Le infezioni sessualmente trasmissibili: modalità di trasmissione, sintomi, diagnosi, prevenzione e trattamento

Le Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo

Queste possono essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure assorbono ingenti risorse finanziarie. Un tempo note come “malattie veneree” e poi come “malattie sessualmente trasmesse”, nell’ultimo decennio sono state rinominate con il termine di Ist allo scopo di enfatizzare la sempre maggiore proporzione di casi caratterizzati da una modesta espressione clinica (es. Human papillomavirus, Hiv, Herpes simplex virus tipo 1 e tipo 2, Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis).

Quali sono?

Come riporta l’Oms, oggi si conoscono oltre 30 diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti, resposabili di Ist.

Batteri

Neisseria gonorrhoeae (gonorrea o infezione gonococcica)Chlamydia trachomatis (infezioni uro-genitali, anorettali e faringee da clamidia)Chlamydia trachomatis (sierotipi L1, L2, L3) (linfogranuloma venereo)Treponema pallidum (sifilide primaria, secondaria e latente, sifilide neonatale)Haemophilus ducreyi (cancroide o ulcera venerea)Klebsiella (Calymmatobacterium) granulomatis (granuloma inguinale)Gardnerella vaginalis, Mycoplasma hominis, Ureaplasma urealyticum, Streptococco di gruppo B, Stafilococco aureus (infezioni batteriche non gonococciche e non clamidiali).Virus

Virus dell’immunodeficienza umana (infezione da Hiv/Aids)Herpes simplex virus di tipo 2 e di tipo 1 (herpes genitale)Papillomavirus umano (Infezione cervicale, condiloma genitale, cancro della cervice uterina, della vulva, della vagina, dell’ano e del pene)Virus dell’epatite B e C (epatite, cirrosi, epatocarcinoma)Cytomegalovirus (infezioni a carico di cervello, occhio, apparato gastrointestinale)HHV-8 (sarcoma di Kaposi)Pox virus (mollusco contagioso).Protozoi

Trichomonas vaginalis (uretrite e vaginite)Funghi

Candida albicans (vulvovaginite nella donna; balanopostite nell’uomo)Ectoparassiti

Phtirus pubis (pediculosi del pube)Sarcoptes scabiei (scabbia)Modalità di trasmissione delle Ist

Gli agenti responsabili delle Ist si
trasmettono attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale,
orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni
vaginali, sangue, saliva). Inoltre, si possono trasmettere attraverso il sangue
(es. trasfusioni, contatto con ferite, scambio di siringhe, tatuaggi, piercing)
o con i trapianti di tessuto o di organi (Hiv, Hbv, Hcv, Sifilide), ed infine,
per passaggio diretto dalla madre al feto o al neonato durante la gravidanza,
il parto, o l’allattamento (es. Hiv, virus dell’epatite B, herpes genitale,
sifilide, gonorrea, clamidia).

All’interno di una popolazione, la
diffusione di queste infezioni ha un’evoluzione abbastanza caratteristica:
nelle fasi iniziali è limitata a un gruppo ad alto rischio con elevati tassi di
infezione e alta frequenza di partner sessuali (core group), poi si
diffonde a una popolazione a rischio minore (bridging population)
che rappresenta l’anello di congiunzione tra il core group e la popolazione
generale (general population). La vulnerabilità alle Ist di
determinate sottopopolazioni è influenzata soprattutto dalle condizioni
socio-economiche e dai comportamenti sessuali. Questa situazione è
ulteriormente complicata dalle interazioni tra ospite e patogeno.

