L’invulnerabile batterio di Atacama che ci aiuterà a combattere infezioni e cancro

L’analisi del suolo desertico dell’Atacama, in Cile, ha rivelato un tesoro di batteri che potrebbe aiutare la ricerca scientifica a combattere alcune malattie. A raccontarlo è uno studio pubblicato su Extremophiles nel 2017 e condotto da un team di ricercatori guidato da Juan Asenjo (Universidad de Chile), Alan Bull (Kent University), Michael Goodfellow (Newcastle University) e Marcel Jaspars  (Aberdeen University). 
Nel corso del 2018 quarantasei molecole sono state isolate da alcuni batteri che popolano il deserto più estremo del pianeta, la distesa di dune dell’Atacama. Alcune di queste molecole hanno mostrato importanti proprietà antibiotiche, antivirali e anticancro.
In che modo il più antico e arido deserto del mondo, sottoposto a livelli estremi di radiazioni ultraviolette, può aiutarci a combattere alcune tra le malattie più pericolose? Michael Goodfellow, microbiologo della Newcastle University,  sostiene che è proprio l’inospitalità di questo luogo la risposta alla domanda. “La premessa di partenza era: viste le condizioni estreme che il deserto di Atacama presenta,  gli organismi devono per forza di cose adattarsi”.
Nel 2008 viene consegnato a Goodfellow un campione di terreno prelevato da un’area centrale ‘iper-arida’ del deserto, cioè da una zona in cui si suppone non piova da diversi milioni di anni. Una zona da considerare totalmente inospitale.
“Francamente, non ci aspettavamo di isolare nulla”, ha ammesso Goodfellow. Tuttavia, con grande sorpresa dello scienziato, da quel campione si riuscì a far crescere una popolazione diversificata di batteri, dando avvio ad un decennio di ricerche sulla fauna microbica del deserto sudamericano. Ne ha parlato anche la BBC.
Ad attirare l’attenzione è stato uno specifico produttore di spore che pare trovarsi a suo agio in questa distesa di dune roventi: si chiama actinobacteria. Gli actinobacteria sono famosi tra i microbiologi per la loro capacità di secernere composti chimici organici noti come ‘metaboliti secondari’. Composti che li aiutano a respingere i microbi rivali.
Lo Streptomyces griseus, una specie di actinobacteria rintracciabile e reperibile in qualsiasi giardino, se collocato all’interno di una colonia di mycobacterium tubercolosi rilascia una sostanza chimica che impedisce ai suoi ‘fratelli unicellulari’ di coltivare le proteine di cui necessitano per sopravvivere.
Quando gli scienziati della Rutgers University riuscirono a isolare questa sostanza chimica – siamo nel 1944 – ne ricavarono il primo trattamento antibiotico per la tubercolosi. Un trattamento che ha garantito una cura salva-vita per centinaia di milioni di pazienti.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno esplorato il mondo alla ricerca di habitat sempre più ostili. E hanno trovato, contro ogni previsione, diverse colonie di batteri in attività. Alcune di loro si sono ‘appaesate’ in Islanda, all’interno di crateri vulcanici appena eruttati. Altre sono state ritrovate, ancora dormienti, nel permafrost siberiano. Ma non è tutto.
Nel 1998 un sommergibile giapponese in esplorazione nella Fossa delle Marianne (11 mila metri di profondità) ha individuato dei batteri in grado di prosperare ad una pressione 700 volte superiore rispetto a quella della superficie terrestre.
E nel 2009 la geomicrobiologa Jill Mikucki ha annunciato la scoperta di una popolazione di microbi sopravvissuti per milioni di anni sotto 400 metri di ghiaccio in Antartide. Questo grazie alla loro capacità di ricavare energia dai depositi di ferro presenti.  
Il ruolo di queste ricerche
Questo tipo di ricerche ha ridefinito la consapevolezza umana dell’ambiente circostante. Ha fatto luce sui modi ingegnosi grazie a cui i batteri si sono evoluti per sopravvivere nei luoghi ostili che popolano.  Si tratta di batteri che oggi possono essere alleati dell’uomo per combattere la resistenza agli antibiotici raggiunta da altri super batteri. Super batteri, responsabili di centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo ogni anno, che l’OMS definisce “una delle più grandi minacce a salute, sicurezza alimentare e sviluppo globale”.
I microbiologi di tutto il mondo stanno costruendo una biblioteca sempre più grande sui composti chimici che presentano proprietà bioattive.
Molti scienziati sostengono l’importanza di continuare l’esplorazione del mondo naturale per aggiornare la loro conoscenza in campo biochimico. Questo approccio si chiama ‘bioprospettiva’. Tra i suoi sostenitori c’è anche Marcel Jaspars, chimico dell’Università di Aberdee. A suo avviso “il 70% – 75% di tutti gli antibiotici provengono dalla natura. Dovremmo cercare di capire ancora più a fondo come in natura vengono prodotte certe molecole, come la natura le trasforma e come da queste possiamo effettivamente ricavarne composti antibiotici”.
Molte delle molecole estratte da questi ‘batteri estremi’ probabilmente non diventeranno mai farmaci. Per ogni antibiotico che cambia (e salva) il mondo, come la penicillina, gli scienziati hanno dissotterrato centinaia e centinaia di composti chimici. Di questi molti o sono troppo tossici o semplicemente non sono abbastanza efficaci da essere fruibili in campo medico.
Le potenzialità del batterio cileno
I batteri isolati dal suolo desertico nel nord del Cile, invece, potrebbero non solo fornire antibiotici ma anche nuovi tipi di protezione solare e catalizzatori industriali. Secondo la microbiologa cilena Cristina Dorador, esperta di microbioma Atacama, “dovremmo apprezzare anche la capacità di questi batteri di resistere ad un alto taso di aridità e salinità. E questo perché potrebbe aiutare le piante a crescere in condizioni molto ostili”.
Dorador sostiene che bisognerebbe realizzare studi sulla capacità di questi batteri a metabolizzare la materia inorganica: “Ciò offrirebbe uno spunto da investire nell’industria mineraria del rame in Atacama, che costituisce la spina dorsale dell’economia cilena”. Infatti l’adattamento dei batteri al loro ambiente desertico potrebbe renderli particolarmente adatti ad aiutare l’uomo nell’attività estrattiva.
Il mondo dei batteri è (ancora) un mondo sconosciuto
Oggi i ricercatori potrebbero aver guardato solo ad una piccola parte del potenziale dell’Atacama. Ad oggi solo l’1% di tutti i microrganismi nel mondo naturale sono stati isolati e coltivati. Tuttavia le nuove tecniche di sequenziamento genetico stanno aiutando ricercatori come la Dorador ad avere una percezione più attendibile degli esseri microscopici che popolano la Terra.
“Sappiamo che sono lì, sappiamo che disponiamo di una grande diversità microbica ma non conosciamo pienamente il suo potenziale – sottolinea la studiosa. Eppure nel deserto dell’Atacama c’è davvero un intero universo microbico da scoprire”.

