Mancano infermieri, Oss, tecnici di radiologia e laboratorio: la denuncia della Fials Milano

Fials Milano Area Metropolitana: “Situazione critica di personale nella sanità milanese pronti a manifestazioni pubbliche. Mancano infermieri, OSS, tecnici di radiologia e laboratorio”

La denuncia della FIALS Milano area metropolitana è netta.

“Sembra ormai non esserci pace per il personale del comparto sanitario milanese, si conclude con un nulla di fatto l’ultimo incontro avuto in Regione Lombardia tra le organizzazioni sindacali e la Direzione Generale al Welfare, nulla è stato trattato sul fronte delle dotazioni organiche del comparto sanitario, ne concessa nessuna deroga al piano assunzioni delle ASST per l’anno 2109.

La situazione appare ormai lampante agli occhi di tutti, le aziende sanitarie sono ormai in costante difficoltà nella gestione delle risorse umane, chiedendo sempre maggiori sacrifici al personale sanitario del comparto, che si vede costretto ad essere utilizzato come tampone per tutte le carenze del sistema sanitario milanese.

Come organizzazione sindacale abbiamo costantemente evidenziato le carenze organiche nelle varie ASST di Milano e provincia, chiedendo senza riscontro una risoluzione alle problematiche in quanto l’eccellenza del sistema sanitario milanese non può gravare solo ed unicamente sugli sforzi degli operatori sanitari (infermieri, OSS, tecnici di radiologia e laboratorio) che ci lavorano.

Ormai le aziende sanitarie sempre più chiedono sacrifici agli operatori che ci lavorano, costretti a salti riposo, straordinari (la maggior parte non pagati), ma soprattutto a carichi di lavoro sempre più stressanti e non più sostenibili, che incidono anche sulla qualità della vita privata.

La FIALS non può ignorare questo problema che sta ormai dilagando in tutte le realtà ospedaliere, registriamo tra le corsie ospedaliere ogni giorno un malcontento generale, che incide inequivocabilmente sulla qualità dell’assistenza prestata al cittadino.

Non possiamo e non dobbiamo rimanere indifferenti, la FIALS per i motivi sopra descritti e vista la situazione critica ed invariata sulle dotazioni organiche, si vedrà costretta ad indire manifestazioni pubbliche maggiormente incisive con il con il coinvolgimento degli organi di stampa e politica locale.

La FIALS Milano area metropolitana si farà sentire perché è impensabile portare all’esacerbazione di disservizi vari e alla degenerazione di un sistema già precario da tempo”.

Redazione Nurse Times
L’articolo Mancano infermieri, Oss, tecnici di radiologia e laboratorio: la denuncia della Fials Milano scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Rinnovo del contratto per la sanità privata, Cittadini (Aiop): “Volontà comune di trovare una soluzione rapida”

Così la presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata dopo l’incontro con ministero della Salute e sindacati. Questi ultimi hanno sospeso lo sciopero del 20 settembre. Nuova riunione prevista per il 25.

È partito il confronto tra il ministero della Salute, l’Aiop e i sindacati sul rinnovo contrattuale del comparto non medico della sanità privata. È la stessa presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata, Barbara Cittadini (foto), a registrare i primi elementi positivi scaturiti nel tavolo di lavoro che si è tenuto oggi al ministero. Tavolo per il quale si prevede una nuova riunione il prossimo 25 settembre. “Abbiamo registrato – ha detto Cittadini – una grandissima sensibilità al tema del rinnovo contrattuale da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza. Accogliendoci, ha rilevato l’importanza che ha la componente di diritto privato all’interno del Sistema sanitario nazionale, con la volontà anche di addivenire a una soluzione rapida di un tema che a noi imprenditori sta molto a cuore, come del resto sta a cuore alla parte sindacale. Le risorse umane sono un patrimonio preziosissimo delle imprese: consentono, in questo Paese, di erogare prestazioni e servizi di qualità, efficienti, puntuali e tempestivi”.