Diagnosi

Il quadro clinico delle Ist è spesso
aspecifico, con segni e sintomi comuni alle diverse infezioni, i più frequenti
dei quali sono:

secrezioni anomale dei genitalidolore pelvicocomparsa di prurito e/o di lesioni di qualunque tipo nella regione dei
genitali, dell’ano, o della boccanecessità di urinare frequentementedolore o bruciore durante l’emissione dell’urinadolore e sanguinamento durante e/o dopo il rapporto sessualeinfezioni oculari neonatali (specie congiuntiviti).La diagnosi convenzionale si basa sugli
esami di laboratorio. I Cdc raccomandano per esempio che tutte le donne sessualmente
attive effettuino a partire dai 26 anni un test annuale per la clamidia in
considerazione che questa indagine può dimezzare l’incidenza della malattia.
Indagini di laboratorio annuali per clamidia, sifilide, gonorrea e Hiv sono
raccomandate anche a tutti i maschi omosessuali. Tuttavia, specialmente nei
Paesi con basse risorse e alta diffusione di Ist, questo approccio è troppo
costoso o non disponibile.

A partire dal 1990 l’Oms raccomanda, per i
pazienti con segni e sintomi suggestivi di Ist, l’approccio sindromico che
prende in considerazione l’associazione di più sintomi e segni utili per la
diagnosi e che, oltre a essere scientificamente valido, offre l’opportunità di
un intervento immediato ed efficace. Si basa su algoritmi e flowchart di orientamento alla diagnosi e al
trattamento ed è più accurato della diagnosi clinica e meno costoso di quella
di laboratorio. Ha comunque dei limiti: per quanto riguarda per esempio il
sintomo più frequente di Ist nella donna, la presenza di secrezioni vaginali,
ha bassa specificità in caso di infezioni da gonorrea o da clamidia e si
associa al rischio di sovratrattamento delle altre forme di infezioni vaginali.
Dovrebbe inoltre essere corretto in base alla prevalenza delle principali Ist
nelle diverse aree geografiche.

Un notevole progresso nella diagnostica di laboratorio sarebbe offerto dalla disponibilità di test diagnostici rapidi e poco costosi proponibili come test di screening. La diagnosi di una Ist è più problematica durante l’adolescenza perché la malattia può essere asintomatica. Inoltre, lo stigma sociale e la difficoltà di accesso a servizi sanitari possono incidere negativamente sull’attitudine al controllo da parte degli adolescenti.

Prevenzione e trattamento

Il controllo e la prevenzione di queste infezioni rappresentano obiettivi prioritari di sanità pubblica, per vari motivi:

l’elevato numero di persone che ogni anno acquisisce una Ist;la proporzione rilevante di soggetti asintomatici ma infetti ed infettanti;la maggiore diffusione in soggetti con comportamenti sessuali a rischio, come giovani adulti, pluripartner, maschi che fanno sesso con altri maschi (Msm) e chi ha rapporti sessuali in cambio di denaro;la maggiore suscettibilità biologica di alcuni soggetti, come le donne, che hanno un apparato genitale più complesso ed esteso nel quale i patogeni hanno una probabilità maggiore di stabilirsi e sono più spesso asintomatiche; gli adolescenti, che hanno tessuti genitali ancora immaturi e più recettivi ai patogeni; o gli individui portatori di stati di grave immunodeficienza;le gravi sequele e complicanze in caso di mancata o errata diagnosi e terapia, quali la cronicizzazione della malattia, la sterilità, la trasformazione oncogena, la sinergia con l’infezione da Hiv;la possibilità di prevenire e curare efficacemente buona parte di queste.L’Oms sottolinea che la strategia adottata si deve basare soprattutto sulla prevenzione, con la promozione di campagne informative sulle Ist e sui fattori di rischio e di attività di educazione alla salute sessuale (es. usare correttamente il condom, limitare il numero di partner).

L’informazione e l’educazione si devono
accompagnare comunque anche a misure di identificazione sia delle persone
infette che non mostrano sintomi (per esempio con lo screening di alcune
categorie, come le donne in gravidanza), sia dei loro partner sessuali.

Un problema cruciale è la gestione del
partner sessuale del paziente con diagnosi accertata, allo scopo di mettere in
atto interventi di screening e di trattamento delle Ist volti anche a limitarne
la diffusione.

Oltre al trattamento dei
sintomi, va messa in atto la prevenzione delle ricadute e la prevenzione della
trasmissione delle Ist. Il trattamento delle Ist è un fattore cruciale per il
controllo dell’infezione da Hiv. La cura tempestiva è molto importante, perché
riduce l’infettività del paziente e limita i contagi (breaks the chain of transmission, secondo i dettami
dell’Oms).