Scoperte nuove possibili cause della sindrome che causa le cisti ovariche

L’espressione anomala delle proteine della neurochinina B e kisspeptina, così come dei loro recettori, potrebbe essere associato alla sindrome dell’ovaio policistico (Sop). Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio condotto dal Centro Ivi Siviglia, insieme all’Instituto de Investigaciones Quimicas, e pubblicato sul Journal of Assisted Reproduction & Genetics. La presenza e la funzione delle proteine studiate a livello dell’ipotalamo è stata ampiamente descritta, trattandosi di regolatori essenziali dell’asse ormonale riproduttivo.
La novità di questo studio consiste principalmente nel fare luce sul loro ruolo a livello molecolare nell’ovaio, ossia su come vengono fabbricati o sintetizzati e qual è la loro funzione lì, oltre alla loro possibile implicazione nel Sop. In questo studio sono state coinvolte, da una parte, 43 pazienti con trattamenti di riproduzione assistita e affette da SOP e, dall’altra, 46 donatrici di ovuli.
Le donne di entrambi i gruppi sono state sottoposte ad un trattamento di stimolazione ovarica controllata per indurre lo sviluppo e la maturazione di follicoli ovarici multipli – le strutture in cui maturano gli ovuli. L’ipotesi dell’equipe di ricerca era che, se l’espressione della neurochinina B, la kisspeptina e/o i loro recettori risultava alterata nelle pazienti affette da SOP rispetto alle donatrici fertili, questo poteva rappresentare un fattore genetico coinvolto nell’insorgenza della malattia.
“Per questo – spiega Victor Blasco, principale ricercatore dello studio ed embriologo di Ivi Siviglia – abbiamo analizzato i livelli di espressione di questi geni nel liquido follicolare ed effettivamente abbiamo riscontrato che erano alterati nelle pazienti affette da SOP rispetto alle donatrici. Questi livelli anomali potrebbero contribuire allo sviluppo follicolare anomalo e ai problemi di ovulazione osservati in queste pazienti”. Aggiunge Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma : “Tale scoperta potrebbe aprire la porta allo sviluppo di farmaci che consentano di correggere la sintomatologia della malattia. Nelle fasi successive del lavoro sarà studiato se l’espressione di questi geni sia presente anche nei casi di avanzata eta’ materna, endometriosi e bassa risposta ovarica”.

