USA: i cittadini eleggono gli infermieri come professionisti più onesti ed eticamente corretti per il 18° anno consecutivo

Per il 18° anno consecutivo i cittadini americani considerano gli infermieri come i professionisti più onesti in assoluto ed eticamente più corretti.
L’85% degli americani ha un’ottima opinione di questi operatori della salute mentre all’ultimo posto sono stati inseriti i venditori di auto.
L’opinione dei cittadini non ha subito grosse variazione rispetto al precedente anno: gli infermieri avevano difatti trionfato anche nel 2018 con l’84% delle preferenze.
Questo riconoscimento probabilmente sarà riconfermato anche al termine dell’anno 2020, anno dedicato a questa categoria professionale.
La fiducia che i cittadini nutrono nei loro confronti non sembra infatti scemare, così come è stato negli ultimi due decenni. Al secondo posto troviamo gli ingegneri, con il 19% di preferenze in meno.
I complimenti per il 18° riconoscimento consecutivo giungono anche dall’American Nurses Association (ANA), che rappresenta gli oltre 4 milioni di infermieri statunitensi tutelando i loro diritti.
Dott. Simone Gussoni
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Conte: spazio settore strategico, volano crescita e sviluppo

Conte: spazio settore strategico, volano crescita e sviluppo

«Benvenuto a bordo!»: l’astronauta Luca Parmitano ha salutato così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel collegamento tra la Stazione Spaziale Internazionale e Palazzo Chigi. A tre settimane dal suo rientro a Terra, previsto il 6 febbraio, e con la quarta passeggiata spaziale da affrontare, l’ultima della sua missione Beyond (Oltre), l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha parlato di un’Italia spaziale «sul podio». È stato un dialogo scandito dalle emozioni e della consapevolezza del valore strategico dello spazio e della ricerca scientifica. «Sono emozionato», ha detto Conte. «La Stazione Spaziale è un avamposto dell’umanità nello spazio e la maggior opera ingegneristica realizzata dall’uomo», ha aggiunto.

Il premier ha ricordato l’impegno dell’Italia nel settore dello spazio, il riordino della governance delle politiche spaziali e aerospaziali, avvenuta con una legge del 2018, e gli investimenti effettuati. «L’efficacia della nuova governance ha consentito all’Italia, con la sottoscrizione di ben 2,282 miliardi di euro, record storico di contribuzione, di mantenere la posizione di 3° Paese contributore nello scorso Consiglio Ministeriale dell’Agenzia spaziale europea che si è svolto a Siviglia a novembre 2019». Conte ha ricordato come l’Italia sostenga finanziariamente da oltre 50 anni la ricerca spaziale ed aerospaziale «orientata allo sviluppo di tecnologie, che ci hanno consentito di avere una crescente consapevolezza del nostro pianeta, dell’universo in cui siamo immersi e delle potenzialità offerte dallo spazio in termini di servizi e applicazioni a favore dei cittadini e delle istituzioni». Anche in questo settore, ha detto ancora Conte «abbiamo la consapevolezza dell’importanza di fare squadra, fare sistema, tra istituzioni e filiera industriale. Sarà così possibile conseguire gli obiettivi di crescita ed occupazione che il settore spaziale può offrire, quale volano per lo sviluppo e l’innovazione».

Per il presidente dell’Asi ci sono già tutti gli elementi per dire che la missione Beyond «è stata un successone e una collezione di primati» perché Luca Parmitano «è stato il primo italiano al comando della Stazione Spaziale e il primo astronauta non americano ad avere il comando di una passeggiata spaziale». «È una missione dei primati – ha proseguito Saccoccia – perché’ Luca Parmitano è stato il primo italiano al comando della Stazione Spaziale e il primo astronauta non americano ad avere il comando di una passeggiata spaziale». Queste ultime, organizzate per installare una nuova pompa di raffreddamento al cacciatore di antimateria Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), sono state «particolarmente importanti perché’ lo strumento non era stato progettato per essere riparato ed essere riusciti a farlo ha portato un ambiente ostile come lo spazio un po’ più vicino alla vita di tutti i giorni. È stato un passo cruciale – ha concluso – non solo dal punto di vista tecnologico, ma psicologico».

Riguarda il video del colloquio su ASITV

 

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Bella notizia dal Gaslini: la piccola Tafida è fuori pericolo

Le prospettive per la bimba sono ancora un rebus, ma i medici dell’ospedale genovese hanno dimostrato che i colleghi inglesi si sbagliavano nel darla per spacciata.