Secondo l’Oms, l’approccio complessivo per le Ist dovrebbe prevedere:

un facile accesso ai servizi di diagnosi e curaun’accurata informazione sulle presentazioni cliniche delle IST e sulle possibili complicanze ed un’educazione alla salute sessuale (es. messaggi chiari sul corretto uso del condom)l’identificazione delle Ist attraverso l’approccio sindromico,un trattamento appropriatoil trattamento anche del partner (partner notification)l’aumento e la facilitazione dell’offerta dei test di diagnosi per identificare anche i casi asintomaticila promozione del test Hivla messa a punto dei servizi per migliorare la consapevolezza e la capacità dei giovani di prevenire le Istspecifiche misure di prevenzione e controllo delle Ist per i soggetti con comportamenti sessuali a rischio (es. giovani, omosessuali, tossicodipendenti, soggetti che fanno sesso in cambio di denaro)l’utilizzo di vaccini disponibilil’implementazione della sorveglianza dei comportamentiil coinvolgimento di tutte le parti in causa, sia del settore pubblico che del settore privato, per la prevenzione e il trattamento delle Ist.Redazione NurseTimes

Fonte: epicentro.iss.it
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Aggressioni in ospedale: per Coscioni avvengono solo per i medici. La nota dell’Opi di Salerno

È diventata una consueta e drammatica abitudine l’aggressione verbale o fisica nei confronti degli operatori sanitari per cui  è inarrestabile l’aumento esponenziale degli episodi di violenza contro gli stessi, medici ed infermieri, in particolare quelli la cui attività lavorativa si svolge nell’ambito dei servizi di emergenza – urgenza. 

Svolgendo attività sanitaria nei confronti di soggetti in condizioni di urgenza e di emergenza, i servizi di Pronto Soccorsosono quelli a maggior rischio di impatto con le aspettative ed i carichi emozionali dei pazienti e dei loro congiunti. 

Dalle ingiurie verbali alle percosse e alle spedizioni punitive anche di gruppo, è molto ricco e variegato il catalogo delle modalità e degli strumenti di offesa.

L’episodio che ha visto coinvolto il medico del P.O. S. Giovanni Bosco di Napoli ha ricevuto, giustamente, una vasta eco da parte di tutti gli organi di informazione e ha richiamato l’attenzione degli organi istituzionali, non ultimo, da parte del consigliere alla sanità del Governatore De Luca, Dr. Coscioni, che, nell’intervista pubblicata su un quotidiano del giorno 24 agosto u.s., ha espresso le proprie considerazioni sul fenomeno con esclusivo riferimento alla posizione del personale medico.

Nel merito, corre obbligo, da parte del sottoscritto, nella propria qualità di Presidente dell’O.P.I. – Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno – e di componente del comitato centrale della FNOPI, sottolineare che, secondo la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), ogni anno sono 3000 le aggressioni che si verificano in Italia contro i medici e il personale sanitario, prevalentemente infermieri, e tutto lascia ipotizzare e prevedere che il trend non cesserà di crescere, anche se la scarsa tendenza a denunciare le aggressioni rende ingannevole il dato ed il calo non può essere attribuito ad una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini oppure a campagne informative volte a tutelare l’incolumità degli operatori sanitari, riconoscendone la professionalità, il decoro e la loro indubbia utilità sociale per la collettività.

Il fenomeno si spiega sia perché al personale infermieristico è demandato il triage e, quindi, il primo approccio fisico con i pazienti, sia perché con loro egli   è in continuo contatto durante il periodo di degenza.

Non bastano le pessime condizioni di lavoro a cui gli infermieri sono costretti per incapacità organizzative, la quantità di aggressioni subite dal personale infermieristico che lavora in prima linea assume proporzioni indegne di un paese civile. 

Lo diciamo inascoltati da troppo tempo!

