Il cuore di una neonata batte ad oltre 320 bpm, salvata in ospedale grazie al Diving Reflex

Una neonata di soli 12 giorni è stata salvata dal personale sanitario dell’ospedale Freeman di Newcastle con un metodo che si non addetti ai lavori potrebbe risultare brutale ma che invece si è rivelato alquanto efficace.

La piccola Holly è stata colta da un’insolita tachicardia, a causa di un’infezione insorta pochi giorni dopo la sua nascita. Si trovava a casa con mamma e papà quando è stata colta da un malore che ha subito allarmato i genitori, spingendoli a correre in pronto soccorso.

Il suo cuore pulsava ad oltre 320 battiti al minuto, frequenza eccessiva anche per un paziente di quell’età.

Comprendendo come tale condizione avrebbe potuto mettere a repentaglio l’incolumità della bimba, i medici hanno deciso di immergerla in un contenitore riempito di acqua gelata nel tentativo di far rallentare il cuore sfruttando il diving reflex (riflesso di immersione).

Inizialmente le cose non sembravano migliorare, ma con l’aiuto della terapia farmacologica, Holly ha iniziato lentamente a stare meglio. La piccola è stata successivamente intubata e monitorata per 48 ore.

I genitori hanno trascorso molti giorni in ospedale, tirando un sospiro di sollievo quando hanno saputo che la loro bambina fosse ormai fuori pericolo. Dopo svariati giorni Holly è potuta tornare a casa. I medici e gli infermieri dell’ospedale sono stati in grado di aiutare questa piccola paziente con un metodo sconosciuto per i profani, ma ovviamente basato su evidenze scientifiche.

In quei momenti difficili molte persone sono state in grado di aiutare la famiglia e oggi, che la piccola è in perfetta salute, i suoi famigliari hanno avviato una raccolta fondi online. La cifra che verrà accumulata verrà donata proprio al reparto nel quale la piccola è stata ricoverata, per ringraziare e supportare chi, in un momento di grande dolore e bisogno, è sempre rimasto al loro fianco. 

Simone GussoniL’articolo Il cuore di una neonata batte ad oltre 320 bpm, salvata in ospedale grazie al Diving Reflex scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

L’appello disperato della mamma di un’infermiera al Ministro “fate qualcosa per far rientrare i nostri figli dall’estero”

L’appello disperato della mamma di un’infermiera al Ministro “fate qualcosa per far rientrare i nostri figli dall’estero”

Il ministro della Salute Roberto Speranza al Quirinale per il giuramento al cospetto del Presidente della Repubblica “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”

Uscendo dal Quirinale ha dichiarato “Il nostro impegno al governo sarà di ridurre le disuguaglianze in questo Paese e mettere al centro la questione sociale che è una questione fondamentale. Questo è un Paese in cui dopo la crisi, ci sono ancora pochi che stanno benissimo che non ce la fanno. Se si dà una mano a quelli che sono rimasti indietro a stare un po’ meglio, tutto il Paese ne può beneficiare”.

Sono tantissimi i messaggi che giungono all’indirizzo mail della nostra redazione (redazione@nursetimes.org) rivolti al neo Ministro della Salute a cui vanno i nostri auguri per un proficuo lavoro.

Tra questi abbiamo voluto dar voce alla mamma di un’infermiera emigrata all’estero che si rivolge a noi per lanciare il suo messaggio al Ministro:

“Caro ministro possiamo fare qualcosa per far rientrare i nostri figli dall’estero? Si pensa sempre alla mobilità, alla graduatoria, ma ai nostri figli che non hanno avuto nessuna possibilità di lavoro nel loro paese, chi ci pensa? Io parlo in qualità di genitore di una infermiera laureata con ottimi voti ma che purtroppo nella nostra regione, la Sicilia per intenderci, non ci sono concorsi nuovi ma solo per mobilità e per chi è già in graduatoria. Non mi sembra giusto; come dovranno rientrare nella propria regione questi ragazzi”

Un appello disperato di una mamma che speriamo arrivi all’attenzione del neo ministro Speranza.

