Auto si schianta contro un platano, giovane infermiere perde la vita

Un tragico incidente che si è consumato questa notte è costato la vita ad un giovane infermiere rimasto incastrato nella propria vettura. L’auto che stava conducendo si è schiantata contro un platano non lasciando scampo al conducente.
Il professionista a bordo, residente a San Donà di Piave, è stato dichiarato morto poco dopo essere stato estratto dalle lamiere della sua vettura dai Vigili del Fuoco.
A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione cardiopolmonare ai quali è stato sottoposto dal personale del Suem 118 intervenuto sul luogo della tragedia. I carabinieri hanno eseguito i rilievi del sinistro per determinare la dinamica dell’incidente.
Simone Gussoni
L’articolo Auto si schianta contro un platano, giovane infermiere perde la vita scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Perché gli infermieri continuano a praticare la ginnastica vescicale e come la giustificano?

Perché gli infermieri continuano a praticare la ginnastica vescicale e come la giustificano? Questo è l’interrogativo che si sono posti Daniele Curci e Valerio Dimonte, ricercatori dell’Università di Torino.
Nello studio che hanno condotto, si sono posti l’obiettivo di valutare la variabilità dei comportamenti degli infermieri nel ricorso alla ginnastica vescicale (GV) prima della rimozione del catetere e le motivazioni che supportano tale scelta.
Per fare ciò è stata realizzata un’indagine multicentrica con la somministrazione di un questionario a 338 infermieri in servizio presso 28 reparti dei 6 maggiori ospedali dell’area torinese, nei servizi di medicina, chirurgia, urologia ed ortopedia.
All’interno del questionario sono stati proposti 7 scenari differenti nei quali si chiedeva agli infermieri di specificare se avrebbero eseguito o meno la ginnastica vescicale e la motivazione.
Risultati
Sono stati complessivamente ritirati 240 questionari (71%). In generale, solo il 10% degli infermieri (24) utilizzano abitualmente la GV, il 24.2% (58) solo in rare occasioni, mentre il 65.8% (158) mai. 
Dall’analisi delle risposte ottenute nelle singole situazioni, nel 63.3% (152) dei casi gli infermieri non userebbero la GV. La scelta di eseguire la GV non è associata alla formazione di base (p=0.43) o agli anni di esperienza (p=0.62), ma meno si conosce la situazione clinica del paziente, più frequente è il ricorso alla GV.
Conclusioni
L’uso della GV risulta essere limitato, ma in assenza di prove di efficacia e di indicazioni, i comportamenti variano tra reparto. Anche nei reparti dove la ginnastica vescicale non viene eseguita, gli infermieri vi ricorrono in particolare nelle situazioni per le quali nel reparto si ha meno esperienza.
Simone Gussoni
Fonte: PubMed
L’articolo Perché gli infermieri continuano a praticare la ginnastica vescicale e come la giustificano? scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Omosessualità del paziente nell’anamnesi: bufera su medico dell’osp. di Alessandria

Quanto accaduto all’ospedale di Alessandria ha scandalizzato molte persone. L’omosessualità di un paziente è stata riportata nella cartella di un paziente come se fosse una malattia e l’immagine di tale referto ha fatto in poche ore il giro del web, diventando virale.
 «Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile». 
 Il paziente in questione era giunto in pronto soccorso alcuni giorni fa per emicrania: dopo la somministrazione di un antidolorifico era stato trasferito nel reparto di Malattie Infettive dello stesso nosocomio. Il paziente riferisce di avere incontrato un medico che si sarebbe rivelato da subito alquanto scortese.
Nei giorni successivi si sarebbero verificati una serie di comportamenti difficilmente comprensibili, fino al momento di ricevere la famigerata lettera di dimissioni. L’uomo contesta sui social anche il fatto che gli sia stato proposto di effettuare il test dell’HIV, convinto che rappresenti anch’esso un atto discriminatorio e che ad un paziente eterosessuale non sarebbe stato eseguito.
«Da subito, il medico che mi ha visitato si è posto in una maniera strana. Il mio compagno era in camera con me e ha chiesto a lui direttamente chi fosse. Ha risposto. Gli ha detto non proprio gentilmente di uscire dalla stanza. La prima cosa che poi ha domandato a me è stata: “Conferma che è il suo fidanzato?”. Penso che a marito e moglie nessuno chiederebbe mai questo tipo di conferma».
Piccole discriminazioni, continue, fino al consiglio di vaccinarsi contro l’epatite. «Ciò che mi ha più infastidito è stata la lettera di dimissione: alla terza riga è specificato che io sono omosessuale con compagno fisso. Cosa c’entra? Perché lo specifichi? È un dettaglio che posso decidere di tenere riservato, ma che adesso dovrò quantomeno condividere con il mio medico di base. E se lui non lo sapesse? E se io non volessi farlo sapere? Mi chiedo: ci sarà mai una anamnesi con scritto “eterossessuale con compagno stabile”?».
Ora i due partner stanno valutando la possibilità di inviare un reclamo formale all’azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio di Alessandria.
Anche l’avvocato Michele Potè, membro dell’associazione Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, si è espresso sull’accaduto:
«Quello che farei è una diffida all’ospedale dove si chiede quantomeno la rettifica del referto. Eventualmente penserei anche a una richiesta di risarcimento danni». L’avvocato sostiene che questo comportamento sia «chiaramente discriminatorio». «C’è anche una violazione della privacy perché è un dato sensibile. In generale, mi sembra un comportamento medievale. L’omosessualità non è una malattia dal 1990. Lo trovo molto stigmatizzante. Aver chiesto di sostenere il test per l’Hiv è anche peggio».
Norma De Piccoli del Cirsde, il «Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere», pensa a una denuncia: «Quello che l’uomo racconta ha il sapore di una discriminazione e lo denuncerei al tribunale del malato, oltre che pubblicamente alle associazioni che si occupano di parità dei diritti. L’omosessualità non è una patologia fisica né psicologica né psichiatrica. Perché deve essere indicata?».
Simone Gussoni
L’articolo Omosessualità del paziente nell’anamnesi: bufera su medico dell’osp. di Alessandria scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Bimbi investiti da Suv a Ragusa: inchiesta sui tempi dei soccorsi.”Al 118 non rispondeva nessuno”

