Fials Area Metropolitana, vertenza vestizione: più soldi nelle tasche dei lavoratori

Fials Area Metropolitana, vertenza vestizione: più soldi nelle tasche dei lavoratori

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del sindacato Fials Area Metropolitana sulla vertenza vestizione

Gli iscritti alla Fials guadagnano di più rispetto a Cgil – Cisl – Uil, noi non abbiamo svenduto i diritti. Ora tocca anche alla Fondazione Don Gnocchi  – Istituto Palazzolo Milano.

Con la presente comunichiamo la chiusura dell’accordo relativo alla vertenza vestizione/svestizione portata avanti dall’Organizzazione sindacale FIALS Milano area metropolitana.

Ebbene si dopo anni di lotta i lavoratori iscritti alla FIALS entro il 31 dicembre 2019 vedranno nelle proprie tasche i frutti del lavoro sindacale svolto.

I nostri associati percepiranno somme economiche e recuperi ore superiori rispetto agli iscritti di CGIL – CISL – UIL.

La nostra
organizzazione sindacale dimostra nuovamente la differenza con i sindacati
confederali che hanno SVENDUTO nuovamente i diritti dei lavoratori.

Redazione Nurse Times
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Tesi infermieristica “Strategie per identificare precocemente il delirium negli anziani in pronto soccorso”

Continua il grande successo per il progetto editoriale di Nurse Times denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis)

Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi del dott. Sartorio Andrea dal titolo “Strategie per identificare precocemente il delirium negli anziani in pronto soccorso”, laureatosi presso l’Università degli Studi dell’Insubria, nell’a.a. 2018 – 2019.

…di Sartorio Andrea

Con l’aumento dell’età media della popolazione, gli accessi in pronto soccorso da parte della popolazione anziana sono in aumento. Il delirium è una condizione grave, che colpisce gli anziani con o senza demenza nel pronto soccorso. I sintomi del delirium non sono specifici, tuttavia, esistono fattori che lo caratterizzano e che devono essere alla base della formazione dei professionisti che devono identificarlo. Non riconoscere il delirium provoca diversi effetti avversi tra cui l’aumento della mortalità e del rischio di istituzionalizzazione.

Riconoscere questa condizione in pronto soccorso è di fondamentale importanza, impedisce complicanze alla persona già anziana e riduce i costi dell’azienda ospedaliera. Lo scopo di questo elaborato è quello di individuare delle strategie, atte all’identificazione precoce del delirium, negli anziani in pronto soccorso. La ricerca è stata fatta mediante le banche dati elettroniche Medline sulla piattaforma elettronica PubMed della National Library, PsycINFO, CINAHL e Cochrane Library. Sono stati consultati testi di pertinenza all’ambito indagato. Dall’analisi dei 5 studi selezionati si evince la presenza di fattori caratterizzanti del delirium, che devono essere alla base della formazione del personale sanitario, è sottolineata l’importante incidenza del delirium nelle persone residenti in strutture assistenziali.

Durante il triage l’infermiere ha a disposizione strategie per il rapido riconoscimento della condizione, è presente uno screening ampiamente generalizzato e una scala specifica per persone con diagnosi di demenza. Esiste una scala, già usata nella terapia intensiva, in corso di validazione per il pronto soccorso che impiegherebbe pochi secondi per essere somministrata. Emerge comunque la necessita di ulteriori studi sull’argomento più in generale, per quanto riguarda la prevenzione, identificazione e trattamento della condizione in pronto soccorso.

Introduzione

Nei paesi industrializzati vi è stato negli ultimi anni un notevole incremento della popolazione anziana per diversi fattori, quali il miglioramento delle condizioni igienicosanitarie e dello stile di vita, la crescente attenzione alla prevenzione delle malattie e i continui progressi in ambito terapeutico. Tra il 2000 e il 2030 la popolazione mondiale degli ultrasessantenni passerà da circa 600 milioni a circa 1,2 miliardi. I dati ISTAT in Italia mostrano che nel 2001 il 18,2% (circa 10 milioni e mezzo) della popolazione era costituita da ultrasessantacinquenni; tale percentuale è salita al 20,6% nel 2010 e secondo le proiezioni raggiungerà il 34,4% nel 2050. Più che a un cambiamento della durata massima della vita (che è di 100-110 anni) si è assistito a un aumento dell’aspettativa di vita; in altre parole un numero maggiore di persone vive più a lungo.

