Daniele infermiere a Verona presenta il progetto fotografico per il World Sepsis Day

Il mio nome è  Daniele Emidio Fagone la Zita, Infermiere di Sala Operatoria presso l’ospedale IRCCS Sacro Cuore di Negrar (VR).

Progetto fotografico per il World Sepsis Day –
September 13 th.

Project Ideas: Daniele Emidio Fagone la Zita.

Photografer: Gianpaolo Berretta.

Photo Studio: Essential Studio Gianpaolo Berretta.

Lo scopo del progetto fotografico é quello di favorire e stimolare, nei colleghi infermieri, l’accrescimento per l’impegno nella ricerca infermieristica riguardante la tematica della sepsi.

La prevenzione associata alla ricerca rappresentano un punto essenziale per lo sviluppo della disciplina infermieristica fondamentale per  effettuare interventi assistenziali di documentata efficacia ed evitare  considerevolmente la mortalità.

Il lavoro fotografico cerca di  esprimere al meglio i concetti di tempestività  e celerità, punti cardine della Sepsi. A questo si associano interventi di  qualità volti alla prevenzione, alla diffusione della tematica ed al  riconoscimento precoce dei segni e sintomi.

Redazione Nurse Times
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Grasso addominale: fattore di rischio nello sviluppo di diabete e cardiopatie soprattutto nelle donne

Lo studio svedese è stato pubblicato sulla rivista Nature Medicine

Il tessuto adiposo viscerale è un importante fattore di rischio che contribuisce allo sviluppo del diabete e delle malattie cardiovascolari, soprattutto nelle donne.

La ricerca, condotta presso l’Università di Uppsala su oltre 325mila persone che hanno partecipato alla coorte britannica Biobank, ha anche studiato come la genetica influenza l’accumulo di grasso e ha sviluppato un nuovo metodo per stimare più facilmente il contenuto di grasso viscerale, che può essere utile non solo a scopi di ricerca ma anche più in generale a livello sanitario.

“Per misurare la quantità di grasso viscerale sono necessarie tecniche di imaging diagnostico avanzate e costose. Abbiamo sviluppato un metodo semplice che invece stima la quantità di grasso addominale profondo di un individuo in base ad altri parametri, più facilmente misurabili rispetto al grasso viscerale stesso e che può essere utilizzato nella maggior parte delle cliniche”. Commenta Torgny Karlsson uno degli autori dello studio presso il Department of Immunology, Genetics and Pathology dell’Università di Uppsala, in Svezia.

Il grasso viscerale, quello immagazzinato intorno agli organi addominali e intorno all’intestino, è noto per essere associato a un rischio maggiore di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari. Nel nuovo studio i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno dimostrato, utilizzando i dati genetici, che esiste un’effettiva relazione causale tra grasso viscerale e aumento del rischio di diabete, infarto, ipertensione e iperlipidemia.

Il metodo ha anche permesso ai ricercatori di studiare gli effetti del grasso viscerale su una scala molto più ampia di prima.

“Siamo rimasti sorpresi dal fatto che il grasso viscerale fosse maggiormente legato al rischio di malattia nelle donne rispetto agli uomini” ha commentato la coautrice Åsa Johansson, professore associato di epidemiologia molecolare dell’Università di Uppsala.

“L’aggiunta di un chilogrammo aggiuntivo di grasso viscerale può aumentare il rischio di diabete di tipo 2 più di sette volte nelle donne, mentre la stessa quantità di accumulo di grasso aumenta il rischio di solo poco più di due volte negli uomini”.

Oltre 200 geni coinvolti

I ricercatori hanno anche scoperto che il rischio di malattia aumenta più rapidamente nelle persone con quantità piccole o moderate di grasso addominale profondo, ma non altrettanto quando ingrassa una persona che già presenta grandi quantità di grasso nell’addome.

“Gli effetti non lineari come questo sono molto interessanti da studiare e possono aiutarci a comprendere la biologia alla base del legame tra grasso viscerale e malattia” ha affermato Karlsson.

Gli scienziati hanno esaminato milioni di posizioni nel genoma per identificare i geni che influenzano la quantità di grasso viscerale e hanno trovato più di duecento geni diversi. Tra questi c’era una grande proporzione di geni collegati al comportamento, suggerendo che il principale fattore che contribuisce all’obesità addominale sia un’eccessiva alimentazione e lo scarso esercizio fisico. Ci sono tuttavia differenze individuali nel modo in cui il grasso viene distribuito nel corpo e una persona che sembra non essere in sovrappeso potrebbe comunque aver accumulato una quantità dannosa di grasso viscerale.

“I risultati di questo studio potrebbero consentirci di semplificare le misurazioni del grasso viscerale e quindi di identificare più facilmente le persone ad alto rischio di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari”, ha concluso Karlsson.

