Emilia Romagna, pronto un contributo di 400 euro per le pazienti oncologiche che acquistano parrucche

Bella iniziativa della Giunta regionale, che viene così incontro alle donne colpite da alopecia per effetto dei trattamenti chemioterapici o radioterapici.
L’Emilia Romagna ha disposto l’erogazione, a carico del Servizio sanitario regionale, di un contributo pari a 400 euro per l’acquisto di parrucche da parte delle pazienti che perdono i capelli in conseguenza di trattamenti chemioterapici o radioterapici. Tale contributo, destinato alle donne residenti in Emilia Romagna, è il più alto tra quelli analoghi erogato dalle regioni italiane e interessa circa 3.400 pazienti oncologiche sul territorio.
Inoltre sarà assegnato una tantum, indipendentemente dall’Isee e dal reddito delle interessate. Il motivo lo spiega l’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi: “La qualità delle cure, a cui noi teniamo moltissimo, passa anche attraverso misure come queste. Non stiamo parlando di una questione puramente estetica, anzi: è noto a tutti come l’alopecia, che si verifica in seguito a trattamenti di radio o chemioterapia, rappresenti un elemento di fragilità, un aggravio non solo nell’elaborazione personale della malattia ma soprattutto nei suoi aspetti interpersonali e relazionali”.
Le richieste, da indirizzare all’azienda sanitaria di residenza, vanno effettuate attraverso apposita modulistica entro un mese a partire da ieri (30 luglio). Bisognerà allegare il certificato che attesta la patologia neoplastica e l’alopecia sviluppata in seguito ai trattamenti, nonché la ricevuta di pagamento per l’acquisto della parrucca posteriore alla data di entrata in vigore del provvedimento stabilito dalla Giunta. Su quest’ultimo punto, però, la stessa Giunta intende attivare la modalità retroattiva, tramite rimborsi. Una volta verificata la regolarità della documentazione, toccherà all’Ausl decidere se accogliere le domande e concedere il contributo.
“Avevamo preso un impegno un paio di mesi fa e lo abbiamo mantenuto – spiega il governatore Stefano Bonaccini –, condividendo una richiesta che non aveva bisogno di tante spiegazioni visto l’obiettivo: mantenere un’identità propria e non obbligata dallo stato di salute. Questo vuole essere un segno di attenzione e di sensibilità, un aiuto per migliorare la qualità della vita delle pazienti. Per accompagnarle in un percorso che ovviamente auspichiamo sia di superamento della malattia”.
Redazione Nurse Times
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Campania, botta e risposta tra De Luca e Grillo sui punti nascita

È bagarre sulla seconda richiesta di deroga, respinta dal ministero, per le strutture di Sapri, Polla e Piedimonte.
“La Regione ha chiesto l’approvazione in deroga dei punti nascita di Sapri, Polla e Piedimonte. Nella riunione del tavolo tecnico a Roma ci hanno informato che il parere è negativo. Invito quei parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle che fanno demagogia sui territori a intervenire sul loro ministro Grillo. Io propongo una deroga, a Roma dicono no e poi fanno ‘ammuina’. Allora fate in modo che il ministro della Salute, oltre che dire scempiaggini, approvi la richiesta di deroga”. Così il governatore campano Vincenzo De Luca in merito al parere negativo espresso dal ministero della Salute sulla seconda richiesta di deroga per i tre punti nascita di Sapri, Polla e Piedimonte.
Riguardo a tali dichiarazioni, diffuse a mezzo stampa, il dicastero ha ritenuto essenziale fare le seguenti precisazioni, diffuse attraverso apposita nota: “Attualmente è in itinere l’invio alla Regione del parere ufficiale che il comitato percorso nascita ha espresso nella riunione del 2 luglio scorso per i tre punti nascita in oggetto. Si precisa che il comitato percorso nascita è un organismo tecnico, insediato al ministero, che si avvale della competenza di esperti nominati dall’Iss, dall’Agenas, nonché, in particolare, di tre esperti nominati dalla Commissione Salute delle Regioni. Pertanto il ministro della Salute non può che prendere atto dei pareri formulati dal suddetto comitato. Si sottolinea, inoltre, che le Regioni, in virtù dell’autonomia organizzativo-gestionale conferita dalle modifiche del titolo V della Costituzione, hanno la facoltà di definire la propria rete dei punti nascita a prescindere dai pareri consultivi espressi dal comitato Pn, assumendosene la piena responsabilità qualora disallineati rispetto a quanto previsto dall’Accordo 16/12/2010, dal Dm 11/11/2015 e dal Dm 70/2015. La Regione Campania, in sede di comitato percorso nascita, ha ufficializzato l’intenzione di voler procedere a una nuova programmazione del percorso nascita. Pertanto tavolo e comitato Pn restano in attesa del nuovo documento di programmazione, che a tutt’oggi non è arrivato”.
Redazione Nurse Times
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