Se non si investe in prevenzione, attiva e passiva, la sicurezza del personale, specie nei PP.SS. e nelle strutture sanitarie in genere,  non potrà mai essere garantita adeguatamente.

Al riguardo, molto vi è da ridiresul silenzio della politica e sulla incapacità, da parte del legislatore, di ridefinire la normativa con la piena garanzia anche della certezza della pena in questi casi. 

Alla recrudescenza del fenomeno dovrebbe corrispondere una rivisitazione, in termini peggiorativi, per quanto riguarda le sanzioni penali e un aggiornamento, in ragione della sua carenza sull’argomento, dello stesso D.Lgs. 81/2008 –  Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro – che non prevede in maniera esplicita i termini “aggressione e violenza”a danno degli operatori sanitari.

Lo stesso Documento di Valutazione del Rischio (DVR), obbligatorio in ogni azienda sanitaria, è un documento che andrebbe aggiornato per renderlo adeguato ai tempi e ad una realtà del mondo del lavoro che ormai presenta aspetti sempre più preoccupanti fino a configurarsi come una vera e propria emergenza sociale.

Peraltro se le aggressioni riguardano il personale, tutto,  va altresì precisato, secondo la giurisprudenza di legittimità creatasi, che l’Azienda è responsabile dell’aggressione subita dagli operatori se non dimostra di avere adottato nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro ovvero anche le altre misure richieste in concreto «dalla specificità dei rischi connessi tanto all’impiego di attrezzi e macchinari, quanto all’ambiente di lavoro».

Certo, non mancano, sull’argomento, iniziative molto partecipate,  vista l’attualità dell’argomento e anche la crescita degli episodi di aggressione, sia fisica che verbale, cui gli operatori sanitari sono sottoposti in tutta Italia. 

Partecipando ad una di esse la presidente nazionale FNOPI, D.ssa Barbara Mangiacavalli ha avuto modo di dichiarare:”Dobbiamo ricostruire un’alleanza con il cittadino, ma anche con altri soggetti, quali ad esempio i giornalisti perché una corretta informazione è fondamentale in una materia così importante e delicata.” 

Un segnale molto forte in difesa dei professionisti della salute e di tutti coloro che intervengono in soccorso delle persone in difficoltà che non è un invito, ma un vero e proprio appello, visto il ripetersi degli episodi di violenza contro gli operatori sanitari in tutta Italia.

Cosimo Cicia presidente OPI Salerno e componente del comitato centrale FNOPI
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Alimentazione per l’infanzia: nuovi documenti e strategie dell’OMS

A luglio 2019 l’Oms Europa ha pubblicato due documenti sull’alimentazione per neonati e bambini: uno studio che dimostra l’esistenza di cibi commercializzati in modo inappropriato come adatti a bambini al di sotto dei 6 mesi di vita e un discussion paper per supportare i Paesi nello sviluppo di un modello di profilo nutrizionale appropriato per gli alimenti destinati all’infanzia.

Inoltre, dal 1 al 5 luglio 2019 si è tenuta a Belgrado la conferenza regionale per la promozione dell’alimentazione dei lattanti e dei bambini piccoli in Europa e Asia centrale con l’obiettivo di rafforzare le iniziative di promozione della salute dei bambini e di prevenire e contrastare il double-burden of malnutrition ovvero il doppio problema di aumento sia obesità che di sottonutrizione.

Una buona alimentazione durante l’infanzia è la chiave per assicurare la crescita e lo sviluppo dei bambini. È del 15 luglio scorso la pubblicazione da parte dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di un nuovo studio che dimostra che esistono cibi commercializzati in modo inappropriato come adatti a bambini al di sotto dei 6 mesi di vita, e che molti di tali cibi contengano livelli di zucchero eccessivi.

Già nel 2016, l’Oms ha pubblicato la “Guida per porre fine alla promozione inappropriata di alimenti per neonati e bambini piccoli” che mira a rafforzare le regole sul marketing degli alimenti per l’infanzia e i sostituti del latte materno sancite dal “Codice Internazionale per la Commercializzazione dei sostituti del latte materno” del 1981. La Guida Oms del 2016 afferma esplicitamente che gli alimenti commerciali complementari non dovrebbero essere pubblicizzati per i bambini di età inferiore ai 6 mesi.

