banale,
oppure può sembrare semplice retorica. Capiamo bene che è difficile scardinare
le convinzioni che ci vedono come “amici dei pazienti”, “angeli”, o più
semplicemente “praticoni ignoranti”, ma prendere coscienza del proprio ruolo
professionale e degli obblighi che questo comporta, senza per questo sentirsi
“offesi” o poco empatici (!), è doveroso da parte di tutti noi.

#decidichiessere significa che è nostra responsabilità comportarci e presentarci come professionisti laureati (abbandonando il fantomatico e deleterio concetto di umiltà, nel senso peggiore del termine), consci del proprio ruolo, utilizzando un linguaggio consono e una terminologia adatta, senza scadere in facili confidenze e terminologie inadeguate, che ci inquadrano come semplici praticoni, talvolta un po’ grezzi, talaltra un po’ ignoranti. Se spesso l’utenza ci tratta con poco rispetto e con superficialità, è perché noi ci “vendiamo” in questo modo. Anzi, siamo proprio abituati a “venderci” al ribasso. Il semplice fatto di non rivendicare mai il titolo di “dottore”, nonostante spetti per legge, ne è forse l’esempio più lampante e banale. È possibile essere professionali e, allo stesso tempo, empatici e accoglienti. Provare per credere.

Martina Crocilla

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