Maggiori particolari emergono in seguito alla notizia dell’apertura delle indagini nei confronti di un medico ed un infermiere del 118 intervenuti in soccorso dei due bambini travolti da un Suv guidato da un pregiudicato sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti a Ragusa.
“Ho strappato il telefono a quel signore, che non sapevo fosse l’assassino di mio figlio ma poi se l’è ripreso, allora ne ho cercato un altro. Ho fatto ancora una volta il 118 ma non rispondeva nessuno. Perchè non rispondeva nessuno?”.
Al tragico interrogativo posto da Lucy Amato, mamma del piccolo Alessio, ucciso davanti la sua casa dal Suv del pregiudicato Rosario Greco, cercherà di dare una risposta un’inchiesta.
L’autopsia sul corpo della vittima è stata disposta dalla Procura di Ragusa, come dichiarato dal procuratore capo, Fabio D’Anna.
“Un episodio gravissimo che ha lasciato sgomenta una intera comunità. Siamo al lavoro anche per accertare se i soccorsi siano stati tempestivi alla luce delle dichiarazioni rese dalla madre ad un noto quotidiano. Abbiamo disposto l’autopsia per chiarire anche questo aspetto”, afferma il magistrato.
La Procura ha esaminato le dichiarazioni rese dalla mamma del piccolo Alessio al giornale “Repubblica”:
“Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all’ospedale Guzzardi (che dista 500 metri dal luogo della tragedia, ndr) per chiedere aiuto. C’erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l’infermiere ha detto: dovete chiamate il 118.
E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però intanto erano passati 15-20 minuti. Non so esattamente, mi è sembrato un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l’ambulanza”.
Le indagini sono ancora coperte dal massimo riserbo, per ordine della Procura iblea.
L’ufficio “presterà particolare attenzione e darà priorità alla trattazione di questo procedimento. Purtroppo gli organici delle forze di polizia sono del tutto insufficienti, e fanno il possibile. Questo non è l’unico episodio avvenuto in questo circondario nell’ultimo anno e pone un serio problema di carenza di controlli su strada”.
Simone Gussoni
L’articolo Bimbi investiti da Suv a Ragusa: inchiesta sui tempi dei soccorsi.”Al 118 non rispondeva nessuno” scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.

Ministero della salute “Il punto nascita di Bisceglie non è a rischio chiusura”

