Sospetta contaminazione batterica: richiamato lotto di acqua Nestlé Vera

La segnalazione di non conformità microbiologica proviene dall’Asl Friosinone.

Il ministero
della Salute comunica il ritiro dal
mercato di un lotto di acqua minerale naturale a marchio Nestlé Vera. Motivo del provvedimento, una
non conformità microbiologica, ossia
una sospetta contaminazione batterica.

Il
prodotto interessato, prodotto da Sanpellegrino Spa nello stabilimento nel
Comune di Castrocielo (Frosinone), è distribuito in bottiglie in pet da 50 cl
con numero di lotto 9303842201 e data di scadenza 10/2020. Secondo quanto si
legge nell’avviso di richiamo, la segnalazione è avvenuta a opera dell’Asl Frosinone. Nelle avvertenze si fa
riferimento a una sospetta presenza di Anaerobi
Sporigeni Solfito riduttori.

Redazione Nurse Times

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FIALS: Professionisti “esperti” necessita avviare il percorso di programmazione in tutte le regioni

Riceviamo e pubblichiamo la nota della Fials sulla delibera della regione Veneto che dà piena attuazione alle norme contrattuali relative agli incarichi professionali di “professionista esperto” e “professionista specialista”

Abbiamo molto apprezzato la recente delibera della Regione del Veneto n. 1580 / DGR del 29/10/2019 (riportata Q.S. 11.11.2019) che dà piena attuazione alle norme contrattuali relative agli incarichi professionali di “professionista esperto” e “professionista specialista”.

Una delibera che finalmente, permette di riconoscere, anche economicamente, competenze avanzate acquisite negli anni con la formazione sul campo e con studi universitari, a tutti quei professionisti sanitari che rendono ancora il nostro SSN sicuro e di alta qualità- così scrive Giuseppe Carbone, Segretario Nazionale FIALS, in una lettera indirizzata al Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, al Presidente Commissione Salute Luigi Icardi e al Presidente del Comitato di Settore Regioni Sanità Sergio Venturi, proprio per sollecitare un documento di orientamento unitario delle Regioni su questo importante tema.

Una delibera, quella del Veneto, osserva Carbone, che assegna incarichi di professionista esperto sulla base di un  programmazione regionale, definendo anche le modalità di riconoscimento di corsi e master analoghi nei contenuti già effettuati e le procedure attuative.

Sul tema la FIALS ritiene che non sia più rinviabile un orientamento unitario ed unificante delle Regioni e delle Province Autonome. E’ necessario realizzare in tutte le Regioni, nessuna esclusa, un’omogenea e sollecita attuazione di norme contrattuali così importanti per qualificare l’offerta di prestazioni e servizi sanitari e sociosanitarie attese dai professionisti da tanto…troppo, tempo!

D’altra parte la stessa bozza del Patto per la Salute 2019-2021, vede in queste norme contrattuali lo strumento principale per la valorizzazione delle  professioni sanitarie e socio sanitarie.

A nostro giudizio, conclude Carbone, tenuto conto della direttiva che il Comitato di Settore Regioni – Sanità emanò all’ARAN per il rinnovo del CCNL comparto sanità 2016-2018, resta indispensabile che l’orientamento unitario delle Regioni sia teso a dare piena attuazione agli incarichi di professionista esperto ad iniziare dal giusto e dovuto riconoscimento a chi l’implementazione delle competenze professionali la esercita da tempo.

Redazione Nurse Times
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Milano, nato prematuro al Niguarda: festeggia un anno con il personale sanitario

I genitori hanno mantenuto la promessa: tornare in ospedale per il primo compleanno del piccolo Marco.

Ha spento
la sua prima candelina insieme a medici e infermieri del Niguarda che gli hanno salvato la vita. È un primo compleanno
speciale quello di Marco, nato prematuro
a novembre 2018 e costretto ad affrontare alcuni momenti critici sin dai primi
mesi di vita. Oggi, però, sta bene, e la sua famiglia ha deciso di tornare con
lui nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale milanese per
festeggiare la ricorrenza. 

“È stato un percorso terapeutico
lungo 98 giorni, molti dei quali trascorsi in incubatrice, tra
la ventilazione assistita ai polmoni, una infezione da contrastare e due
interventi chirurgici”, spiegano dal Niguarda. Settimane difficili per il senso di
impotenza dei familiari, rese però sopportabili dall’accoglienza e dalla
gentilezza del personale. Come ricorda mamma
Chiara: “Non ti aspetteresti mai
che la prima immagine di tuo figlio possa essere legata a una scatola di
plastica e a tanti tubicini a cui è attaccato, mentre lotta tra la vita e la
morte. Ci eravamo ripromessi che, se fossimo usciti vittoriosi, saremmo tornati
qui per condividere il primo compleanno proprio con gli ‘zii’ della Tin,
che non ci hanno mai lasciati soli”. 

Spiegano
infine dall’ospedale: “Storie a
lieto fine come quella di ‘Marchino’, il diminutivo dato al piccolo eroe nel
reparto ci confortano e ci dicono che stiamo andando nella giusta direzione per
garantire a questi bambini un futuro degno. Guardando a un anno fa, nello
specifico, ci piace pensare che non sia stato un caso che Marco sia venuto al
mondo qualche giorno prima del 17 novembre, la data in cui ogni anno si
ricordano proprio i bimbi nati prematuri”.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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Orte (Viterbo), a casa per pranzo con l’auto di servizio: infermiera accusata di peculato

La donna è sotto processo perché, in orario di lavoro, avrebbe utilizzato la vettura dell’Asl a scopo privato.

