Assunzione infermieri in Puglia: decisa la modalità di reclutamento. Manca il dato più significativo

Si è concluso poche ore fa l’incontro tra l’Amministrazione regionale pugliese e i rappresentanti regionali delle organizzazioni sindacali convocati per discutere delle modalità esplicative del prossimo concorso pubblico regionale per infermieri e del previo esperimento delle procedure di mobilità

Erano convocate tutte le sigle sindacali del Comparto Sanità.

L’incontro tenutosi presso la sede del Dipartimento per la Promozione della Salute del Benessere Sociale e dello Sport per Tutti della Regione Puglia, con la presenza del Dirigente della Sezione Strategia e Governo dell’Offerta dott. Campobasso e il Dirigente del Servizio rapporti istituzionali e Capitale Umano SSR dott.ssa Caccavo.

Tra i presenti, per la parte sindacale, i rappresentanti regionali OO.SS. Personale del Comparto Sanità:

Domenico Ficco per la CGIL FP;Giuseppe Melissano e Giuseppe Lacorte
per la CISL FPS;Francesco Longo e Giuseppe Vatinno
per la UIL FPL;Vincenzo Gentile e Massimo Mincuzzi
per la FIALS;Francesco Perrone ed Achille Capozzi
per la FSI;Nicola Tortora e Gianfranco Fiore per
la NURSING UP.Come si legge nel verbale, prende per primo la parola il dott. Giovanni Campobasso il quale illustra nel dettaglio le modalità di espletamento del Concorso aggregato regionale per CPS-Infermieri e del previo esperimento delle procedure di mobilità, cosi come di seguito indicato:

1)
Distribuzione posti messi a bando tra procedura di concorso pubblico per titoli
ed esami e procedura di mobilità (50%) e, nell’ambito di quest’ultima, equa
distribuzione tra mobilità extraregionale e mobilità interregionale (25%).

2) Avviso di
mobilità con selezione per soli titoli.

3) Modalità
di partecipazione alle procedure di concorso e mobilità extra-regionale ed
infra – regionale – 10 possibili opzioni per ciascun candidato, corrispondenti
alle Aziende ed Enti che partecipano al concorso aggregato.

4) posti che
eventualmente residuino dalla procedura di mobilità verranno coperti medianti utilizzo
della graduatoria di concorso.

5) I
Trasferimenti di personale derivanti dalla conclusione della procedura di
mobilità infra-regionale, al fine di non creare disagi
organizzativo-assistenziali nelle Aziende ed Enti di provenienza, avranno luogo
solo a conclusione dell’intera procedura concorsuale, ossia una volta
completato il reclutamento delle unità di CPS infermiere provenienti
dall’esterno (sia da concorso che da mobilità extraregionale),

Al riguardo, tutte le O0.SS chiedono che il concorso in argomento non preveda prove preselettive e, se invece queste ultime dovessero essere previste, che siano esentati dalle citate prove i titolari di riserva.

Si stabilisce inoltre che l’ASL BA capofila sarà invitata ad effettuare un apposito incontro sul tema con i sindacati presenti.

La Puglia decide la modalità di reclutamento. Manca il dato più significativo: Quanti i posti verranno messi a concorso?

Non tutti sanno che con i piani di fabbisogno determinati dalla regione sono stati tagliati migliaia di posti di Infermiere. Aspettiamo di conoscere i numeri !

Redazione NurseTimes

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Gemelle siamesi destinate a morire entrambe, il padre: “Non sceglierò io chi salvare”

La vicenda riguardante Marieme e Ndeye, gemelline siamesi di tre anni che condividono l’apparato digerente ed il fegato ha recentemente scosso il mondo intero. Le piccole condividono anche uno dei reni.

Il padre Ibrahima Ndiaye, ex manager senegalese, è volato dal suo Paese a Londra per cercare di dare speranza alle figlie. Giunti presso il Great Ormond Street hanno ricevuto la terribile sentenza: solo una delle due sarebbe sopravvissuta alla separazione.

Questa notizia ha spinto Ibrahima a fare la sua scelta, spinto dalla sua grande fede religiosa: le bimbe rimarranno unite fino alla morte.

