Infermieri: concorso pubblico presso l’Istituto Domenico Trincheri Di Albenga

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di tre posti di infermiere professionale area sanitaria – socio assistenziale, categoria D, a tempo indeterminato e pieno

E’ indetto  concorso  pubblico,  per  titoli  ed  esami,  per  la copertura di tre posti di infermiere professionale area  sanitaria  – socio assistenziale, a tempo indeterminato e pieno categoria D1,  del C.C.N.L. EE.LL.

Scadenza  
presentazione   domande:  trenta giorni dalla pubblicazione del
presente  avviso  nella 
Gazzetta  Ufficiale  della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale
«Concorsi ed esami».

Il  testo  integrale 
del  bando  è 
prelevabile  all’indirizzo: www.istitutotricheri.it
o presso l’ufficio  di  segreteria 
in  viale Liguria n. 14 – 17031
Albenga (SV).

 Ulteriori informazioni: telefono 0182/52274.

Pubblicato sulla GU n. 68 del 27-08-2019. Scade il 26 settembre 2019.

Redazione NurseTimes

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Primo morto a causa dell’uso della sigaretta elettronica in USA

L’evento porta alla riflessione sul tabagismo 2.0

“Patient’s death could be first in US linked to vaping, officials say”, questa è l’intestazione dell’articolo pubblicato dalla rivista THE GUARDIAN, in data 24 agosto 2019. Si tratterebbe della prima presunta morte collegata all’uso della sigaretta elettronica: l’identità non è stata resa nota ma si tratta di un adulto che recentemente aveva fatto uso dell’e-cig, ed era stato ricoverato per lo sviluppo di una grave malattia polmonare. Il personale sanitario, a seguito dei vari iter per poter garantire una diagnosi della patologia in questione, ha escluso possibili infezioni batteriche o virali.

Questa però è soltanto la punta dell’iceberg, in quanto dal rapporto pubblicato dal CDC americano (Centers for Disease Control and Prevention) risultano altre 193 persone (tra i 17 e i 38 anni) che sono state colpite da simili sintomi (tosse, affaticamento e respiro corto, vomito e/o diarrea), dal 28 giugno ad oggi. Molte di queste persone coinvolte, hanno ammesso di aver assunto tramite sigaretta elettronica THC o tetraidrocannabinolo, il principale principio attivo della cannabis, ma non si capisce se all’origine dei sintomi vi siano derivati della cannabis, le sostanze contenute nelle miscele per le e-cig, gli stessi dispositivi elettronici o un qualche miscuglio fai-da-te inserito artigianalmente nelle cartucce e poi inalato.

Su tale evento Robert Redfield, direttore del CDC, ha dichiarato:

“Questa tragica morte in Illinois rafforza i seri rischi associati ai prodotti di sigarette elettroniche. Siamo rattristati dalla notizia della prima morte correlata ad una grave malattia polmonare per chi usa sigarette elettroniche o dispositivi per svapare”.

Mentre l’American Vaping Association ha dichiarato di essere fiducioso sugli esiti della vicenda perché le malattie potrebbero essere causate proprio da sostanze contenenti cannabis o altre droghe sintetiche, e non nicotina contenuta nei dei classici liquidi per “svapare”; e che gli agenti federali e le forze dell’ordine dovrebbero cercare di interrompere il traffico illecito (black-market) di prodotti per la sigaretta elettronica contenenti THC o formati nicotinici non a norma di legge.

Tale episodio non è l’unico, infatti si vuole ricordare:  

i casi di 2 morti per esplosione della sigaretta elettronica in Texas e Florida; nel 2016 il NEJM (New Enlgand Journal of Medicine) ha pubblicato una lettera con la descrizione di 15 pazienti ricoverati per danni da esplosione di e-cig in meno di un’anno;la morte di un neonato in Australia nel 2016 per un’elevata esposizione ai fumi nicotinici derivati dalla sigaretta elettronica e dell’intossicazione da sigaretta elettronica di circa 202 casi (di questi, 76 bambini).Questi episodi dovrebbero
dare spunto a una maggiore riflessione su tale tematica e soprattutto a
un’approfondimento da parte delle istituzioni, con maggiori regolamentazioni su
un mercato che si fa sempre più strada, non solo tra la popolazione di fumatori
abituali, ma soprattutto tra i giovani (garantendo loro un accesso più leggero
e immediato, ma altamente pericoloso, al tabagismo, con i danni da esso
derivati).

