Asl BT, anche i sindacati chiedono di ripristinare il Dipartimento delle professioni sanitarie

Riceviamo e pubblichiamo una nota a cura di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Nursing Up, indirizzata al dg dell’Azienda sanitaria, Alessandro Delle Donne.
Apprendiamo, non senza sorpresa, dell’adozione della delibera (VEDI) che determina una significativa modifica dell’assetto organizzativo dell’Asl BT, rimodulata nella sua conformazione per dipartimenti. Il provvedimento, che stravolge il contesto organizzativo della Azienda sanitaria, rappresentato da un razionale e semplicistico sviluppo per “concetti generali”, ritenuti validi per ogni singola trasformazione attuata, comporta nella sua adozione il coinvolgimento diretto di tutto il corpo professionale di ogni ordine e grado.
Il provvedimento in esame, come precisato nella delibera, è stato oggetto di delucidazione resa alle sole OO.SS. della dirigenza medica e sottratto all’informativa preventiva delle OO.SS. di comparto, che notoriamente rappresentano e superano il 70 % dei professionisti sanitari in attività per la Asl BT. È appena il caso di rilevare che l’argomento oggetto della delibera rientra tra gli argomenti per i quali si impone una informativa preventiva poiché, come detto, incide nel rapporto di lavoro di tutto il personale e poiché costituisce argomento di modifica della organizzazione del lavoro all’interno dell’Azienda per il mutato quadro organizzativo che impone.
Tanto premesso, ferma restando la condivisione di buona parte delle considerazioni espresse dall’Ordine delle professioni infermieristiche della BAT (VEDI), che contesta a giusto titolo la soppressione del Dipartimento delle professioni sanitarie, si chiede la revoca della delibera in oggetto, con l’apertura di un tavolo di confronto sui suoi contenuti e soprattutto sulla ratio di scelta operata per l’individuazione delle U.O. afferenti i singoli dipartimenti. Si fa richiamo e si sostiene, inoltre, la raccomandazione espressa dall’Ordine delle professioni infermieristiche della BAT, di dare corso immediato all’istituzione del servizio delle professioni sanitarie, di cui la Asl è carente, come da noi più volte richiesto.
Restiamo altresì perplessi per l’approvazione di ulteriori atti deliberativi finalizzati all’assunzione di ulteriori dirigenti amministrativi, e in particolare quelli previsti dalle delibere n. 1116 del 20/06/2019 e n. 1479 del 01/08/2019, a scapito dei dirigenti delle professioni sanitarie mancanti nel Dipartimento delle professioni sanitarie “soppresso”.
Di seguito le osservazioni e la richiesta di modifiche e integrazioni alla proposta di regolamento aziendale sulla disciplina degli incarichi di funzione del personale dipendente (area comparto ruolo sanitario e assistente sociale d-Ds della asl BT), inviate dai sindacati territoriali e dalla Rappresentanza sindacale unitaria Asl BT al direttore generale e al diettore del personale.
1) All’art. 1, ultimo paragrafo, aggiungere, dopo i titolari di funzione, “in caso di necessità, garantire la turnazione”.
2) All’art. 5, ultimo capoverso, cassare da “ne consegue che” sino a “dell’anno di riferimento”.
3) All’art. 6 aggiungere, dopo tempo indeterminato in categoria d-ds. “nei ruoli sanitario o tecnico assistente sociale”.
4) All’art. 7, dopo max 15 punti tra parentesi, aggiungere “1 per ogni anno di servizio nell’ambito del profilo di appartenenza”.
5) In caso di parità di punteggio, prevale l’anzianità di servizio nel profilo di appartenenza.
6) All’ art. 7, cassare tutto il periodo da “per carriera…” a “fino a punti 1 anno”.
7) All’art. 10 aggiungere all’ultimo paragrafo, dopo procedure di selezione, “fermo restando quanto previsto dall’art. 8 in merito alla durata e proroga degli incarichi, comunque non oltre la durata del contratto originario 5+5”.
Redazione Nurse Times
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Asl BT, il dg Delle Donne azzera le professioni infermieristiche

