Giornata nazionale dei lavoratori italiani nel mondo: un augurio a tutti gli infermieri, medici e operatori sanitari

Si celebra oggi 8 agosto la giornata nazionale dei lavoratori italiani nel mondo

Quest’anno siamo giunti al 63° anniversario della tragedia della miniera di carbone del Bois du Cazier.

L’8 agosto 1956 uno scoppio nella miniera di carbone del “Bois du Cazier” a Marcinelle, sobborgo operaio di Charleroi in Belgio, procurò la morte a 262 minatori, 136 dei quali provenienti dalle nostre regioni, in gran parte da Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia – Romagna, Friuli, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto.

Dal 1 dicembre 2001, l’8 agosto è designata “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” per informarne e valorizzarne il contributo sociale, culturale ed economico dei lavoratori italiani all’estero.

Marcinelle, rappresenta un simbolo, un luogo della memoria per tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro, lontani da casa, e deve essere parte del nostro patrimonio culturale, per farci comprendere i vari aspetti dell’emigrazione italiana nel mondo e le difficoltà incontrate dai nostri connazionali.

In questa occasione ricordiamo quegli italiani che sono emigrati all’estero esportando il genio italiano e la nostra voglia di fare, che con il loro lavoro hanno contribuito alla crescita delle nazioni. Italiani che non hanno dimenticato le proprie radici, la propria cultura e la propria identità. Valori che sono stati la loro forza per affermarsi e promuovere, con orgoglio e positivamente il nome dell’Italia nel mondo.

Sono migliaia gli infermieri, medici, oss ed operatori sanitari che operano all’estero riprendendosi quella dignità lavorativa troppo spesso negata o calpestata in Italia.

Il nostro pensiero va a tutti loro. La redazione di Nurse Times augura una brillante carriera lavorativa a tutti i lavoratori italiani nel mondo.

Redazione NurseTimes

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L’arresto cardiaco nel bambino: cause, segni e sintomi, prevenzione

L’arresto cardiaco nel bambino: cause, segni e sintomi, prevenzione

L’arresto cardiaco improvviso in età pediatrica colpisce un bambino ogni 10.000 all’anno, ha un profondo effetto devastante su tutti: bambini, genitori, familiari, comunità e operatori sanitari

Prevenire la tragedia di un arresto cardiaco in età pediatrica è ancora oggi difficile, ma alcune strategie possono essere d’aiuto. La prima è sapere che esistono.

CAUSE

In generale, le cause di arresto cardiaco in età pediatrica possono essere suddivise in:

Strutturali/funzionali:Cardiomiopatia ipertrofica, anomalie delle arterie coronarie, da rottura aortica (sindrome di Marfan), cardiomiopatia dilatativa o restrittiva, miocardite, ostruzione del tratto di efflusso del ventricolo destro. Identificabili con ecocardiogramma e coronarografia.Elettrichesindrome del QT lungo, sindrome di Wolf Parkinson White, sindrome di Brugada, tachicardia ventricolare polimorfica catecolaminergica, sindrome del QT corto. Talvolta identificabili con elettrocardiografia e con esami genetici mirati.Altre:

utilizzo di cocaina o altre droghe ad effetto cardiaco-stimolante, utilizzo di farmaci particolari ad effetto cardio-lesivo, ipertensione polmonare, commotio cordis.SEGNI E SINTOMI

Sebbene l’arresto cardiaco in età pediatra possa avvenire in modo asintomatico, in una buona percentuale di casi, è preceduto nel tempo da eventi “sentinella” che essendo piuttosto aspecifici possono essere sottovalutati dai genitori e dal medico.

Questi sono: sincope, sincope con convulsioni, palpitazioni, dolore toracico, difficoltà respiratoria, episodi di semi annegamento o annegamento (per la loro correlazione con la sindrome del QT lungo), in bambini che spesso hanno anche familiarità per morte improvvisa.

Nella maggior parte dei casi, la causa immediata di arresto cardiaco è dovuta a una tachiaritmia ventricolare letale (fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare senza polso).

PREVENZIONE PRIMARIA: SCREENING POSSIBILI

Nessuno screening ha ancora dimostrato di essere efficace. In Italia è obbligatorio un elettrocardiogramma per le attività sportive da effettuare ”almeno una volta nella vita” lasciando al pediatra e al cardiologo la discrezionalità sulle tempistiche per la sua esecuzione. L’età del soggetto è invece un elemento cruciale per l’accuratezza diagnostica dell’ECG: una sua esecuzione troppo tardiva potrebbe misconoscere canalopatie come il QT lungo, mentre un’esecuzione dell’ECG molto precoce non può permettere la diagnosi di altre patologie come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro.