Redazione NurseTimes
L’articolo L’appello disperato della mamma di un’infermiera al Ministro “fate qualcosa per far rientrare i nostri figli dall’estero” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Lazio, infermieri costretti a fare turni di 12 ore. La denuncia del Nursing Up

Lazio, infermieri costretti a fare turni di 12 ore. La denuncia del Nursing Up

Spagna, turni di 12 ore in Infermieristica: tra “meraviglia” e stanchezza

Roma, 05.09.2019. Un professionista, perché per i mass media Spagnoli gli infermieri sono professionisti, condivide un’immagine del suo turno di lavoro e scatena il dibattito sui social network.

Turni di 12 ore: “a favore o contro?”

Se habla poco del turno de 12 horas. Para una enfermera sexagenaria condenada a jubilarse en trincheras, proporciona oxígeno ver un cuadrante así. Ahora, ya podéis poner los contras que queráis. pic.twitter.com/FVgIQDEXOU— Enfermero Bodoke (@enferbodoke) September 3, 2019Lavorare in questo tipo di giornata è una possibilità che gli infermieri hanno, ma non tutti i professionisti apprezzano questa opzione di pianificazione. Ci sono opinioni contrastanti. Da un lato, alcuni considerano molto positivo avere più giorni di libertà, anche se ci sono altri lavoratori che trovano molto difficile affrontare così tante ore di lavoro di fila.

Peccato che in Italia, con particolare riferimento alla Regione Lazio, i turni da dodici ore non comportano, più turni di riposo! ..e le dodici ore di lavoro non sono una scelta, ma un’imposizione.

La pubblicazione del quesito su Twitter, è stato un test, che ha scaturito una serie di opinioni. La condivisione dell’immagine del planning dei turni di un infermiera del mese di settembre l’Infermiera Bodoke (@enferbodoke su Twitter) ha commentato: “Si parla poco del turno di 12 ore. Per un’infermiera sexagenaria (una persona che ha tra i 60 e i 69 anni) condannata a ritirarsi dalla trincea, legge il turno come nella prospettiva dei riposi conseguenti ai turni di 12 ore”.

Nello specifico, nel quadrante che è stato mostrato sui social network, si può vedere che il professionista sanitario, in questione, avrebbe, si, turni di 12 ore (combinando giorni e notti) ma, avrebbe lavorato solo 10 giorni nel mese di settembre!

Inutile dire che penso
alle mie colleghe nel Lazio, che
sono costrette a lavorare dodici ore di seguito, di notte come di giorno, ma
senza acquisire gli stessi giorni di riposo descritti dal collega ispanico.

Opinioni contrastanti

I commenti e le opinioni sono state molte e contrastanti, ma l’idea di avere tutti quei giorni di riposto, ha fatto gola a molti. Ci sono stati alcuni che hanno definito tale turno “il meglio che c’è per la riconciliazione con la vita familiare e sociale“.

Ci sono stati anche infermieri contrari a questo tipo di argomento e/o turno. Soprattutto per ciò che riguarda le condizioni fisiche e mentali del professionista stesso. Juan Albalate, infermiera Specialista in salute mentale, scrive: “Mi dispiace ma non mi convince. Il cambiamento degli orari e quindi del ciclo del sonno, senza giorni personali che sono da dedicare completamente all’attività lavorativa; giorni di 12 ore che non migliorano o facilitano una migliore qualità dell’assistenza, essendo la giornata lavorativa focalizzata, esclusivamente, sul lavoro senza vita personale“.

Attualmente stiamo
scrivendo per difendere colleghi, infermieri, costretti a lavorare, dodici ore
di seguito. Ho ricevuto planning dei turni di settembre, la collega mi fa
notare che le sono stati programmati 8 turni di notte da 12 ore, in turno da
sole, in ostetricia e ginecologia. Il problema, dicono, mancano le infermiere
da mettere in turno, ma, sia la Regione,
che le aziende, affermerebbero che il numero del personale sanitario, come
infermieri, OSS, ostetriche, ecc. sarebbe più che sufficiente. Sembra un
ragionamento, una modalità organizzativa schizzofrenica.