Nel 1900 l’aspettativa di vita alla nascita era di 48 anni per l’uomo e di 53 per la donna, mentre nel 2013 è rispettivamente 78,3 e 84 anni (Cerquaglia, Curigliano, 2013). Nel 2018 si registra un nuovo aumento della speranza di vita alla nascita. Per gli uomini la stima è di 80,8 anni (+0,2 sul 2017) mentre per le donne è di 85,2 anni (+0,3) (ISTAT, 2019). L’aumento dell’età media ha portato ad un conseguente aumento degli accessi in pronto soccorso da parte delle persone anziane.

Gli adulti ospedalizzati più anziani sono a maggior rischio di complicanze rispetto agli adulti più giovani. Condizioni comuni correlate come il delirium, definito nello studio di McRae et al. (2014) come un declino acuto dell’attenzione e della cognizione, può svilupparsi o peggiorare durante l’ospedalizzazione a causa di un’interazione tra malattia acuta, fattori individuali e l’ambiente ospedaliero stesso. Il delirium o sindrome confusionale come afferma Chattat (2004) è uno stato di alterazione della coscienza a insorgenza acuta che determina un deterioramento cognitivo globale non giustificato da una preesistente demenza.

È caratterizzato da casi di breve durata, da ore a giorni. Secondo l’American Psychiatric Association (2013) Il delirium è una sindrome neuropsichiatrica grave, caratterizzata da un deficit acuto a decorso fluttuante dell’attenzione, che si sviluppa in associazione ad altri deficit cognitivi e percettivi ed è scatenata da un problema clinico intercorrente o dall’uso di farmaci potenzialmente nocivi.

Il 20% dei pazienti con età pari o superiore ai 65 anni presenta delirium all’arrivo in pronto soccorso (Hare et al., 2014). È spesso necessaria più di una valutazione nelle 24 ore per identificare il delirium, dato che se la valutazione si basasse su un singolo screening, quando il paziente sta bene, il delirium non verrebbe rilevato. Le domande ed i test richiesti da alcune scale possono richiedere troppo ad un individuo già fragile, questo può portare i sanitari ad interrompere uno screening (Voyer et al., 2015). Il delirium è causa di degenze ospedaliere più lunghe, aumento dei costi ed esiti clinici avversi. Spesso questa condizione rimane non riconosciuta e conseguentemente non trattata (Hare et al., 2014). Il delirium è una condizione comune e grave nell’anziano, ma frequentemente sottostimata. È spesso accompagnato ad elevata mortalità e ad un alto rischio di istituzionalizzazione. Si trova al primo posto, accanto alla demenza, fra le sindromi geriatriche da eziologia multipla; nonostante ciò, il suo riconoscimento è raramente inserito nelle diagnosi di dimissione.

In più il suo reale impatto andrebbe valutato in diversi setting clinici, oltre all’ospedale. Può essere causa di ricovero, ma può anche insorgere durante la degenza (Mussi, Salvioli, 2000). Lo studio di Voyer et al. (2015) afferma che ad oggi il Confusion Assessment Method (CAM) è lo strumento più utilizzato per rilevare la presenza di delirium, eccellente per l’ambito della ricerca ma non nella routine della pratica clinica.

Un importante ostacolo è il fattore tempo, la CAM impiega dai 5 ai 10 minuti per essere somministrata, a seconda del setting clinico può occupare tra i 50 e i 180 minuti in un turno, una tempistica non ammissibile nella pratica quotidiana. È caratterizzata da alta sensibilità (93-100%) e specificità (98-100%), ma questi valori diminuiscono quando gli infermieri somministrano la scala nella routine della pratica clinica, la sensibilità risulta tra il 19 e il 47% mentre la specificità rimane invariata, tra 98 e 100%. È necessario uno strumento che richieda poca formazione, sia semplice e veloce da utilizzare e generalizzabile ai vari contesti clinici, per l’identificazione del delirium (Voyer et al., 2015).

