Radiazione Venturi “L’OMCeO di Bologna ha danneggiato l’intera istituzione regione”

«L’Ordine dei medici ha agito in carenza di potere, poiché ha sottoposto a procedimento disciplinare e sanzionato un proprio iscritto per atti compiuti da quest’ultimo non nell’esercizio della professione di medico, ma nell’esercizio di una funzione pubblica, in qualità di assessore regionale. Tali atti, ascrivibili a un ufficio pubblico, non rientrano fra quelli sottoposti al potere sanzionatorio dell’Ordine».

Con queste motivazioni, depositate ieri, la Corte Costituzionale, un mese fa, aveva accolto il ricorso della Regione — fatto attraverso i legali Vittorio Manes e Giuseppe Caia — contro la radiazione del suo assessore alla Sanità, Sergio Venturi (ex direttore sanitario dell’Ausl), dall’ordine dei medici.

Ricorso che aveva appunto sollevato un conflitto di attribuzione nei confronti dell’Ordine provinciale dei medici di Bologna. La decisione, all’epoca, venne motivata dall’Ordine dei medici con la delibera di viale Aldo Moro del 2016 che consentiva la presenza dei soli infermieri sulle ambulanze, quindi senza medici a bordo.

Secondo la Consulta, però, con la radiazione di Venturi, l’Ordine dei medici «ha interferito illegittimamente con l’esercizio delle prerogative dell’assessore, tra le quali rientra la facoltà di proporre e di concorrere a formare e deliberare gli atti dell’organo collegiale di appartenenza».

Ma non solo: «Per il tramite dell’assessore sanzionato —- mette nero su bianco la Corte Costituzionale —- l’Ordine dei medici ha interferito con le attribuzioni costituzionali della Regione in materia di organizzazione sanitaria con conseguente menomazione delle stesse. L’assessore, membro della giunta regionale, organo collegiale titolare delle competenze amministrative della Regione, contribuisce a definire nell’ambito assegnategli, le politiche della salute, l’indirizzo politico-amministrativo della giunta regionale stessa. A tali funzioni viene assegnato su richiesta del presidente, organo di elezione diretta. Con tale nomina si genera un rapporto di immedesimazione organica con la giunta».

Quindi: «La lesione delle attribuzioni dell’assessore si traduce nella lesione delle attribuzioni, nella medesima materia, della giunta regionale di cui è parte e, conseguentemente, della Regione».

Insomma, per la Consulta l’Ordine dei medici con la sua decisione non ha solo danneggiato l’assessore Sergio Venturi, ma ha danneggiato l’intera istituzione-Regione.

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere di Bologna
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L’Europa dello spazio sia più forte

L’Europa dello spazio sia più forte

«L’Europa ha già un ruolo fondamentale di indipendenza strategica nello spazio ma deve potenziarlo ancora di più». È la linea indicata dal Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Giorgio Saccoccia in occasione degli Stati Generali dello spazio in corso al Maschio Angioino di Napoli.

«La scorsa settimana – ha detto – parlando di ESA sono state prese decisioni importantissime a livello di risorse sui prossimi programmi. Oggi parliamo di Ue, quello che in maniera complementare e sinergica può fare nel settore spazio e sono decisioni che prendiamo come un continente forte, un insieme di nazioni che vogliono avere una strategia indipendente da altri ma anche di supporto alla strategia globale spaziale».

«L’Italia ha un vantaggio, storicamente siamo leader perché copriamo l’intera filiera spaziale. Lo spazio èla nuova frontiera, come nel 1500 quando si parlava di nuovo mondo. Quel nuovo mondo oggi è lo spazio». Lo ha detto Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio intervenendo agli Stati Generali dello spazio. «Siamo – ha aggiunto – tra i principali esperti al mondo sia per il lancio, l’hubstream, per i razzi, la costruzione di satelliti e per il down stream cioè servizi al cittadino grazie ai dati satellitari. Questa intensa filiera, dove abbiamo grandi capacità, ci permette di dialogare con tutto il mondo, con tutti i Paesi che stanno spingendo molto. Siamo leader dopo la ministeriale di Siviglia e saremo protagonisti per i prossimi viaggi spaziali su Luna e Marte. È un grande orgoglio».