Redazione Nurse Times

Fonti

Karlsson T et al. Contribution of genetics to visceral adiposity and its relation to cardiovascular and metabolic disease. Nature Medicinevolume 25, pages1390–1395 (2019).

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Permessi per allattamento al padre lavoratore: interviene il Consiglio di Stato

Respinte le ragioni dell’Inps. Ecco i casi in cui il papà si sostituisce alla mamma, anche se lei è casalinga.

II padre lavoratore ha diritto ai permessi
giornalieri per allattamento – entro l’anno di vita del bambino – in alcuni
ben determinati e circoscritti casi: morte o grave malattia della madre, affidamento
esclusivo al padre, madre lavoratrice non
dipendente (autonoma o professionista), madre che rinuncia per iscritto ai
permessi per travasarli sul marito. In questa logica, come si pone la madre donna casalinga? Dopo molti anni in cui
è stato negato il diritto del padre, è intervenuto il Consiglio di Stato (sentenza 4298/08), stabilendo che i casi in cui
la madre “non sia lavoratrice
dipendente” sono comprensivi anche del caso in cui svolga lavoro casalingo.

Da questa base l’Inps
ha tratto la convinzione che tale diritto dovesse essere condizionato. In altre
parole: va bene il diritto dell’uomo, ma solo se la madre ha un’oggettiva impossibilità di dedicarsi alla cura del neonato perché impegnata
in altre attività, quali accertamenti sanitari, partecipazione
a pubblici concorsi, ecc. Attività, peraltro, anche da documentare (esempio:
documentazione medica, attestato di partecipazione a corsi e concorsi, e
simili). Questa posizione non è però stata avallata dal ministero del Lavoro, che ha
ribadito come l’Inps non debba chiedere alcuna documentazione in merito alle
ragioni che hanno impedito alla madre di occuparsi del bambino e che hanno
quindi reso necessario l’intervento del padre. Né esiste una norma che imponga
di provare e documentare le ragioni che impediscono alla madre lavoratrice non dipendente di occuparsi del bambino.

Conclusione? La richiesta dell’Inps di presentare, nelle sole
ipotesi in cui la madre sia casalinga, documenti attestanti l’effettiva
impossibilità della stessa di occuparsi del figlio, non appare supportata da
alcuna disposizione normativa in tal senso. Neanche in via interpretativa può
essere avallata tale richiesta, in quanto una simile interpretazione può
facilmente ingenerare questioni di costituzionalità per evidente disparità di trattamento dei soggetti
destinatari della norma, cioè le lavoratrici non
dipendenti, rispetto a tutte le altre.

Va ricordato che i permessi hanno diversa durata a seconda
del quotidiano orario di lavoro. Primo: sono di
due ore se si lavora per almeno sei
ore al giorno. Queste due ore devono essere contrattate con il datore di lavoro, ma di fatto è il genitore a scegliere. In linea di massima
vengono scelte le prime due o le ultime due ore di lavoro, per evitare un andirivieni tra azienda e casa. Secondo:
sono di un’ora se l’orario giornaliero è inferiore a sei ore. Terzo: se in
azienda c’è l’asilo nido (oppure un asilo nido viciniore convenzionato), quelle
indicate vengono dimezzate (o un’ora o due mezze ore). Quarto: se il parto è
gemellare, le ore diventano quattro e due di esse possono essere richieste dal
padre in concomitanza con le due della madre.

Redazione
Nurse Times

Fonte: La Stampa

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“Noi malati di Sla ignorati dalla Regione Campania”

La denuncia di Antonio Tessitore: “Gli infermieri che ci assistono sono pagati con grave ritardo”.

Infermieri pagati con estremo ritardo, anche “di un anno” e “ingabbiati
in normative burocratiche che rendono una situazione delicata ancora più
difficile”. È questa la denuncia di Antonio
Tessitore, 43enne malato di Sla che
ieri mattina è sceso in piazza a Villa
Literno (Caserta) per far sentire la propria voce, quella che riesce a
produrre solo grazie al sintetizzatore vocale.

Nonostante le difficoltà Tessitore non si arrende, non si è
mai arreso nel corso della sua vita, nemmeno quando la «bestia» della Sla ha bussato alla sua porta. Così, ancora una
volta, vuole cercare di far valere i propri diritti e quelli delle altre
persone che si trovano nelle sue condizioni: “Gli infermieri che si
occupano di me vengono pagati con estremo ritardo, ma soprattutto sono bloccati
in questioni burocratiche che non permettono loro di eseguire assistenza, se
non entro certi limiti e orari”. Tessitore, per vivere, ha necessità dell’assistenza
sanitaria degli infermieri, ma ha bisogno anche
di assistenti materiali: “Questi ultimi sono sottopagati – scrive Tessitore
attraverso messaggi WhatsApp – perché la cooperativa non viene pagata da almeno
cinque anni dal Comune di Villa Literno”.