Revocato il Dipartimento delle professioni sanitarie. Papagni (Opi BAT): “Chiediamo il ripristino”.
La Asl BT non riconosce il valore della professione infermieristica e revoca il Dipartimento delle professioni sanitarie. La revoca, contenuta nella delibera n. 1445 (VEDI) del 1/08 u.s. a firma del direttore generale, Alessandro Delle Donne (foto), priva la BAT della governance delle professioni sanitarie. L’Ordine delle professioni infermieristiche della sesta provincia pugliese (Opi BAT) chiede in una nota (VEDI) la modifica della delibera, con il ripristino del Dipartimento e con l’attivazione delle procedure di reclutamento dei dirigenti infermieri.
«Non è possibile privare tutti i professionisti – dichiara il presidente di Opi BAT, Giuseppe Papagni –, sanitari e figure di supporto dell’assistenza afferenti alle professioni dell’area infermieristico-ostetrica, tecnica professionale, della prevenzione e della riabilitazione, che rappresentano e superano il 70% dei professionisti sanitari in attività per la Asl BAT, di un Dipartimento delle professioni sanitarie che, come afferma il dg Delle Donne, “governi i percorsi di presa in carico degli utenti/cittadini”».
L’Ordine delle professioni sanitarie della sesta provincia pugliese, nella sua nota, precisa che non solo la Asl BT non ha attivato il servizio delle professioni sanitarie, disattendendo precise norme di legge (L.R. n. 26/2006, L.R. n. 25/2006), ma cancella dalla sua nuova organizzazione dipartimentale, incoerentemente con la ratio che viene posta alla base delle modifiche organizzative cui alla delibera in oggetto, il Dipartimento delle professioni sanitarie, costituente un asse di rilevante importanza, cui l’azienda, con il precedente direttore generale, aveva convenuto di determinare.
«È l’infermiere – continua Papagni – che provvede alla presa in carico, alla pianificazione delle attività e alla misurazione degli esiti di intervento, come previsto in letteratura e nell’ordinamento che regola l’esercizio professionale. Si genera così una forte relazione infermiere-assistito che, evidenze alla mano, migliora l’aderenza della persona alle cure, facilita i processi educativi e assicura la personalizzazione delle attività. Noi riteniamo importante il ripristino del Dipartimento delle professioni sanitarie e confidiamo in una pronta risposta del direttore generale affinché accolga le nostre riflessioni». Una presa di posizione netta in favore dei bisogni di salute che i cittadini della sesta provincia esprimono.
Redazione Nurse Times
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Nadia Toffa perde la battaglia contro il cancro “ma chi ha vissuto come te, NON PERDE MAI”

Purtroppo Nadia non ce l’ha fatta.

Cordoglio da tutto il mondo dello spettacolo, ma anche da tantissimi cittadini che da spettatori, hanno vissuto questi anni con Nadia la sua personale lotta contro il cancro.

La famosa conduttrice de “Le Iene” colpita nel 2017 da un grave malore, aveva scoperto di essere malata di cancro.

“Ho avuto un cancro. Mi sono operata e mi hanno tolto il 100% del tumore. Ma ho fatto radio e chemio preventive, le ho finite pochi giorni fa. La fortuna è stata proprio che dopo lo svenimento ho fatto un accertamento, un check-up completo. Ora sto benissimo. Non mi vergogno di nulla. Non mi vergogno dei chili persi, li riprenderò. Non mi vergogno nemmeno del fatto che ora porto la parrucca, è più bella dei miei capelli”.

Da allora affrontava il suo calvario con il sorriso, cercando di incoraggiare chi soffre a non lasciarsi schiacciare dal dolore.

“Non siamo malati, siamo guerrieri” la sua frase ricorrente pronunciata col sorriso di sempre.

A dare l’annuncio della sua morte è stata la trasmissione che l’ha lanciata. Sulla pagina Facebook de ‘Le Iene’, in un post carico di dolore pubblicato poco dopo le 07:00 del mattino, la redazione ha comunicato la scomparsa di Nadia Toffa:

“E forse ora qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, NON PERDE MAI. Hai combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi. D’altronde nella vita hai lottato sempre.  Hai lottato anche quando sei arrivata da noi, e forse è per questo che ci hai conquistati da subito. È stato un colpo di fulmine con te, Toffa. È stato tanto facile piacersi, inevitabile innamorarsi, ed è proprio per questo che è così difficile lasciarsi. Il destino, il karma, la sorte, la sfiga ha deciso di colpire proprio te, la NOSTRA Toffa, la più tosta di tutti, mentre qualcuno non credeva alla tua lotta, noi restavamo in silenzio e tu sorridevi.

Sei riuscita a perdonare tutti, anche il fato, e forse anche il mostro contro cui hai combattuto senza sosta… il cancro, che fino a poco tempo fa tutti chiamavano timidamente “Il male incurabile” e che, anche grazie alla tua battaglia, adesso ha un nome proprio.  “Non bisogna vergognarsi di guardarlo in faccia e chiamarlo per nome il bastardo, – dicevi – che magari si spaventa un po’ se lo guardi fisso negli occhi”.

E dato che sei stata in grado di perdonare l’imperdonabile, cara Nadia, non ci resta che sperare con tutto il cuore che tu sia riuscita a perdonare anche noi, che non siamo stati in grado di aiutarti quanto avremmo voluto. Ed ecco le Iene che piangono la loro dolce guerriera, inermi davanti a tutto il dolore e alla consapevolezza che solo il tuo sorriso, Nadia, potrebbe consolarci, solo la tua energia e la tua forza potrebbero farci tornare a essere quelli di sempre.  Niente per noi sarà più come prima”.