Esiste uno screening in corso di validazione per il pronto soccorso, il Recognizing Acute Delirium As part of your Routine (RADAR) che impiega in media 7 secondi per identificare il rischio di delirium, durante la somministrazione della terapia in persone con o senza demenza, (Voyer et al., 2015). Il delirium nei pazienti anziani in pronto soccorso, come affermano Hare et al. (2014) è comunemente associato a molti esiti avversi, è costo so da gestire ed il suo rilevamento è generalmente economico. In seguito alle lezioni frontali di infermieristica clinica in area critica ed infermieristica clinica psichiatrica, durante l’esperienza di tirocinio in pronto soccorso, è emersa la mancanza di uno strumento o una strategia per l’identificazione del delirium.

Mi sono chiesto se il delirium fosse una patologia ad alta incidenza, quali erano le conseguenze e se ci fossero strategie utilizzabili dall’infermiere per l’identificazione. Da qui nasce la mia domanda di ricerca: “quali sono le strategie che l’infermiere può mettere in atto per identificare precocemente il delirium negli anziani in pronto soccorso?”. Per rispondere alla domanda a partire dal portale bibliotecario dell’Università degli Studi dell’Insubria, Insubria Biblioteche e Risorse Elettroniche (InsuBRE) sono state consultate diverse banche dati elettroniche: Comulative Index to Nursing and Allied Healt Literature (CINAHL), PsycINFO, Medline consultata attraverso la piattaforma ufficiale della National Library of Medicine USA PubMed e Cochrane Library.

La ricerca è stata effettuata mediante l’utilizzo di key words appartenenti ai thesauros delle banche dati, unendo tramite gli operatori boleani AND, OR e NOT, termini Medical Subject Headings (MeSH) e termini per parola libera. In tutte le banche dati consultate è stato mantenuto il limite temporale di 5 anni (2014 – 2019). Sono stati presi in considerazione tutti gli studi che affrontavano l’identificazione del delirium in pronto soccorso, considerando il trasporto pre-ospedaliero, l’attesa, il triage ed il momento del trattamento, per soggetti con un’età maggiore o uguale a 65 anni. Tutti gli studi che analizzavano l’identificazione del delirium in terapia intensiva ed in altri setting clinici ospedalieri o consideravano un campione con età differente da quella indicata precedentemente sono stati esclusi.

Per ogni banca dati visionata sono stati analizzati attentamente titolo e abstract di ogni articolo selezionando quelli di interesse, di questi è stata reperita la versione full text ed è stata fatta un’analisi critica. A seguito dell’analisi critica sono stati identificati 5 articoli idonei per l’analisi mediante critical appraisal, ed usati per la stesura di questo elaborato. Dalla banca dati CINAHL sono stati considerati 2 articoli su un totale di 21 reperiti, da PsycINFO 2 su un totale di 12 articoli, dalla banca dati Medline è stato reperito 1 articolo su un totale di 5 e infine dalla banca dati Cochrane Library dei 12 articoli reperiti, nessuno ha rispettato i criteri di inclusione ed esclusione determinati in precedenza.

Si rimanda per approfondimenti, agli allegati Search History (Allegato 1) e Search Strategy (Allegato 2). Nella letteratura revisionata sono stati reperiti articoli che affrontano aspetti da indagare per identificare precocemente il delirium nel pronto soccorso e articoli che affrontano strategie per identificarlo precocemente, per questa ragione si distingueranno due diversi capitoli in seguito. Il primo capitolo affronta i fattori utili da indagare per l’identificazione precoce del delirium in pronto soccorso, sottolineando l’importanza della formazione del personale per la l’identificazione in triage e sul territorio.

Il secondo capitolo affronta le strategie utilizzabili dall’infermiere per l’identificazione del delirium negli anziani in pronto soccorso, sono descritte due strategie, una generalizzata per tutte le persone con e senza demenza, mentre la seconda affronta nello specifico il delirium sovrapposto alla demenza. Si rimanda all’allegato Critical appraisal (allegato 3) per approfondimenti. Lo scopo dell’elaborato è la sensibilizzazione all’importanza di identificare precocemente il delirium e indica le strategie per identificarlo.

