Infermiere coordinatore arrestato per ammanco materiale sanitario per circa 800mila €

Materiali sanitari spariti presso le sale operatorie del “Santa Croce e Carle” di Cuneo. Ora i finanzieri cercano i complici del coordinatore arrestato

L’inchiesta era partita dopo una verifica sul budget della direzione generale. Massima riservatezza sulle indagini, anche perché non sono concluse e potrebbero presto portare a sviluppi importanti.

Ai domiciliari è già finito l’infermiere coordinatore del blocco operatorio Antonio lannicelli, 57 anni. Al momento è considerato diretto responsabile di un maxi-ammanco di materiali sanitari (da fili chirurgici a presidi protesici) dai magazzini dell’ospedale, per un valore che, dal 2016 ad oggi, avrebbe superato gli 800mila euro. L’accusa per lui è truffa ai danni dello Stato.

Una montagna di materiale che avrebbe richiesto necessariamente coperture e aiuti “interni”. Ecco perchè si cercano eventuali complicità.

Netta presa di posizione del direttore generale dell’Asl, Corrado Bedogni: “Abbiamo denunciato il caso all’autorità giudiziaria quasi un anno fa, anche per tutelare i nostri dipendenti, che nella stragrande maggioranza lavorano con assoluto impegno e abnegazione”.

L’indagine partita un anno fa, su segnalazione dei vertici dell’azienda sanitaria. Ad agosto la direzione generale avvertì gli inquirenti di “anomalie” nei magazzini dopo una verifica periodica sui budget.

La verifica ha rivelato uno sforamento anomalo di spesa in capo ad alcuni reparti, tra cui Ortopedia e Chirurgia plastica, due delle specialità che utilizzano il blocco operatorio. Dopo la convocazione dei direttori, sono iniziate le verifiche su bolle, fatture, ordini (dove la stessa firma compariva più volte) e anche le ispezioni nel magazzino, dove il materiale acquistato e non “consumato” in alcuni casi non è stato trovato.

Si tratta di presidi sanitari che sono stati sottratti oppure potrebbero essere stati registrati in ingresso ma mai realmente arrivati. Si tratterebbe di materiale sanitario vario (come filo di sutura o i set monouso per interventi chirurgici) e protesi di ogni tipo. L’ammanco accertato: tra 200 e 300 mila euro ranno dal 2016 in avanti. Questi gli elementi emersi dalle indagini che sono ancora in corso.

Una vicenda su cui vi daremo notizie nei prossimi giorni.

Redazione NurseTimes

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Minaccia gli infermieri brandendo una motosega: arrestato paziente napoletano insoddisfatto delle cure ricevute

Momenti di terrore sono stati vissuti da medici e infermieri in servizio alla casa di cura Villa Montanari di Morciano ieri pomeriggio verso le 15.30. 

Un paziente napoletano di 60 anni, residente da molto tempo a Cattolica, si sarebbe presentato in clinica armato di numerosi coltelli e di una motosega minacciando di utilizzare l’armamentario contro il personale che lo aveva recentemente operato ad una spalla.

Secondo lo squilibrato, il post operatorio non sarebbe andato secondo i suoi piani e lo stesso avrebbe provato eccessivo dolore, a causa di una presunta infezione.

Ciò lo avrebbe spinto a fare irruzione nella reception della clinica chiedendo a gran voce di poter parlare con il medico che lo aveva operato. 

Compreso che non fosse in turno, ha scaricato la sua rabbia minacciando con la sega elettrica in funzione tutto il personale presente. Un centralinista però aveva già contattato il 112, richiedendo l’invio delle Forze dell’Ordine.

Non appena udito il suono delle sirene in lontananza, il paziente si è dato rapidamente alla fuga. I Carabinieri giunti sul posto, raccogliendo le testimonianze dei presenti e consultando la documentazione presente in cartella clinica sono riusciti immediatamente ad identificare l’uomo, che si sarebbe già trovato agli arresti domiciliari per furto.

Il detenuto aveva tuttavia ottenuto il permesso del magistrato per potersi recare alla clinica Montanari per poter effettuare medicazioni della ferita chirurgica e visite di controllo post-operatorie.

Le volanti hanno iniziato immediatamente le ricerche dell’uomo, trovato ed arrestato al centro commerciale ”I Diamanti” di Cattolica dopo un corpo a corpo con i militari. 