Si lascia alla vostra attenzione, se volete consultare, i seguenti file informativi in formato PDF:

“A systematic review of health effects of electronic cigarettes”, documento prodotto dall’OMS nel dicembre 2015“Public Health Consequences of E-Cigarettes”, studio eseguito dal National Academies of Sciences-Engineering-Medicine di Washington del 2018Pasquale Fava
L’articolo Primo morto a causa dell’uso della sigaretta elettronica in USA scritto da Pasquale Fava è online su Nurse Times.

Il caso di Vera Rigano in coma dopo una caduta in Inghilterra

Vera Rigano è una donna di 38 anni, originaria di Santa Teresa di Riva, un paesino della provincia messinese

Vera si è trasferita da qualche tempo in Inghilterra, più precisamente a Birmingham, per lavorare come carer (una delle tante figure di supporto della sanità britannica), per conto un’agenzia che offre servizi di assistenza a soggetti con disabilità, disturbi mentali e difficoltà di apprendimento.

Alla fine di luglio, mentre
presta servizio in una care home, Vera si accascia e perde i sensi.

Entra in coma.

Da quel momento in poi, non
riprende più conoscenza.

Trascorre circa un mese.

L’ospedale pubblico che l’assiste comunica ai familiari che, se vogliono che Vera continui ad essere curata, dovranno accollarsene le ingenti spese.

La famiglia decide allora di
riportarla in Italia, attivando una raccolta fondi che, grazie anche al Sindaco
della piccola cittadina messinese ed al tam tam sui giornali locali e poi
nazionali, riesce a raggiungere in breve tempo la somma necessaria al trasporto
in ambulanza.

Mentre questo articolo viene pubblicato, la 38enne dovrebbe essere già ricoverata in un istituto specializzato di Brescia, la Fondazione Poliambulanza.

In un secondo momento verrà trasferita a Messina, presso il Centro Neurolesi Bonino-Pulejo.

Fin qui i fatti di una vicenda
solo in parte a lieto fine, fintantoché Vera non si sarà risvegliata – e ci
auguriamo tutti che ciò avvenga a breve.

Ma nel racconto in formato “copia e incolla” di innumerevoli testate giornalistiche – anche infermieristiche – c’è un aspetto che ha fatto sobbalzare dalla sedia tutti gli infermieri italiani che lavorano (od hanno lavorato) in UK.

Il National Health Service, infatti, sventola fin dalla sua costituzione, avvenuta nel lontano 1948, la bandiera della gratuità delle cure per tutti: britannici e non.

Le uniche limitazioni riguardano
il versamento di un contributo di 9 sterline per l’acquisto di farmaci, qualora
non si rientri nelle fasce di esenzione, nonché l’accesso ai soli servizi di
emergenza-urgenza, per chi non risieda stabilmente nel Paese.

Più o meno come in Italia. 

Contrariamente a quanto
ipotizzato in altri articoli che ho avuto modo di leggere, il principio della
gratuità non è stato mai intaccato, né dai profondi tagli alla sanità
britannica decisi dai Governi Tories, né dalla Brexit, poiché la Gran Bretagna
è ad oggi ancora membro, a tutti gli effetti, dell’Unione Europea.

La decisione di interrompere l’assistenza gratuita per la nostra connazionale, pertanto, trae origine da motivazioni certamente più complesse di un semplice “rifiuto dell’NHS”, come riportato dalla stampa italiana, che non si è mai degnata di chiarire questa circostanza.

Né la famiglia, né le istituzioni
consolari o siciliane hanno inoltre rilasciato dichiarazioni ufficiali.

E’ piuttosto improbabile, quindi,
che si possa trovare una risposta all’interrogativo.

Ma a questo punto è più opportuno
lasciare da parte le supposizioni e stringere in un virtuale abbraccio Vera e
la sua famiglia.

Luigi D’Onofrio, Italian Nurses Society
L’articolo Il caso di Vera Rigano in coma dopo una caduta in Inghilterra scritto da Luigi D’Onofrio è online su Nurse Times.

Le infezioni sessualmente trasmissibili: modalità di trasmissione, sintomi, diagnosi, prevenzione e trattamento

Le Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo

Queste possono essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure assorbono ingenti risorse finanziarie. Un tempo note come “malattie veneree” e poi come “malattie sessualmente trasmesse”, nell’ultimo decennio sono state rinominate con il termine di Ist allo scopo di enfatizzare la sempre maggiore proporzione di casi caratterizzati da una modesta espressione clinica (es. Human papillomavirus, Hiv, Herpes simplex virus tipo 1 e tipo 2, Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis).

Quali sono?

Come riporta l’Oms, oggi si conoscono oltre 30 diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti, resposabili di Ist.