Con la sua grande tenacia, la sua forza e il suo sorriso era diventata un simbolo per tutti nella lotta contro questo male. Ci mancherai.

Addio grande guerriera.

Redazione NurseTimes
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“Mi serve un’ambulanza”: quanti falsi allarmi

Riprendiamo dal Corriere della Sera un viaggio notturno per le strade della periferia nord di Milano.
La fasciatura attorno al braccio dell’uomo, un 35enne del Centro America appena feritosi spaccando il vetro di una finestra durante un festino tra sbandati, contiene a stento il sangue che fuoriesce dall’arteria lacerata. C’è da correre “in sirena” al Niguarda, con il paziente a bordo che straparla, strafatto, con le pupille ridotte a due minuscoli fori scuri. Sono le 11 della notte di San Lorenzo, e per la squadra di soccorso di Intersos non c’è tempo di guardare le stelle. Ma questa uscita in codice giallo sarà di fatto l’unica con reali requisiti d’urgenza, in dodici ore vissute in prima linea tra i palazzi della periferia nord di Milano.
Ben diverso, infatti, è lo scenario, quando a chiamare è un giovane con problemi intestinali, o una signora con una crisi d’asma, o un anziano affannato per il caldo opprimente. Casi in cui il trasporto in ospedale è forse più dettato dalla paura (o dalla solitudine) che da reali necessità mediche. Su sette interventi notturni, cinque sono codici verdi, o addirittura bianchi. Quando parte la chiamata si apre l’intervento e, se il richiedente vuole essere portato in ospedale, il personale non può rifiutarsi.
E questa è la missione (e la vita) di gente come Ezio, il “veterano” con anni di servizio a sirene spiegate in ogni angolo della città. O come Yuri, l’ex animatore dal fisico possente, che macina chilometri sulle scale di palazzi fatiscenti, carico di attrezzature e zaini che sulle sue spalle sembrano leggeri, e che invece non lo sono affatto. E di Rosanna, il capo equipaggio: una mamma che ha lasciato la scrivania e il lavoro impiegatizio per stare in questa sorta di trincea di strada e di corridoi di pronto soccorso, e che nel lavoro ha maturato un esperienza tale che il suo approccio al paziente, ormai, sembra quello di un medico.
Di notte, o di giorno, lavorano per Intersos, cooperativa sociale che solo su Milano arriva a mettere in strada fino a cinque squadre di soccorso in orario diurno e quattro di notte, a parte gli altri mezzi impegnati in servizi socio-sanitari. La notte di Ezio, Yuri e Rosanna comincia quando c’è ancora luce, alle 19. Nemmeno il tempo di finire il controllo dell’ambulanza, prassi consolidata, che già bisogna partire. Prima uscita in zona Ca’ Granda. C’è da prestare supporto a un’altra squadra, in difficoltà nel trasporto di una signora anziana, giù per le strette scale di servizio di un palazzo degli anni Sessanta.
Il tempo di un caffè e arriva la seconda chiamata. Quella per Giorgio. Almeno così dice di chiamarsi, l’uomo che i soccorritori trovano nel parcheggio del Niguarda. Si tiene il volto fra le mani, ingobbito su una sedia a rotelle. Una vecchia valigia sulle gambe e l’odore insopportabile di una vita vissuta oltre i margini. Straniero, niente documenti, parla a stento: un “fantasma”. A Niguarda, dove si era presentato al mattino per abuso etilico, lo avevano appena lasciato andare. Ma qualcuno lo ha visto, ha chiamato l’ambulanza e così rientra per perdersi in qualche angolo a fissare il vuoto.
Alle 21:30 ci si sposta a Bollate. La casa dell’87enne cardiopatico è un forno. Accusa un certo affanno. La moglie ha chiamato la Guardia medica, che ha suggerito di rivolgersi al 118. Il tempo del trasporto in ambulanza, con l’aria condizionata, e il volto del anziano riprende colore. Ma i medici della clinica San Carlo di Paderno, a quel punto, devono prenderlo in carico. Ha solo 24 anni, invece, il ragazzo dall’alimentazione disordinata con i crampi allo stomaco. Stesso copione: prima la telefonata alla Guardia medica, poi l’ambulanza. Lo portano a Città Studi. Sarà così anche per una signora asmatica (codice bianco al “Sacco”), e per un ragazzo con un orzaiolo, che chiede l’uscita alle 4 del mattino.
Gli operatori, ovviamente, non sottovalutano nulla a priori. Ma la sensazione, confermata anche dai responsabili di Intersos, è che l’ambulanza troppo spesso sia scambiata per una sorta di “servizio taxi”, nell’erronea convinzione che l’arrivo col mezzo di soccorso dia diritto a qualche priorità all’accettazione. «Veniamo chiamati anche per un semplice dolore al collo, per una gastrite o per qualche difficoltà digestiva». Poi ci sono i momenti di adrenalina, come quello del latinoamericano che gronda sangue dopo aver devastato casa in via Moneta. Lo portano a Niguarda, dove c’è ancora Giorgio, il “fantasma” in sedia a rotelle. Seduto, a guardare il nulla.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere della Sera
