Napoli, aggressione n. 97:“Non fatele l’ECG e andate nel PS che decido io”

“Tu adesso vai all’ospedale che dico io!”L’aggressione n.97 del 2019 è stata denunciata dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”. L’incredibile episodio si è verificato questa notte attorno alle ore 2.00, quando la postazione Scampia è stata inviata a domicilio di un paziente cardiopatico che riferiva dolore toracico e dispnea.

Giunti sul target, in una traversa di Cavallegeri d’Aosta (zona Fuorigrotta), l’equipaggio ha rilevato i parametri vitali effettuando un elettrocardiogramma.

“Per noi è uno strumento di valutazione fondamentale, in quanto ci permette di escludere che si tratti di un infarto e pertanto refertato in tempo reale dal cardiologo”, spiega un membro dell’equipaggio intervenuto.

Il tracciato però non risulta soddisfacente, dovendo pertanto essere ripetuto. “Per questo motivo i parenti  aggrediscono verbalmente  l’equipe. Più volte l’equipaggio viene esortato a trasferire la donna al pronto soccorso senza ripetere l’elettrocardiogramma sicché viene decisa come destinazione il Cardarelli, in quanto è presente l’Unità di Terapia intensiva cardiologica”, riporta l’associazione.

La richiesta dei parenti di trasferire immediatamente la donna presso il vicino nosocomio “San Paolo” e la successiva decisione della squadra di recarsi in un nosocomio dotato di UTIC hanno generato ulteriori tensioni.A nulla sono valsi i numerosi tentativi di spiegare ai parenti il motivo di tale decisione. Alla fine l’equipaggio è stato obbligato con le “brutte maniere” a recarsi immediatamente al nosocomio di Via Terracina. 

Il personale sanitario ha evitato il peggio grazie all’intervento sul posto degli agenti di polizia, ai quali è stata presentata regolare denuncia nei confronti dei parenti della donna. 

“Capite che quando chiamate il 118 non state chiamando un taxi e soprattutto che se il medico sceglie una determinata destinazione è solo perché quel nosocomio prescelto è quello che può trattare meglio la vostra patologia”, conclude il post dell’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”.

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Troppo povero per recarsi in ospedale: sopravvive 13 anni con macchina per dialisi costruita con utensili da cucina

È sopravvissuto per oltre 13 anni con un macchinario per dialisi che si è costruito da solo in casa. È la storia di Hu Songwen, un uomo cinese di 43 anni che, nel corso dei propri studi universitari per diventare meteorologo, è andato incontro ad un’insufficienza renale che lo ha costretto a sottoporsi ogni due giorni al trattamento dialitico in ospedale.

La diagnosi venne fatta nel 1993, ed inizialmente lo studente universitario tentò di seguire i trattamenti tradizionali, rivelatisi però troppo costosi. Per i primi sei anni pagò quasi 60 euro per ogni accesso in ospedale, dilapidando gli interi risparmi della propria famiglia.

Nel 1999 ha pertanto deciso di progettare e realizzare la propria macchina di dialisi, utilizzando degli utensili da cucina, parti di dispositivi medici usati ed un manuale di istruzioni.

“Avendo conseguito il diploma di maturità ed essendo in grado di comprendere i principi generali della dialisi e riuscendo ad interpretare il manuale di istruzioni di un dispositivo esistente, non dovrebbero esserci problemi nel mio progetto”, ha spiegato al giornale Southern Weekly.

Secondo i dati divulgati dal ministero della salute cinese, gli elevati costi per la dialisi a carico della famiglia consentono a meno del 10% dei pazienti di sottoporsi regolarmente al trattamento dialitico in ospedale.

Hu spiegò che il maggior esborso economico fu conseguente all’acquisto di una pompa utilizzata per filtrare il sangue, costata circa 600 euro. Con il suo sistema, ogni trattamento domiciliare costa meno di 7 euro per i farmaci necessari ed i materiali di consumo. La madre 81enne con la quale convive lo assiste durante le sedute dialitiche nel proprio domicilio.

“La parte più importante dell’intero macchinario è proprio il filtro, e posso utilizzarlo fino ad otto volte consecutive. Un filtro nuovo costa poco più di 10 euro, mentre un macchinario professionale può costare migliaia di euro”.

Divenne famoso per aver postato un video del proprio dispositivo su internet, dopo aver scoperto che una nuova polizza assicurativa sanitaria avrebbe coperto buona parte delle spese relative alla sua patologia renale.