Batteri

Neisseria gonorrhoeae (gonorrea o infezione gonococcica)Chlamydia trachomatis (infezioni uro-genitali, anorettali e faringee da clamidia)Chlamydia trachomatis (sierotipi L1, L2, L3) (linfogranuloma venereo)Treponema pallidum (sifilide primaria, secondaria e latente, sifilide neonatale)Haemophilus ducreyi (cancroide o ulcera venerea)Klebsiella (Calymmatobacterium) granulomatis (granuloma inguinale)Gardnerella vaginalis, Mycoplasma hominis, Ureaplasma urealyticum, Streptococco di gruppo B, Stafilococco aureus (infezioni batteriche non gonococciche e non clamidiali).Virus

Virus dell’immunodeficienza umana (infezione da Hiv/Aids)Herpes simplex virus di tipo 2 e di tipo 1 (herpes genitale)Papillomavirus umano (Infezione cervicale, condiloma genitale, cancro della cervice uterina, della vulva, della vagina, dell’ano e del pene)Virus dell’epatite B e C (epatite, cirrosi, epatocarcinoma)Cytomegalovirus (infezioni a carico di cervello, occhio, apparato gastrointestinale)HHV-8 (sarcoma di Kaposi)Pox virus (mollusco contagioso).Protozoi

Trichomonas vaginalis (uretrite e vaginite)Funghi

Candida albicans (vulvovaginite nella donna; balanopostite nell’uomo)Ectoparassiti

Phtirus pubis (pediculosi del pube)Sarcoptes scabiei (scabbia)Modalità di trasmissione delle Ist

Gli agenti responsabili delle Ist si
trasmettono attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale,
orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni
vaginali, sangue, saliva). Inoltre, si possono trasmettere attraverso il sangue
(es. trasfusioni, contatto con ferite, scambio di siringhe, tatuaggi, piercing)
o con i trapianti di tessuto o di organi (Hiv, Hbv, Hcv, Sifilide), ed infine,
per passaggio diretto dalla madre al feto o al neonato durante la gravidanza,
il parto, o l’allattamento (es. Hiv, virus dell’epatite B, herpes genitale,
sifilide, gonorrea, clamidia).

All’interno di una popolazione, la
diffusione di queste infezioni ha un’evoluzione abbastanza caratteristica:
nelle fasi iniziali è limitata a un gruppo ad alto rischio con elevati tassi di
infezione e alta frequenza di partner sessuali (core group), poi si
diffonde a una popolazione a rischio minore (bridging population)
che rappresenta l’anello di congiunzione tra il core group e la popolazione
generale (general population). La vulnerabilità alle Ist di
determinate sottopopolazioni è influenzata soprattutto dalle condizioni
socio-economiche e dai comportamenti sessuali. Questa situazione è
ulteriormente complicata dalle interazioni tra ospite e patogeno.

Diagnosi

Il quadro clinico delle Ist è spesso
aspecifico, con segni e sintomi comuni alle diverse infezioni, i più frequenti
dei quali sono:

secrezioni anomale dei genitalidolore pelvicocomparsa di prurito e/o di lesioni di qualunque tipo nella regione dei
genitali, dell’ano, o della boccanecessità di urinare frequentementedolore o bruciore durante l’emissione dell’urinadolore e sanguinamento durante e/o dopo il rapporto sessualeinfezioni oculari neonatali (specie congiuntiviti).La diagnosi convenzionale si basa sugli
esami di laboratorio. I Cdc raccomandano per esempio che tutte le donne sessualmente
attive effettuino a partire dai 26 anni un test annuale per la clamidia in
considerazione che questa indagine può dimezzare l’incidenza della malattia.
Indagini di laboratorio annuali per clamidia, sifilide, gonorrea e Hiv sono
raccomandate anche a tutti i maschi omosessuali. Tuttavia, specialmente nei
Paesi con basse risorse e alta diffusione di Ist, questo approccio è troppo
costoso o non disponibile.

A partire dal 1990 l’Oms raccomanda, per i
pazienti con segni e sintomi suggestivi di Ist, l’approccio sindromico che
prende in considerazione l’associazione di più sintomi e segni utili per la
diagnosi e che, oltre a essere scientificamente valido, offre l’opportunità di
un intervento immediato ed efficace. Si basa su algoritmi e flowchart di orientamento alla diagnosi e al
trattamento ed è più accurato della diagnosi clinica e meno costoso di quella
di laboratorio. Ha comunque dei limiti: per quanto riguarda per esempio il
sintomo più frequente di Ist nella donna, la presenza di secrezioni vaginali,
ha bassa specificità in caso di infezioni da gonorrea o da clamidia e si
associa al rischio di sovratrattamento delle altre forme di infezioni vaginali.
Dovrebbe inoltre essere corretto in base alla prevalenza delle principali Ist
nelle diverse aree geografiche.