Arriva la secca smentita del Ministero della salute sulle dichiarazioni rese dal presidente della regione Puglia, Michele Emiliano in consiglio comunale a Bisceglie
Il presidente Emiliano aveva dichiarato di aver chiesto una deroga al Ministro Giulia Grillo sul paventato “ordine” di chiusura del punto nascita del P.O. di Bisceglie. Una dichiarazione infelice che aveva fatto insorgere una intera comunità. La chiusura del punto nascita di Bisceglie è contenuta nel piano di riordino deliberato dalla regione Puglia di Emiliano.
Di seguito la nota del ministero:
In riferimento alle notizie circa la volontà del Ministero della Salute di chiudere il punto nascita di Bisceglie, si precisa che le stesse appaiono destituite da ogni fondamento.
Il punto nascita dell’Ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie ha presentato nel 2018 e negli anni precedenti un volume di attività sempre superiore allo standard minimo dei 500 parti l’anno, attestandosi nel 2018 a 639 nascite, pertanto non sono mai ricorse, né ricorrono, le condizioni per la richiesta di parere di deroga al Comitato percorso nascita nazionale che, ripetiamo, riguardano esclusivamente i punti nascita con volumi inferiori ai 500 parti annui e in condizioni oro-geografiche difficili.
Per opportuna precisazione si evidenzia che la Regione Puglia, in data 21 settembre 2018, ha presentato istanza di parere consultivo di deroga (a firma del Dg Giancarlo Ruscitti), esclusivamente per i punti nascita di Scorrano, Gallipoli e Galatina, che risultavano sotto-standard rispetto al volume minimo di 500 parti/annui e, nella stessa richiesta, ha altresì affermato che, valutati i dati dei punti nascita della Asl BT, nonché la sussistenza dei requisiti previsti dall’Accordo Stato-Regioni in materia, intende procedere alla disattivazione del punto nascita di Bisceglie, considerata la possibilità che le altre unità operative di Ostetricia e Ginecologia della Asl BT  (Ospedali di Andria e Barletta) possano farsi carico della quota di parti del predetto punto nascita.
Si sottolinea, infine, che la Dgr Puglia n. 1195 del 2 luglio 2019 di riordino della rete ospedaliera, in osservanza al Dm 70/2015, presentata dalla Regione, conferma la soppressione dei posti letto di Ostetricia-Ginecologia, nonché dell’intera Uoc dell’Ospedale di Bisceglie.
Pertanto, la Regione Puglia ha operato le sue scelte nell’ambito della sua autonomia amministrativo-gestionale, così come previsto dalle modifiche del Titolo V della Costituzione.
Alla luce di quanto qui ricostruito, si conferma che il Ministero della Salute non ha mai richiesto la chiusura del punto nascita di Bisceglie.
Un’intera comunità, quella Biscegliese, presa in giro dal presidente Emiliano?
Secondo Emiliano è nato un equivoco. Questa la sua dichiarazione apparsa sul profilo Facebook del governatore:
IL PUNTO NASCITA DI BISCEGLIE RIMARRÀ APERTO. IL MINISTRO DELLA SALUTE GRILLO E IL PRESIDENTE DELLA REGIONE EMILIANO SONO D’ACCORDO.CHIARITO L’EQUIVOCO TRA I RISPETTIVI UFFICI.
Scopro oggi che il Ministro della Salute Grillo non ha mai chiesto alla Regione Puglia di disattivare il punto nascita di Bisceglie e che quindi nulla osta alla conferma del punto nascita nel piano di riordino.
Noi siamo sempre stati d’accordo con questa prospettiva tanto che fino ad oggi abbiamo lasciato aperto il punto nascita di Bisceglie.
Problema dunque risolto con soddisfazione di tutti.
Ma come mai per un anno intero i collaboratori del Ministro hanno preteso dalla Regione Puglia la chiusura di questo punto nascita nonostante la nostra opposizione?
Se il punto nascita di Bisceglie è rimasto aperto fino ad oggi nei tre anni di vigenza del piano di riordino è evidente che la Regione Puglia non ha mai inteso chiuderlo e che ha resistito alle RIPETUTE RICHIESTE degli uffici ministeriali perché fosse disattivato, fino ad essere costretta pochi giorni fa alla modifica del piano di riordino proprio per ottemperare alle prescrizioni categoriche dei collaboratori del ministro che si occupano di punti nascita.
Si sostiene nel comunicato del Ministro, che un documento del Capo Dipartimento Salute della Regione Puglia del 2018 – parlando esclusivamente dei punti nascita di Galatina e Copertino – avrebbe chiesto la disattivazione di Bisceglie.
Effettivamente in quel documento del 2018 la Regione Puglia chiariva la sua volontà nella parte motiva di disattivare il punto nascita di Copertino e non quello di Galatina, visto che si trattava di due punti nascita vicinissimi l’uno all’altro.
Ma nelle conclusioni di quel documento si menzionava come da disattivare Bisceglie anziché Copertino nonostante mai quel documento si fosse occupato della vicenda del punto nascita di Bisceglie.
Potrebbe quindi essersi verificato a partire da quel refuso un equivoco tra gli uffici del Ministro e quelli della Regione tale da spingere gli uffici ministeriali a imporre alla Puglia la chiusura del punto nascita di Bisceglie?
Non lo so.
Sono i misteri delle burocrazie italiane che da un refuso alle volte costruiscono catastrofi.
Quel che è certo è che il Ministro Grillo ed io abbiamo chiarito l’equivoco con soddisfazione di entrambi.
Conclusione?
Nell’ospedale di Bisceglie continueranno a nascere i nostri bambini come ha sempre voluto la Regione Puglia. E a questo punto anche gli uffici del Ministro e il Ministro stesso che ringrazio per l’immediato chiarimento.
 
Redazione NurseTimes
 
L’articolo Ministero della salute “Il punto nascita di Bisceglie non è a rischio chiusura” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.