Si collocano in questo scenario il documento “Alimenti commerciali per neonati e bambini piccoli nella Regione europea dell’Oms” pubblicato a luglio 2019 per supportare l’implementazione della Guida Oms 2016 e aiutare i Paesi europei nel controllo dei prodotti alimentari per l’infanzia attualmente in commercio.

Il documento “Alimenti commerciali per neonati e bambini piccoli nella Regione europea dell’Oms” descrive la metodologia sviluppata per identificare gli alimenti per l’infanzia presenti sul mercato e raccogliere i dati sulla loro composizione, caratteristiche nutrizionali, confezione, etichettatura e promozione.

Nello specifico, gli obiettivi dello studio sono stati:

raccogliere dati sui prodotti alimentari commercializzati per la prima infanzia (0-36 mesi)confrontare la composizione di tali prodotti (incluso il contenuto nutrizionale) con la Guida Oms 2016 e con le linee guida nazionali sull’alimentazione dei lattanti e dei bambini piccoliconfrontare i metodi utilizzati per promuovere i prodotti (etichettatura, indicazioni, prezzi e promozioni) con quanto raccomandato dalla Guida Oms 2016.Lo studio è stato condotto tra novembre 2017 e gennaio 2018 in quattro Paesi della Regione (Austria, Bulgaria, Israele e Bulgaria). Sono stati raccolti i dati di 7955 prodotti alimentari o bevande commercializzati come adatti per lattanti e bambini piccoli in 516 punti vendita delle città di Vienna, Sofia, Budapest e Haifa.

Alcuni risultati

Le categorie di alimenti identificati sono state: biscotti/wafers, cereali/pappe (pronti all’uso), cereali/pappe (prodotto da ricostituire), purea di frutta e/o verdura, succhi/smoothies/te/altre bevande (pronte da bere), bevande in polvere (da ricostituire), pasti a base di carne o pesce, polvere per frappé a base di latte (milkshake), dolci al cucchiaio (es budini, creme), zuppe, yogurt o a base di yogurt, altri.

I cibi commerciali destinati a lattanti e bambini piccoli sono largamente disponibili in Austria, Bulgaria e Ungheria e, in misura minore, in Israele. In tutti i Paesi una sostanziale proporzione di prodotti (28-60%) è commercializzata per bambini di meno di 6 mesi. Questi prodotti sono in violazione del Codice internazionale e della Guida Oms 2016, che prevedono che i cibi complementari non siano pubblicizzati come adatti a bimbi di meno di 6 mesi. L’Oms chiede anche a produttori e distributori di aderire a tali raccomandazioni, indipendentemente dal fatto che siano state tradotte in leggi nazionali.

Rispetto alla qualità nutrizionale, c’è la preoccupazione che i prodotti destinati alla prima infanzia abbiamo contenuti troppo alti di grassi saturi, zuccheri o sale.

Energia

Dall’indagine è emerso che alcuni dei prodotti analizzati hanno meno energia per 100g rispetto al latte materno (molte zuppe, alcuni yogurt e pasti a base di pesce o di carne, e almeno la metà delle puree di frutta e verdura). Sul versante opposto alcuni prodotti della categoria biscotti/wafers/crisps hanno una densità energetica molto elevata, aumentando il rischio di un eccessivo apporto energetico.

Zuccheri

In tutti e quattro i Paesi sono stati osservati elevati livelli di zuccheri totali. In circa la metà dei prodotti analizzati in Austria, Bulgaria e Ungheria, più del 30% dell’energia proviene da zuccheri. Sebbene i valori osservati negli alimenti analizzati in Israele siano più bassi, quasi 1 prodotto su 5 (18%) contiene più del 30% dei livelli di energia da zuccheri.

