L’infermiere di Parrocchia conquista Roma: al via la formazione congiunta con i referenti ecclesiastici

Sta riscuotendo sempre più successo il cosiddetto “infermiere di parrocchia” facendo il suo debutto anche nella periferia di Roma.

La fase operativa del progetto, avviata alcuni mesi fa grazie ad un primo accordo tra Asl Roma 1 e la Diocesi di Porto-Santa Rufina, proseguirà con una fase di formazione congiunta dei referenti parrocchiali e degli operatori della Asl che collaboreranno nella Parrocchia di Selva Candida, nel territorio del Distretto 13 della Azienda Sanitaria.

“Il progetto – commenta Tanese, Direttore Generale della Asl Roma 1 – nasce da un’idea semplice ma potentissima, sperimentare l’integrazione degli operatori sanitari dell’ Azienda nella rete sociale della comunità parrocchiale per agevolare l’accesso ai servizi”.

“In un territorio di periferia come Selva Candida – dichiara mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina – la povertà di strutture e di mezzi incide sulla qualità della vita, per cui volentieri abbiamo messo a disposizione del progetto spazi e volontari della parrocchia”.

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Ocse: “Per fronteggiare cronicità e disabilità in aumento servono team multiprofessionali”. Fnopi concorda

Per Barbara Mangiacavalli, “la ricetta è quella dell’infermiere di famiglia, ma l’Italia è a corto di professionisti”.

Si
potrebbe dire che il rapporto OECD Health at a Glance 2019, appena diffuso
dall’OCSE, non contiene novità per
gli infermieri: rispetto a una media OCSE di 8,8 professionisti ogni mille
abitanti, da noi ce ne sono solo 5,8. Mentre di medici, rispetto a una media
OCSE di 3,5, l’Italia ne ha 4 ogni mille abitanti.

Il rapporto tra infermieri e medici
resta uno dei più bassi dei Paesi OCSE: 1/5. L’Italia è al 35esimo posto sui 44 Paesi considerati e
ben al di sotto della media OCSE di 2,7, con un rapporto che è la metà di
quello che hanno in Europa ad esempio Francia e Germania (uguale o superiore a
3), mentre il Regno Unito, con 2,8, è comunque al di sopra della media. Quel che è peggio è l’invecchiamento della popolazione sia
infermieristica che medica, con un
aumento medio dal 2000 al 2017 del 36% di “anziani”, che per gli infermieri sono
al di sopra dei 50 anni e per i medici dei 55 anni.    

In questo
quadro di riduzione e/o invecchiamento della forza lavoro infermieristica
spicca anche il dato di servizi di prevenzione al di sotto della media OCSE (68% in Italia contro una media del
73%), e quello dell’aumento della
disabilità legato all’invecchiamento della popolazione. Secondo il rapporto OCSE, l’Italia ha attualmente la
seconda prevalenza più alta di demenza in tutti gli Stati dell’Organizzazione (23 casi per mille abitanti).
Entro il 2050 le proiezioni stimano che più di una persona su 25 vivrà con
demenza.

Nonostante
ciò, l’Italia ha speso meno dello 0,6% del Pil per l’assistenza a lungo termine
nel 2017 e, sebbene il numero sia in aumento, l’Italia ha il quinto più basso
numero di letti per lungodegenza. L’OCSE
sottolinea in questo senso la necessità di “un passaggio verso l’assistenza
sanitaria primaria basata su team che integrino in modo flessibile
le competenze di vari operatori sanitari per migliorare i risultati in pazienti
con patologie croniche e multimorbidità (team interprofessionali per pazienti
complessi nelle cure primarie)”.

“Ancora una volta – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche – l’OCSE sottolinea la carenza dei nostri professionisti. Ma per la prima volta mette in forte evidenza anche i rischi legati all’aumento di cronicità e disabilità, e indica come cura quella che noi stiamo da tempo proponendo: team multiprofessionali, soprattutto nell’assistenza di base, sul territorio. Nel quale per noi la figura naturale, accanto ai medici di medicina generale, è l’infermiere di famiglia e di comunità. È l’unica via per gettare le basi di un vero, nuovo modello di assistenza. L’infermiere è la figura costantemente presente nei team assistenziali e può ricoprire un ruolo significativo nella gestione della complessità evidenziata dalla persona assistita. È un punto di riferimento (in team con altri professionisti), come hanno dimostrato le esperienze nelle Regioni benchmark, che può dare risposte e sostegno alla fragilità, alla cura, al bisogno di continuità e integrazione attraverso una presa in carico proattiva, continua e integrata rispetto ai veri bisogni dei cittadini”.

Redazione Nurse Times

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Società Italiana Infermieri Emergenza Territoriale sul caso Venturi: si torni al buon senso!

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del presidente della Società Italiana Infermieri Emergenza Territoriale, dott. Roberto Romano

La sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul caso Venturi dovrebbe finalmente mettere una pietra tombale sulla annosa querelle medico-infermieristica riguardante le competenze esercitabili su procedura dal personale del SET 118.