C’era problema di carenza di personale, quindi molti ospedali laziali, hanno organizzato turni di 12 ore, come se ciò avrebbe “creato” infermieri! Ora abbiamo colleghi, che esercitano per 12 ore consecutive, saltando i riposi, vedendosi negare le ferie, o i permessi. Tutto questo garantisce la qualità delle cure? Abbiamo realtà, dove il personale viene sottoposto a controlli durante il turno di notte, come se fosse facile dormire in “certe” realtà!   Siamo ben oltre il demansionamento, ma ben oltre anche la soglia di un lavoro in sicurezza!

Io vorrei che questo articolo, fosse letto e condiviso dai politici della Regione Lazio, che millantano non sia necessario assumere altro personale sanitario. Leggendo i commenti dei colleghi, ho vissuto momenti di sana invidia, mista ad ammirazione. Noi della Regione Lazio, i Calimero della sanità Europea?

Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio, Laura Rita Santoro
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Monopoli, scandalo assenteismo all’ospedale San Giacomo: chiuse le indagini sui 46 indagati

A medici, infermieri, amministrativi e tecnici coinvolti sono contestati a vario titolo i reati di truffa aggravata alla Asl, falso e peculato.

La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti delle 46 persone accusate di assenteismo all’ospedale San Giacomo di Monopoli (Bari). Dello scandalo in terra barese avevamo dato notizia il 18 luglio scorso, quando tredici persone, di cui sette primari, furono arrestate, mentre per altre venti scattò l’obbligo di dimora. Agli indagati, tra i quali figurano medici, infermieri, amministrativi e tecnici, sono contestati a vario titolo i reati di truffa aggravata alla Asl, falso e peculato.

Nelle settimane successive agli arresti tutte
le misure cautelari furono revocate dal gip, ma per quasi tutti gli interessati
sono ancora in corso i procedimenti disciplinari, con relativa sospensione dal servizio. Stando agli
accertamenti dei carabinieri, sarebbero circa 660 le ore di servizio sottratte
all’ospedale nel periodo compreso tra l’ottobre del 2018 e il gennaio del 2019.
A documentare l’accaduto, le videoriprese
di cinque telecamere, installate ai varchi di accesso della struttura
sanitaria, i cui dati sono stati poi incrociati con la documentazione acquisita
negli uffici della direzione amministrativa.

Sfruttando false
registrazioni, cioè facendosi timbrare il cartellino da altri (colleghi,
famigliari e conoscenti), i presunti assenteisti si sarebbero allontanati in
più occasioni dal posto di lavoro per andare al bar, alle case al mare o per
dedicarsi allo shopping. In caso di mancata registrazione si giustificavano
adducendo “avaria della scheda, dimenticanza, smarrimento”. Tali condotte,
descritte nei 116 capi d’imputazione contestati ai 46 indagati, avrebbero
causato un danno economico alla Asl quantificato in 25mila euro.

Redazione Nurse Times

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Apple Watch, in arrivo la funzione che monitora la qualità del sonno

L’indiscrezione dovrebbe essere confermata il 10 settembre, durante l’evento di presentazione dei nuovi iPhone.

L’indiscrezione arriva dal sito 9to5Mac: con
l’aggiornamento del sistema operativo watchOS 6, su Apple Watch dovrebbe arrivare il monitoraggio del sonno. La nuova funzionalità, dal probabile nome Time in Bed Tracking, consentirà agli
utenti di scegliere di indossare il dispositivo a letto per misurare la qualità
del proprio sonno, utilizzando i sensori del dispositivo, come quello per il
movimento e la frequenza cardiaca. Sarà incluso anche il rumore ambientale. I
dati registrati saranno poi resi disponibili nell’app Health e nella nuova app
Sleep.

Sembra che Apple abbia anche pensato di
introdurre una funzione che ricorderà agli utenti di caricare il proprio
smartwatch prima di andare a letto, così da poterlo poi utilizzare nel migliore
dei modi. Inoltre avrebbe pensato a una modalità
automatica “non disturbare”, che dovrebbe attivarsi non appena
l’utente si mette a dormire. Probabili conferme di questa indiscrezione dovrebbero
arrivare nel corso dell’evento Apple del 10 settembre, quando saranno
presentati nuovi iPhone.

Redazione Nurse Times

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