Aeronautica Militare: neonato in imminente pericolo di vita trasportato dalla Sardegna al Bambin Gesù

Aeronautica Militare: neonato in imminente pericolo di vita trasportato dalla Sardegna al Bambin Gesù

Un bimbo di appena un mese, in imminente pericolo di vita, trasportato a Ciampino proveniente da Elmas in una culla termica su un Falcon 50, dell’Aeronautica Militare

Il Falcon 50 del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare ha trasportato nella giornata di venerdì 9 agosto il bimbo con la massima urgenza da Cagliari a Ciampino. Il volo si è concluso con il ricovero del piccolo paziente nell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

Il Falcon 50, uno degli assetti che l’Aeronautica
Militare tiene in prontezza ogni giorno e a qualunque ora per i trasporti
sanitari urgenti, è decollato dall’aeroporto di Ciampino per imbarcare il
paziente ad Elmas con una speciale culla termine insieme ad un familiare e ad
un’equipe medico/infermieristica per assicurare l’assistenza durante il volo.

Ripartito dalla città sarda, verso le 11.45 l’aereo è atterrato nell’aeroporto di Ciampino alle 12.45, da dove il piccolo paziente è stato trasferito in ambulanza in ospedale.

Il volo sanitario è stato attivato, su richiesta della
Prefettura di Cagliari, dalla Sala Situazioni di Vertice del Comando della
Squadra Aerea, la sala operativa dell’Aeronautica Militare che si occupa, tra
l’altro, del coordinamento di questo genere di attività a favore della
popolazione civile su tutto il territorio nazionale.

Attraverso i suoi Reparti di Volo, l’Aeronautica Militare mette a disposizione mezzi ed equipaggi pronti a decollare in qualunque momento e in grado di operare in qualsiasi condizione meteorologica per assicurare il trasporto urgente non solo di persone in imminente pericolo di vita, come accaduto oggi, ma anche di organi ed equipe mediche per trapianti. Sono centinaia ogni anno le ore di volo effettuate per questo genere di interventi dagli aerei del 31° Stormo di Ciampino, del 14° Stormo di Pratica di Mare e della 46a Brigata Aerea di Pisa.

Un ringraziamento particolare a tutti i militari e personale sanitario, medici e infermieri che ogni giorno provvedono, in silenzio, alla nostra sicurezza e salute con grande dedizione.

Un bimbo di appena un mese, in imminente pericolo di vita, è da poco arrivato a Ciampino proveniente da Elmas trasportato in una culla termica su un #Falcon50 dell’ #AeronauticaMilitare.Affidato alle cure dei medici del @bambinogesu, gli auguriamo di guarire presto, forza piccolo pic.twitter.com/Xl2YowOfgG— Aeronautica Militare (@ItalianAirForce) August 9, 2019Redazione NurseTimes
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Lavorare oltre 10 ore al giorno per almeno 50 giorni all’anno provoca rischio ictus del 45% superiore

Lavorare a lungo è risultato essere associato con un sostanziale incremento del rischio di ictus cerebrale. Le persone che lavorano più di 10 ore al giorno per almeno 50 giorni all’anno hanno una percentuale che è risultata essere del 45% superiore, rispetto alle persone impiegate per un minor numero di ore.

Un gruppo di ricercatori francesi ha analizzato circa 144.000 soggetti, concludendo che lavorare per un numero così elevato di ore per almeno un decennio, aumenterebbe la probabilità di patologie cerebrovascolari, in particolare modo nelle persone di età inferiore a 50 anni.

Il dott. Alexis Descatha, responsabile del gruppo di ricerca del R. Poincaré Teaching hospital UVSQ presso l’università di Versailles, ha dichiarato quanto segue:

“L’associazione tra periodo di lavoro prolungato per almeno 10 anno ed il rischio aumentato di ictus è apparso notevolmente aumentato per gli under 50. Ciò è stato del tutto inaspettato smentendo ogni nostra precisione. Occorrono tuttavia ulteriori approfondimenti per verificare tale scoperta.”

“Come clinico – spiega il medico – consiglierei ai miei pazienti di lavorare in maniera più efficiente cercando pertanto di ridurre le ore lavorative”.

Sia il gruppo di ricerca di Descatha che gli scienziati del French National Institute of Health and Medical Research hanno analizzato diverse variabili, quali l’età, il numero di ore effettive lavorate e la presenza del fattore di rischio del fumo di sigaretta in una popolazione di 144.000 adulti.

I lavoratori part-time ed i soggetti che avevano già manifestato un ictus cerebrale sono stati esclusi dallo studio. Poco meno di un terzo dei partecipanti hanno dichiarato di lavorare oltre 10 ore, con un 10% di soggetti che ha fatto ciò per oltre un decennio.

Complessivamente 1.224 lavoratori hanno manifestato un ictus cerebrale.

In un articolo pubblicato sul giornale Stroke, redatto dall’American Heart Association, i ricercatori hanno dimostrato come lavorare a lungo sia stato la causa di un rischio aumentato pari al 29% di manifestare un ictus cerebrale. Coloro che hanno lavorato più di 10 ore per oltre una decade hanno presentato un rischio aumentato del 45%.

Nessuna differenza significativa sarebbe emersa tra uomini e donne, mentre la categoria lavorativa più a rischio sarebbe quella dei “colletti bianchi”, ovvero quei lavoratori che svolgono mansioni meno fisiche, ma spesso più remunerate rispetto ai “colletti blu” che svolgono il lavoro manuale.

Questa ricerca si è concentrata maggiormente sui numeri, non analizzando nello specifico le cause, anche se precedenti ricerche hanno dimostrato che i libero professionisti ed i managers risulterebbero meno colpiti dal rischio derivante dal lungo periodo lavorativo. I lavoratori dipendenti turnisti impiegati anche di notte invece sono risultati il gruppo più a rischio ictus.

Simone GussoniL’articolo Lavorare oltre 10 ore al giorno per almeno 50 giorni all’anno provoca rischio ictus del 45% superiore scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.