Fosse rimasta in patria, Tafida Raqueeb sarebbe probabilmente morta. Se i genitori non avessero avuto quel mix di coraggio, ostinazione e disperazione che li ha portati a combattere con tutte le loro forze, la decisione dei medici inglesi di staccarle la spina l’avrebbe condannata. E così sarebbe stato se non si fossero fatti avanti i medici del Gaslini di Genova.

Era appesa a una serie di “se”,
la sua vita, ma ora non è più così. La piccola, cinque anni, è uscita dal
reparto di Rianimazione dell’ospedale ligure, dove era stata trasferita lo
scorso 15 ottobre dal Royal Hospital di
Londra. Ora sarà portata al Guscio dei bimbi dello stesso ospedale, dove
inizierà un programma di riabilitazione e lo svezzamento parziale della
ventilazione assistita. I genitori saranno coinvolti nel programma, con un
training che insegnerà loro come praticare le cure domiciliare per la loro
bambina.

Quello di Tafida è un caso
umano e giudiziario, di quelli che negli ultimi anni hanno spesso unito e
diviso l’Italia e la Gran Bretagna, che hanno protocolli molto differenti per
trattare i casi di bambini gravemente malati. La bimba era stata ricoverata in
Inghilterra per un “disturbo prolungato della coscienza”, a causa di una
emorragia provocata da una malformazione cerebrale. Al Royal London Hospital i
medici che la avevano in cura erano convinti che per lei non ci fosse futuro e,
come altre volte in casi simili, avevano chiesto all’Alta Corte britannica di poterle staccare i
supporti vitali “nel suo maggiore interesse”.

Il tribunale, però, volle credere
nella speranza della famiglia Raqeeb e concesse loro il permesso di trasferire
la bambina in Italia. Dove è avvenuto quello che sarebbe semplicistico definire
un miracolo. Perché i miracoli li fanno le divinità, e questa è invece opera
degli uomini, del loro coraggio e della loro competenza. «Tafida stessa ha dimostrato che l’opinione espressa dai medici inglesi
di fronte alla Corte inglese era sbagliata», dice ora la madre, Shelina Begum, che ringrazia «la squadra di medici del Gaslini per
essersi presi estremamente cura di Tafida, e anche l’opinione pubblica».

Non vuole alimentare la
polemica con i colleghi d’oltremanica Andrea
Moscatelli, direttore del Centro di Rianimazione neonatale pediatrica del
Gaslini: «Non possiamo parlare in termini
assoluti di una prognosi non corretta. In questo caso, alla fine, il nostro piano
di cura era quello più corretto per la bambina. Non perché lo abbiamo detto noi,
ma perché c’è stata una valutazione collegiale in cui anche l’opinione dei
medici inglesi ha avuto la sua importanza. Non è una battaglia tra sistemi
differenti, ma un’integrazione, e il giudice ha capito come integrare al meglio
diversi approcci».

Quanto alle prospettive per
Tarifa, la partita è ancora tutta da giocare: «Tafida inizia a stare mezz’ora o un’ora staccata dal ventilatore,
quindi a respirare autonomamente. L’obiettivo è consolidare questo risultato.
Non possiamo parlare in termini di aspettative, anche perché, nel caso di
questi danni neurologici molto gravi, la prognosi è praticamente impossibile:
si vedrà col tempo. Il concetto che noi abbiamo sposato è cercare di dare a
questa bambina il tempo per capire se poteva esserci un potenziale
miglioramento, ma gran parte del potenziale miglioramento lo dobbiamo ancora
stabilire e comprendere».

Redazione Nurse Times

Fonte: il Giornale

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Medico timbrava cartellino ma svolgeva attività intramoenia in nero: arrestato

Il Direttore di Struttura complessa di Cuneo avrebbe eseguito quasi trecento visite mediche in intramoenia facendosi corrispondere l’onorario senza rilasciare la necessaria documentazione fiscale ed avrebbe svolto attività privata in studi medici esterni mentre risultava in servizio

Per questo gli uomini della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico -Finanziaria di Cuneo dopo due anni di indagine hanno sequestrato 17mila euro al dottor Claudio Novali, noto primario, direttore di struttura complessa presso l’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo. Il professionista deve rispondere delle accuse di truffa ai danni dello Stato e peculato.