Diciamo “dovrebbe”, perché
siamo certi che c’è chi fingerà di non comprendere, come evidentemente non
aveva compreso il Presidente dell’OMCeO di Bologna, che non si può utilizzare
come un maglio la prerogativa disciplinare ordinistica.

Si è arrivati  addirittura 
a provvedimenti di radiazione – certamente adatti a mascalzoni e stupratori
ma non ad amministratori pubblici nel pieno esercizio delle proprie funzioni –
per dirimere questioni squisitamente tecnico-professionali le quali
necessiterebbero, al contrario, di grande capacità di comprensione e di
visione, per materie complesse quali sono quelle inerenti l’evoluzione di una o
più professioni.

Il mondo cambia,
continuamente, e continuamente cambiano i bisogni di assistenza dei nostri
utenti, i quali necessitano di più competenza e meno titoli altisonanti, di più
tecnologia e meno “si è sempre fatto così”, di più sinergia ed integrazione e
meno lotta cieca tra professioni.

Sarebbe giusto che chi si è
reso protagonista di questo scempio, che per troppi mesi ha tenuto sotto un
inutile e dannoso scacco strisciante l’intera compagine infermieristica del SET
118 ed insieme ad essa la possibilita di sviluppo dell’intero sistema,
fermandone quell’evoluzione che ormai è comunque irreversibile, traesse le
giuste conseguenze, dopo quanto sancito ieri dalla Corte Costituzionale,
facendo un giusto passo indietro.

Gli infermieri vogliono
poter spendere le loro competenze, che da anni si è giustamente deciso di
elevare ad un livello europeo, al servizio della cittadinanza, la quale non
merita di essere disinformata, costantemente e colpevolmente, per motivi che
hanno a che vedere solo ed unicamente con una visione lobbistica del mondo che
ormai non regge più.

Ci felicitiamo quindi con il Dr. Venturi, per questa sua vittoria che è trionfo, oltre che suo e della sua visione, di un intero sistema che finalmente può tornare a provare a crescere, guardando avanti ed in una direzione che, per medici ed infermieri, torni ad essere comune.

Redazione Nurse Times
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Personale ubriaco in corsia? Interviene Opi Bari

Il presidente dell’Ordine infermieristico barese, Saverio Andreula, stigmatizza la denuncia apparsa su molti organi di informazione.

Dopo le segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uil e Fials, anche Saverio Andreula, presidente di Opi Bari, interviene sulla nota con cui Alessandro Sansonetti, direttore medico facente funzioni degli ospedali “Di Venere” di Bari e “Fallacara” di Triggiano, ha denunciato che “personale sanitario di presenta sul posto di lavoro in evidente stato di ebbrezza” (vedi allegato). Di seguito il suo commento, anch’esso affidato a una nota stampa.

“Va
stigmatizzata l’iniziativa del dottor Alessandro Sansonetti, che ha scatenato
una bufera e gettato discredito sul lavoro di decine di professionisti della
sanità impegnati quotidianamente, tra mille difficoltà, a garantire adeguati
livelli di assistenza ai cittadini. Il dottor Sansonetti nella sua
comunicazione, fatta pervenire ai direttori delle unità operative e a tutto il
personale dirigente e comparto degli ospedali ‘Di Venere’ e ‘Fallacara’, parla
di notizie giunte alla direzione, senza citare le fonti.

Il
dottor Sansonetti ha puntato il dito in maniera generica contro il personale
sanitario, gettandolo in pasto ai giornali, che alla vicenda hanno dato ampia
eco con una sintesi (‘Al Di Venere e Fallacara, medici e infermieri ubriachi’)
che discredita chi lavora nella sanità pubblica. Sarebbe stato più opportuno,
così come è nelle prerogative del dottor Sansonetti, svolgere una funzione di
controllo e, accertate le eventuali responsabilità, sanzionatoria contro chi
avesse trasgredito la legge. Una leggerezza, quella del dottor Sansonetti, che
mette all’indice dell’opinione pubblica chi, invece, lavora al servizio della
comunità, rischiando spesso anche la propria incolumità fisica, come accade nei
pronto soccorso dei nostri ospedali. L’auspicio è che il dg della Asl, Antonio
Sanguedolce, chiarisca i contorni della vicenda nel più breve tempo possibile”.