Assalto dei no-vax alla foto dei figli di Speranza a scuola

Una foto di Roberto Speranza, neo ministro della Salute, di spalle mentre accompagna per mano i due figli a scuola, con tanto di citazione di Jovanotti “E’ per te la campanella a scuola. E’ per te ogni cosa che c’è…”, è sufficiente per scatenare la consueta ridda di commenti “no vax” sulla sua bacheca.
Sotto al post pubblicato dal ministro questa mattina, oltre a svariati commenti di auguri e di apprezzamento, sono diversi gli interventi di altro tenore, conditi dai soliti punti esclamativi e lettere maiuscole: “Sarebbe bellissimo che tutti i genitori potessero provare l’emozione del primo giorno di scuola… purtroppo grazie alle 119/17 i bimbi vengono esclusi senza pensare minimamente ciò che questo provoca…”, scrive Veronica. “Buon anno scolastico ai suoi figli!! MA SI RICORDI CHE TUTTI DEVONO AVERE IL DIRITTO DI ANDARE A SCUOLA!! NESSUNO ESCLUSO!!”, commenta Marika. E ancora, Maria: “E’ un’emozione portare i bimbi a scuola. Scuola aperta a TUTTI! vaccinati, poco vaccinati, non vaccinati, TUTTI!”.
Sara fa un discorso piuù articolato: “Buon fine anno scolastico a tutti bambini che non hanno potuto frequentare la scuola grazie al decreto lorenzin… Perché non segnalare questi bimbi con una stella gialla come si faceva in passato? “Tu non puoi entrare” libertà di scelta sé c’è rischio non ci può essere obbligo… le vaccinazione sono importanti, bisogna fare una campagna informativa…però bisogna essere Liberi di poter scegliere!!!!”. Mentre Lorella va dritta al punto: “La campanella lei forse non lo sa. E’ STATO IN ITALIA IN QUESTI ULTIMI 2 ANNI?…PERCHE’ LA CAMPANELLA NON SUONA X TUTTI..SI ATTIVI ALLORA E VEDA COSA C’E’ SOTTO QUESTA LEGGE…”.
Ulteriore conferma che il tema vaccini, come per il suo predecessore Giulia Grillo, sarà un banco di prova impegnativo per Speranza. Attualmente è rimasta in vigore la legge Lorenzin, che prescrive dieci vaccini obbligatori pena la non iscrizione all’asilo nido e multe per i genitori dei bambini più grandi, mentre è rimasto congelato in commissione Sanità del Senato, dopo l’estate di crisi di governo, il provvedimento che introdurrebbe il cosiddetto “obbligo flessibile”, cioè da modulare in base ai dati epidemiologici, criticato però da numerose realtà del mondo medico-scientifico secondo cui, in poche parole, sarebbe come introdurre l’obbligo di cinture di sicurezza dopo aver fatto l’incidente.

Google mette a bando la pubblicità delle cure mediche “non approvate o sperimentali”

Google mette al bando le pubblicità di cure mediche “non approvate o sperimentali”, comprese la maggior parte delle terapie geniche o con cellule staminali. “Alcuni contenuti relativi all’assistenza sanitaria non potranno essere visualizzati negli annunci in alcun modo, mentre altri potranno essere promossi solo se l’inserzionista ha la certificazione Google pertinente e indirizza i propri annunci solo verso i Paesi ammessi”, spiega Google nella sua nuova linea guida pubblicata.
La società – prosegue la controllata di Alphabet – è regolata da norme pubblicitarie in materia di assistenza sanitaria e medicinali, pertanto garantisce che le pubblicità che compaiono sul suo sito Web “debbano essere conformi alla legge e agli standard di settore corrispondenti”. “Prendiamo molto sul serio le violazioni di questa politica (ad esempio, attività criminali o pubblicità ingannevoli) e le consideriamo gravi, poiché rappresentano un rischio per la sicurezza dei nostri utenti o delle loro proprietà”, avverte. Per determinare se un inserzionista o un sito web di destinazione viola questa politica, Google potrà esaminare le informazioni provenienti da varie fonti, tra cui annunci, siti, account e altre fonti di terze parti. 
Il gigante di Internet ha preso questa decisione dopo aver notato – spiegano dall’azienda – “un aumento degli attori malintenzionati” cercando di trarre vantaggio dai pazienti offrendo “trattamenti ingannevoli e non dimostrati”. “Questi trattamenti possono portare a esiti pericolosi per la salute e non possono avere spazio sulle nostre piattaforme. Proibiremo la pubblicità di trattamenti che non hanno una base biomedica o scientifica consolidata”.
In alcune pubblicità, le cliniche che usano cellule staminali hanno detto ai pazienti che i loro trattamenti possono aiutarli con malattie come la degenerazione maculare, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la sclerosi multipla e le malattie polmonari degenerative. Scienziati e associazioni mediche hanno criticato il fatto che queste compagnie intendono approfittare delle speranze di pazienti gravemente malati. 