Come riferito in un precedente articolo, in seguito all’incontro, Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato la sospensione dello sciopero della sanità privata, previsto per il 20 settembre. “Dopo gli scioperi, le mobilitazioni dei mesi scorsi e il positivo interessamento del ministro Speranza, abbiamo preso atto della volontà delle parti datoriali di riprendere le trattative con un incontro il 19 settembre – scrivono in una nota i sindacati -. Al centro, il tema della valutazione delle disponibilità economiche utili alla sottoscrizione del Ccnl e la definizione del calendario di successivi incontri. Nel prossimo incontro, con la definizione di un serrato calendario di appuntamenti, perseguiremo l’obiettivo di procedere celermente al rinnovo del contratto per dare risposte a lavoratori e professionisti della sanità privata accreditata che attendono venga esercitato il diritto al contratto dopo 13 lunghi anni di attesa”.

Redazione Nurse Times

L’articolo Rinnovo del contratto per la sanità privata, Cittadini (Aiop): “Volontà comune di trovare una soluzione rapida” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Nursing Up: “Iscrizione all’Albo degli infermieri vada a carico delle aziende sanitarie”

Lo ha ribadito il presidente De Palma sulla scorta di una sentenza in tal senso del Tribunale di Pordenone.

“Con la sentenza n. 116 del
Tribunale di Pordenone, emessa nel luglio scorso, i giudici hanno stabilito che
la tassa di iscrizione all’Albo professionale degli infermieri deve gravare in
capo al datore di lavoro, cioè l’Azienda sanitaria del Friuli occidentale. Una
pronuncia storica, che cambia il panorama giuridico e permette a noi del
Nursing Up di proseguire con maggior forza la nostra lotta per il
riconoscimento di questo diritto per tutti gli infermieri che rappresentiamo”.
Così Antonio De Palma, presidente
del sindacato Nursing Up, in una
nota.

“Se fino a oggi le cause in materia
avevano dato esito negativo – spiega -, ora è invece avvenuto un ribaltamento
importante, del quale gli altri magistrati sicuramente terranno conto nel
momento di pronunciarsi. In parole povere, la decisione del Tribunale di
Pordenone ha finalmente cambiato le carte in tavola, e quindi il Nursing Up
continuerà a sostenere il diritto degli infermieri pubblici dipendenti a
vedersi sgravati dall’onere annuale della tassa di iscrizione all’Ordine
professionale, che invece, lo abbiamo sempre sostenuto, spetta alle aziende
sanitarie presso le quali gli infermieri effettuano attività esclusiva, come
già il Consiglio di Stato ha deciso che debba essere per gli avvocati pubblici
dipendenti con parere n. 678/2010”.

Conclude De Palma: “Abbiamo pertanto assegnato ai nostri legali il compito di selezionare le aziende da portare in giudizio, dandogli mandato ad agire prontamente. Chiediamo al presidente della Commissione Sanità del Senato che succederà al viceministro Pierpaolo Sileri di integrare il Ddl sull’intramoenia alle professioni sanitarie non mediche con una previsione che risolva definitivamente questo annoso problema, mettendo a carico degli enti datori di lavoro la tassa di iscrizione all’Ordine professionale degli infermieri”.

Redazione Nurse Times

L’articolo Nursing Up: “Iscrizione all’Albo degli infermieri vada a carico delle aziende sanitarie” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Secondo il Tribunale gli Oss possono somministrare la terapia al pari degli infermieri

Il Tribunale del lavoro di Chieti con la sentenza n. 142/2019 stabilisce che compete all’operatore socio sanitario somministrare la terapia farmacologica al pari dell’infermiere

Una sentenza pericolosa quella del Tribunale di Chieti sia per pazienti che per gli stessi operatori sanitari. Una sentenza che può causare un grave precedente

L’infermiere aveva intentato una causa di demansionamento contro la Asl Lanciano Vasto Chieti. Il Giudice del Lavoro lo ha condannato in primo grado ed ora dovrà pagare oltre 7mila euro di spese processuali. Una sentenza che ora L’Associazione di Diritto Infermieristico guidata dal dott. Di Fresco appellerà.

