Vietato distrarre gli infermieri: lo dice la nuova casacca color arancio

I colleghi che somministrano la terapia nel Polo ospedaliero dell’Asl Roma 4 indosseranno una nuova divisa allo scopo di prevenire errori.

“Terapia in corso. Non distrarre”. È la scritta che comparirà nei prossimi giorni su una casacca di segnalazione color arancio degli infermieri, durante il processo di somministrazione della terapia nel Polo ospedaliero della Asl Roma 4. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Cure sicure”, che l’Azienda sanitaria ha intrapreso con il contributo della Fondazione Cariciv e che ha lo scopo di prevenire l’errore nella somministrazione della terapia farmacologica attraverso il monitoraggio e la prevenzione delle interruzioni o distrazioni.

“Le evidenze scientifiche – spiega 1’Asl – riportano che gli eventi avversi dovuti a errore in corso di terapia farmacologica sono la causa di danno più frequente nei pazienti ospedalizzati. Le interruzioni e le distrazioni sono percepite dagli infermiericome la causa principale di errore durante la somministrazione del farmaco. Gli infermieri,durante la preparazione e la somministrazione della terapia farmacologica, non devono essere mai interrotti, in quanto la frequenza delle interruzioni provoca esiti clinici gravi. La casacca di segnalazione non vuole rappresentare una barriera tra gli infermieri e i pazienti/famigliari, ma uno strumento per garantire la loro sicurezza”. Il Dipartimento delle Professioni sanitarie e sociali della Asl Roma 4, in collaborazione con la direzione strategica e la direzione sanitaria “intende favorire maggiori cultura e consapevolezza sulla gestione del rischio clinico”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Messaggero

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Status di pubblici ufficiali a medici e infermieri: c’è… Speranza

Roberto Speranza, nuovo ministro della Salute, ha già firmato una proposta di legge in tal senso per arginare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Presidi di polizia negli ospedali, qualifica di pubblici ufficiali a medici e infermieri. Sono state tante, in questi anni, le proposte per superare l’emergenza (che tale più non è, visto che dura ormai da troppi anni) delle aggressioni al personale sanitario nel Napoletano. In prefettura i tavoli sono stati tanti, così come gli incontri pubblici di ordini e sindacati e gli appelli di chi ogni giorno vive in “trincea”.

Qualcosa, però, ora potrebbe davvero cambiare. I cambiamenti legislativi tanto attesi da più parti potrebbero, con il nuovo Governo, essere realtà. La… speranza arriva dal nome fatto ieri dal premier Giuseppe Conte per il ministero della Salute: Roberto Speranza (foto), appunto. Già perché il rappresentate di Leu nel nuovo esecutivo giallo-rosso ha firmato nello scorso luglio la proposta di legge presentata alla Camera per l’attribuzione dello status di pubblici ufficiali a medici e infermieri. La prima firmataria della proposta, non a caso, era stata una campana: Michela Rostan.

D’altronde il tema è molto sentito in Regione. Tra gli altri
firmatari, oltre al neo-ministro e altri esponenti di Liberi e Uguali, anche un
rappresentate del Partito Democratico che di sanità ne sa tanto, visti gli anni
di lavoro come medico: Paolo Siani.
Insomma, i campani Siani e Rostan potrebbero farsi sponsor con il neoministro
targato Leu (lo stesso gruppo della Rostan) per sottolineare l’emergenza delle
aggressioni al personale sanitario a Napoli e in tutta la Campania.

Gli appelli degli ultimi anni per l’approvazione di questa
legge, così come per i presidi di polizia negli ospedali e per un intervento
che faccia superare la carenza di personale, potrebbero quantomeno ricevere
un’attenzione maggiore. Quanto sarà realizzato nella realtà, poi, è tutto da
vedere. Le richieste di un intervento legislativo si sprecano. Già nei giorni
scorsi il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, aveva dichiarato al quotidiano Roma: «Chi si macchia di comportamenti aggressivi
e violenti contro i professionisti della sanità deve essere punito. È
necessaria la certezza della pena, altrimenti abbiamo le armi spuntate. Allo
stato attuale, medici, infermieri e
tutto il personale degli ospedali sono come punch ball contro cui scagliarsi,
con la certezza di farla franca. L’Asl è pronta anche a costituirsi parte
civile, così da sanzionare anche economicamente chi non sa stare in ospedale».

