“Devo andare in ospedale, ma guido io l’ambulanza”. Paziente armato di pistola sequestra squadra del 118

“Devo andare al Loreto mare, ma l’ambulanza la Guido io! Portatemi al Loreto altrimenti vi sparo”

Questa è stata la frase che gli operatori del 118 si sono sentiti rivolgere da una persona che aveva richiesto l’intervento urgente dell’ambulanza per un investimento stradale.

A riportare l’aggressione n. 65 del 2019 è l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”.

Il “paziente” sarebbe stato in realtà un detenuto agli arresti domiciliari che stanotte ha richiesto l’intervento della squadra di soccorso in via Sorrento a San Giovanni a Teduccio. Avrebbe comunicato telefonicamente agli operatori della centrale di essere stato vittima di un incidente automobilistico (totalmente simulato).

In realtà il galeotto avrebbe preteso di essere portato all’ospedale Loreto mare in quanto aveva una impegnativa del medico di famiglia per prenotare una visita dermatologica da effettuare presso tale nosocomio.

“Al rifiuto da parte della postazione 118 il paziente è andato in escandescenza barricandosi dentro al mezzo di soccorso e minacciando di morte l’equipaggio” dichiarando di avere una pistola nella cintola, come spiega l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”.

L’assurdo desiderio dello squilibrato è stato assecondato, considerato lo “stato di necessità” di sopravvivere al turno di lavoro. Gli operatori però sono riusciti a comunicare il sequestro di persona subito e a far giungere il messaggio alle Forze dell’Ordine.

Ad attendere l’arrivo dell’ambulanza era infatti presente una pattuglia dei Carabinieri che ha arrestato il facinoroso traducendolo in carcere dopo regolare denunci esposta dal medico di postazione.

Simone GussoniL’articolo “Devo andare in ospedale, ma guido io l’ambulanza”. Paziente armato di pistola sequestra squadra del 118 scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Una bambina di 12 anni salvata da un’infermiera sulle spiagge di Marotta

Gloria Serlupini “Ho fatto solo il mio dovere”

Buone notizie arrivano dall’ospedale di Ancona a 24 dal massaggio cardiaco praticato dall’infermiera alla ragazza di 12 anni in gravissime condizioni dopo un malore in mare.

Il presidente dell’Ordine Infermieri di Perugia oggi ha voluto ringraziare e complimentarsi personalmente con la collega Gloria Serlupini, infermiera presso la Centrale Operativa 118 dell’Azienda Ospedaliera di Perugia.

L’omaggio dell’Opi La Spezia a Gloria Serlupini:

“l’infermiera presso la Centrale Operativa 118 dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, mentre si trovava in vacanze nelle spiagge di Marotta (Pesaro), con grande professionalità, competenza e coraggio, si è resa protagonista di un intervento che ha salvato la vita di una bambina di 12 anni. Intervistata, dichiara di non aver fatto nulla di straordinario, se non ”quello che è il mio dovere, il mio impegno”… c’è certamente qualcosa di più, che va oltre, nel cercare di restituire la vita, fuori dal lavoro, in vacanza, a una bambina in pericolo. Molte azioni quotidiane, fatte dagli infermieri in corsia, sono ”salva vita”, anche lontano dalla cronaca e dal naturale risalto che questi fatti provocano: pensiamo al rilievo tempestivo di un parametro compromesso, o al notare un aspetto con segnali critici; fino ad un intervento altrettanto di emergenza in una degenza, o nelle cure al domicilio. Molto spesso passano ”sotto traccia”, ma sono ovviamente preziosissimi, e quotidiani. Bravissima Gloria e auguri, di cuore, alla piccolina!”

Il responsabile della centrale operativa di emergenza dell’Umbria Giampaolo Doricchi, in costante contatto con la struttura di Rianimazione dell’ospedale marchigiana è stato informato che la studentessa sta meglio e che i sanitari hanno proceduto alle operazioni di “svezzamento” dai macchinari dopo la verifica della ripresa dei parametri vitali.

