Aggiornamento dell’Elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale delle aziende e degli enti del Ssn: ecco l’Avviso pubblico

Istituita una specifica sezione per gli idonei all’incarico di dg degli istituti zooprofilattici sperimentali.

Il ministero della Salute comunica la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale IV Serie speciale – Concorsi ed Esami, n. 93 del 26 novembre 2019, dell’Avviso pubblico che dà avvio alla selezione per l’aggiornamento dell’Elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale delle aziende e degli enti del Ssn, ai sensi del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171, e successive modificazioni. Nell’Elenco è stata istituita una specifica sezione per gli idonei all’incarico di direttore generale Izs.

Coloro che sono già inseriti nell’Elenco nazionale pubblicato in data 12 febbraio 2018 e s.m., NON DEVONO RIPRESENTARE LA DOMANDA, fatta eccezione per chi intenda conseguire l’idoneità alla nomina di direttore generale degli istituti zooprofilattici sperimentali. Costoro, qualora in possesso dei prescritti requisiti, dovranno presentare la propria candidatura esclusivamente per l’inserimento nella sezione dedicata, secondo le specifiche di cui all’avviso pubblico di selezione.

Gli interessati potranno presentare domanda di ammissione fino alle 18 del 16 dicembre 2019, utilizzando la piattaforma informatica www.alboidonei.sanita.it, alla quale è possibile accedere anche attraverso il sito web del ministero della Salute.

Come si accede all’elenco

All’elenco,
che dovrà essere aggiornato ogni 2 anni, si accede mediante avviso pubblico e
selezione per titoli. Alla formazione e all’aggiornamento dell’elenco è
preposta una Commissione di esperti di altissimo livello (DM 21 giugno 2019 e DM 2 settembre 2019)
nominata ogni due anni e composta in modo da assicurare una composizione
paritetica tra rappresentanti delle amministrazioni statali e regionali.

L’avviso
che dà avvio alla selezione è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sul sito internet del Ministero della salute. A supporto
della Commissione, a garanzia della snellezza e trasparenza delle operazioni, è
prevista un’apposita piattaforma informatica www.alboidonei.sanita.it attraverso
la quale saranno presentate le domande e saranno messe a disposizione della
Commissione tutte le informazioni necessarie per procedere alla valutazione dei
candidati.

Per partecipare alla selezione sono previsti i
seguenti requisiti:

laurea ed
esperienza dirigenziale di almeno 5 anni nel settore sanitario o di 7 anni in
altro settore;età non superiore
a 65 anni;attestato
rilasciato all’esito di corsi di formazione in materia di sanità pubblica e di
organizzazione e gestione sanitaria, organizzati e attivati dalle regioni,
anche in ambito interregionale, ai sensi dell’Accordo
Stato-Regioni 16 maggio 2019, ovvero attestato di formazione
conseguito ai sensi dell’art. 3 bis, comma 4, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 e s.m., purché i corsi siano iniziati in data antecedente
alla data di stipula del suddetto Accordo.Per partecipare alla selezione per l’inserimento nella
sezione dedicata all’idoneità alla nomina di direttore generale presso gli istituti
zooprofilattici sperimentali sono previsti i seguenti requisiti:

laurea ed
esperienza dirigenziale di almeno 5 anni nel settore della sanità pubblica
veterinaria nazionale ovvero internazionale e della sicurezza degli alimenti o
di 7 anni in altro settore;età non superiore
a 65 anni;master o
specializzazione di livello universitario in materia di sanità pubblica
veterinaria o igiene e sicurezza degli alimenti.Conseguimento dell’idoneità

Alla
selezione dei candidati procederà la Commissione, valutando l’esperienza
dirigenziale maturata negli ultimi 7 anni e i titoli formativi e professionali
posseduti, secondo criteri specifici predeterminati dalla Commissione stessa e
inseriti nell’avviso. A conclusione delle procedure selettive saranno inseriti
nell’elenco i soli candidati idonei che abbiano raggiunto il prescritto
punteggio minimo di 70/100. Gli idonei potranno rimanere nell’elenco per 4
anni, salvo provvedimenti di decadenza per valutazione negativa dell’attività
svolta. In ogni caso, dopo 4 anni, si dovrà sostenere una nuova selezione per
essere reinseriti nell’elenco stesso.

Esclusivamente
coloro che saranno inseriti nell’elenco nazionale potranno partecipare alle
selezioni indette dalle Regioni per il conferimento degli incarichi di
direttore generale degli Enti del SSN, disciplinate dall’articolo 2, comma 1, del
decreto legislativo n. 171 del 2016 e successive modifiche.