E’ stato affidato alle cure del personale del 118. L’uomo era visibilmente in uno stato di alterazione psichica

Simone GussoniL’articolo Minaccia gli infermieri brandendo una motosega: arrestato paziente napoletano insoddisfatto delle cure ricevute scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Rinuncia alle finali di Mister Mondo per non perdere ore di tirocinio e lezioni: “Alle passerelle preferisco l’infermieristica”,

Il sogno di poter diventare infermiere ha spinto uno dei ragazzi più belli d’Italia a rinunciare alle finali di Mister Mondo.

Stiamo parlando di Mirko Pividore, 21enne originario di Tavagmacco eletto lo scorso anno Mister Italia alle finali che si sono svolte all’Arena del Casinò di Perla.

Il giovane ha rinunciato alle finali mondiali organizzate a Manila, capitale delle Filippine, per non perdere preziose ore di lezioni in aula e di tirocinio clinico.

Mirko ha pertanto preferito optare per un futuro stabile ottenendo una laurea in infermieristica presso l’università di Udine ed un possibile lavoro stabile successivamente. Non molti suoi coetanei, nella medesima situazione avrebbero agito nel suo stesso modo.

Quasi per gioco aveva partecipato al concorso per Mister Italia, sbaragliando la concorrenza, ma la sua priorità è sempre stato lo studio dell’infermieristica, sperando da sempre in un futuro lontano dalle passerelle e dalle luci dei riflettori.

Simone GussoniL’articolo Rinuncia alle finali di Mister Mondo per non perdere ore di tirocinio e lezioni: “Alle passerelle preferisco l’infermieristica”, scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Triage: nel nuovo documento infermiere protagonista? Risponde Andrea Andreucci

Un documento quello approvato ieri nella conferenza Stato Regioni che dà una svolta epocale a tutto il sistema di triage.

Nel documento viene riconosciuto all’infermiere un ruolo decisionale, facendo cadere quel ruolo gerarchico che finora aveva in un certo modo bloccato le competenze specialistiche infermieristiche.

Abbiamo intervistato il dott. Andrea Andreucci, infermiere presso il Servizio emergenza territoriale 118 Romagna soccorso Ausl della Romagna e fondatore della SIIET Società Italiana Infermieri Emergenza Territoriale.

L’accordo Stato-Regioni approva un documento che rivoluziona il sistema emergenza e del triage prevedendo l’introduzione di cinque codici numerici associati ognuno a un diverso colore, restituendo tempi certi ai cittadini. Lei è stato negli anni scorsi uno degli infermieri che con caparbietà ha lavorato su questi documenti proponendo così un ruolo più centrale agli infermieri del sistema emergenza urgenza. Si riconosce in questo documento?

“Nel contenuto del documento ritrovo realtà organizzative proprie delle strutture di accettazione all’avanguardia nel nostro paese. Ritrovo il Pronto Soccorso di Riccione, che per primo in Italia ha proposto l’avvio di iter diagnostici e terapeutici direttamente da triage, basando l’operato del professionista su autonomia, responsabilità ed utilizzo di protocolli di gestione e trattamento. Il documento nasce nel 2010 da un tavolo di lavoro multiprofessionale composto da Società Scientifiche e professionisti esperti, con il fine di uniformare, aggiornare e ottimizzare, alla luce dell’evoluzione del profilo professionale dell’infermiere e del crescente fenomeno di crowding, l’attività di accettazione di pronto soccorso.

Aniarti, Simeu e soprattutto GFT con l’attuale Presidente Daniele Marchisio sono stati portavoce del tavolo di lavoro presso il Ministero.

Quello che oggi ha concluso l’iter di approvazione è una riforma epocale per il ruolo di autonomia dell’infermiere di triage e non solo”.

A caldo, è una riforma epocale e perché?

“Finalmente, dopo 18 anni dall’Atto di Intesa Stato Regioni 285 del 2001, viene meno la supervisione del medico sull’operato dell’infermiere che ricopre la funzione di triage riconoscendogli così la definitiva uscita dal ruolo gerarchicamente subordinato. Viene riconosciuto il ruolo decisionale e viene conferito al professionista in modo inequivocabile la possibilità di avvalersi di strumenti operativi (protocolli) per erogare risposte efficaci ed efficienti alle richieste della cittadinanza. Proprio quegli strumenti operativi permetteranno al professionista di trattare precocemente il dolore, trasformare l’attesa di triage da un’attesa passiva ad un’attesa utile a svolgere diagnostiche richieste direttamente dall’infermiere.”

Cosa è il sistema di triage del pronto soccorso e chi lo gestisce?

“Anche su questo punto il documento è chiarissimo: il triage viene svolto da personale infermieristico. Non vi è più spazio e necessità di organizzazioni ambigue.