L’evento è stato organizzato dal Parlamento europeo in collaborazione con Commissione europea, l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana.

Negli ultimi anni – ricorda il Parlamento europeo – l’Unione europea ha completato la messa in orbita dei sistemi satellitari EGNOS, Copernico e Galileo, prime infrastrutture fisiche europee che nessuno Stato membro da solo sarebbe stato in grado di realizzare. Le ricadute in termini industriali, d’innovazione, competitività, occupazione, nuovi servizi a cittadini e imprese, sicurezza, difesa, controllo delle frontiere, tutela dell’ambiente, protezione civile, sono state straordinarie, perciò l’Europa deve continuare ad investire in questo settore.

«Nell’attuale proposta di negoziato presentata dalla presidenza finlandese, i fondi destinati alla sicurezza e difesa sono stati ridotti rispetto alla proposta iniziale presentata dalla Commissione». Così il presidente del parlamento europeo David Sassoli durante gli Stati generali dello Spazio a Napoli. «Nel campo della sicurezza si gioca il futuro dell’integrazione», ha spiegato, ricordando come sia ancora incompleto il percorso relativo alla difesa europea «di cui si parla dal 1953». Eppure, nell’attuale proposta di negoziato, al Fondo europeo per la difesa «verrebbe destinata la metà dei fondi originariamente previsti. Lo stesso si applicherebbe alla mobilità militare. In questa fase – ha suggerito Sassoli – mi aspetto che i capi di Stato e di governo mostrino una visione per il nostro continente e per le giovani generazioni che hanno riposto le loro speranze nel progetto europeo».

All’evento svolto al Maschio Angioino hanno preso parte anche i ministri Lorenzo Fioramonti (Miur), Paola De Micheli (Infrastrutture e Trasporti), Lorenzo Guerini (Difesa),  il direttore generale dell’Esa Johann-Dietrich Worner, il direttore dei programmi di Osservazione della Terra di Esa e capo di Esrin Josef Aschbacher.E per parte industriale il presidente di Leonardo Gianni De Gennaro e l’ad Alessandro Profumo; l’ad di Thales Alenia Space Italia Donato Amoroso; l’ad di e-Geos Massimo Claudio Comparini; per Sitael Chiara Pertosa; il presidente e ad di Elettronic Enzo Benigni; il presidente di Avio Aero Sandro De Poli; il presidente del Cira Giuseppe Morsillo; il presidente dell’AIAD Guido Crosetto.

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I girini volano nello Spazio con XenoGRISS

I girini volano nello Spazio con XenoGRISS

L’esperimento finanziato dall’ASI è stato lanciato ieri a bordo della ISS e sarà attivato da Luca Parmitano

Un carico targato Italia quello partito ieri, 5 dicembre, a bordo del CRS-19 di SpaceX dalla rampa di lancio di Cape Canaveral: si chiama XenoGRISS ed è un esperimento con finalità scientifiche ed educative selezionato nell’ambito del Bando dell’Agenzia Spaziale Italiana YiSS – Youth ISS Science 2019, con lo scopo di incoraggiare la collaborazione tra Università e Scuole Secondarie di secondo grado su tematiche inerenti la ricerca spaziale. Il liftoff è avvenuto dalla rampa di lancio di Cape Canaveral per mezzo del razzo Falcon 9, con un giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia.

L’esperimento verrà attivato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale da Luca Parmitano il 9 dicembre, con l’obiettivo di studiare la crescita e rigenerazione dei tessuti utilizzando come modello sperimentale girini di Xenopus laevis. Sarà oggetto di studio anche l’alimentazione dei girini in microgravità.