“Invece di restare sul posto
di lavoro fino alle 15, andava a pranzo a casa, lasciando per un paio d’ore
l’auto di servizio in sosta nel parcheggio condominiale, dove tutti potevano
vederla”. Lo ha spiegato
il vicecomandante della stazione dei carabinieri di Orte, Luca Capotosti, al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, davanti al quale un’infermiera
è imputata di peculato per aver
utilizzato il mezzo di servizio a scopo privato. La donna, all’epoca dei fatti in
servizio al centro salute della cittadina in provincia di Latina, svolgeva
attività di assistenza domiciliare ai malati. Era il 2018.

“A gennaio una fonte confidenziale ci ha segnalato il caso – ha raccontato il maresciallo –. Tramite attività di osservazione abbiamo constatato che in effetti la Fiat Panda bianca della Asl in uso all’infermiera, all’ora di pranzo era parcheggiata sotto la sua abitazione, mentre l’imputata avrebbe dovuto trovarsi al centro salute per sbrigare l’attività amministrativa successiva al lavoro svolto la mattina”.

A marzo dell’anno scorso, per monitorarne l’uso, i militari hanno installato sulla vettura un sistema di localizzazione Gps. “La macchina, a pranzo, in orario che a noi risulta di lavoro, era sempre parcheggiata sotto casa dell’infermiera, per un paio d’ore al giorno ha proseguito il testimone –. Abbiamo anche acquisito il piano di lavoro mensile, con i nomi di tutti i pazienti da assistere e i rispettivi indirizzi. Nessun paziente abitava nella sua via. Lei doveva stare dentro il centro salute, invece stava a casa”.

Le conclusioni del militare sono state duramente contestate dal difensore della donna, secondo cui, in base alla targa, la Panda in uso alla sua assistita sarebbe stata un’altra. “Di sicuro noi sappiamo, attraverso la documentazione delle problematiche ricevuta dalla Asl, che nei confronti della donna erano state sollevate questioni da parte degli utenti, relative proprio ai turni di servizio dell’infermiera”, ha replicato Capotosti. Si è invece chiuso con l’archiviazione il procedimento disciplinare con richiesta della misura interdittiva della sospensione dal servizio dell’infermiera.Il processo riprenderà il prossimo 12 dicembre.

Redazione Nurse Times

Fonte: Tuscia Web

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Turni di 12 ore: si possono reggere per tre giorni di fila?

Riceviamo e pubblichiamo le amare considerazioni di una collega sull’esperienza da lei stessa vissuta.

Scusatemi
se son vecchia e sono ancora al lavoro. Ho sempre cercato di dare il meglio di
me stessa nell’essere infermiera, e mai avrei immaginato di ritrovarmi un giorno
a sentirmi umiliata perché non più giovane e ancora in turno. Come si suol dire,
oltre al danno, la beffa. Ho condiviso con i miei colleghi la richiesta dei turni di 12 ore poiché, con la
turnistica che vivevamo, non riuscivamo ad avere una sequenza di riposi
adeguata a consentirci il riposo mentale, più che fisico.

L’esempio
di come sarebbero stati impostati i turni di 12 ore era di nostro gradimento. Abbiamo
iniziato ad attuarli – meglio, a “viverli” – qualche tempo fa. Per
ragioni plausibili non erano esattamente come ipotizzato. Mi è stato chiesto, a
qualche settimana dall’inizio della sperimentazione, come mi sentissi,
considerata la mia età. Ho colto la palla al balzo per esprimere le mia
perplessità in merito a una sequenza di tre giorni in turno dalle 7 alle 19:30
(che da programmato avrei dovuto affrontare). La responsabile ha confermato che
non erano assolutamente ammissibili. Sono rimasta nell’indecisione di farle notare
la mia situazione. Quando l’ho fatto, mi ha risposto che altri colleghi avevano
il mio stesso tipo di triduo.

Cosa
obiettare? Che sono vecchia e i miei tempi di recupero sono più lunghi? Ho
terminato il terzo giorno ieri sera. In coscienza, posso dire di avere dato il
meglio di me stessa per assistere i pazienti sino all’ultimo minuto,
affrontando urgenze e situazioni di criticità alquanto impegnative. Questa
mattina sono tabula rasa. Vivo l’umiliazione della mia difficoltà nel mantenere
un ritmo di lavoro che, apparentemente, i giovani gestiscono meglio. Vivo la
presa in giro di affermazioni diametralmente opposte e di convenienza in merito
alla valutazione dei tre turni di 12 ore in giorni consecutivi espresse dalla
dirigente. Vivo e denuncio l’assoluta mancanza di attenzione per il malato che
tale programmazione comporta.

Se proprio un’azienda non riesce a mettere in conto, nonostante le dichiarazioni pubbliche rilasciate in interviste varie, il benessere delle “risorse umane” loro collaboratrici, provi almeno a essere coerente nel garantire non il benessere, ma la sicurezza della persona assistita. Concludo: la professione infermieristica ha compiuto un notevole balzo in avanti, ma gli infermieri professionisti sono spinti in un notevole balzo all’indietro. Con profonda, personale amarezza.

Redazione Nurse Times

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