E’ pertanto utile per non dire obbligatorio aggiungere all’elettrocardiogramma la storia clinica e l’esame obiettivo.Una serie di quesiti utili da proporre ai genitori per rendere più semplice la raccolta dei dati per costruire una buona storia clinica del bambino potrebbero essere riassunti in questo decalogo:

Domande sulla storia familiare del bambino

Ci sono familiari del bambino che hanno avuto una morte improvvisa, inaspettata, inspiegabile prima dei 50 anni (compresi SIDS, incidente d’auto, annegamento, o quasi annegamento)?Ci sono familiari che sono morti improvvisamente per “problemi cardiaci” prima dei 50 anni?Ci sono familiari che hanno avuto svenimenti o convulsioni inspiegabili?Ci sono parenti con determinate condizioni, come cardiopatia ipertrofica, cardiopatia dilatativa, problemi del ritmo cardiaco (sindrome del QT lungo, sindrome di Brugada, ecc.), pacemaker o defibrillatore impiantato, sordo alla nascita (sordità congenita)Domande sui sintomi correlati all’attività fisica

5) Il bambino è svenuto o quasi svenuto durante o dopo un esercizio fisico?6) Il bambino ha mai avuto difficoltà respiratoria persistente durante o dopo un esercizio fisico?7) Il bambino ha mai avuto dolore toracico oppressivo durante o dopo un esercizio fisico?8) Il bambino ha mai avuto un attacco d’asma durante o dopo un esercizio fisico?

Varie

9) Il bambino non ha mai avuto un disturbo convulsivo inspiegabile o dopo uno svenimento?10) Nessun medico ha mai richiesto approfondimenti cardiologici per il bambino?

PREVENZIONE SECONDARIA

Quando le strategie di prevenzione primaria (identificazione del bambino a rischio, consulenza specialistica, limitazione dell’attività e trattamento) falliscono, occorre lavorare o aver lavorato sul senso civico della popolazione in modo da favorire la cultura del primo soccorso. Occorre implementare la defibrillazione di accesso pubblico installando nei posti più adatti defibrillatori automatici esterni (AED) di qualità e addestrare la popolazione al primo soccorso e alla rianimazione cardiopolmonare. Infine, poiché il bambino in età scolare trascorre il 28% delle ore del giorno e il 14% del suo totale ore annuali a scuola e che adulti (genitori, nonni, insegnanti, personale e visitatori) affollano le scuole durante le ore di punta, sarebbe utile rendere obbligatoria la presenza di defibrillatori e lezioni di primo soccorso per insegnanti e studenti: con quest’ultima strategia sarà possibile diminuire la morte cardiaca improvvisa del 50% nella prossima generazione.

Riccardo Ristori
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L’importanza del lavoro d’equipe tra infermiere e medico nel sistema emergenza urgenza

Vi proponiamo la preziosa testimonianza di Riccardo Ristori, medico del servizio emergenza urgenza 118 in Toscana.

Riccardo Ristori (medico) e Stefano Giannaccari (infermiere) ritratti insieme in foto alla fine di un intervento di Soccorso.

Sul proprio profilo Facebook Ristori esprime il suo pensiero, che valorizza il lavoro di squadra:

“Succede che l’infermiere competente insieme alla sua squadra, riporti in vita un paziente con compressioni toraciche di alta qualità, i giusti presidi e una scarica con defibrillatore, e come da protocollo la centrale operativa invii l’ambulanza medicalizzata in supporto. A me era rimasto poco da fare, giusto una terapia di seconda linea per un’efficace stabilizzazione. Non ci fosse stata l’infermieristica, non saremmo qui, sorridenti. Le ambulanze con infermieri competenti, sono il futuro del soccorso di alta qualità!”

Mettere da parte ogni forma di corporativismo, significa puntare all’obiettivo principale del lavoro di ogni Professionista sanitario: restituire la salute al paziente. Perché il bene del paziente deve essere il fine ultimo.

Infermieri e medici insieme.

Grazie Riccardo Ristori.