Sodio

Ai bambini non dovrebbero essere dati alimenti contenenti sale aggiunto. Da 2 anni di età, l’Oms raccomanda che l’assunzione massima di sodio di 2 g al giorno (equivalente a 5 g per giorno di sale). Una percentuale considerevole delle categorie di carne e di pesce, minestre, zuppe, biscotti/biscotti/wafers/crispe analizzati contiene 50 mg di sodio o più per 100 kcal in almeno 1 Paese.

Tra le altre caratteristiche indagate, la maggioranza dei prodotti riportava la composizione e le proprietà nutritive ma anche slogan sulla salute, in contrasto con quanto previsto dal Codex. Tra le aree di promozione inappropriata dei prodotti, dal 16% al 53% riportavano immagini destinate ad attirare l’attenzione dei bambini (per esempio i fumetti). Queste pratiche sono dannose per l’alimentazione dei lattanti e dei bambini piccoli “perché possono interferire con l’allattamento e con la fiducia dei genitori nell’alimentazione complementare fatta con gli alimenti della famiglia, cucinati in casa, e incoraggiare la dipendenza da alimenti e bevande commerciali”.

Sintesi delle considerazioni chiave

Potrebbe essere sviluppato un modello di profilo nutrizionale che stabilisca i valori soglia per i cibi appropriati per l’alimentazione dei lattanti e dei bambini piccoli. Ciò sarebbe di supporto alla discussione a livello nazionale e regionale sulla legislazione e le politiche relative a questi prodotti, che stanno diventando sempre più importanti nella Regione europea.Potrebbe essere necessario aggiornare le linee guida sulle pratiche di alimentazione complementare in alcuni Paesi della Regione europea per riflettere il contesto moderno, in cui gli alimenti commerciali costituiscono una proporzione più ampia della dieta di neonati e bambini piccoli rispetto a quanto accadeva in precedenza.Per i genitori, e per chi si occupa dei lattanti e bambini piccoli, è necessaria una guida su come orientarsi negli acquisti, su come bilanciare la dieta dei propri figli alla luce dei prodotti presenti sul mercato e sull’importanza che continuano ad avere gli alimenti preparati in casa.È necessario migliorare l’etichettatura degli alimenti per neonati e bambini piccoli. I produttori e i rivenditori dovrebbero attenersi al Codice internazionale e alla Guida Oms del 2016, anche per quanto riguarda le dichiarazioni e i claims su composizione, nutrizione, salute o sviluppo.I prodotti non devono essere commercializzati come adatti a bambini di età inferiore a 6 mesi.I produttori alimentari dovrebbero cercare di produrre più alimenti vegetali e naturalmente salati rispetto a quelli a base di frutta e dolci; ridurre il contenuto di zuccheri totali e liberi degli alimenti; non utilizzare zuccheri aggiunti o agenti dolcificanti; usare nomi appropriati ed evitare di produrre dolcetti o dessert.Parallelamente, l’Oms Europa ha pubblicato anche il discussion paper “Ending inappropriate promotion of commercially available complementary foods for infants and young children between 6 and 36 months in Europe (2019)” pensato per supportare i Paesi nello sviluppo di un modello di profilo nutrizionale appropriato per gli alimenti destinati all’infanzia.

Redazione NurseTimes

Fonte: epicentro.iss.it
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Tragedia sfiorata a Corigliano-Rossano: medico e infermiere del 118 aggrediti, medico accoltellato

Il medico è stato colpito dal compagno di una donna per la quale era stata chiamata l’ambulanza. Ferito ad una mano, gli sono stati applicati diversi punti di sutura dai colleghi in servizio nel nosocomio

L’equipe medica del presidio emergenziale territoriale del “Giannettasio” di Rossano viene allertata dalla centrale operativa di Cosenza per una donna in situazioni critiche. L’ambulanza parte e si inerpica lungo la provinciale 250 che dallo scalo di Rossano porta bel cuore della Città alta.

Medico, infermiere e Soccoritore arrivano prontamente sul posto del soccorso.

Ad attenderli, insieme alla donna dolorante, anche un uomo che pare fosse il compagno della signora. Il quale, alla vista del medico del 118, gli sarebbe piombato addosso con un coltello.