Nello specifico, è stato appurato che il medico, in violazione delle norme che disciplinano l’attività “intramoenia” ospedaliera esercitata presso centri o strutture sanitarie private, aveva effettuato circa 300 visite mediche specialistiche. Nel caso di specie, trattandosi di attività “intramuraria”, una parte del compenso avrebbe dovuto essere versata nelle casse dell’Azienda Ospedaliera.  “Inoltre – conclude la Guardia di Finanza di Cuneo -, è stato accertato che in alcuni casi lo stesso professionista effettuava le menzionate visite recandosi presso studi medici privati in orari in cui avrebbe dovuto essere presente nella struttura ospedaliera, in particolare dopo aver timbrato con il badge elettronico l’ingresso in ospedale per poi allontanarsi e rientrarvi smarcando nuovamente il badge per attestarne l’uscita. La somma sequestrata per equivalente corrisponde alla quota parte spettante all’Azienda Ospedaliera per le visite in nero effettuate dal professionista”.

Redazione Nurse Times
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Fibrillazione atriale: diagnosi in 10 secondi grazie all’intelligenza artificiale

Ricercatori americani hanno creato un modello di IA in grado di scoprire la “firma” dell’aritmia più diffusa al mondo negli elettrocardiogrammi di 181mila pazienti. I dati sono ancora preliminari.

Due dei principali ingredienti per autorizzare almeno un’apertura di credito ci sono: la pubblicazione sulla rivista scientifica The Lancete l’affiliazione degli autori all’altrettanto prestigiosa Mayo Clinic (Usa). Lo studio – primo firmatario il professor Paul A. Friedman, direttore del dipartimento di Medicina vascolare della Mayo Clinic – ha poi il pregio delle sfide visionarie: si tratta della creazione di un modello di intelligenza artificiale (IA) in grado di identificare i pazienti con fibrillazione atriale, anche in presenza di un ritmo cardiaco normale.

Come? Con un elettrocardiogramma ultrarapido e non invasivo di 10 secondi. Come sottolineano correttamente gli autori stessi, lo studio ha diversi limiti, i risultati sono da considerare preliminari e occorrono ulteriori ricerche prima di arrivare all’applicazione clinica. Tuttavia, aggiungono, potrebbe aiutare i medici a indagare sui cosiddetti ictus «senza causa» o sull’insufficienza cardiaca, consentendo un trattamento adeguato.

Trombi e ictus – La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa (ne soffre circa il 2 per cento della popolazione in prevalenza maschile, e il 6-8 per cento sopra i 75 anni di età) e nonostante sia nella maggior parte dei casi benigna comporta uno sforzo del cuore che può portare nel tempo a scompenso ma soprattutto può dare origine a trombi che sono causa di ictus cerebrale (la complicanze più temibile della fibrillazione).

In Italia ne vengono accertati fra i 300mila e i 500mila nuovi casi ogni anno. Nello studio i ricercatori hanno addestrato un modello di intelligenza artificiale cosiddetta “convoluzionale” (ha un’architettura analoga a quella del modello di connettività dei neuroni nel cervello umano) per rilevare appunto la “firma” della fibrillazione atriale in elettrocardiogrammi di 10 secondi (Ecg) su da pazienti a ritmo normale. La ricerca, che ha coinvolto quasi 181mila pazienti, è stata la prima ad utilizzare il “Deep learning” (“apprendimento profondo”) per identificare i pazienti con fibrillazione atriale potenzialmente non rilevabile, con un’accuratezza complessiva dell’83%.

Test non invasivo – La tecnologia trova segnali nell’Ecg che potrebbero essere invisibili all’occhio umano, ma contengono informazioni importanti sulla presenza di una fibrillazione atriale. «L’applicazione di un modello di Intelligenza artificiale all’Ecg consente il rilevamento della fibrillazione atriale anche se non è presente al momento della registrazione – spiega il professo Friedman –. È come guardare l’oceano adesso e poter dire che ieri c’erano onde alte».

Ma aggiunge: «L’Ia è stata addestrata utilizzando l’Ecg su soggetti che già avevano bisogno di indagini cliniche, ma non in quelle colpite da ictus “senza causa” né nella popolazione generale. Quindi non siamo ancora sicuri di come si comporterebbe nella diagnosi di questi gruppi. Tuttavia, la capacità di eseguire un’analisi in modo rapido ed economico con un test non invasivo e ampiamente disponibile potrebbe un giorno aiutare a identificare la fibrillazione atriale non diagnosticata e a cure specifiche, prevenendo l’ictus e altre malattie gravi».