“Una decisione impossibile” – Quella che ha dovuto affrontare Ibrahima è stata una decisione impossibile, ed è questo il titolo del documentario realizzato dalla Bbc in onda nelle prossime ore. Ibrahima ha lasciato il proprio Paese insieme alle bimbe, la moglie e gli altri quattro figli per raggiungere Londra ed avere un colloquio con i chirurghi dell’ospedale specializzato in queste tipologie di intervento. Ma analizzato il quadro clinico, il professore Paolo De Coppi, chirurgo italiano a capo dell’equipe medica, ha sentenziato che una delle due bimbe (Ndeye nello specifico) non sarebbe potuta sopravvivere all’intervento.Ndeye è la più calma delle gemelle, definita dal papà come “ghiaccio”, ma purtroppo è anche quella con il cuoricino più debole. Non essendo dotata di apparato digerente, fegato e intestino, sarebbe proprio lei quella destinata alla morte.

Una scelta che Ibrahima non ha voluto prendere, optando per un’alternativa da molti ritenuta assurda: ha fatto parlare il cuore e la sua fede. Lui, musulmano sufi, non ucciderà una delle sue figlie. Anche se il loro destino è segnato visto che a breve entrambe moriranno. “Sarò qui con loro, fino alla fine”, ha detto Ibrahima, “non posso decidere di uccidere una delle due, le amo entrambe”.

Simone GussoniL’articolo Gemelle siamesi destinate a morire entrambe, il padre: “Non sceglierò io chi salvare” scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Regno Unito, le infezioni del tratto urinario si combattono in farmacia

Al via un progetto pilota che prevede la consegna di un kit per eseguire a casa l’analisi delle urine e l’assistenza del farmacista. Tutto gratis.
Nell’ambito delle iniziative volte a ridurre le visite dal medico di medicina generale, il Sistema sanitario del Regno Unito (NHS) ha comunicato l’avvio di un progetto pilota in 38 farmacie del Derbyshire e del Nottinghamshire (indipendenti o appartenenti ai gruppi LLoydspharmacy, Well e Rowlands), che consegneranno gratuitamente un kit contenente un test per l’analisi delle urine a uso domestico, da abbinare a un’app smartphone disponibile sugli store dei diversi sistemi operativi, a ogni paziente con sintomi di infezione del tratto urinario. Questi ultimi, inoltre, riceveranno un supporto, sempre gratuito, nell’interpretare i risultati del test dai farmacisti che, autorizzati a prescrivere antibiotici in caso di infezione.
L’iniziativa nasce dall’aver constatato come oltre il 3% delle consultazioni del medico riguardino una possibile infezione del tratto urinario. L’app abbinata al kit è in grado di esaminare il campione di urina attraverso la fotocamera dello smartphone, fornendo un responso in tempi brevi. Anche in caso di esito negativo il consulto sarà gratuito: il farmacista potrà approfondire i sintomi e rimandare il cliente da uno specialista per ulteriori controlli. «Questo progetto pilota è parte di un più ampio schema di assistenza sanitaria alla comunità e sfrutta a pieno le potenzialità della farmacia e le competenze dei farmacisti», ha commentato Samantha Travis, consulente di leadership clinica dell’NHS per le Midlands.
Il progetto pilota dell’NHS segue la sperimentazione dello stesso servizio in forma privata, avviata dalla multinazionale Boots in 37 dei suoi centri, tra il dicembre 2018 e il luglio 2019. La versione proposta dalla catena di farmacie prevedeva la vendita del kit a 10 sterline, con consultazione e prescrizione al costo di 15 sterline in caso di esito positivo, o gratuita in caso di esito negativo. L’iniziativa ha riscosso particolare successo: durante i sette mesi di prova, hanno fatto ricorso ai test oltre mille clienti, la maggior parte dei quali ha ottenuto una diagnosi e una prescrizione nell’arco di una giornata. Un successo che ha portato all’implementazione del servizio in 300 filiali nel Regno Unito.
«Il servizio mostra il potenziale delle farmacie di comunità nel supportare i servizi offerti dal Sistema sanitario e dai medici di medicina generale – ha spiegato Asif Aziz, direttore dei servizi di farmacia di Boots –. Inoltre dimostra le eccellenti capacità cliniche dei nostri farmacisti, che possono aiutare i pazienti nei momenti per loro più convenienti, valorizzando l’uso corretto degli antibiotici».
Redazione Nurse Times
Fonte: Chemist+Druggist
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L’abuso delle assenze per malattia può costare il licenziamento