“Ho subito pensato di informare la collega che si era protagonista di quel salvataggio – dice Doricchi in una nota dell’ospedale di Perugia -, era felice e commossa. Episodi come il suo capitano spesso in servizio, fanno parte del nostro lavoro quotidiano. Del tutto diverso è il soccorso prestato in un contesto davvero speciale, con una pressione enorme che impone davvero di dover fare appello ad autocontrollo straordinario”

Testimonianze dirette riferiscono che
le condizioni della ragazza erano critiche e che le manovre di soccorso
effettuate dalla infermiera si sono rivelate salvavita.

L’infermiera già rientrata dalla breve vacanza, ha ripreso il servizio per Ferragosto. È sorpresa, perché forse non si aspettava tutta questa ribalta mediatica.

Per l’infermiera si è trattato semplicemente di mettere in pratica ciò che fa ogni giorno: soccorrere e salvare persone. Sorpresa ma anche molto emozionata.

“Non è facile trovare le parole per descrivere le emozioni che si provano quando la nostra attività ci permette di essere utile agli altri – racconta Gloria – in tanti anni di lavoro non mi era mai capitato di effettuare un intervento così importante fuori dal servizio. Non amo il clamore e posso solo ribadire che mi sono limitata a fare il mio dovere, senza neppure il camice”.

Una testimonianza importante, complimenti Gloria da parte di tutta la nostra redazione.

Redazione NurseTimes

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Sessa Aurunca: licenziati i primi 8 medici al San Rocco per assenteismo

Il triste fenomeno dei cosiddetti “furbetti del cartellino” comincia a mietere i primi risultati

Dopo le vicende che negli ultimi mesi hanno colpito il Cardarelli di Napoli, il “San Giacomo” di Monopoli, il “Don Tonino Bello” di Molfetta, ora tocca all’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca. Licenziati 7 medici dell’ospedale, ma gli indagati erano ben 28.

Manca solo la delibera ufficiale, che sarà, di fatto, uno dei primi atti
del nuovo direttore generale Ferdinando Russo. Ma il futuro di 10
dipendenti dell’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca rimasti coinvolti
nell’inchiesta sull’assenteismo di qualche mese fa appare ormai segnato.

L’ufficio provvedimenti disciplinari dell’Asl di Caserta, martedì mattina, ha infatti disposto il licenziamento senza preavviso di 8 anestesisti e due amministrativi che sono stati indagati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito dell’inchiesta sui furbetti del cartellino. I dipendenti timbravano il proprio ingresso in ospedale ma poi si allontanavano senza alcun permesso.

Già l’ex direttore generale Mario De Biasio aveva
chiesto il pugno duro coi licenziamenti; l’Ufficio provvedimenti disciplinari
lo ha confermato. Ora servirà il provvedimento del direttore generale Russo per
ufficializzare gli atti. Contro i quali i licenziati potranno presentare
ricorso al tribunale del lavoro.

Ad intervenire sulla questione, anche Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità:

“Sette medici dell’ospedale
‘San Rocco’ di Sessa Aurunca sono stati licenziati per assenteismo. E’ giusto.
Chi crede di poter fare il furbetto e vivere da parassita sulle spalle delle
persone oneste deve essere punito con il pugno durissimo. Le frasi che emergono
dalle intercettazioni riportate dagli organi di stampa all’apertura delle
indagini, sono di una gravità assoluta e rappresentano una vergogna
inaccettabile.

Queste persone hanno meritato di essere licenziate in quanto prive del benché minimo spirito di servizio.  Addirittura sottolineavano, con spavalderia, che, trattandosi di un malcostume diffuso, avrebbero dovuto licenziare tutti. Hanno iniziato proprio da loro. La sanità campana non può permettersi di avere in organico gente simile; abbiamo bisogno di professionisti dediti al lavoro che possano impiegare ogni risorsa per tutelare e curare i pazienti.

Francesco Emilio Borrelli conclude spendendo parole taglienti anche nei riguardi degli indagati ancora non licenziati. Dichiara di aspettarsi un trattamento equo dove tutti saranno puniti. “Volge, infine, uno sguardo amaro, ricordando i furbetti del Loreto Mare, dove nessuno è stato condannato. Lasciarli impunti crea un precedente pericoloso, bisogna dare l’esempio per far passare la voglia ad eventuali cialtroni in futuro”.

