Test ammissione Infermieristica: 346 posti in più rispetto allo scorso anno

Come ogni anno, si svolgeranno i test di ammissione per i corsi di laurea delle professioni sanitarie
La data comune stabilita dal Miur, per tutte le regioni italiane, sarà quella dell’11 settembre 2019.
Migliaia di aspiranti infermieri vi prenderanno parte, speranzosi di accedere al percorso di studi che dovrebbe garantire loro un prezioso posto fisso che per molti giovani di oggi pare essere ancora un lontano miraggio.

Il ministero dell’Istruzione, in previsione di un maggiore afflusso alle prove selettive anche grazie alla campagna promozionale messa in atto da molte facoltà italiane, ha ulteriormente aumentato i posti a disposizione per gli studenti nelle 37 Università Statali italiane.
Per tale motivo, i posti complessivi passeranno dai 14.723 posti messi a disposizione all’inizio dello scorso anno accademico a 15.069, subendo un incremento del 2,4%.
Per completare il test ogni candidato avrà a disposizione un tempo massimo di 100 minuti nei quali affrontare 60 quesiti a risposta multipla, distribuiti nel seguente modo:
• 12 domande di cultura generale;
• 10 domande di
ragionamento logico;
• 16 domande di biologia;
• 16 domande di chimica;
• 6 domande di fisica e matematica
Alle risposte viene assegnato un punteggio in base a tre criteri:
• 1,5 punti per ogni risposta giusta;
• 0 punti per ogni risposta non data;
• -0,4 per ogni risposta errata.
In base a questi calcoli, il punteggio massimo ottenibile sarà 90.
 
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Napoli, A.U.O. Federico II: concorso pubblico per 20 infermieri

In esecuzione della deliberazione n. 418 del 24 maggio 2019, è indetto un concorso pubblico per la copertura a tempo indeterminato di venti posti di collaboratore professionale sanitario, infermiere, categoria D
Di cui sei posti riservati agli appartenenti alle categorie di cui all’art. 1014, comma 3 e all’art. 678, comma 9, decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro il trentesimo giorno dalla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami».
Qualora il termine di scadenza per la presentazione delle domande coincida con un giorno festivo, il predetto termine si intende differito al primo giorno feriale immediatamente successivo.
Il bando integrale del suddetto concorso è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania del giorno 8 luglio 2019; nonché sul sito web dell’Azienda ospedaliera universitaria «Federico II» (www.policlinico.unina.it).
Pubblicato sulla GU n.54 del 09-07-2019. Scade l’8 agosto 2019.

Allegato
Bando concorso pubblico infermieri
Delibera concorso infermieri

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Scontro tra ambulanza in urgenza e auto: 30 giorni di prognosi per l’infermiera

Un terribile impatto tra un’ambulanza e un automobile ha provocato gravi conseguenze per l’infermiera di turno.
Nell’incidente accaduto domenica mattina sulle strade di Castrocielo, piccolo comune in provincia di Frosinone, si era da subito temuto il peggio per la professionista sanitaria.
Il mezzo dell’Ares 118 partito dalla postazione di Pontecorvo è stato centrato da un’Alfa 156. Tutti avevano temuto la peggio per l’operatrice sanitaria, che si trovava in piedi nel vano sanitario al momento dell’impatto.
Soccorsa dallo stesso autista e soccorritore volontario presenti sul mezzo, è stata trasferita presso il pronto soccorso del “Santa Scolastica” di Cassino.
L’infermiera ha avuto una prognosi di 30 giorni mentre ferite ed escoriazioni guaribili in una settima sono state riscontrate per l’autista ed il soccorritore.
Ancora da accertare le cause dello scontro sulle quali stanno indagando i Carabinieri della stazione di Aquino.
Simone Gussoni
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Le ferie atipiche di una ginecologa italiana in Madagascar

Riprendiamo dalle pagine del Secolo XIX la storia di Cristina Tedeschi, ginecologo e medico di famiglia genovese.
C’è un piccolo ospedale in una zona poverissima del Madagascar che è stato fondato ed è tuttora gestito da una onlus italiana, l’associazione Amici di Ampasilava di Bologna, e ha bisogno di aiuto. «Si tratta dell’ospedale Vezo di Andavadoaka, nel Sudovest del Paese, in un villaggio di pescatori senza strade né acqua potabile. La città più vicina è a otto ore di sterrato dall’ospedale, che è diventato il punto di riferimento dell’intera area». Lo racconta Cristina Tedeschi, genovese, 58 anni, ginecologa e medico di famiglia, che ha deciso di trascorrere le sue ferie lavorando lì. «Parto il 25 luglio, insieme a un chirurgo, un anestesista e alcuni medici generici, con un carico di farmaci che in parte ci consegnerà l’associazione e in parte ho raccolto personalmente», spiega.
L’ospedale, gratuito, è dotato di una farmacia, due ecografi, una sala operatoria e un laboratorio analisi. È nato, in accordo con il governo malgascio, nel 2008, grazie a un gastroenterologo italiano che ha deciso di dedicarsi a questi pazienti. «Pazienti che arrivano con le piroghe – prosegue Tedeschi –. I bambini indossano le ciabattine, bevono l’acqua salmastra e perciò soffrono di pressione alta fin da giovani, fanno il bagno nei fiumi e nei laghetti dove ci sono i parassiti e spesso hanno attacchi di epilessia a causa della malaria». Senza dimenticare che le donne iniziano a partorire intorno ai 15 anni.
C’è bisogno di personale. Dall’Italia arrivano in genere tre equipe all’anno, che si fermano in media un mese ciascuna, abitando nell’adiacente alloggio per i volontari, la Corte dei Gechi. E naturalmente non basta: «C’è un farmacista fisso in ospedale, con alcune infermiere, ma manca il personale operatorio, mancano gli specialisti. Tanti medici in pensione potrebbero aiutare». Tedeschi, alla sua prima esperienza di volontariato, parte con il suo compagno, un informatico con 15 anni di esperienza all’Onu: «Era tanto che desideravo fare questo tipo di esperienza, anche per dare più senso al mio lavoro: non mi basta stare ferma in uno studio. Sono stata medico di bordo, ho lavorato alle emergenze del Santa Corona, al centro trapianti del San Martino. Ho aspettato qualche anno per mia figlia, quando era più piccola. Ma ora è maggiorenne, viaggia anche lei e può capire».
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Secolo XIX
 