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, giudicando reiterate e intenzionali le richieste di un lavoratore, effettuate in concomitanza di feste o riposi.
Abusare dell’istituto della malattia può costare il licenziamento. Infatti, assentarsi dal posto di lavoro a causa di un breve periodo di malattia, ma in maniera continuativa e con comunicazioni rese al datore di lavoro all’ultimo minuto, integra lecitamente il provvedimento espulsivo del dipendente. L’adozione dell’extrema ratio è giustificata dall’atteggiamento non occasionale, e quindi voluto e intenzionale, da parte del lavoratore, poiché si pone in difetto rispetto a quanto stabilito dal Ccnl o dal codice disciplinare dell’azienda (ove esistente). Inoltre, un simile comportamento danneggia gravemente l’organizzazione aziendale, poiché il datore di lavoro vede privarsi di una risorsa lavorativa in extremis, impattando in maniera negativa sull’attività produttiva. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18283 dell’8 luglio 2019.
La diatriba nasce da un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente che si assentava dal posto di lavoro per malattia in difformità rispetto a quanto statuito nel Ccnl di settore applicato dall’azienda. La Corte d’Appello di Cagliari, in riforma della pronuncia del Tribunale di Sassari, aveva dichiarato legittimo il provvedimento espulsivo adottato dalla società. Nel caso di specie, hanno affermato i giudici di merito, il lavoratore non aveva rispettato le formalità previste dal contratto collettivo ai fini della giustificazione delle assenze, le quali sono state giudicate reiterate e intenzionali, in quanto poste in concomitanza di feste o di riposi. Il comportamento, dunque, è stato valutato di notevole gravità e tale da arrecare pregiudizio all’organizzazione aziendale, posta nella condizione di non poter mai attivare il controllo ispettivo previsto in caso di malattia del dipendente.
Nonostante l’avvicendarsi delle due pronunce sfavorevoli, il lavoratore ha impugnato ugualmente la sentenza, ricorrendo in Cassazione e lamentando che la Corte d’Appello aveva omesso di rispondere alla censura di sproporzionalità della sanzione espulsiva. In particolare, evidenziava il ricorrente, la comunicazione dell’assenza di malattia avveniva con un ritardo di soli 13 minuti, mentre la trasmissione del numero di protocollo di certificato medico era avvenuta, in due occasioni, con un solo giorno di ritardo. Inoltre, a parere del ricorrente, i giudici di merito non avevano tenuto conto dell’impugnazione delle due sanzioni conservative emesse dalla società, in considerazione della parziale sovrapponibilità dei fatti oggetto di contestazione.
I giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso del lavoratore e confermato la legittimità del licenziamento. Dall’analisi congiunta di tutti i singoli comportamenti negligenti addebitati al lavoratore, che gli Ermellini hanno confermato essere non impugnati, emerge una precisa metodica di assenza. In particolare, la comunicazione da fare entro le prime due ore dell’orario base, come richiesto dall’art. 28 del Ccnl applicato, era sempre prossima alla scadenza di queste, nonostante il dipendente fosse pienamente a conoscenza della propria malattia e, dunque, della circostanza che non si sarebbe recato al lavoro, essendo comunque già in ritardo rispetto all’orario di ingresso. Per altri giorni, invece, la comunicazione era effettuata oltre l’orario consentito. Inoltre la malattia risultava manifestarsi il giovedì e durare anche per il venerdì, salvo riprendere il lunedì e durare uno o due giorni ancora. E ancora il certificato medico, se trasmesso, veniva comunicato sempre in ritardo e senza neppure coprire tutti i giorni fruiti. È accaduto anche che alcuni giorni di assenza non fossero affatto giustificati. In definitiva, hanno concluso i giudici di legittimità, la condotta del lavoratore è ritenuta di gravità tale da ledere il rapporto di fiducia tra il datore di lavoro e il dipendente.
Il lavoratore dipendente che si ammala durante un giorno lavorativo è tenuto a comunicare tempestivamente l’evento al proprio datore di lavoro, nonché l’indirizzo di reperibilità (se diverso dalla residenza o domicilio abituale) ai fini dei successivi controlli medici. Da notare che il predetto obbligo di comunicazione deve essere eseguito prima dell’invio telematico della certificazione medica. Infatti, la comunicazione serve a giustificare l’assenza dal lavoro, mentre la certificazione è finalizzata a dimostrare l’esistenza della causa giustificativa. In tale contesto il dipendente deve accertarsi che il proprio medico di base adempia il proprio dovere. A disciplinare le modalità con le quali il dipendente deve comunicare la malattia al proprio datore di lavoro è il contratto collettivo applicato dall’azienda. L’assenza può essere resa con una telefonata, un sms, un’e-mail e con qualsiasi altro mezzo, formale o informale, che consenta all’azienda di organizzarsi al meglio, senza che l’evento impatti negativamente sull’attività produttiva della stessa.
Chiaramente la violazione di tali regole comporta una sanzione disciplinare che viene determinata in base alla gravità dell’inadempimento. In genere, a stabilire quale sanzione applicare per ciascuna condotta illecita è sempre il Ccnl ovvero, in assenza, il codice disciplinare dell’azienda. In quest’ultimo caso la sanzione deve essere comunque proporzionata all’irregolarità commessa. Per esempio, la mancata comunicazione della malattia per un giorno non potrà mai comportare un licenziamento, a meno che il datore di lavoro abbia subito rilevanti danni, ovvero la violazione avvenga in maniera reiterata.
Redazione Nurse Times
Fonte: ItaliaOggi
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Malattie metaboliche ereditarie, in Calabria lo screening neonatale è ancora un miraggio