Redazione NurseTimes

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Gaslini Beach: nasce a Genova la spiaggia assistita davanti all’ospedale per i piccoli malati

Un tunnel sotterraneo permetterà ai piccoli pazienti ricoverati presso l’Istituto Giannina Gaslini di Genova di poter raggiungere una speciale spiaggia a loro dedicata.

Il collegamento realizzato mette in comunicazione alcuni padiglione dell’ospedale pediatrico ligure con lo speciale “lido” che accoglierà anche uno stabilimento elioterapico. Era già stato utilizzato lo scorso anno per permettere a trecento bimbi malati di poter andare al mare semplicemente attraversando un corridoio stretto e percorrendo una scala, dalla quale si scorge già la costa. 

Pochi attimi dopo si raggiunge il Gaslini Beach, dove per la gioia dei bambini è possibile fare il bagno e prendere il sole, con tanto di sdraio, ombrellone e bagnino. 

Anche i giovani lungodegenti potranno pertanto fare le loro “vacanze” nonostante il ricovero nella struttura pediatrica, condizioni di salute permettendo.

Questa spiaggia rappresenta un importante fonte di svago per i bambini meno fortunati. L’Istituto specializzato nel settore dell’infanzia e orgoglio del territorio ligure, ha realizzato tale progetto in collaborazione con il Circolo Ricreativo Istituto Giannina Gaslini, dando vita a questa spiaggia riservata principalmente ai bambini ricoverati, ma non solo.

L’accesso sarà ovviamente gratuito per i pazienti e per i loro accompagnatori. Un certificato medico rilasciato dallo specialista clinico che segue ogni singolo caso permetterà ai piccoli di accedere in sicurezza alla spiaggia.

Ma chiunque volesse accedervi dal mondo esterno, potrà farlo pagando una quota associativa che consentirà a quest’area dedicata ai più piccolini di riaprire di anno in anno. Nell’estate 2019, la stagione, iniziata l’8 giugno, terminerà il 15 settembre.

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Asp Palermo, mobilità negata a infermieri con problemi di salute: i sindacati non ci stanno

Sotto accusa un bando dell’Azienda sanitaria. Fgu Gilda Unams, Nursind e Cgs ne chiedono la revoca o la modifica.
In una nota inviata all’assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Ruggero Razza, e ai vertici dell’Asp Palermo i sindacati Fgu Gilda Unams, Nursind e Cgs contestano l’avviso dell’Azienda sanitaria per mobilità e concorso, per titoli, colloquio ed esami, destinato al bacino della Sicilia occidentale, e precisamente alle Aziende di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani, per la copertura a tempo indeterminato di circa 532 posti per infermieri e 236 per oss. Tale avviso nega la mobilità per gli infermieri che hanno “limitazioni” legate a problemi di salute. Niente da fare anche per chi è iscritto nelle graduatorie esistenti: non ci sarà uno scorrimento.
Da qui la richiesta di revoca in autotutela o modifica dell’avviso, così come avvenuto nel recente passato per la Sicilia orientale. Ciò al fine di scorrere le graduatorie di mobilità esistenti e concedere i nullaosta agli infermieri che intendono trasferirsi. Secondo le sigle sindacali, inoltre, il bando mostra in alcuni punti una disparità di trattamento. A cominciare dall’esclusione dei vincitori di mobilità che hanno come certificazione del medico competente la dicitura “senza limitazione alcuna”. “Non si capisce infatti la ratio scelta – dicono -, alla luce appunto di un possibile e giusto scorrimento delle graduatorie di mobilità in atto”.
Dunque i segretari territoriali di Agrigento (Salvatore Terrana), di Caltanissetta (Giuseppe Provinzano), di Palermo (Aurelio Guerriero), di Trapani (Salvo Calamia) e di Palermo Unipa (Giuseppe D’Anna), auspicano “che l’assessorato da una parte e le aziende sanitarie dall’altra diano la possibilità di utilizzare le graduatorie già approvate così da utilizzare, oltre ai posti già assegnati, anche le unità previste per la mobilità”. E si augurano “che concedano i nullaosta, con data certa, ai lavoratori vincitori che hanno fatto richiesta o la faranno a breve, per non perdere il treno che aspettano da una vita e avvicinarsi finalmente verso casa”.
Redazione Nurse Times
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