Redazione Nurse Times

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Risk manager: una funzione “contendibile” tra professionisti

Secondo la Fnopi, presente al Forum Risk Management di Firenze, la preparazione necessaria è legata all’organizzazione e all’esperienza, non a un preciso titolo di studio

Il risk
manager non si sceglie per titolo di studio, ma, come prescrive la legge in
base a una “adeguata formazione e comprovata esperienza” nell’organizzazione e
nella gestione del rischio. La Federazione nazionale degli Ordini degli
infermieri (Fnopi) lo sottolinea in occasione della presentazione al Forum
Risk Management di Firenze dei risultati del lavoro svolto dal
coordinamento delle Regioni nel corso del 2019. E lo fa dopo che alcune strutture certificative private hanno sostenuto
che a essere responsabile (cioè direttore di struttura complessa) delle unità
di rischio clinico debba necessariamente essere esclusivamente un medico.

La preparazione necessaria al
corretto svolgimento dei compiti del risk manager, sottolinea Fnopi, è
sostanzialmente rivolta ai temi dell’organizzazione, dell’analisi dei processi,
di comunicazione, di formazione e, non ultima, di cambiamento culturale. Attività
che spesso, nei corsi di laurea degli operatori sanitari, non sono presenti. È evidente, quindi, come la necessità di
individuare le caratteristiche di un risk manager della sanità non debba essere
esclusivamente ricercata nel corso di laurea svolto, ma nella formazione e
nelle attività oggettive svolte, cioè “con adeguata formazione e comprovata
esperienza almeno triennale nel settore”, come appunto indica la legge.

Del resto, è noto a tutti che
oltre il 90% degli errori che si verificano nella sanità italiana non sono
attribuibili a imperizia imprudenza o negligenza, ma piuttosto a carenze
organizzative, scarsa proceduralizzazione dei processi e ridotto cambiamento
culturale verso l’errore. Il rischio non varia al variare delle attività di cui
è oggetto. Rimane sempre la stessa definizione: la probabilità che un processo
durante il suo svolgimento o al termine, non vada così come progettato.

Il
percorso prevede che, alla luce della Legge 24/2017 e dei commi 539 e 540 della
Legge 208/2015, le attività previste per il gestore del rischio siano così riassumibili:

1. Attivazione dei percorsi di audit o altre   metodologie finalizzati allo studio dei processi interni e delle criticità più frequenti.2. Segnalazione anonima del quasi-errore e analisi delle possibili attività finalizzate alla messa in sicurezza dei percorsi sanitari.3. Rilevazione del rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici.4. Predisposizione e attuazione di attività di sensibilizzazione e formazione continua del personale finalizzata alla prevenzione del rischio sanitario.5. assistenza tecnica verso gli uffici legali della struttura e nelle attività di stipulazione di coperture assicurative.  

Le metodologie applicative
della gestione del rischio vanno raffinate e variate al variare delle
specifiche attività, ma soprattutto al variare della conoscenza e dell’applicazione
dei processi che sottostanno alle attività degli operatori. In molti sostengono,
a ragione, che una metodologia di riferimento per la gestione del rischio in
sanità sia quella aeronautica. In molti, quindi concordano sull’aspetto
organizzativo, e non su quello clinico. La stessa Legge 24 ha tolto la
definizione di rischio clinico, ampliandola a quello più corretto di rischio
sanitario. Sarebbe peraltro assurdo seguire solo il rischio “clinico”, e non
quello assistenziale, impiantistico strutturale e organizzativo.

Pensare oggi al rischio “clinico”, sottolinea Fnopi, vuol dire non aver
chiaro come si ottiene la sicurezza in sanità che tanto chiaramente ha indicato
la Legge 24. Anche
l’introduzione voluta nell’articolo 16, con la quale gli atti i verbali e
quanto conseguente all’azione di gestione del rischio non sono utilizzabili
nelle aule dei tribunali, rappresenta una chiara e nette separazione tra le
attività di rischio “clinico-assistenziale”, che già fa capo alla direzione
sanitaria, e quelle del rischio sanitario, che deve far capo al risk
manager che, prima di una laurea in medicina, deve avere “adeguata
formazione e  comprovata  esperienza” nell’organizzazione e
nella gestione del rischio.