Redazione Nurse Times

Tesi “Strategie per identificare precocemente il delirium negli anziani in pronto soccorso”
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È italiana la prima retina artificiale organica: ridarà la vista a milioni di persone affette da retinite pigmentosa

La prima retina artificiale completamente organica è stata realizzata dall’Istituto Italiano di Tecnologia e sarà in grado di ridare la vista a milioni di pazienti.

Non si tratta della prima retina artificiale realizzata in assoluto, bensì, ciò che è valso una pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale “Nature Materials”, è la particolarità dei processi produttivi utilizzati.

A differenza dei dispositivi progettati in passato con parti in silicio, elettrodi ed altre componenti elettroniche, quest’ultimo è costituito da strati polimerici, ovvero fatti essenzialmente di carbonio, proprio come i tessuti degli esseri viventi. Ciò renderà possibile ottenere una maggiore compatibilità e minore probabilità di rigetto dopo il trapianto.

Questa retina artificiale è stata pensata per risolvere le problematiche dei pazienti affetti da retinite pigmentosa, patologia caratterizzata da una lesione dei fotorecettori e non dei neuroni coinvolti nella visione.

La struttura organica è composta da tre parti: un substrato ricavato da una proteina della seta, un polimero conduttore ed uno semiconduttore. Il funzionamento è similare a quello dei pannelli solari: la luce viene convertita in impulso elettrico e trasmessa ai neuroni della retina.

Ottimi risultati sono stati ottenuti nella fase di sperimentazione sui topi affetti da retinite pigmentosa, convincendo i ricercatori a sperimentare il “prodotto” sull’uomo.

A distanza di dieci mesi dall’impianto, la retina si e presentata perfettamente integra e senza alcun minimo segno di degradazione dei materiali, proprio come presupposto dal team di ricerca.

Nello studio pubblicato è stato evidenziato come le complicanze riscontrate nella sperimentazione sui maiali da laboratorio siano state molteplici. La maggiore dimensione della retina aumenterebbe in maniera proporzionale il rischio di distacco della stessa.

Simone GussoniL’articolo È italiana la prima retina artificiale organica: ridarà la vista a milioni di persone affette da retinite pigmentosa scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

L’educazione ai corretti stili di vita passa dagli infermieri di famiglia e comunità

L’intervento di Paola Obbia del SSD Consultorio Familiare dell’ASL CN1 durante il Festival della Salute e i seminari per l’autogestione delle malattie croniche

Firenze, 20 novembre 2019 – Gli infermieri di
famiglia e comunità come educatori nella fragilità e cronicità. A parlarne è
stata Paola Obbia del SSD Consultorio Familiare dell’ASL CN1,
Università di Torino e membro dell’AIFeC (Associazione degli Infermieri di Famiglia
e di Comunità), in occasione del Festival della Salute, alle Terme
Tettuccio di Montecatini Terme. L’incontro è stato promosso dall’Ordine delle
professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia. 

«L’infermiere è un attore cardine delle cure primarie che lavora in sinergia con i medici, i servizi sociali, e con le aziende sanitarie di riferimento – commenta Paola Obbia -. È importante non solo che i cittadini abbiano il medico di riferimento, ma anche l’infermiere di famiglia e di comunità adeguatamente formato. Questa proposta è stata lanciata dall’OMS Europa nel 1998 per favorire un settore di cure integrato e l’attenzione alla bassa soglia dove si può fare prevenzione “dal basso”, a livello individuale e comunitario, con i cittadini. Penso che sia necessaria una profonda rivoluzione culturale nelle organizzazioni: una transizione dagli “egosistemi” che lavorano in silos professionali e organizzativi a un ecosistema che integri saperi e ruoli a servizio dei cittadini. Un modus operandi che sia funzionale alla complessità delle sfide di salute della nostra società che vedono l’aumento delle malattie croniche in tutte le fasce d’età, non solo negli anziani. Si passa così da una logica quasi esclusivamente prestazionalistica e reattiva a una di presa in carico proattiva, leggera e anticipata, coinvolgendo tutte le risorse del territorio e attivando. Un invito a lavorare in tal senso – prosegue – arriva dal Piano Nazionale Cronicità. In Piemonte la sua adozione nel Piano Regionale Cronicità e poi nei Piani Locali Cronicità, ha visto un intenso lavoro di coinvolgimento dei Distretti Sanitari.