Il triage è essenzialmente la valutazione del rischio evolutivo e della condizione clinica dell’utente che si rivolge alla struttura di pronto soccorso. Si esprime con l’assegnazione di un codice di priorità di accesso al trattamento di pronto soccorso. Il processo consta di più fasi e l’operato si ispira al modello di triage globale, ovvero di una presa in carico dell’utente a 360 gradi”.

Puoi descriverci cosa cambia in sostanza per i cittadini che si presenteranno da oggi in pronto soccorso?

“Il passaggio dai codici colore ai codici numerici, che in queste ore sta ottenendo titoli nelle varie testate giornalistiche, non rispecchia il vero spirito innovativo del documento, bensì ha la funzione di una migliore stratificazione del codice di priorità di accesso (da 4 a 5 livelli di priorità per la maggior parte delle Regioni Italiane), cosicché utenti con quadri evolutivi e complessità assistenziali diverse ricevano un ottimizzato posizionamento sulla lista di accesso. Oggi il cittadino che accede alla struttura di pronto soccorso si trova di fronte a se un professionista in grado di capire e decidere, avvalendosi di indagini cliniche e diagnostiche, in grado di comprendere quadri sindromici e rapportarli ad anamnesi raccolte con accuratezza”.

Perché nel documento saranno certi i tempi di attesa?

“Non saranno certi i tempi di conclusione dell’iter di pronto soccorso ma fortemente consigliati. Certo è che l’avvio precoce di indagini favorirà una fisiologica riduzione dei tempi di processo. Uno studio effettuato 3 anni fa dimostrava che l’avvio di esami da triage riduceva drasticamente il tempo libero da terapia e quindi la riduzione del boarding. Sempre nello studio è stato evidenziato che accertamenti diagnostici richiesti da triage sono stati valutati come congrui al quadro sindromico di presentazione nel 99,3%, sono del 3% il medico di pronto soccorso ha provveduto a richiedere ulteriori indagini diagnostiche. Il dato eclatante che emerge da quello studio è la contrazione del tempo di processo del dolore addominale che si è ridotto di ben 164 minuti”.

Nel documento si legge che gli infermieri potranno somministrare in autonomia farmaci, può spiegarci meglio questo passaggio?

“Il personale infermieristico si avvarrà di protocolli che consentiranno l’erogazione di terapie farmacologiche direttamente in triage. Tali protocolli avranno in sè criteri ferrei di inclusione e di esclusione nell’applicabilità dello strumento stesso. E’ bene ricordare che nel 92% dei casi chi si rivolge al pronto soccorso prova dolore. Dovere del sistema è cercare di trattare il dolore (ormai considerato come il 5° parametro vitale) nel più breve tempo possibile, come da linee guida internazionali, senza che questo possa in alcun modo mascherare segno o sintomo utile alla diagnosi che rimane propria del medico”.

Gli infermieri acquisiscono più autonomia in questa riforma del sistema di triage?

“Decisamente si. Competenze avanzate e documenti come questo fanno si che la progressione della figura infermieristica subisca un’accelerazione”.

I cittadini che ci leggono devono preoccuparsi quando troveranno da domani un infermiere al triage?

“Da sempre ed in tutto il mondo il cittadino trova l’infermiere in triage. Anacronistici e sporadici tentativi, ispirati a esperienze passate che prevedevano l’utilizzo di altre figure nella postazione di triage, non hanno mai migliorato gli outcome. Insomma benvenuto al Triage 2.0”.

Grazie per il suo prezioso contributo. Buon lavoro dott. Andreucci.

Giuseppe Papagni
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Roma, eseguito trapianto di fegato su donna con cancro al seno

È la prima volta in Italia. “Per me è una rinascita”, ha commentato la paziente.
Primo trapianto di fegato in Italia su una paziente già colpita da metastasi epatiche da carcinoma mammario e trattata con radioterapia e chemioterapia. L’operazione, eseguita nell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma dal Polo interaziendale trapianti del San Camillo e dell’Irccs Spallanzani, rappresenta un caso eccezionale anche a livello mondiale, dove si registrano pochissimi altri casi.
Leila B., 50 anni, affetta da insufficienza epatica terminale causata dalle terapie per curare le metastasi epatiche da pregresso del carcinoma mammario, è stata sottoposta a trapianto da donatore cadavere. “Per me è una rinascita – ha detto –. Ho avuto medici eccezionali, a cui devo un grazie enorme. Ognuno, a modo suo, mi ha dato tanto”. La donna è stata operata il 12 luglio ed è ora in remissione.
Redazione Nurse Times
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