Quello che si ottiene diversificando un’attività come quella del risk
manager per titolo di studio è proprio l’esatto opposto di ciò che serve in
sanità: dividere, anziché unire. Secondo la Fnopi, si deve
introdurre il cambiamento culturale grazie al quale ognuno ritenga che solo con
l’apporto di tutti, nessuno escluso, si migliorano i processi e che ogni
operatore è necessario e utile per rendere le cure più sicure. E la
Federazione fa un esempio per tutti: il risk manager, direttore di struttura
complessa (Irccs “Rizzoli” di Bologna, Istituto ortopedico famoso nel mondo), è
un infermiere con laurea magistrale in Scienze infermieristiche.

Redazione Nurse Times

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FIALS “La Fnomceo blocca il giusto riconoscimento e sviluppo delle professioni sanitarie”

La denuncia del segretario nazionale della Fials Giuseppe Carbone riguardo la posizione del presidente della FNOMCEO, dott. Filippo Anelli sulla delibera della Regione Veneto

Gentile
Direttore,

è quanto mai curioso che nello stesso giorno il Presidente della FNOMCEO dichiari da una parte, ad un tavolo di confronto al Forum Risk Management di Firenze, che “bisogna lasciarsi alle spalle la conflittualità tra professioni sanitarie, provando a collaborare nell’interesse dei cittadini (…)” e dall’altra in una nota inviata sulla delibera della Regione Veneto, al Ministro della Salute, dell’Istruzione, al Presidente della Regione Veneto e della Conferenza delle Regioni, che “per riconoscere sviluppi di competenze avanzate ai professionisti sanitari, acquisire il contributo delle professioni mediche deve essere preliminare”.

Non è la prima volta che il Presidente della FNOMCEO sostenga in pubblico la crescita delle professioni sanitarie e spenda tante parole su quanto sia necessario collaborare tutti insieme e poi in altri tavoli (più nascosti) tenda a difendere confini obsoleti, provando, ancora una volta, di bloccare il giusto riconoscimento e sviluppo delle professioni sanitarie.

D’altra
parte, l’abbiamo visto anche nel Contratto della Dirigenza: la disparità di
diritti tra dirigente medico e dirigente delle professioni sanitarie, a parità
di titoli, è palese.

La FIALS 
tiene ad informare il Presidente Anelli che non è solo la politica, i
sindacati, che stanno scegliendo di far crescere – finalmente diciamo noi –  le competenze di questi professionisti, ma
sono i dati di letteratura scientifica ed esperienze estere a dirci che è la
direzione giusta.

I
professionisti sanitari hanno un grosso impatto sugli esiti di cura e la
FNOMCEO, anche in rispetto della propria deontologia, non può continuare a
contrastare l’evoluzione di queste figure.

A
parte la dovuta premessa, ritengo assolutamente disdicevole che il  Presidente della
Federazione degli Ordini dei Medici intervenga sulla delibera della Regione
Veneto, in quanto materia sindacale e peraltro di diversa categoria da quella
medica.

E’ il
CCNL comparto sanità che definisce che il professionista esperto lo è a seguito
di formazione regionale. Le funzioni descritte sono l’estensione e la regolamentazione di competenze che non
invadono la professione medica e sono il frutto di esperienze consolidate e
verificate positivamente  in molte
realtà, anche ai confini dell’Italia.

L’attuazione
delle competenze professionali di esperto e specialista sono state giudicate
strategiche anche dal Ministero della Salute e dalle Regioni nella proposta del
Patto per la Salute, in corso di approvazione.

La FIALS, come già dichiarato, ha
apprezzato la Delibera della Regione Veneto e ha già più volte chiesto alla
Conferenza delle Regioni, al Coordinatore della Commissione Salute delle
Regioni ed al Comitato di Settore di emanare una o più linee guida, concordate
con le rappresentanze professionali e sindacali delle professioni
interessate, che omogeneizzino i percorsi formativi per il
professionista esperto. Una base comune che possa essere arricchita in virtù
delle specificità regionali e dei propri
rispettivi modelli organizzativi.

I
professionisti sanitari ed assistenti sociali non vogliono fare nessuna
invasione di campo, ma è arrivato il momento di riconoscere loro quello che già
fanno nelle corsie e nei servizi territoriali. E’ arrivato il momento di
riconoscere le competenze acquisite negli anni con l’esperienza sul campo e con
i percorsi formativi.

E’arrivato
il momento di smetterla di difendere confini obsoleti, il cittadino ha bisogno di tutti:
medici e professionisti sanitari. Sono i
cittadini a chiedercelo non logiche politiche.