Redazione Nurse Times

ALLEGATO: Nota di Alessandro Sansonetti

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Nursing Up respinge le proposte del Comitato di settore alla Commissione paritetica

Sanità, Nursing Up:
Respingiamo le proposte del Comitato di settore alla Commissione paritetica per
la revisione del sistema di classificazione del personale del comparto. De
Palma: No alla riduzione delle categorie che non rispecchia la giusta
valorizzazione che le professioni sanitarie aspettano da tempo

Roma, 6 nov. – “Gli infermieri Nursing Up si aspettavano un documento più pragmatico coerentemente con le proposte da noi formulate e consegnate all’Aran riguardo alle riforme che abbiamo richiesto, indipendentemente dalle risorse in ballo, che sono esigue ma che non possono costituire un reale impedimento. Ci sono indicazioni generali condivisibili o meno a seconda di come si intendono affrontare, ma non accogliamo la riduzione delle categorie perché non rispecchiano la giusta valorizzazione che le professioni sanitarie aspettano ormai da lungo tempo. Avevamo chiesto al Comitato di settore di andare verso una maggiore uniformità rispetto all’evoluzione giuridica, e in particolare per quanto attiene alla responsabilità professionale degli infermieri e delle altre professioni sanitarie. Ci saremmo aspettati di ricevere un documento dettagliato, concreto e articolato sul quale confrontarci, ergo sospendiamo il giudizio finché non vedremo proposte più esaustive. Ribadiamo con forza l’esigenza di inserire una sorta di autorizzazione generale all’attività libero-professionale e ci meraviglia che non ci sia cenno alla stabilizzazione del personale, per noi passaggio fondamentale perchè non si può pensare di continuare a prevedere incarichi provvisori al personale sanitario”. Così il presidente Nursing Up Antonio De Palma commenta le proposte odierne del Comitato di settore, durante la riunione della Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale, organismo previsto dall’art. 12 del Ccnl del Comparto Sanità 2016-2018.

Sono quattro “i principali ambiti di intervento da sviluppare – si legge nelle proposte – e diretti a raggiungere obiettivi di semplificazione dell’assetto regolativo e dei conseguenti adempimenti gestionali aziendali” che il Comitato di settore ha individuato e che ha sintetizzato in un documento distribuito questo pomeriggio presso l’Aran ai rappresentanti delle parti negoziali che compongono la Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione del personale del comparto sanità. “Essa – continua il documento – ha l’obiettivo di formulare una proposta organica alle parti firmatarie del Ccnl, diretta all’avvio del processo di innovazione del sistema di classificazione professionale” nel Servizio Sanitario Nazionale “individuando le soluzioni più idonee a garantire l’ottimale bilanciamento delle esigenze organizzative e funzionali delle Aziende ed Enti sanitari con quelle di bilanciamento e valorizzazione della professionalità dei dipendenti”.

Ecco le quattro proposte del Comitato di settore alla Commissione paritetica:

1. La semplificazione e la
razionalizzazione dell’attuale sistema di inquadramento del personale nelle
categorie giuridiche e nei livelli economici, con la riduzione da 4 a 3 delle
categorie giuridiche di inquadramento in funzione del titolo di studio
richiesto quale requisito generale di accesso, e da 6/7 a 4/5 delle fasce
economiche; il valore delle fasce economiche andrebbe rivisto e razionalizzato.

2. Lo sviluppo e il
rafforzamento degli strumenti per sostenere lo sviluppo delle competenze
professionali e per riconoscere su base selettiva il loro effettivo accrescimento,
con particolare riferimento alla revisione dei percorsi selettivi di
progressione economica all’interno della categoria, da orientare in misura
prevalente sulla valutazione delle competenze professionali acquisite, e
all’ulteriore sviluppo e valorizzazione del sistema degli incarichi di
funzione, con l’obiettivo di incrementare la quota di risorse del fondo di
competenza da destinare al loro finanziamento, prevedendo anche l’aumento del
valore massimo degli incarichi (in analogia a quanto previsto nel Ccnl del
comparto funzioni locali) e una semplificazione della disciplina contrattuale
relativa alle procedure di conferimento e di conferma dell’incarico medesimo.

3. La razionalizzazione
della disciplina contrattuale relativa ai trattamenti accessori collegati allo
svolgimento di attività disagiate, prevedendo la sostituzione delle vigenti
indennità per particolari condizioni di lavoro con una indennità professionale
(o di complessità organizzativa ed assistenziale) collegata alle
caratteristiche organizzative e assistenziali della U.O. di assegnazione
(valutando se utilizzare come criterio di applicazione anche la suddivisione
per aree prestazionali). Resterebbero confermati i trattamenti accessori
previsti per il lavoro straordinario, notturno e festivo, nonché le indennità
previste da norme di legge.

4. La individuazione dei
nuovi profili professionali non sanitari, in coerenza con i fabbisogni
professionali delle aziende sanitarie e degli altri enti del comparto sanità
(es. collaboratore tecnico ambientale, autista soccorritore)”.

Ricordiamo che presso la Commissione sono state già depositate le proposte per la nuova classificazione e la ricollocazione giuridica ed economica delle professioni sanitarie, il presidente De Palma è a suo tempo intervenuto per chiedere di “dividere l’area sanitaria in sezioni dedicate alle specifiche professionalità sulla base della loro appartenenza alle discipline ordinistiche e riformare l’impianto contrattuale delle professioni sanitarie che, in quanto omogenee per basi giuridiche, presentano oggi le caratteristiche per essere regolate attraverso archetipi contrattuali analoghi a quelli della dirigenza”. “Altrimenti – ha avvertito – rischiamo di non rispondere alle esigenze né dei lavoratori, né delle Aziende”.

Redazione Nurse Times
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