Tecnologie a basso costo – Non solo. I ricercatori statunitensi ipotizzano anche che un giorno questa tecnologia potrebbe trasformarsi in un test diagnostico “point-of-care” (al letto del paziente) negli ambulatori medici per lo screening di gruppi ad alto rischio. Ad esempio, le persone con ipertensione, diabete o età superiore ai 65 anni a rischio di fibrillazione atriale. «Il nostro algoritmo potrebbe essere utilizzato su tecnologie a basso costo e ampiamente disponibili, inclusi gli smartphone. Tuttavia, ciò richiederà ulteriori ricerche prima di una loro applicazione diffusa», conclude Xiaoxi Yao, uno dei coautori dello studio della Mayo Clinic.

Lavorare per il paziente – Una considerazione di carattere generale: «Dobbiamo abituarci e mostrarci disponibili, perché questi sistemi sono il futuro. Non dobbiamo avere timore, lo dico come medico». E una più concreta: «In fondo dobbiamo lavorare per il paziente e, se attraverso l’Intelligenza artificiale riesco a individuarne uno più a rischio di sviluppare un’aritmia, che poi ha un impatto notevole in termini clinici in caso di ictus, ben venga». Il professor Claudio Tondo, coordinatore dell’Area Aritmologia dell’Irccs Cardiologico Monzino, dà un giudizio sostanzialmente positivo allo studio della Mayo Clinic. «Lo studio è corretto dal punto di vista metodologico. Penso che i colleghi americani abbiano fatto un lavoro notevole, ma questo schema dev’essere validato. Quindi, pur rimanendo il cardiologo al centro dell’interpretazione del tracciato elettrocardiografico, potrebbe esserci di aiuto».

Modelli matematici – Qual è la novità dello studio? «Forse la semplicità di utilizzo. Il sistema presentato è molto più agevole che non impiantare un loop recorder sottocute o utilizzare i sistemi Holter a lunga durata, per analizzare il ritmo cardiaco». Ma aggiunge: «Bisognerebbe testare il sistema con un trial più specifico, molto più selettivo, ad esempio su soggetti sani. Perché uno dei limiti di questa ricerca è che il campione analizzato è composto da persone che avevano già qualche problema cardiaco e quindi erano già in partenza più a rischio». Comunque la strada ormai è tracciata. Anche il professor Tondo sta collaborando con i matematici e gli ingegneri biomedici del Politecnico di Milano per sviluppare modelli matematici di fibrillazione atriale. «Non tanto per identificarla prima ma soprattutto, quando il paziente è già noto, per individuare la strategia terapeutica più adatta», conclude l’esperto.

La funzione “cardio” dell’Apple Watch – Primo in Italia il Centro Cardiologico Monzino si appresta a verificare la funzione “cardio” dell’Apple Watch, con una ricerca indipendente. «Stiamo iniziando uno studio di validazione del sistema sul territorio nazionale, confrontando ciò che il dispositivo ci può dire rispetto a sistemi convenzionali – rivela il professor Claudio Tondo –. Avvisiamo Apple che lo facciamo, ma non c’è un supporto economico dell’azienda e questo ci lascia liberi di dare le nostre interpretazioni senza un conflitto di interessi».

Quante persone saranno coinvolte? «All’inizio arruoleremo 250 pazienti con qualsiasi forma di fibrillazione atriale che afferiscono al nostro ambulatorio o che hanno già eseguito un intervento di ablazione. Vogliamo verificare se l’Apple Watch ci dà quelle stesse informazioni che fornisce un tracciato holter tradizionale e staremo a vedere se il risultato è valido da un punto di vista scientifico. È vero che negli Stati Uniti è già stato fatto uno studio molto ampio, ma da noi non c’è nulla».

Irregolarità cardiache – Dopo aver ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration (l’ente regolatorio Usa) come dispositivo medico, la app Apple Ecg è stata messa alla prova nello Apple Heart Study condotto su oltre 400mila statunitensi dal colosso di Cupertino e dall’Università di Stanford. I risultati preliminari, presentati a marzo scorso, hanno evidenziato che circa il 34% dei casi di irregolarità cardiache segnalate dal dispositivo – attraverso un elettrocardiogramma al polso – sono stati confermati come episodi di fibrillazione atriale.

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere della Sera

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