Di seguito le ragioni della sentenza:

Il ricorrente dipendente dell’Asl con inquadramento nella categoria D 0 del CCNL Sanità con mansioni di infermiere “accertare e dichiarare che ha svolto, in via prevalente” per 5 anni “mansioni inferiori in quanto non riconducibili al suo livello di inquadramento in “D” del ccnl applicato al rapporto di lavoro”.

Dichiara “pertanto, l’inadempimento contrattuale della Asl convenuta e, di conseguenza, condannare il datore di lavoro all’esatto adempimento delle sue obbligazioni e, quindi, di adibire il ricorrente a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto; dichiarare, inoltre, il diritto del ricorrente al risarcimento del danno da demansionamento subito a decorrere” dalla data da lui indicata.

A fondamento delle sue domane lo stesso lamentava che per esigenze di servizio e per carenza di personale ausiliario aveva svolto per 5 aani in via prevalente, mansioni riconducibili al profilo dell’Operatore Socio Sanitario.

Instauratosi il contraddittorio, l’azienda resistente si
costituiva in giudizio in contestando la fondatezza dell’avversa domanda e
chiedendone il rigetto, evidenziando che solo alcune delle attività ricomprese
nel profilo O.S.S.. erano state svolte dal ricorrente, ma solo in qualche rara
circostanza e per far fronte a situazioni contingenti.

La causa, istruita con la produzione di documenti, veniva
discussa e decisa all’odierna udienza mediante lettura della presente sentenza
con motivazione contestuale.

Secondo il giudice del lavoro “il ricorso non appare fondato su motivi tali da giustificarne l’accoglimento”.

Secondo i giudici la norma dell’art. 52 del dlgs 165/2001 (prima art. 56 del d.lgs. 29/1993 – così come modificata dall’art. 25 del d.lgs. 80/1998) definisce in maniera esaustiva ed ex novo la disciplina delle mansioni nel lavoro pubblico, costituendo una di quelle “diverse disposizioni” che, a norma dell’art. 2 dello stesso d.lgs., possono derogare alla disciplina civilistica del rapporto di lavoro: di conseguenza, in quest’ambito deve ritenersi radicalmente esclusa l’applicabilità dell’art. 2103 c.c. (che sanciva, prima della riforma del 2015, nell’ambito del rapporto di lavoro privatistico, il diritto del lavoratore a vedersi assegnato “alle ultime mansioni effettivamente svolte”), e deve affermarsi viceversa il diritto del lavoratore ad essere adibito alle mansioni “per le quali è stato assunto o alle mansioni considerate equivalenti nell’ambito della classificazione professionale prevista dai contratti collettivi”.

A questo ultimo proposito, giova altresì ricordare come il vigente C.C.N.L. del Comparto Sanità del 7 aprile 1999 prevede un’articolazione in quattro categorie e in profili – che descrivono il contenuto professionale delle attribuzioni e che possono essere collocati su livelli retributivi diversi (detti “super”) – e non contempla alcuna norma espressa sull’equivalenza; quanto poi al concetto di “profilo”, il comma 5 dell’art. 13 del C.C.N.L. in esame prevede che “ciascun dipendente è tenuto a svolgere anche attività complementari e strumentali a quelle inerenti lo specifico profilo attribuito i cui compiti e responsabilità sono indicati a titolo esemplificativo nelle declaratorie di cui all’allegato 1”.

I giudici, “esaminando le richieste istruttorie formulate in ricorso, può innanzi tutto affermarsi come le stesse non sono apparse idonee a fornire un’adeguata prova che il ricorrente abbia svolto in via prevalente e costante i compiti rientranti nel profilo professionale dell’Operatore Socio Sanitario, inquadrabili al livello Bs del CCNL Sanità: sebbene le allegazioni del ricorso circa la scarsità di personale appartenente a tale ultimo profilo siano piuttosto specifiche – e, peraltro, non contestate da parte resistente – dalla lettura dei capitoli non è possibile evincersi con quale frequenza, in rapporto alle attività tipicamente professionali dell’infermiere e alla durata complessiva dei propri turni di lavoro, il ricorrente sia stato di fatto adibito a mansioni rientranti nell’inquadramento inferiore”.