Ieri ancheCiro
Carbone, presidente di Opi Napoli,
ha chiesto un intervento al nuovo Governo: «Chiediamo
al nuovo Esecutivo di intervenire subito con una legge a tutela degli infermieri, dei medici, degli
operatori della sanità. Un provvedimento atteso da tempo e non più rimandabile,
vista la recrudescenza degli attacchi e delle violenze nei luoghi di cura. Ai
nuovi ministri della Salute e dell’Interno chiederemo che i luoghi di cura siano
costantemente presidiati da forza dell’ordine per garantire le necessarie
sicurezza e serenità per chi quotidianamente rischia l’incolumità per svolgere
il proprio impegno di lavoro nel curare chi soffre e nel salvare vite umane».

Redazione Nurse Times

Fonte: Roma

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Sei anni fa moriva Paola Labriola: l’Ordine dei medici di Bari ricorda la psichiatra uccisa da un paziente

Filippo Anelli chiede al governatore pugliese Michele Emiliano “un impegno supplementare per tutelare tutti coloro che ogni giorno si prodigano nel difendere la salute dei cittadini”.

Ieri, 4 settembre, è ricorso
il sesto anniversario della scomparsa di Paola
Labriola (foto), la psichiatra aggredita e uccisa da un paziente nel
2013, mentre era di turno al Centro di salute mentale di Bari. Un anniversario
che l’Ordine dei medici del capoluogo pugliese celebrerà venerdì 13 settembre
con l’annuale Giornata contro la
violenza sugli operatori sanitari in memoria di Paola Labriola, organizzata
in collaborazione con Fnomceo.

“Vogliamo ricordare Paola Labriola come martire della
professione medica. La sua tragedia ha portato all’attenzione dell’opinione
pubblica la situazione drammatica che molti medici affrontano quotidianamente
sul posto di lavoro, in condizioni di sicurezza precarie. Il nostro intento è che
il suo sacrificio non sia dimenticato”. Così
Filippo Anelli, presidente Omceo Bari,
nonché presidente Fnomceo.

“All’indomani di quel barbaro omicidio – prosegue Anelli – i vertici regionali e i politici presero un impegno solenne per mettere
in sicurezza le strutture e tutelare i medici e i professionisti della salute.
Eppure, a distanza di sei anni, siamo diventati la prima regione italiana per
aggressioni contro il personale sanitario. Solo nell’ultima settimana sono
stati denunciati tre casi di violenza. Ma sono molti di più quelli che non
vengono denunciati, e quindi non censiti”. Di qui la richiesta al governatore
pugliese Michele Emiliano di “un impegno
supplementare per tutelare tutti coloro che ogni giorno si prodigano nel
difendere la salute dei cittadini”.

Proprio in questi giorni
l’Ordine dei medici di Bari ha promosso una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini sul
tema della violenza contro i medici. “E poi, la vita, chi te la
salva?” è la domanda che campeggia sui cartelloni pubblicitari affissi
nelle strade del capoluogo, sottolineando come il lavoro dei medici salvi
migliaia di vite: “Chi aggredisce un medico ferisce tutti noi. Chiudiamo questa
ferita per sempre”.

Redazione Nurse Times
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Risarcimento per utilizzo abusivo di contratti a termine: dalla Corte di Giustizia dell’Ue una beffa per i precari dell’Asl Taranto

Riprendiamo dal sito di Uil Fpl Taranto una nota a cura del segretario generale Emiliano Messina.

Dalla
Corte di Giustizia dell’Unione Europea
(Lussemburgo) arriva una pessima notizia per i precari della Asl Taranto che hanno ottenuto il risarcimento del danno per l’utilizzo
abusivo dei contratti a termine.

Con la sentenza Rossato C-494/17 dell’08/05/2019 la Corte ha infatti escluso il risarcimento del danno per chi è stato oggetto di stabilizzazione, confermando quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione con le sentenze dalla n. 22552 alla n. 22557 del 07/11/2016. Una vera beffa per i nostri precari, che ora corrono il serio e reale rischio di dover restituire, all’esito dell’udienza in Corte d’appello, il risarcimento ottenuto per l’utilizzo abusivo dei contratti a termine per il periodo antecedente la stabilizzazione.