Cosa sappiamo sulle cure a cui sarà sottoposto Michael Schumacher a Parigi

Da stamattina Michael Schumacher viene sottoposto a cure innovative anti-infiammatorie nell’ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi, dove è stato ricoverato ieri pomeriggio. Lo riferiscono fonti di stampa d’Oltralpe, sottolineando a quasi 6 anni dal suo tragico incidente “il mistero totale attorno alle condizioni di salute” del sette volte campione del mondo tedesco di Formula 1. Altrettanto “segrete” le cure che riceverà tra oggi e domani nell’unità di sorveglianza continua del reparto di chirurgia cardiovascolare dell’ospedale sito nella XV circoscrizione della capitale francese.
Scortato ieri da un ingente dispositivo di sicurezza, a bordo di un’ambulanza gialla e blu con targa svizzera, il campione oggi 50enne è stato affidato al professore Philippe Menasché, eminente chirurgo cardiaco di 69 anni, pioniere della terapia cellulare per curare l’insufficienza cardiaca. Menasché è anche membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto del cervello e del midollo spinale presso l’ospedale parigino Pitiè-Salpetriere, dove lavora con il professore Gerard Saillant, presente anche lui al Pompidou dopo il ricovero di Schumacher.
Nel 2014 il professore Menasché ha praticato un trapianto di cellule cardiache embrionali su una paziente affetta da insufficienza cardiaca, un primato mondiale. Da allora il chirurgo ha compiuto nuove sperimentazioni che consistono in iniezioni per endovena di cocktail di secrezioni terapeutiche preparate in laboratorio utilizzando cellule cardiache ultra giovani, a loro volta provenienti da cellule staminali speciali. Una nuova ‘via’ che Menasché sta attualmente testando sugli animali. Il quotidiano ‘Le Parisien’, che per primo ha dato la notizia, ha riferito che l’ex pilota “beneficerà di infusioni di cellule staminali diffuse nell’organismo per ottenere un’azione antinfiammatoria sistemica, cioè in tutto il corpo”.
Il “trattamento dovrebbe iniziare martedi’ mattina e il paziente che dovrebbe lasciare l’ospedale mercoledi’,” ha aggiunto il giornale, secondo il quale il tedesco “ha fatto almeno due visite all’ospedale europeo Georges-Pompidou la scorsa primavera”. Cure coperte dal segreto medico sulle quali la direzione dell’Assistenza pubblica Ospedali di Parigi non si è pronunciata in via ufficiale. Schumacher non è stato visto in pubblico da quando è rimasto ferito in un incidente sciistico il 29 dicembre 2013 a Meribel (Alpi francesi).
Da allora quasi nessuna informazione è filtrata sul suo stato di salute. Silenzio osservato sia da fonti sanitarie che dai famigliari dell’ex campione di Formula 1, la cui ultima comunicazione su Facebook risale allo scorso 3 gennaio, in occasione dei 50 anni di ‘Schumi’. “Siate sicuri che lo abbiamo affidato ai più competenti e facciamo tutto quello è umanamente possibile per aiutarlo”, recitava il post.
Che il trattamento a cui verrà sottoposto Schumacher a Parigi sarà di carattere neurologico e riguarderà quindi il sistema nervoso centrale, il cervello e non necessariamente il cuore è convinto Giulio Pompilio, vicedirettore scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS, di Milano. “Conosco molto bene il professor Menasché – ha detto Pompilio – e so che è impegnato in diversi filoni di ricerca che riguardano le cellule staminali. Non so cosa abbia in mente di preciso ma posso farmi un’idea conoscendo il suo lavoro”.
I filoni su cui si divide l’attività di ricerca del professor Menasché sono essenzialmente due. Il primo riguarda un lavoro ancora in fase di trial sperimentale sulle cellule staminali per la creazione di patch, di cerotti biologici da applicare sul muscolo cardiaco nella speranza di fargli recuperare la funzionalità contrattile. Il secondo filone invece riguarda l’impiego di cellule mesenchimali. Queste ultime sono però utilizzate per le loro capacità di rafforzare il sistema immunitario e loro proprietà antiinfiammatorie.
“Nel caso di Michael Schumacher credo però – conclude Pompilio – che ci troviamo di fronte ad un altro tipo di problema, di natura più neurologica che non direttamente cardiologica. Per questo credo che se vorremo capire meglio il tipo di trattamento cui verrà sottoposto dovremmo immaginare a qualcosa che ha riguardo proprio questo ambito specifico, di cui comunque il professor Menasché è ampiamente competente”.