La richiesta risarcitoria è stata “formulata in maniera senz’altro valutativa, contenendo il riferimento non agli specifici compiti espletati, bensì ad una definizione giuridica (“mansioni riconducibili al profilo di Operatore Socio-Sanitario”) e ad una percentuale – “oltre il 75% del tempo” – del servizio prestato durante i turni, affermazione che non descrive, appunto, la frequenza e la durata delle mansioni, ma presuppone una ricostruzione e un giudizio personale da parte del teste. Le stesse considerazioni valgono per il capitolo n. 10, contenente analoga valutazione e caratterizzato da genericità (il ricorrente, durante i suoi turni di lavoro, avrebbe svolto “anche le attività “tipiche degli OSS” quando questi non erano presenti)”.

Secondo i giudici, il ricorrente aveva portato “una elencazione dei compiti svolti dagli OSS, oltre a dover rilevarsi che la somministrazione di terapie costituisce una attività comune a questo profilo e a quello degli infermieri, se ne rileva il carattere documentale”.

Secondo i giudici “pur contenendo il riferimento allo svolgimento da parte del ricorrente di mansioni di carattere assistenziale/alberghiero ricomprese nel profilo dell’OSS, non consente in alcun modo di discernere se tali mansioni siano state espletate con prevalenza o meno sulle altre mansioni assistenziali sicuramente riconducibili a quelle del profilo di inquadramento”.

“Ove si abbia riguardo al fatto che il turno lavorativo del ricorrente – si legge nella sentenza – ricomprendeva normalmente 8 ore, che questi prestava tutte le predette attività in turno con altri due infermieri (i quali, stando alle stesse deduzioni del ricorso, svolgevano anch’essi in via complementare compiti rientranti nel profilo degli OSS), e, lo si ripete, della mancanza di sicuri riscontri istruttori in ordine alla frequenza e alla durata dell’espletamento di compiti di assistenza ai pazienti non strettamente strumentali ai compiti di assistenza infermieristica, deve escludersi che parte ricorrente abbia assolto all’onere di provare l’incidenza dello svolgimento di compiti riconducibili al profilo dell’OSS in misura tale da non consentire lo svolgimento in maniera prevalente e assorbente dell’attività infermieristica e che possano ritenersi provati i fatti costitutivi del diritto ad ottenere una pronuncia di condanna dell’Asl resistente ‘all’esatto adempimento delle sue obbligazioni’.

Anche a voler, infine, censurare il comportamento dell’amministrazione resistente per non aver ovviato alla carenza di organico che aveva comportato, a carico dell’infermiere, lo svolgimento di compiti propri di un inquadramento inferiore, va, comunque osservato come il ricorrente, senza nulla allegare in ordine alle conseguenze dannose concretamente patite per lo svolgimento di tali compiti, si sia limitato ad affermare apoditticamente che l’illiceità della condotta dell’Asl gli aveva causato un “danno da dequalificazione professionale”.

Tenuto conto che le Sezioni Unite della S.C., già con la sentenza 24.3.2006, n. 6572 (successivamente ripresa anche da Cass. civ., sez. lav., 2.10.2006 n. 21282 e da Cass. civ., sez. lav., 15.9.2006 n. 19965, Sez. L – Cass.Sentenza n. 29047 del 05/12/2017, Cass. Civ., Sez. Lav., 29 mag-gio 2018, n. 13484) avevano evidenziato che il demansionamento costituisce l’inadempimento del datore di lavoro, dal quale però non deriva immancabilmente il danno, e che spetta al lavoratore allegare specificamente circostanze di fatto idonee a dimostrare che tale danno si è verificato e di quale natura esso sia (professionale, biologico ed esistenziale) – e che, dunque, per affermare la fondatezza della domanda risarcitoria non può ritenersi sufficiente la prova del demansionamento, essendo invece necessario che sia offerta la prova, eventualmente anche mediante presunzioni, della sussistenza di circostanze di fatto dalle quali possa desumersi l’esistenza dei danni conseguenti all’inadempimento datoriale – non resta che dare atto dell’assenza di offerta di prova, da parte del ricorrente, in ordine ad un eventuale impoverimento del proprio patrimonio professionale di infermiere o alla perdita di effettive possibilità di ulteriore sviluppo di quello posseduto quale diretta ed immediata conseguenza dello svolgimento di prestazioni assistenziali rientranti nel profilo degli OSS.