Redazione NurseTimes
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Infermiere redarguito per non aver ritirato i vassoi del vitto: AADI segnala la puntata di “Don Matteo” a OPI Roma

Un ennesimo episodio lesivo della dignità professionale degli infermieri è stato denunciato dall’Associazione Avvocatura degli Infermieri. Durante la puntata andata in onda quest’oggi della serie televisiva “Don Matteo, un infermiere sarebbe stato pesantemente redarguito da un medico per non ave ritirato i vassoi della colazione

Questa Associazione, considerata la sensibilità e l’impegno che l’ordine professionale in epigrafeprofonde per difendere e correggere l’immagine e l’onorabilità della professione infermieristica,segnala, per ogni azione di tutela che certamente Ella attuerà, che nella serie televisiva “Don Matteo9”, è andata in onda su Rai 1, in data odierna e alle ore 13:00 circa, la puntata intitolata “Il coraggio diuna figlia- Una vita sul filo”, lapalissianamente ledeva il decoro e l’immagine professionaledell’infermiere.Nella puntata in questione, un attore che impersonava un infermiere attento alla somministrazione di una terapia, veniva redarguito dal primario perché non aveva ancora ritirato tutti i vassoi del vitto.

Atteso che per questa Associazione non è compito dell’infermiere ritirare i vassoi del vitto e che,benché si tratti di fiction, l’immagine dell’infermiere che la cinematografia proietta nel pubblico e quindi nella collettività è comunque educativa e che pertanto vada tutelata (anche perché nella realtà gli utenti poi pretendono simili prestazioni apprendendole dalla filmografia), consentire che tali degradazioni professionali possano essere tollerate sine die, significa lasciare nell’oblio l’immagine e il decoro professionale e fomentare critiche, certamente ingiuste, sulla funzione ordinistica.

Pur ritenendo che la puntata in questione sia scriminata dalla realtà in quanto è normale vedere infermieri non solo ritirare i vassoi del vitto ma anche lavarli ed asciugarli, come da ultima denuncia proveniente da un ospedale pubblico romano e sia anche normale e tollerato da questo ordine professionale che si rediga un piano di lavoro che stabilisce un orario entro cui gli infermieri devono lavare le padelle e i pappagalli (tuttora in vigore all’Az. Policlinico Umberto I, dove la S.V. Ill.ma Presidente è stata dirigente infermieristica), appare quantomeno kafkiano attenzionarci sulla televisionedisinteressandoci della realtà.

E’ indubbio che il risarcimento di 60.000 euro riconosciuto ad un infermiere romano, non sia stato frutto della tutela legale dell’OPI di Roma, però ciò non toglie che sarebbe proficuo cambiare la realtà anziché le trame dei film, così che anche gli attori e i registi e gli sceneggiatori, frequentando gli ospedali e le case di cura, possano accorgersi che l’infermiere non ritira i vassoi.

Infatti si spera che la produzione di Don Matteo non si giustifichi replicando di averlo visto fare nella realtà e di averlo, quindi, riprodotto nella puntata. Tutto ciò considerato, questa Associazione attende con ansia Vs. riscontri che dimostrino l’apprezzamento per il decoro e l’onore infermieristico.

Distinti saluti.Presidente ADIMauro Di Fresco

Attendiamo con intrepida ansia una ferma presa di posizione dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche capitolino, a difesa di una categoria ormai quotidianamente maltrattata nelle corsie e costantemente denigrata in televisione.

Simone GussoniL’articolo Infermiere redarguito per non aver ritirato i vassoi del vitto: AADI segnala la puntata di “Don Matteo” a OPI Roma scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Calabria, emergenza sanità: siglata convenzione tra Ministro e Guardia di Finanza

Siglata questa mattina, presso la Caserma “Piave”, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza

Il ministro della Salute Giulia Grillo ed il Comandante Generale del Corpo, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, hanno firmato la convenzione relativa alle attività che le Fiamme Gialle calabresi svolgeranno a contrasto delle violazioni in danno degli interessi economici e finanziari connessi all’attuazione, nella Regione, del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario.

In particolare, il Commissario ad acta della Regione Calabria, nonché gli eventuali Commissari Straordinari e Commissari Straordinari di liquidazione, si potranno avvalere della Guardia di Finanza laddove, nel corso della loro attività, vengano a conoscenza di irregolarità e violazioni commesse a danno delle risorse pubbliche destinate al sistema sanitario calabrese.

A margine dell’evento, le Autorità intervenute hanno espresso ampia soddisfazione per l’accordo, che rappresenta uno strumento di deciso potenziamento delle linee di presidio della legalità, affinché le risorse destinate all’erogazione delle prestazioni sanitarie nella Regione riescano, effettivamente, ad assicurare a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza previsti.

Redazione NurseTimes

Fonte: Ministero della Salute
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