In realtà la situazione è ancora più complessa, perché per
quanto riguarda il 2015 e gli anni precedenti la competenza di erogare i fondi
per la cooperativa «spetta all’Ambito,
dato che il Comune era in dissesto in quegli anni», spiega il sindaco di
Villa Literno, Nicola Tamburrino,
che aggiunge: «Per quanto riguarda le
annualità dal 2016 al 2018 abbiamo sottoscritto un accordo transattivo con
l’Ambito e da agosto abbiamo cominciato a pagare regolarmente». Inoltre è
lo stesso Tamburrino a sottolineare che proprio l’amministrazione eroga già «un contributo mensile per Tessitore e per
un’altra persona che pure ne ha necessità».

In ogni caso la situazione per Antonio non cambia. “Questo
tipo di personale – racconta – mi è indispensabili per vivere. In pratica,
agiscono come se fossero una sola persona. Assistenza che non mi può dare alcun
membro della mia famiglia”. È stata questa situazione a spingere il 43enne in
piazza, dove si è impegnato anche a raccogliere fondi per la ricerca in
occasione della Giornata mondiale della
Sla. Assistito proprio dagli infermieri e da altri
operatori, Antonio ha chiesto aiuto per se stesso e per tutti coloro che si
trovano nelle sue condizioni, denunciando uno scarso interesse da parte delle
istituzioni regionali. “Circa un anno – scrive ancora – fa ho avuto un incontro
con Gennaro Oliviero, ex
responsabile della sanità casertana. In quella circostanza ho avuto tante
promesse, ma pochi fatti. Circa due mesi fa ho incontrato Stefano Graziano, presidente della Commissione Sanità della Regione
Campania. Anche in questo caso ho ricevuto rassicurazioni, ma al momento non è
stato fatto ancora nulla».

È lo stesso Graziano ad assicurare l’impegno verso Tessitore
e, in generale, verso i malati di Sla: «Dopo
averlo incontrato, mi sono interessato appena c’è stata la nomina del nuovo
dirigente generale dell’Asl Caserta, Ferdinando
Russo».

Redazione
Nurse Times

Fonte: Il Mattino

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Cascina, rubato defibrillatore: Opi Pisa ne compra un altro

Così l’Ordine degli infermieri rimedierà all’ignobile gesto di chi ha portato via lo strumento donato dalla famiglia di una ragazza morta per un problema cardiaco.

Opi
Pisa donerà un nuovo defibrillatore
semiautomatico in sostituzione di quello che è stato rubato alcuni giorni
fa. È una buona notizia e arriva dopo giorni di delusione e rabbia, sentimenti provati
dalla comunità di San Lorenzo a Pagnatico, frazione di Cascina,
quando è stato scoperto il furto. Per l’Ordine degli infermieri è anche un modo
per stare vicini alla famiglia di Valeria
Vanni, morta nel sonno a soli 15 anni per un problema cardiaco. A donare il
defibrillatore, poi rubato, era stata infatti la famiglia di Valeria con l’associazione
onlus “Un cuore che Vale”.

Il giorno della donazione, il 25 agosto scorso, c’era stata
una festa durante la sagra del paese per non dimenticare la sfortunata ragazza.
Il padre, Luca Vanni, lavora come infermiere all’ospedale Lotti di Pontedera. Negli
ultimi giorni in tanti gli hanno dimostrato vicinanza e solidarietà. Il furto,
oltre a suscitare amarezza, non può non far pensare a come si siano sentiti i
famigliari di Valeria quando hanno saputo che ignoti avevano rubato il
defibrillatore donato in suo ricordo. I colleghi infermieri hanno così
deciso di donare un altro defibrillatore, sperando in questo modo di curare al
più presto la ferita lasciata dai ladri.

La decisione è stata presa. Ora è solo questione di attendere
i tempi tecnici per l’acquisto e poi la donazione potrà concretizzarsi. Nel
frattempo resta sempre valido l’appello ai ladri. Chi ha portato via il
defibrillatore è invitato a restituirlo. Sarebbe sufficiente un gesto di buona
volontà per farlo ritrovare. Intanto vanno avanti anche le indagini della
polizia municipale, nella speranza di riuscire a rintracciare i colpevoli. Il
paese è ancora sbigottito per quello che è successo, a cominciare dal comitato
Slap ’89, che aveva partecipato all’installazione del defibrillatore.

Redazione
Nurse Times

Fonte: Il Tirreno

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