Anche sotto tale ultimo profilo, infatti, manca una compiuta descrizione del pregiudizio – patrimoniale o non patrimoniale – lamentato, avendo il ricorrente sostenuto e offerto di provare da un lato di essere stato “percepito come un lavoratore con competenze professionali inferiori a quelle per le quali egli è stato assunto” e dall’altro non di aver perduto la propria professionalità, ma che “La costante adibizione a mansioni differenti da quelle per le quali è stato assunto” ne comportava “il rischio”, senza, tuttavia, allegare a chi fosse riferibile tale “percezione” né tantomeno descrivere in concreto “le proprie competenze professionali” che erano risultate lese dallo svolgimento dei compiti assistenziali rientranti nel profilo dell’inquadramento inferiore”.

Redazione Nurse Times
L’articolo Secondo il Tribunale gli Oss possono somministrare la terapia al pari degli infermieri scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Nursind Bologna: “Riorganizzazione interna al Sant’Orsola senza coinvolgimento dei sindacati”

La segretaria territoriale, Antonella Rodigliano, si dice contraria al taglio di posti letto e allo spostamento di personale, specie infermieristico.

“A seguito
di lavori di rimodernamento di alcuni reparti ospedalieri al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi è
stata avviata la programmazione di una fase di riorganizzazione interna che
prevede l’unione di più reparti, con conseguente inglobamento del personale nei
reparti aggregati che porterà esuberi e dunque spostamenti del personale, in
particolare infermieristico”. Lo afferma Antonella
Rodigliano (foto), segretaria territoriale Nursind, che ha scritto alla direzione aziendale per denunciare la
contrarietà del sindacato.

“Nella prima
fase di elaborazione di tale riorganizzazione – prosegue – interna emergono
diverse criticità operative, che riguardano in particolare il personale
infermieristico, oltre a una corposa riduzione dei posti letto disponibili
rispetto alla situazione attuale. In particolare, la riduzione di posti letti
ad oggi si configurerebbe, secondo indiscrezioni, per lavori di ampliamento del
dipartimento di Oncologia. Tutto ciò comporta anche un avvicendamento e la
rotazione dei coordinatori infermieristici di vari reparti. Rotazione che
avviene in assenza di un regolamento che ne disciplina i criteri e le modalità
strutturate di avvicendamento. E rotazione dei coordinatori da un ambito a un
altro, senza un sistema di regole condivise, quale modalità innovativa ad
elevato impatto sulle performance dell’organizzazione, dimenticando che
l’avvicendamento e la rotazione, se ben strutturate e regolamentate,
favoriscono lo sviluppo delle competenze dei coordinatori e rappresenta uno
strumento di programmazione e un’opportunità, oltre che per i diretti
interessati, anche per la struttura sanitaria ospedaliera”.

E ancora: “Come
se tutto ciò non bastasse, la riorganizzazione interna che si sta programmando
non vede il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali rappresentative degli
operatori sanitari, in particolare degli infermieri, che si ritroveranno a
occuparsi di posti letto per i quali non hanno la formazione specifica. Alcuni
di essi si troveranno a dover cambiare reparto a causa della riduzione dei
posti letto, con una conseguente riduzione di personale infermieristico. Non si
può accettare trasferimenti dai reparti degli infermieri senza un
coinvolgimento sindacale, e non si può accettare la rotazione dei coordinatori
senza la presenza di un regolamento che contenga modalità e criteri, e senza un
avviso interno che dia applicazione al principio di trasparenza, che dovrebbe
essere un principio cardine di tutte le strutture pubbliche”.

Redazione Nurse Times

L’articolo Nursind Bologna: “Riorganizzazione interna al Sant’Orsola senza coinvolgimento dei sindacati” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.