Il progetto è guidato dalla PI Angela Maria Rizzo, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano, dopo oltre un anno di intenso lavoro e numerosi giorni di preparazione e verifiche tecniche nei laboratori della NASA per integrare il payload. Il team di XenoGriSS è costituito daMonica Monici, co-PI ASAcampus, il Laboratorio Congiunto tra la Div. Ricerca di ASA e il Dip. di Scienze Biomediche Sperimentali e Cliniche dell’Università di Firenze, Stefania Zava, PS Università degli Studi di Milano, Germana Galoforo, PM ASI, Claudia Pacelli, PS ASI, Aleandro Norfini e Michele Balsamo, PD Kayser Italia, Raimondo Fortezza, PIM ASI. Un traguardo, questo, raggiunto superando con impegno e lavoro di squadra le numerose incognite derivanti dall’approvvigionamento dei girini e i cambi di protocollo dovuti all’incertezza relativa alla data del lancio.

 

 

Oltre agli ambiziosi obiettivi scientifici, l’esperimento ha un’importante finalità educativa: un gruppo di studenti dell’I.T.I.S. Meucci di Firenze, guidati dai loro insegnanti, Cartocci Stefano, Alessandro Fortuna e Cristina Meringolo, hanno contribuito alla realizzazione di una parte dell’hardware, con la supervisione di Kayser Italia, hanno visitato i laboratori NASA e assistito al lancio, comprendendo appieno le difficoltà che comporta portare in orbita un esperimento di biologia spaziale.

“L’evento del lancio è stato il coronamento di un anno di lavoro molto impegnativo, a cui gli studenti si sono dedicati con grande passione ed entusiasmo. Con la partecipazione al progetto XenoGRISS gli studenti hanno acquisito un bagaglio di esperienze e competenze eccezionalmente importante”, commenta Stefano Cartocci, leader del team scolastico.

 

 

XenoGriss tornerà a Terra il prossimo mese e il lavoro del team continuerà per altri sei mesi, con l’analisi dei campioni, al fine di comprendere il ruolo svolto dalla forza di gravità nei processi di crescita e rigenerazione. XenoGriss fornirà dati rilevanti che potrebbero essere utili sia nella prospettiva di future missioni spaziali interplanetarie, sia nell’approfondimento di problemi di tipo biomedico sulla Terra.

 

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BAZ1B: il gene che “progetta” il volto umano

La sua scoperta apre nuove prospettive per la conoscenza della nostra evoluzione.

Scoperto
il gene “architetto” del volto umano,
la cui “progettazione” è frutto di un processo analogo a quello di addomesticazione
degli animali, e il risultato cambia letteralmente le prospettive
dell’evoluzione. Partita dallo studio di due malattie genetiche, la ricerca è
pubblicata sulla rivista Science Advances ed è nata dalla collaborazione fra
Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e Università Statale di Milano. Hanno
partecipato anche le Università di Barcellona, Cantabria, Colonia e
Heildelberg, e l’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

“Il processo di self-domestication coinciderebbe
con l’emergere dell’essere umano, che oggi anatomicamente conosciamo”, ha osservato il coordinatore della ricerca Giuseppe Testa, direttore del
Laboratorio di Epigenetica delle cellule staminali dello Ieo, docente di
Biologia molecolare all’Università di Milano e direttore del Centro di
Neurogenomica dello Human Technopole.

La
prova sperimentale è arrivata studiando le cellule
staminali di due malattie genetiche, entrambe varianti della sindrome di
Williams-Beuren, nelle quali sia il viso sia le caratteristiche cognitive e
comportamentali presentano aspetti tipici del processo di addomesticazione,
come la faccia più piccola e ridotte reazioni aggressive. “Noi presentiamo infatti caratteristiche del volto e del
comportamento che ricordano quelle che distinguono appunto le specie
addomesticate da quelle selvagge”, ha proseguito Testa, che ha
condotto la ricerca con Alessandro
Vitriolo e Matteo Zanella, del Laboratorio di Epigenetica
delle cellule staminali dello Ieo e del dipartimento di Ematoncologia
dell’Università di Milano.