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Orari ristretti e stipendi elevati: i privilegi dei medici di base

Riprendiamo dal sito de Il Giornale un’inchiesta su un tema che non smette mai di suscitare polemiche.
È una di quelle polemiche che non muoiono mai. Nelle sale d’attesa degli ambulatori, sullo stipendio dei medici di base, rimbalza sempre la stessa domanda: “Ma quanto guadagnano per lavorare così poco?”.
L’articolo 36 (“Requisiti e apertura degli studi medici”) dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i dottori di medicina generale fissa gli orari minimi di apertura degli studi professionali. Eccoli: 5 ore settimanali fino a 500 assistiti; 10 ore settimanali da 500 a 1.000 assistiti; 15 ore settimanali da 1.000 a 1.500 assistiti. Bene, ciò significa, per esempio, che un medico di base “massimalista” (così viene definito chi ha in cura il numero massimo di pazienti, fissato appunto a 1.500) può aprire il proprio studio per solo tre ore al giorno, per cinque giorni alla settimana, ed essere perfettamente in regola. Chi, invece, ne ha fino a 500, può tenere aperto appena un’ora al giorno durante la settimana. Precisiamo: il “può” non significa che poi lo faccia, ma volendo è un suo diritto.
Sul monte ore effettivo di lavoro, Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale, (r)assicura: “Poche ore? Macché, è un equivoco. Se andassimo a vedere la prima e l’ultima prestazione, ci renderemmo conto che le ore lavorate sono molte di più rispetto all’orario minimo. In media, un massimalista fa dalle 40 alle 50 visite al giorno: se i pazienti sono già dentro lo studio, è dovere del medico visitarli tutti; mica può cacciarli via”.
Ma facciamo un passo indietro e veniamo alla variabile-nocciolo della questione, ovvero a quanto (e come) guadagna un medico di base. Il dottore riceve una quota per ogni assistito che lo sceglie come proprio curante, cifra che è più alta per i bambini e per gli anziani. Oltre a questa quota “capitaria” fissa, riceve conguagli contrattuali e si prende anche ulteriori finanziamenti “mobili”. Per esempio, se si organizza in forme associate con altri colleghi, se assume personale di segreterie o infermieristico, se offre prestazioni in surplus (e dunque, pagate a parte) e se, infine, sostiene spese di informatizzazione (rimborsate secondo gli accordi regionali).
Una parentesi (sulla quota capitaria fissa): ogni paziente equivale a tot euro – dai 35 ai 70 euro circa – a seconda di quanti assistiti siano in dote al dottore, in modo inversamente proporzionale. In soldoni, più pazienti ha il dottore, meno vale ogni singolo paziente (35 euro circa), mentre meno pazienti ha, più vale ogni singolo assistito. Per esempio: sotto i 500, ognuno corrisponde a 70 euro.
Scotti ci spiega: “Sì, un paziente vale tra i 3 e i 4 euro lordi al mese, che è comunque una quota insufficiente rispetto ai carichi di lavoro”. Il segretario Fimmg considera reale e concreto il fatto che alcuni ambulatori siano organizzati male e pone l’accento sul problema della percezione dell’assistito: “Gli under 45, quando vanno in studio, lo trovano, spesso e volentieri, preso d’assalto da anziani, che presenziano in sala d’attesa anche più volte in settimana”.
La busta paga
Siamo riusciti a ottenere la busta paga di un medico di base “massimalista”. Diamole un’occhiata. Il lordo mensile ammonta a 7.895, che, tolte le ritenute (2.250), dà un emolumento pari a 5.643 euro e spicci. Ecco, è un netto un po’ lordo, visto che da questa somma sono (eventualmente) da togliere le spese per la gestione dello studio, quelle per il medico sostituto quando si va in ferie o si è in malattia (pari a 150 euro al giorno), oltre ai possibili conguagli Irpef e Irap. Bene, da quei 5.643 euro il vero netto si abbassa ulteriormente, a seconda delle suddette variabili.
Peraltro, la busta paga dei medici di famiglia è ferma al gennaio 2010, non essendo stata più rivalutata e adeguata alla variazione (in aumento) del costo della vita. Ciononostante, ecco che si arriva, comunque, a buste paga giustamente gonfie per l’effettiva delicatezza e importanza del lavoro del medico, ma ingiustamente sproporzionate se le ore effettive di lavoro corrispondono ai minimi previsti. Poi, ovviamente, non tutti (anzi) si attengono all’orario minimo, ma la stortura del sistema (che si basa sui soldi pubblici) è evidente.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilgiornale.it
 
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