Un notevole progresso nella diagnostica di laboratorio sarebbe offerto dalla disponibilità di test diagnostici rapidi e poco costosi proponibili come test di screening. La diagnosi di una Ist è più problematica durante l’adolescenza perché la malattia può essere asintomatica. Inoltre, lo stigma sociale e la difficoltà di accesso a servizi sanitari possono incidere negativamente sull’attitudine al controllo da parte degli adolescenti.

Prevenzione e trattamento

Il controllo e la prevenzione di queste infezioni rappresentano obiettivi prioritari di sanità pubblica, per vari motivi:

l’elevato numero di persone che ogni anno acquisisce una Ist;la proporzione rilevante di soggetti asintomatici ma infetti ed infettanti;la maggiore diffusione in soggetti con comportamenti sessuali a rischio, come giovani adulti, pluripartner, maschi che fanno sesso con altri maschi (Msm) e chi ha rapporti sessuali in cambio di denaro;la maggiore suscettibilità biologica di alcuni soggetti, come le donne, che hanno un apparato genitale più complesso ed esteso nel quale i patogeni hanno una probabilità maggiore di stabilirsi e sono più spesso asintomatiche; gli adolescenti, che hanno tessuti genitali ancora immaturi e più recettivi ai patogeni; o gli individui portatori di stati di grave immunodeficienza;le gravi sequele e complicanze in caso di mancata o errata diagnosi e terapia, quali la cronicizzazione della malattia, la sterilità, la trasformazione oncogena, la sinergia con l’infezione da Hiv;la possibilità di prevenire e curare efficacemente buona parte di queste.L’Oms sottolinea che la strategia adottata si deve basare soprattutto sulla prevenzione, con la promozione di campagne informative sulle Ist e sui fattori di rischio e di attività di educazione alla salute sessuale (es. usare correttamente il condom, limitare il numero di partner).

L’informazione e l’educazione si devono
accompagnare comunque anche a misure di identificazione sia delle persone
infette che non mostrano sintomi (per esempio con lo screening di alcune
categorie, come le donne in gravidanza), sia dei loro partner sessuali.

Un problema cruciale è la gestione del
partner sessuale del paziente con diagnosi accertata, allo scopo di mettere in
atto interventi di screening e di trattamento delle Ist volti anche a limitarne
la diffusione.

Oltre al trattamento dei
sintomi, va messa in atto la prevenzione delle ricadute e la prevenzione della
trasmissione delle Ist. Il trattamento delle Ist è un fattore cruciale per il
controllo dell’infezione da Hiv. La cura tempestiva è molto importante, perché
riduce l’infettività del paziente e limita i contagi (breaks the chain of transmission, secondo i dettami
dell’Oms).

Secondo l’Oms, l’approccio complessivo per le Ist dovrebbe prevedere:

un facile accesso ai servizi di diagnosi e curaun’accurata informazione sulle presentazioni cliniche delle IST e sulle possibili complicanze ed un’educazione alla salute sessuale (es. messaggi chiari sul corretto uso del condom)l’identificazione delle Ist attraverso l’approccio sindromico,un trattamento appropriatoil trattamento anche del partner (partner notification)l’aumento e la facilitazione dell’offerta dei test di diagnosi per identificare anche i casi asintomaticila promozione del test Hivla messa a punto dei servizi per migliorare la consapevolezza e la capacità dei giovani di prevenire le Istspecifiche misure di prevenzione e controllo delle Ist per i soggetti con comportamenti sessuali a rischio (es. giovani, omosessuali, tossicodipendenti, soggetti che fanno sesso in cambio di denaro)l’utilizzo di vaccini disponibilil’implementazione della sorveglianza dei comportamentiil coinvolgimento di tutte le parti in causa, sia del settore pubblico che del settore privato, per la prevenzione e il trattamento delle Ist.Redazione NurseTimes

Fonte: epicentro.iss.it
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Aggressioni in ospedale: per Coscioni avvengono solo per i medici. La nota dell’Opi di Salerno

È diventata una consueta e drammatica abitudine l’aggressione verbale o fisica nei confronti degli operatori sanitari per cui  è inarrestabile l’aumento esponenziale degli episodi di violenza contro gli stessi, medici ed infermieri, in particolare quelli la cui attività lavorativa si svolge nell’ambito dei servizi di emergenza – urgenza. 