Nell’ASL CN, già sede del progetto europeo CoNSENSo che ha sperimentato l’operatività degli infermieri di famiglia e di comunità con formazione avanzata, sono stati aperti gli ambulatori della salute a gestione infermieristica per favorire la prevenzione. Gli infermieri, formati con il programma dell’Università di Stanford suggerito dal Piano Nazionale Cronicità, organizzano in modo strutturato corsi della durata di sei settimane, con incontri a cadenza settimanale, per gruppi di circa dodici persone, con sessioni molto interattive e partecipative. Il programma è rivolto alle persone con malattie croniche e ai loro familiari». 

Gli argomenti di tali seminari includono tecniche per
gestire problemi come la frustrazione, la fatica, il dolore e l’isolamento;
l’esercizio fisico appropriato per migliorare la forza, la flessibilità e la
resistenza; l’uso appropriato dei farmaci; la comunicazione efficace con familiari,
amici e gli operatori sanitari; la nutrizione ma anche la valutazione dei nuovi
trattamenti.

«Il modello consente di apprendere gradualmente a gestire le proprie cure, affrontare il dolore e le situazioni di stanchezza, far fronte a sentimenti di tristezza, mangiare in modo sano, fare esercizio fisico in modo sicuro, utilizzare correttamente i farmaci, rilassarsi e apprezzare la vita, dandosi obbiettivi personali e raggiungibili. Obbiettivi che – conclude – rientrano nel percorso educativo ai corretti stili di vita. I cambiamenti richiedono una grande motivazione e il lavoro in gruppo facilita la determinazione. L’infermiere, adeguatamente formato, è una grande risorsa per i cittadini. Va ricordato, inoltre, che in Italia l’alfabetizzazione sanitaria è tra le più basse in Europa. La promozione della salute e l’educazione terapeutica hanno un grande potenziale per migliorare la qualità di vita». 

Redazione Nurse Times
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Ranitidina: nuovo richiamo di farmaci, coinvolti SANDOZ S.p.A. ed altre marche

Ancora un richiamo di farmaci a base di ranitidina

Questa volta è l’azienda farmaceutica, SANDOZ S.p.A., ad informare i pazienti del richiamo volontario di alcuni lotti del loro farmaco. Il motivo è la presenza, in alcuni di questi lotti, dell’impurezza NDMA appartenente alla classe delle nitrosammine.

Nello specifico si tratta dei lotti RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml 10 fiale – codice AIC n. 035331089 – della ditta SANDOZ S.p.A. sita in Origgio (VA), Largo Umberto Boccioni ,1, lotti di seguito elencati:

Codice AIC Prodotto Lotto Scadenza

035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HM2069 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HL9700 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HL9189 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 ring/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HL8463 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HL9701 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HS0418 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HM4080 30/09/2019035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JF4310 29/02/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale HU6622 29/02/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JL5635 31/05/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JF4313 31/05/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JN2960 31/05/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JL5641 31/05/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JF4314 31/05/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JP9740 30/09/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JP9736 30/09/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JP9737 30/09/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JP9743 30/09/2020035331089 RANITIDINA HEXAL 50 mg/5 ml soluzione iniettabile 10 fiale JT9467 31/10/2020La Società SANDOZ S.p.A., dovrà assicurare l’avvenuto ritiro entro 48 ore dalla ricezione della presente comunicazione.

Allo stesso tempo Aifa informa che tra i farmaci con ranitidina ritirati volontariamente ci sono anche dei medicinali RANIDIL, RANIBEN, ZANTAC. delle ditte A. MENARINI, PENSA PHARMA, GlaxoSmithkline S.p.A. e F.I.R.M.A. S.p.A.

Redazione Nurse Times

Fonte: aifa.gov.it
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