Il
gene “architetto” si chiama BAZ1B e
il suo ruolo consiste nel regolare, come un direttore d’orchestra, l’attività
di decine e decine di geni responsabili delle fattezze del volto o di
atteggiamenti di socialità. “Ci siamo
arrivati – ha proseguito Testa – confrontando
i nostri dati sperimentali con le analisi paleogenetiche degli uomini
arcaici”. Le analisi hanno fatto per la prima volta “parlare il Dna dei nostri antenati arcaici,
dando senso alle varianti genetiche che li distinguono da noi e che erano
restate silenti, cioè funzionalmente indefinite, fino a che, appunto, non siamo
riusciti ad associarle al controllo esercitato da questo gene così speciale”.
È la prima volta, ha rilevato il ricercatore, che le malattie genetiche “sono state in grado di catturare l’eco
della nostra storia lontana per parlarci dell’evoluzione della condizione
umana”.

Il
risultato, ha concluso testa, “è
destinato ad avere un forte impatto sulla nostra concezione dell’uomo e della
sua evoluzione, non solo perché fornisce la dimostrazione empirica a un’idea
così fondativa della nostra condizione moderna, ma anche perché definisce un
vero e proprio nuovo campo di studio, in cui specifiche malattie genetiche,
grazie alla possibilità di comprenderle in vitro attraverso avatar cellulari
dei pazienti, illuminano la storia che ci ha condotto fin qui e che tutti ci
accomuna”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Ansa

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Maternità surrogata all’estero, Cedu respinge ricorso di una donna

Niente da fare per Dominique Petithory Lanzmann, che voleva trasferire in Israele o Usa i gameti del figlio morto di cancro. Dopo il no dei tribunali francesi, arriva anche quello della Corte di Strasburgo.

La Corte europea dei
diritti dell’uomo (Cedu) ha rigettato il ricorso presentato contro la Francia
da una madre che voleva ottenere i gameti del figlio morto di cancro a 23 anni
per trasferirli in Israele o negli Stati Uniti, sperando di diventare nonna.
Nella decisione, che è definitiva, i magistrati di Strasburgo affermano che la
donna non può rivendicare il rispetto del diritto alla vita privata e familiare
perché questo non garantisce un diritto a diventare nonni. D’altro canto la
donna non può neanche rivendicare il rispetto allo stesso diritto per suo figlio,
in quanto il diritto a divenire genitore fa parte della categoria dei diritti
non trasferibili.

La madre in questione si chiama Dominique Petithory Lanzmann, moglie del giornalista, scrittore e
regista Claude Lanzmann, autore del film Shoah.
Il figlio della coppia è morto nel gennaio 2017. Quando gli fu diagnosticato il
cancro, nel 2014, l’uomo espresse il desiderio di diventare padre anche in caso
di morte e aveva quindi depositato i suoi gameti in un ospedale di Parigi, ma a
causa della sua malattia non era riuscito a far trasferire i gameti all’estero.

Dopo la sua morte del figlio, la madre aveva richiesto ai
tribunali francesi di permettere il trasferimento dei gameti in Israele o negli
Stati Uniti, Paesi in cui potrebbero essere utilizzati per una gestazione per
altri (maternità surrogata). La richiesta è sempre stata rigettata, anche
perché, secondo i giudici francesi, la legge non permette il trasferimento di
gameti per pratiche proibite in Francia. Ora anche la Corte di Strasburgo ha
respinto il ricorso in cui la donna sosteneva che l’impossibilità di trasferire
i gameti viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare sia di suo
figlio che suo.

Redazione Nurse Times

Fonte: Sportello dei Diritti

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