Svolgendo attività sanitaria nei confronti di soggetti in condizioni di urgenza e di emergenza, i servizi di Pronto Soccorsosono quelli a maggior rischio di impatto con le aspettative ed i carichi emozionali dei pazienti e dei loro congiunti. 

Dalle ingiurie verbali alle percosse e alle spedizioni punitive anche di gruppo, è molto ricco e variegato il catalogo delle modalità e degli strumenti di offesa.

L’episodio che ha visto coinvolto il medico del P.O. S. Giovanni Bosco di Napoli ha ricevuto, giustamente, una vasta eco da parte di tutti gli organi di informazione e ha richiamato l’attenzione degli organi istituzionali, non ultimo, da parte del consigliere alla sanità del Governatore De Luca, Dr. Coscioni, che, nell’intervista pubblicata su un quotidiano del giorno 24 agosto u.s., ha espresso le proprie considerazioni sul fenomeno con esclusivo riferimento alla posizione del personale medico.

Nel merito, corre obbligo, da parte del sottoscritto, nella propria qualità di Presidente dell’O.P.I. – Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno – e di componente del comitato centrale della FNOPI, sottolineare che, secondo la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), ogni anno sono 3000 le aggressioni che si verificano in Italia contro i medici e il personale sanitario, prevalentemente infermieri, e tutto lascia ipotizzare e prevedere che il trend non cesserà di crescere, anche se la scarsa tendenza a denunciare le aggressioni rende ingannevole il dato ed il calo non può essere attribuito ad una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini oppure a campagne informative volte a tutelare l’incolumità degli operatori sanitari, riconoscendone la professionalità, il decoro e la loro indubbia utilità sociale per la collettività.

Il fenomeno si spiega sia perché al personale infermieristico è demandato il triage e, quindi, il primo approccio fisico con i pazienti, sia perché con loro egli   è in continuo contatto durante il periodo di degenza.

Non bastano le pessime condizioni di lavoro a cui gli infermieri sono costretti per incapacità organizzative, la quantità di aggressioni subite dal personale infermieristico che lavora in prima linea assume proporzioni indegne di un paese civile. 

Lo diciamo inascoltati da troppo tempo!

Se non si investe in prevenzione, attiva e passiva, la sicurezza del personale, specie nei PP.SS. e nelle strutture sanitarie in genere,  non potrà mai essere garantita adeguatamente.

Al riguardo, molto vi è da ridiresul silenzio della politica e sulla incapacità, da parte del legislatore, di ridefinire la normativa con la piena garanzia anche della certezza della pena in questi casi. 

Alla recrudescenza del fenomeno dovrebbe corrispondere una rivisitazione, in termini peggiorativi, per quanto riguarda le sanzioni penali e un aggiornamento, in ragione della sua carenza sull’argomento, dello stesso D.Lgs. 81/2008 –  Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro – che non prevede in maniera esplicita i termini “aggressione e violenza”a danno degli operatori sanitari.

Lo stesso Documento di Valutazione del Rischio (DVR), obbligatorio in ogni azienda sanitaria, è un documento che andrebbe aggiornato per renderlo adeguato ai tempi e ad una realtà del mondo del lavoro che ormai presenta aspetti sempre più preoccupanti fino a configurarsi come una vera e propria emergenza sociale.

Peraltro se le aggressioni riguardano il personale, tutto,  va altresì precisato, secondo la giurisprudenza di legittimità creatasi, che l’Azienda è responsabile dell’aggressione subita dagli operatori se non dimostra di avere adottato nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro ovvero anche le altre misure richieste in concreto «dalla specificità dei rischi connessi tanto all’impiego di attrezzi e macchinari, quanto all’ambiente di lavoro».

Certo, non mancano, sull’argomento, iniziative molto partecipate,  vista l’attualità dell’argomento e anche la crescita degli episodi di aggressione, sia fisica che verbale, cui gli operatori sanitari sono sottoposti in tutta Italia. 

Partecipando ad una di esse la presidente nazionale FNOPI, D.ssa Barbara Mangiacavalli ha avuto modo di dichiarare:”Dobbiamo ricostruire un’alleanza con il cittadino, ma anche con altri soggetti, quali ad esempio i giornalisti perché una corretta informazione è fondamentale in una materia così importante e delicata.” 

Un segnale molto forte in difesa dei professionisti della salute e di tutti coloro che intervengono in soccorso delle persone in difficoltà che non è un invito, ma un vero e proprio appello, visto il ripetersi degli episodi di violenza contro gli operatori sanitari in tutta Italia.

Cosimo Cicia presidente OPI Salerno e componente del comitato centrale FNOPI
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