Un’aggressione improvvisa e a quanto pare senza ragione. Per la quale il professionista del pronto soccorso ha avuto la peggio, procurandosi un profondo taglio sulla mano, causato dal colpo inferto dall’aggressore.

Il tempestivo intervento dell’equipaggio (infermiere e Soccoritore) hanno evitato che la situazione degenerasse in tragedia. Avvertite le forze dell’ordine, pare che l’uomo in preda al raptus sia ora in stato di fermo. Mentre il Medico è ricoreo alle cure dei colleghi del Pronto soccorso di Rossano che gli hanno applicato diversi punti di sutura alla mano.

Sono, queste, scene di ordinaria follia nel farwest della sanità della Sibaritide dove gli operatori sanitari non solo devono subire lo stress della mancanza di personale quanto anche simili situazioni. E a pagarne le conseguenze sono sempre e solo gli utenti. Perché da domani il Pronto soccorso di Corigliano – Rossano avrà in organico un altro medico in meno che si aggiunge alla lunga sfilza di defezioni e carenze di personale.

Non c’è giornata che non leggiamo notizie di violenza sugli operatori sanitari.

E questa volta c’è mancato davvero poco, la tragedia è stata solo rimandata…

Redazione NurseTimes
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Avviso pubblico per infermieri a Cefalù (PA)

La Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù avvia un avviso di lavoro tramite selezione pubblica per la creazione di una Graduatoria di merito al fine di individuare INFERMIERI STRUMENTISTI DI SALA OPERATORIA

Descrizione:E’ indetta una selezione pubblica per titoli ed esami, finalizzata alla formazione di una graduatoria, in ordine di merito, dalla quale la Fondazione potrà attingere al fine di stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo INDETERMINATO ed a tempo pieno (36 ore settimanali) quale INFERMIERE STRUMENTISTA DI SALA OPERATORIA.

Qualora le istanze presentate fossero in numero superiore a 150, la selezione prevede una prova pre-selettiva attraverso delle domande a risposta multipla su argomenti inerenti il profilo professionale ricercato. Da tale prova verrà stilata la graduatoria degli idonei in numero non superiore ai 70.Il punteggio conseguito nella prova preselettiva non sarà tenuto in considerazione per la definizione della graduatoria finale di merito.

La prova selettiva consisterà nell’espletamento di una prova scritta, di una prova colloquio nelle materie del profilo professionale dell’Infermiere e di una prova pratica consistente nella valutazione delle competenze di Infermiere Strumentista presso il Blocco Operatorio della Fondazione.

La prova pratica consisterà nella valutazione delle competenze professionali del candidato/a nella strumentazione degli interventi di:Chirurgia Generale;Chirurgia Vascolare;Ortopedia e Traumatologia;Oculistica;Ostetricia e Ginecologia;Urologia;Il candidato dovrà dimostrare di riuscire, in autonomia, a predisporre il campo operatorio, di saper partecipare all’attività operatoria anticipando o eseguendo le attività del chirurgo, controllo assoluto del materiale chirurgico utilizzato.

La modalità di espletamento delle procedure di selezione sono pubblicate sul sito internet della Fondazione.Al personale assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato di diritto privato sarà applicato il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale Dipendente delle strutture sanitarie associate all’AIOP ARIS e alla FONDAZIONE DON GNOCCHI quadriennio 2002-2005, successive modifiche e integrazioni, e gli accordi integrativi aziendali di II livello.La graduatoria di merito resterà valida per 3 (tre) anni a decorrere dal termine del processo selettivo, salvo motivata proroga della sua validità.La graduatoria di merito del personale risultato idoneo ma non in posizione utile per l’assegnazione dei contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, potrà essere utilizzata per l’attribuzione d’incarichi a tempo determinato per momentanee esigenze aziendali o per la sostituzione di dipendenti assenti con diritto alla conservazione del posto, ai sensi del D.Lgs. n. 81/2015.

Data pubblicazione: Martedì, 27 Agosto 2019

Data scadenza, Mercoledì, 18 Settembre 2019

Allegati

Bando avviso pubblico per infermieri
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