Con le nuove condizioni, Hu avrebbe dovuto pagare all’incirca la stessa cifra necessaria per il trattamento con il macchinario da lui stesso inventato. Considerando la distanza dell’ospedale dalla propria abitazione, l’uomo preferì continuare alla vecchia maniera.

“Quando ho raccontato ai medici cosa stessi facendo in casa, dissero che fossi completamente pazzo”.

Simone Gussoni
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L’infermiere Gianluca Pucciarelli premiato a Philadelphia per le sue ricerche sull’ictus cerebrale

L’infermiere Gianluca Pucciarelli premiato a Philadelphia per le sue ricerche sull’ictus cerebrale

Si è da poco conclusa la cerimonia di investitura ufficiale dell’infermiere e ricercatore italiano Gianluca Pucciarelli. Il 37enne romano è stato insignito del prestigioso titolo di Fellow dall’American Heart Association per le sue numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche relative all’ictus cerebrale. Nel corso dell’Annual CVSN Council Awards Dinner è avvenuta la consegna della lettera di elezione e del relativo certificato.

«Si tratta di un grande onore, riservato solo a chi fornisce un significativo contributo scientifico nel campo delle patologie cardiovascolari. Il fatto che la commissione abbia considerato degna di questa nomina la mia produzione letteraria mi riempie di orgoglio», ha raccontato il dott. Pucciarelli.

Non sono mancati i ringraziamenti del caso: «Vorrei sottolineare come i riconoscimenti che ricevo non sarebbero possibili senza il sostegno dell’Università di Roma Tor Vergata. La mia riconoscenza va inoltre al Cecri, il Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica (nato in seno a Opi Roma), che finanzia il mio progetto. Senza dimenticare i professori Rosaria Alvaro ed Ercole Vellone, miei mentori, che hanno sempre creduto nelle mie ricerche».

Chi è Gianluca Pucciarelli

Laureato magistrale in Scienze infermieristiche, ha ottenuto il dottorato in Scienze infermieristiche (PhD) nel 2017, svolgendo successivamente il post-dottorato al dipartimento di Biomedicina e prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente è assegnista di ricerca nel SSD MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Nel 2018 ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale come professore associato nel Settore 06/M1 – Igiene generale e applicata, Scienze infermieristiche e Statistica medica. Inoltre è un professore a contratto nei corsi di laurea in Infermieristica, laurea in Scienze infermieristiche e ostetriche e master in Coordinamento all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, nonché professore a contratto nei corsi di laurea magistrale in Scienze infermieristiche all’Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana (Albania).

È autore di svariate pubblicazioni su riviste internazionali peer-reviewed. Le sue ricerche riguardano principalmente lo studio della qualità di vita delle famiglie italiane colpite da ictus cerebrale, attraverso analisi per l’interdipendenza con metodo diadico. Sta anche portando avanti studi su altre tematiche, come gli effetti positivi e negativi che gli smartphone producono nella clinica, e i predittori del delirium in terapia intensiva sia nella popolazione adulta che in quella pediatrica. Dal 2019 è entrato a far parte come membro dello CVSN Stroke Nursing Committee, American Heart Association. Il suo progetto è stato finanziato dal Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica.

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8/11/2019: aggredire gli infermieri non è più considerato un reato

Un sentimento generalizzato di rabbia e sconforto serpeggia tra i professionisti della salute che popolano la penisola italiana dopo la richiesta di archiviazione nei confronti dell’uomo che prese a bastonate un infermiere del Triage del Pronto Soccorso dell’ospedale Santobono di Napoli (leggi articolo).

Sono stati molti i commenti dei dipendenti che lavorano quotidianamente al fianco dell’infermiere brutalizzato.

”Una notizia che ci ha fatto molto male – racconta Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso del polo pediatrico partenopeo, tra i protagonisti dell’assistenza alla piccola Noemi, scampata miracolosamente a una sparatoria di camorra – considerare irrilevante una lesione inflitta con un atto violento, e che comunque ha determinato inabilità al lavoro per quasi un mese, non può essere definita tenue in un paese civile. Il corpo contundente usato per offendere – aggiunge Tipo – non può, inoltre, essere definito un normale presidio per la deambulazione.

Siamo profondamente amareggiati. Abbiamo paura che simili richieste – conclude il primario – possano aprire la strada ad atteggiamenti ancora più violenti verso il personale sanitario già quotidianamente vessato e umiliato».

«Un messaggio distorto per quanti usano violenza nei luoghi di cura – sottolinea Ciro Carbone, presidente dell’Ordine degli infermieri di Napoli – è urgente l’approvazione della legge che inasprisce le pene». 