È la denuncia dell’Aisnaf, che invoca un intervento della politica regionale. Solo sei patologie su quaranta si possono identificare precocemente.
Tra i tanti problemi della sanità calabrese c’è l’impossibilità di sapere se un bimbo è affetto da molte malattie metaboliche ereditarie, e quindi di intervenire in tempo utile per prevenirne i sintomi, scongiurando danni irreversibili a organi e cervello, con conseguenti, gravissime disabilità. In Calabria, infatti, sono solo sei le patologie identificabili precocemente (tra la 48esima e 72esima ora di vita neonatale), nonostante le norme in vigore da almeno tre anni prevedano lo screening per quaranta di esse, con relativa disponibilità di fondi, pari 900mila euro e assegnati dal Fsn.
A ribadire il grave ritardo è l’Aisnaf (Associazione italiana sindromi neurodegenerative da accumulo di ferro), che invoca un cambio di marcia da parte della classe politica regionale. “La Calabria – afferma Natale Antonio Scalise presidente dell’Associazione – deve immediatamente attivarsi per permettere la diagnosi precoce delle numerose patologie geneticamente determinate, che possono essere avviate a una terapia efficace e spesso risolutiva ancora prima dell’insorgenza di danni cerebrali o d’organo irreversibili. Anche la Calabria deve poter pianificare le strategie di implementazione degli screening neonatali per una sempre e più efficace politica preventiva dell’handicap in età pediatrica, al fine di garantire una migliore qualità di vita ai bambini affetti, tutelare la salute ed evitare il lievitare di disagi familiari e dei costi della sanità nell’ormai inarrestabile diaspora della speranza verso il Nord Italia, alla ricerca di diagnosi e terapie. Dall’insieme dei punti nascita attivi nel territorio regionale al laboratorio di screening neonatale, passando dal laboratorio di conferma diagnostica al centro clinico di riferimento, fino al coordinamento regionale del sistema screening: è l’obiettivo da raggiungere con l’attivazione della rete per lo screening neoanatale, di cui però non vi è traccia in Calabria. Il tutto nel silenzio e nel disinteresse generale”.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.zoom24.it
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