Osp. Gaslini: pistola carica rinvenuta nella camera di degenza di un bambino operato

Un incredibile episodio si è verificato alla vigilia di Natale presso l’istituto pediatrico Gaslini di Genova. Una pistola carica è stata rivenuta all’interno di una camera di degenza del reparto di Chirurgia dell’ospedale.
A ritrovarla è stata fortunatamente la mamma di un piccolo paziente, e non un bambino. La donna, mentre stava sistemando gli abiti puliti del figlio, ha notato l’arma incustodita facendo scattare subito l’allarme.
Da subito si è temuto potesse trattarsi di una minaccia rivolta ai famigliari ma, secondo le indagini avviate dalle Forze dell’Ordine, non sarebbe stato nulla di voluto.
In corsia è immediatamente intervenuto il direttore sanitario dell’ospedale Raffaele Spiazzi. Con l’aiuto dei carabinieri della stazione di Quarto e della compagnia di San Martino, diretti dal maggiore Augusto Sorvillo, è stata sequestrata la pistola, come da procedura.
Lo strano episodio è stato circoscritto e le cause sono state ricostruite nel minimo dettaglio: a dimenticare la pistola accanto al fasciatoio è stata una guarda giurata che si trovava in visita all’ospedale.
Su quanto accaduto si è espresso anche Giuseppe Alviti, Presidente Nazionale dell’Assocazione Guardie Particolari Giurate:
“Si tratta di un grave episodio che rimarca come la categoria debba essere riformata dalla formazione e informazione. Ciò dovrebbe essere cura e tutela dei datori di lavoro che molte volte sono più impegnati in ritorsioni nei confronti di sindacalisti che rispettano le leggi anziché selezionare il personale.
Come Associazione nazionale guardie particolari giurate stigmatiziamo l’episodio richiedendo ancora una volta un un’incontro col Ministro dell’Interno”.
Simone Gussoni
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VetiGel: il polimero a base di alghe che arresta un’emorragia arteriosa in 12 secondi

Provate ad immaginare di trovarvi di fronte ad una persona che zampilla sangue a causa di una lesione arteriosa. Potrebbe non essere semplice intervenire efficacemente e tempestivamente qualora non avessimo il materiale necessario a portata di mano.
A questo problema ha tentato di trovare una soluzione Joe Landolina, 22enne inventore di VetiGel, un idrogel realizzato partendo da un polimero ottenuto dalle alghe. È cofondatore della società Suneris, compagnia biotech che produce il gel stesso.
Quando viene iniettato direttamente all’interno della lesione è in grado di formare un coagulo in meno di 12 secondi e rimarginare la ferita in alcuni minuti.
I fondamenti scientifici che rendono ciò possibile sono molto semplici: ogni lotto di gel nasce da un’alga che venendo elaborata si trasforma in molti singoli polimeri.
“Rompendo i singolo polimeri in parti ancora più piccole è possibile inserirli in un gel che possa essere iniettato all’interno di una lesione”, spiega Landolina.


Entrando in contatto con il tessuto lesionato, sia che si tratti di cute o di “tessuti molli” quali quelli che compongono fegato, reni e milza, il gel forma istantaneamente una struttura similare ad una maglia metallica, aiutando in prima battuta i lembi a restare fermamente adesi. Contemporaneamente però agisce anche come impalcatura di supporto all’organismo per produrre fibrina.
Questa sostanza proteica collabora nel processo di riparazione a lungo termine permettendo a VetiGel di entrare in azione rapidamente per far aderire i tessuti tra loro. In un secondo momento, il gel potrà sempre essere rimosso in totale sicurezza.
La prima confezione commercializzata negli Stati Uniti d’America conteneva 5 siringhe da 5 millilitri di gel e costava 150 dollari.
Dopo aver ricevuto l’approvazione della FDA, al termine di un periodo di sperimentazione sull’uomo durata 12 mesi, VetiGel potrà essere utilizzato dal personale militare e dagli EMTs di alcuni paesi del mondo. Si spera che possa trovare sempre più settori di applicazione, venendo adottato anche nelle sale operatorie ed infine negli ambienti domestici.
Simone Gussoni
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Abbuffate e malori: centinaia di chiamate al 118 e ricoveri in PS dopo il pranzo di Natale

Ancora una volta i pronto soccorso italiani sono stati presi d’assalto per motivi evitabili e non sempre urgenti.
A lanciare l’allarme è stata la centrale del 118 di Perugia, subissata da centinaia di richieste di soccorso nel pomeriggio di ieri da altrettante persone che accusavano malori dopo aver abbondato con le portate durante il pranzo di Natale.
Sotto accusa, secondo medici e infermieri dell’emergenza territoriale, non solo le grandi quantità di cibo ingurgitate dai soggetti di ogni età, ma anche le molte ore trascorse seduti a tavola.
I comuni nei quali si è verificato il maggior numero di “emergenze” post pranzo natalizi sono stati Castiglione del Lago, Corciano, Perugia e Assisi. La stragrande maggioranza dei pazienti ricoverati presentava un’età superiore agli 80 anni.
L’ospedale di Perugia, subissato da decine di ricoveri per malori post-pranzo di Natale, riferisce che tutti i pazienti siamo stati trattenuti in osservazione e sottoposti a monitoraggio dei parametri vitali per il riacutizzarsi di malattie respiratorie e cardiache.
Simone Gussoni
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