«Fate presto – invoca anche Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli – questa notizia è come un pugno nello stomaco, ennesima dimostrazione di quanto sia urgente irrigidire le pene e dare ai sanitari lo status di pubblici ufficiali».

Restano gli interrogativi ed i dubbi manifestati dai molti infermieri sul web: come è bene comportarsi in occasione della prossima aggressione che un collega sicuramente subirà, considerando l’evoluzione giudiziaria di questa incredibile vicenda?

Potrà la vittima di violenza utilizzare un ausilio atto alla deambulazione per difendersi, nella speranza di contrastare l’aggressore e di provocargli solamente lesioni di lieve entità?Il giudice terra conto dello stato di estrema ansia nel quale vivono molti professionisti sanitari vittime di violenze verbali e fisiche in caso di una loro reazione violenta?

Speriamo solamente che la creazione di questo pericoloso precedente non generi un’esacerbazione della violenza che ormai contraddistingue le corsie degli ospedali italiani.

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Divise da clown in dono agli infermieri della “Terapia del Sorriso”

Divise da clown in dono agli infermieri della “Terapia del Sorriso”

Gli infermieri dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria dell’ospedale di Caltagirone hanno ricevuto in dono delle coloratissime divise ispirate alle casacche che abitualmente indossano i clown del circo.

A disegnarle e realizzarle sono stati gli alunni della sezione moda dell’IPSIA “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, grazie al contributo dell’associazione “Genius Loci”.

Gli operatori, presenti in occasione della cerimonia, si sono dichiarati estremamente soddisfatti per il regalo, manifestando gioia e dispensando sorrisi. Nella stessa occasione, la sezione calatina di Abio, ha donato alcuni libri ai bambini ricoverati nel reparto di Pediatria dell’ospedale caltagironese. 

E’ intervenuto anche Francesco Iudica, direttore generale dell’Asp di Enna, per il quale «questa giornata apre il cuore alla speranza. Come associazione “Genius Loci” ci siamo occupati fino ad oggi della tutela dei beni culturali e, quindi, la nostra preoccupazione è stata rivolta al presente e al passato. Ma in realtà sappiamo che questo è uno strumento per costruire il futuro e il futuro sono i bambini. Ecco perché, per noi, questa è davvero una splendida giornata che ci offre la possibilità di immaginare di poter donare ai bambini un sorriso, di poter creare un sentimento di gioia e speranza in un ambiente che di norma richiama la sofferenza e il dolore».

«È una iniziativa bellissima -ha aggiunto Maria Malignaggi- alla quale abbiamo partecipato con molto entusiasmo. Donare un sorriso ai bimbi ricoverati è un fine nobilissimo, importante e un grande segno di civiltà. Per queste ragioni non potevamo sottrarci al progetto e siamo molto orgogliosi di aver offerto il nostro contribuito di creatività, di intelligenza e di cuore».

«Siamo molto contenti -ha detto Roberto Giugno- perché raggiungiamo un’altra tappa nel progetto di umanizzazione delle cure in pediatria, dando sempre più spazio e attenzione alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie. Ringrazio Genius Loci, i docenti e gli alunni dell’IPSIA “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, l’Abio per averci aiutato a creare un ospedale più a misura di bambino». 

Apprezzamento è stato espresso anche dall’infermiera Cristina Di Masi a nome del gruppo di infermieri specializzati che attuano la così detta “terapia del sorriso”, nel reparto di Pediatria dell’ospedale “Gravina”.

Infine, anche il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo, ha voluto esprime la propria soddisfazione per questa iniziativa, sostenendo che «il dono delle divise per gli infermieri di Pediatria e l’inaugurazione del nuovo ambulatorio di Audiologia…ci dicono che la strada intrapresa per il potenziamento e il rilancio dell’ospedale è quella giusta. Aver tutti compreso la centralità strategica del Presidio di Caltagirone non risolve di punto in bianco tutti i problemi, ma ci pone nella condizione di lavorare quotidianamente per tentare di risolverli uno dopo l’altro.

Certo permane una carenza d’organico che non è solo un problema dell’Ospedale o dell’Asp, ma è dell’intero Paese. E lo si sta affrontando con spirito positivo, con capacità di programmazione e di pianificazione e soprattutto ritenendolo il punto fondamentale per il miglioramento complessivo dell’offerta sanitaria di un Ospedale, qual è quello nostro, che è punto di riferimento territoriale»

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