A essere interessati nella nostra provincia sono numerosi lavoratori, come si evince dalle delibere di liquidazione del risarcimento del danno pubblicate sull’albo pretorio della Asl Taranto. Una situazione molto simile a quella del 2017, quando il direttore generale della Asl Taranto inviò centinaia di lettere di licenziamento ai lavoratori precari che avevano fatto ricorso alla magistratura del lavoro per contestare l’utilizzo abusivo dei contratti a termine. Solo grazie all’intervento di tutte le organizzazioni sindacali, che si tradusse in un accordo transattivo, furono salvati centinaia di lavoratori precari dal licenziamento.

Secondo la recentissima giurisprudenza della Cassazione, solo la stabilizzazione ottenuta a opera di un ente diverso da quello che ha realizzato l’abuso dà diritto al risarcimento del danno, quantificato tra un minimo di 2,5 e un massimo di dodici mensilità (Cass. 30 marzo 2018, n. 7982). Entro dicembre dovrebbe concludersi finalmente il concorso unico regionale per operatore socio-sanitario e verrà bandito dalla Asl Bari il concorso unico regionale per infermieri, auspicando che ciò ponga un freno definitivo all’utilizzo indiscriminato dei contratti a termine.

Grazie al nostro dirigente sindacale Pierpaolo Volpe, promotore di tutta l’azione di lotta al precariato presso le istituzioni europee (Commissione europea, Commissione per le petizioni del Parlamento europeo e Mediatore europeo), come Uil Fpl Taranto seguiremo da vicino l’evolversi della questione relativa all’avvio della procedura di infrazione contro il nostro Paese e le discussioni aperte al Parlamento europeo contro la lotta alla precarietà, e saremo sempre al fianco dei lavoratori nell’azione di lotta finalizzata a garantire stabilità occupazionale e a prevenire la formazione di nuove sacche di precariato.

Redazione Nurse Times

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Operatori pagati 2 euro/ora per turni da 48 ore: nei guai coordinatore e infermiera della casa di riposo abusiva

Una casa di riposo totalmente abusiva è stata scoperta ad Arenzano, in provincia di Genova diretta da Rosalba Rodari, infermiera di 60 anni iscritta all’OPI di Alessandria (già indagata per reati in materia di stupefacenti) e Cosimo Orlando di 66 anni, coordinatore infermieristico iscritto allo stesso Ordine provinciale.

Tutti i lavoratori impiegati nei ruoli di infermieri e operatori socio sanitari sarebbero stati “assunti” in nero in cambio di una paga inferiore ai 2 euro per ora.

La struttura non era in possesso di alcun tipo di permesso o autorizzazione per accogliere utenti anziani e affetti da patologie. Turni fino a 48 ore consecutive venivano regolarmente organizzati dai due coordinatori finiti nei guai.

I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Genova hanno eseguito due misure cautelari coercitive dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il reato di caporalato.Le indagini hanno avuto inizio nel gennaio 2019 in occasione di un controllo effettuato alla casa di riposo abusiva nella quale venivano allora ospitati cinque anziani non autosufficienti.

Dagli accertamenti sarebbe emerso come nel periodo compreso tra il mese di dicembre 2018 e quello di gennaio 2019, gli indagati impiegavano regolarmente quattro lavoratori sottoponendoli a turni di 48 ore consecutive con paghe orarie inferiori a due euro.

Approfittando della loro condizione di bisogno e debolezza sociale (un lavoratore extracomunitario irregolare, un lavoratore oggetto di fallimento e sfratto, una coppia di lavoratori sessantenni privi di lavoro), gli indagati, che percepivano mensilmente dai parenti degli anziani ospiti rette superiori ai 1.500 euro, costringevano gli operatori a lavorare pressoché gratuitamente.

I due infermieri, che avevano persino messo in piedi una Onlus con un nome accattivante (“Associazione la casa dei nonni”), con tanto di presidente e vice presidente. sono stati sottoposti all’obbligo di firma nell’ambito delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Stefano Puppo, per il reato di cui agli artt. 110 – 603 bis c.1 n. 2 e c. 4 c.p.

Simone GussoniL’articolo Operatori pagati 2 euro/ora per turni da 48 ore: nei guai coordinatore e infermiera della casa di riposo abusiva scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.