Chiudo
utilizzando le stesse parole usate dal Dr. Anelli “la collaborazione deve diventare una questione pragmatica e non ideale,
sennò le conflittualità permangono”.

Le
professioni sanitarie non sono più professioni ausiliarie di quelle mediche, è
tempo di andare avanti insieme per soddisfare le esigenze di cura dei
cittadini.

Insieme
però, non vuole dire dover sentire, a tutti i costi, preliminarmente le
professioni mediche su temi che riguardano altri professionisti.

Le Federazioni degli Ordini facciano quello che sono chiamati a fare, che di certo NON E’ fare sindacato.

Giuseppe Carbone

Allegato

PROT.-233-SN-Nota-Presidente-FNOMCeo-su-delibera-Regione-VenetoDownload
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Fare l’infermiere non è una vocazione, ma una scelta

La prima volta che ho messo il fonendoscopio al collo, la
prima volta che ho usato il laccio emostatico, la prima volta che sono riuscito
a fare un prelievo; quando per la prima volta sono riuscito a gestire la
terapia e la prima volta che il paziente mi ha chiesto di accompagnarlo a fare
la TC: sono tutti ricordi che segneranno sempre quella linea di confine che
divide me dall’infermiere
che sono diventato.

All’università nessuno ti insegnerà mai quanto sia difficile
fino in fondo indossare l’armatura:
già, perché tutti chiamano gli infermieri angeli, senza sapere che
siamo più gladiatori nel bel mezzo di un’arena.

Nessuno ti insegnerà che un reparto é fatto
di persone, perché quello che si vive sono solo lavoro e carte, così come
nessuno ti biasimerà quando aprirai la busta paga.

L’infermiere non è una vocazione, ma una scelta, che inevitabilmente ti costerà fatica, tempo, stress e anche qualche malattia; la stessa scelta che dovrai difendere con le unghie e con i denti di fronte a chi ogni giorno ti tratta con disprezzo e soprattutto di fronte ai tuoi anni di studio, di lotta, di giornate passate a sgobbare! 

Quando il tuo percorso di studi finisce, inizi finalmente a toccare con mano cosa significa mettere piede in un reparto vuoto. A quel punto non sei più quello che guarda inerme persone col sudore alla fronte che tentano di strappare dalla morte qualche giovane vittima, ma sei quello che le mani le sta usando per contribuire a salvargli la vita.

Solo allora ti rendi conto che l’infermiere non è un eroe, ma una pedina nelle mani di Dio, Buddha, il destino o chi vuoi che sia e al suono del defibrillatore ti asciughi la fronte e torni a mettercela tutta, nonostante sai che le braccia cederanno, la schiena sarà distrutta e dopo ti toccherà gestire altri pazienti e ancora mille cose e nonostante sai che le lacrime devi trattenerle e il respiro lasciarlo dentro, mentre ti verrebbe voglia di spaccare tutto!

Se scegli di essere infermiere ti accontenterai ogni giorno
di dover sopportare un peso troppo grande e leggerai la tua professione tra le
prime voci dei lavori usuranti, quelli sottopagati e le categorie a rischio.

Se tornassi indietro non sceglierei mai di passare i miei giorni con una divisa addosso, ma di tutto questo te ne innamori follemente e allora non riesci proprio a farne a meno e, esattamente come i grandi amori, finisci per dargliela vinta e di passare tutta la vita insieme!

Ciro Pozzuoli
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Concorso infermieri pediatrici al Policlinico di Messina: ricorsi ammessi dal Tar

Sono circa 200 i candidati riammessi alla prova scritta

Il Tar riaccende la speranza di tantissimi candidati al concorso che il Policlinico di Messina ha bandito per reclutare cinque infermieri pediatrici. In tanti avevano segnalato irregolarità dopo la prova scritta che si era svolta nello scorso mese di ottobre.

Il Tar ha accolto i ricorsi proposti dai legali ed ha ammesso alla prova scritta del concorso per l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale e sanitario – infermiere pediatrico. Una buona notizia soprattutto perché si trattava di un concorso atteso da un decennio, spiegano gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Un’attesa che si era rivelata vana per i circa 200 esclusi all’esito della prova scritta.

Gli avvocati spiegano che tanti partecipanti hanno raccontato di numerosi episodi poco chiari.

“In molti hanno lamentato la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico. Segnalata una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova. In tanti hanno anche evidenziato il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando”.

Redazione Nurse Times

Fonte: www.avvocatosantidelia.it
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