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La federazione Migep Oss – Shc Oss scrive a Giulia Grillo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al ministro e firmata dai segretari Salvatore Loriga e Silvio Caltanella.
Egregio Ministro della Salute, Giulia Grillo,
Le scriviamo in nome di migliaia di questi professionisti che continuano a svolgere la loro professione con serietà e professionalità da oltre 30 anni affinché possano iscriversi nelle liste speciali.
In rappresentanza degli operatori, infermieri generici e puericultrici, professionisti nell’ambito della sanità pubblica e privata che sono stati messi da parte da vari governi retroattivi e si sono visti disattesi dalla legge 42/99, dalla legge 43/2006 e da questo governo dalla legge 3/2018, ritrovandosi fuori da ogni possibilità di esercitare una professione che lo Stato ha riconosciuto e ancora oggi riconosce; come le puericultrici che continuano a essere attivati in ambito regionale corsi di formazione.
È assolutamente necessario che firmi il decreto attuativo della legge 145/2018 art 1 comma 537 – 538 istituendo e rendendo immediatamente operativo l’elenco speciale, permettendo a questi operatori sanitari di iscriversi e continuare a svolgere il loro lavoro, riconoscendo anche la puericultrice come figura importante nell’assistenza nel post parto alle dimissioni delle mamme.
Facciamo appello e chiediamo con urgenza a Lei On. Ministro che faccia un decreto per le liste speciali e salvi oltre 10mila infermieri generici e 20mila puericultrici, poiché non possono continuare a subire la depressione professionale con ripercussioni gravissime nel mondo lavorativo a causa di leggi inadeguate che li hanno emarginati, attuando una procedura d’infrazioni di cui Lei On. Ministro con il silenzio sta avvallando queste infrazioni.
Confidando in una rapida adozione del provvedimento che in coerenza con le norme ancora esistenti per dare dignità a queste professioni che hanno fatto la storia dell’assistenza insieme agli infermieri, si parla di persone con un curriculum vitae 20- 30 anni di servizio che nella storia della sanità, di quegli anni bui della sanità hanno fatto parte e fanno ancor oggi parte, non va penalizzata né dimenticata, ma va trattata con rispetto.
Scriviamo anche in rappresentanza  di molti operatori socio sanitari (oss) 200 mila circa, che confidiamo e confidano in Lei che attui urgentemente il decreto attuativo rendendolo immediatamente operativo sulla legge 3/18 “area socio sanitaria”, affinché l’operatore socio sanitario si collochi nella nuova area e non con la legge 43/2006 “operatore d’interesse sanitario”; dove il suo Ministero ha determinato la nuova collocazione, e gli operatori sociosanitari si trovano di fatto esclusi dalla possibilità di costruire una propria identità professionale evoluta e valida con formazione equa e uguale su tutto il territorio Nazionale.
Bisogna rivedere la formazione, le competenze dell’operatore sociosanitario, poiché l’accordo Stato Regioni del 2001 non è più adeguato al Sistema Salute attuale, in modo che possano svolgere la loro professione come richiamato dalla legge 3/2018.
In rappresentanza di questi lavoratori confidiamo in una Sua presa di posizione positiva  e dia la possibilità a tutti questi operatori di svolgere la propria professione con dignità e pari diritti come tutte le altre professioni del Sistema Salute.
Si rammenta che la Federazione migep nel 2004 ha fatto richiesta di riconoscimento presso questo Dicastero, e ha partecipato dal 2010 al 2012 alla stesura “Tavolo Ministero e Regioni, sul ruolo, funzioni, formazione e programmazione del far bisogno dell’operatore socio sanitario”.
Il 4 luglio del 2012 il tavolo “Ministero e Regioni” conclude la prima fase, definendo un primo documento riguardante la professione dell’operatore sociosanitario e sottoscritto anche dalla federazione migep.
Lei On. Ministro ha ascoltato molte associazioni di categoria, ma ha sempre escluso e non considerato queste categorie, la Federazione Migep che le rappresenta, rinnova la richiesta di un incontro nel corso del quale poter esporre in maniera più esaustiva e documentabile le ragioni e le argomentazioni richieste da noi sostenute. Perché nessuno deve rimanere indietro.
Redazione Nurse Times
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