Comunicare la chimica: le abbiamo provate davvero tutte?

Comunicare la chimica: le abbiamo provate davvero tutte?

Sarebbe molto bello e rassicurante poter dire che sì, i chimici e i divulgatori ce l’hanno messa tutta per coinvolgere il pubblico, i pubblici, nella grande e affascinante storia degli elementi e della materia e che ciò che non ha funzionato è dovuto ad una diffidenza da parte del pubblico. Verso ciò che richiama veleni, incertezza e scenari di tossicità da guerre mondiali. Dopotutto è proprio da lì, dalla Prima Grande Guerra, che la visione della chimica ha preso una deriva verso una concezione negativa, attirando verso di sé credenze e percezioni che hanno contribuito a nutrire la nota dicotomia “naturale-chimico”.
Ma se analizziamo bene la situazione possiamo facilmente renderci conto di come le responsabilità siano condivise da più attori presenti in scena e di come gli scenari di guerra abbiano fatto, in un certo senso, da spartiacque.
E prima? Prima, durante il diciannovesimo secolo, come nota il chimico e planetarista Steve Miller, c’era un forte entusiasmo nei confronti di ciò che lo studio sistematico e scientifico della materia aveva permesso di creare. Coloranti artificiali, farmaci e nuovi prodotti di sintesi erano entrati come una ventata di novità in un mondo che affrontava i frutti della rivoluzione industriale con spirito di innovazione. Continua…
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La Glicolisi o la via di Embden–Meyerhof–Parnas

Oggi giorno notiamo che diverse persone frequentano palestre, fanno jogging mentre gli anziani si dilettano ad effettuare lunghe passeggiate o nei parchi o in vicinanza dei litoranei marini soprattutto per bruciare quelle calorie che vengono accumulate durante i pasti giornalieri.
La via di Embden–Meyerhof–Parnas o glicolisi, rappresenta la prima via di demolizione del glucosio, il monosaccaride più diffuso (può derivare da reazioni di scomposizione esoergoniche o idrolitiche di polisaccaridi o di disaccaridi) e ad alto contenuto energetico quantificabile, presente in tutti i sistemi biologici insieme ad altri esosi (carboidrati a 6 atomi di carbonio) come il galattosio e il fruttosio (di norma nel nostro organismo viene assorbito il 97% dei carboidrati introdotti con la dieta e di conseguenza si ha lo sviluppo di un calore medio di 4 Kcal).
Questa via metabolica consiste in una sequenza di reazioni chimiche in grado di convertire il glucosio in acido piruvico con concomitante produzione di ATP. Negli organismi aerobici, il cui metabolismo si basa sull’utilizzo dell’ ossigeno molecolare O2, che funge da accettore finale di elettroni, la glicolisi è il preludio al ciclo di Krebs o degli acidi tricarbossilici e alla catena del trasporto di elettroni per mezzo della quale viene recuperata la maggior parte dell’energia libera presente nel glucosio. Continua…
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Cosa sono le Terapie Geniche

Cosa sono le Terapie Geniche

Visione generale
Il nostro materiale genetico (DNA) contiene le informazioni necessarie volte a determinare tutte le funzioni della cellula. Una mutazione del DNA implica un’informazione sbagliata che si ripercuote e si manifesta con un possibile sviluppo di patologie.
N.B: tutte le mutazioni sono dannose? No! Le mutazioni stanno alla base del processo evolutivo. Durante l’arco della vita possono verificarsi mutazioni spontanee vantaggiose o svantaggiose. Mutazioni significative o assenza di geni compromettono la funzionalità della cellula e del nostro organismo. La natura ci ha dotati di sistemi in grado di riparare questi errori ma non sempre però questo è possibile.

Scopo delle Terapie Geniche è quello di sostituire la regione di DNA mutato o mancante, permettendo così alla cellula di avere delle informazioni integre per il corretto funzionamento delle nostre cellule e di conseguenza del nostro corpo umano.
Premesse
Lo sviluppo ed il funzionamento del nostro organismo è determinato da una macromolecola in particolare: il DNA.
Il DNA determina la produzione di proteine che all’interno del nostro organismo svolgeranno specifiche funzioni. Prendiamo per esempio un ormone di natura proteica : l’insulina. Questa viene prodotta da particolari cellule pancreatiche (isole di Langerhans, cellule Beta) allo scopo di stimolare l’ingresso di glucosio nelle cellule insulino-dipendenti. Continua…
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Ammine aromatiche: colorate e versatili nell’industria chimica, pericolose per la salute

di Silvia Barra
In questo articolo andiamo alla scoperta delle ammine aromatiche, composti organici utili in svariati settori industriali (dai coloranti al settore farmaceutico), ma anche molto pericolosi per la salute dell’uomo, in quanto cancerogeni.
Le ammine possono essere considerate dei derivati dell’ammoniaca, in cui uno o più atomi di idrogeno sono stati sostituiti con gruppi alchilici o arilici. Il simbolo generale per una ammina è NR3 dove R rappresenta gruppi alchilici o arilici o atomi di idrogeno.
Il capostipite della famiglia delle ammine aromatiche è l’anilina, un’ammina primaria la cui struttura è quella di un benzene, in cui un atomo di idrogeno è stato sostituito da un gruppo NH2. A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall’odore tipico delle ammine (pesce marcio).

Sintesi dell’anilina
L’anilina può essere prodotta in due modi.
1. Dal nitrobenzene, per riduzione con ingredienti economici, come ferro e acido cloridrico (o mediante idrogenazione catalitica)
2. Per trattamento del clorobenzene con ammoniaca, ad alte temperature e pressioni e in presenza di catalizzatori (in una reazione di sostituzione nucleofila aromatica).
La prima sintesi dell’anilina avvenne partendo da benzene di catrame (che nel XIX secolo si poteva procurare abbastanza facilmente), che veniva ossidato con acido nitrico per formare nitrobenzene, poi ridotto a formare anilina. Continua…
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La trasformazione della ghisa il acciaio

di Giorgio Poli
Quella della trasformazione della ghisa in acciaio può essere considerata un’impresa di grande portata, forse al pari di quella della conquista della luna, luogo dove, indirettamente, l’uomo è stato portato dall’acciaio: cioè un grande passo per lo sviluppo tecnologico dell’umanità!
Che cosa sia, per definizione, l’acciaio lo indica chiaramente la normativa UNI EN 10020, dove si legge: “Si chiama acciaio un materiale in cui il ferro è l’elemento predominante, in cui il tenore di carbonio è di regola minore del 2 % e che contiene altri elementi. … Tale valore del 2 % è il tenore limite corrente che separa l’acciaio dalla ghisa”.  Cioè bisogna trovare il modo di ridurre il tenore di carbonio della ghisa fino ai valori tipici dell’acciaio; meglio se con tale operazione si eliminano anche gli elementi inquinanti già presenti senza aggiungerne altri.
Il problema sembra di facile soluzione, in quanto basta scambiare la funzione degli elementi chimici: se il carbonio viene usato come riducente, per togliere ossigeno agli ossidi, si ottiene la ghisa; se si usa ossigeno per “bruciare “ il carbonio in eccesso, la ghisa diventa acciaio! Si tratta di trovare un modo facile e conveniente per fornire l’ossigeno necessario per bruciare il carbonio in eccesso. Continua…
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