Il cantautore Ultimo incontra i piccoli pazienti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma

Il famoso cantautore “Ultimo”, all’anagrafe Niccolò Moriconi, ha sorpreso i piccoli pazienti ricoverati presso l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma con una visita che ha fatto piacere a moltissime persone.
In un’aula del nosocomio capitolino, dedicata all’evento, si sono riuniti i piccoli pazienti desiderosi di incontrare il giovane artista reduce dal secondo posto al Festival di San Remo 2019.
Il 23enne romano ha voluto lanciare un messaggio di incoraggiamento ai piccoli pazienti che ha incontrato, promettendo di tornare presto a visitare tutti i bambini che per motivi di salute, non hanno potuto abbandonare il loro reparto di degenza.
“Sono in questo bellissimo posto per darvi un abbraccione grande, un bacione e soprattutto ho tanta forza vera da darvi”.
La visita di Ultimo si conclude con una promessa rivolta a chi non è riuscito ad incontrarlo:
“Ci rivedremo presto, tanto io sto sempre qua a Roma e sono sicuro che ci potremo rincontrare”.
Queste sono state le parole con cui Niccolò ha concluso il video, prima di dedicarsi alle foto di rito ed ai selfie con pazienti, famigliari e operatori sanitari.
Simone Gussoni
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Formia: medico tenta di strangolare infermiere per non avergli aperto la porta. Asl indaga sull’accaduto

Un episodio gravissimo è stato denunciato da un infermiere dipendente dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia.
Un medico dipendente della struttura avrebbe tentato di strangolare l’infermiere in servizio presso il reparto di Pediatria dopo essere stato pesantemente insultato dallo stesso.
La vicenda è accaduta alcuni giorni fa, e la direzione sanataria del nosocomio avrebbe già avviato una serie di indagini interne per accertare quanto accaduto.
Protagonisti e testimoni saranno ascoltati ed un rapporto verrà inviato ai vertici aziendali.
Nella sua relazione l’infermiere racconta di essere stato pesantemente apostrofato dal medico, che era arrivato in pediatria e aveva ripetutamente suonato per farsi aprire la porta del reparto.
L’aggressione verbale si è consumata in presenza di altro personale sanitario, di una mamma e della bambina che stava venendo sottoposta ad incannulamento di una vena, tra mille difficoltà tecniche. Sarebbe stata proprio questa la motivazione fornita dal personale, per non essere accorso ad aprire la porta al medico.
Lo stesso infermiere ha raccontato di essere stato afferrato per il collo e quasi sollevato da terra, in un tentativo di strangolamento, per aver fatto notare al medico che non fosse quello il modo di porsi.
Diametralmente opposta la versione fornita dallo stesso medico, il quale avrebbe minimizzato l’accaduto, parlando di “una normale discussione” – certamente agitata – ma senza passare alle mani.
Esiste tuttavia un verbale di pronto soccorso del “Dono Svizzero“, al quale l’infermiere si è rivolto per le cure del caso, che riporta un giorno di prognosi, da unire a quelli del medico di base, per una contusione al collo.
In attesa di fare chiarezza su quanto accaduto, rimane un brutto episodio che porterà quasi inevitabilmente ad un procedimento disciplinare.
Simone Gussoni
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Concorso infermieri Cardarelli: domande divulgate su whatsapp prima della prova. Il caso finisce in Parlamento

Le presunte irregolarità denunciate quasi due mesi fa da alcuni candidati del concorso per infermieri dell’azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli (leggi articolo) sono finite ora sulla scrivania del ministro della Pubblica Istruzione Giulia Bongiorno.
Le prove contenenti la diffusione delle domande alcuni giorni prima della prova pratica avvenuta tramite un gruppo Whatsapp destinato a pochi “eletti” sono approdate in Commissione Giustizia con un’interrogazione parlamentare a firma del deputato Gianfranco Di Sarno.
Secondo quanto denunciato da alcuni partecipanti, assistiti dagli avvocati Gennaro Demetrio Paipais, Vincenzo Perfetto e Francesco Leone, la terza prova dell’iter concorsuale, avvenuta nel periodo compreso tra il 16 ed il 17 maggio, sarebbe stata oggetto di gravi irregolarità che avrebbero compromesso irreparabilmente il concorso pubblico.
Il gruppo di infermieri ha specificato che la prova concorsuale consistesse nella soluzione di quesiti a risposta multipla o sintetica e che non fosse prevista alcuna banca dati. Pertanto le giustificazioni fornite da qualcuno non starebbero in piedi.
Nella denuncia presentata dal gruppo di aspiranti dipendenti pubblici é stato specificato come nel gruppo siano stati dapprima forniti gli argomenti della prova e come successivamente sia stata fotografato anche il documento ufficiale contenente le domande.
Proseguono le indagini della Procura di Napoli, avviate in seguito alle segnalazioni dei partecipanti. Ora la palla passa alla Bongiorno, a cui Di Sarno chiede di fare chiarezza su quanto accaduto.
Simone Gussoni
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Accompagna l’anziano padre in P.S e lo abbandona per andare in vacanza:”Volevo passare qualche giorno in Riviera ligure”

Un fatto tanto increscioso quanto incredibile si è verificato presso il Pronto Soccorso di Chivasso.
Una donna avrebbe portato il padre in ospedale, riferendo in Triage come fosse estremamente bisognoso di cure urgenti. Dopo essere stato accettato però, l’anziano sarebbe stato abbandonato in corridoio su una carrozzina.
Il racconto è apparso in un articolo de La Nuova Periferia, giornale locale della zona.
“Stando al racconto di alcuni testimoni, dopo aver sistemato la carrozzina accanto alle sedie della sala d’attesa la donna avrebbe detto al padre: «Aspettami un attimo, vado a spostare la macchina e torno».Da quel momento, nessuno l’ha più vista”.
Trascorrono oltre cinque ore. “Dopo una serie di verifiche – si legge ancora nell’articolo – dall’Asl è partita una telefonata al cellulare della donna, che rispondendo ha ammesso di essere già in Liguria, nei dintorni di Savona, per trascorrere qualche giorno al mare”.
Su quanto accaduto dopo vige ancora il massimo riserbo, anche se per la Procura non vi sarebbero gli estremi per una denuncia per «abbandono di incapace», avendolo lasciato in un “posto sicuro” come un pronto soccorso e non in mezzo a una strada. È molto probabile che sia partita una segnalazione ai servizi sociali.
L’anziano, che godeva di buone condizioni generali di salute e non aveva alcun bisogno delle cure del Pronto Soccorso, è stato affidato alle cure apparentemente più amorevoli di un altro famigliare.
Simone Gussoni
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“Un sorriso… raro”: il libro che insegna ad affrontare le malattie rare con positività

Riceviamo e pubblichiamo l’intervista realizzata da Opi Firenze-Pistoia con l’autrice Mariachiara Vasile
Anche nelle difficoltà esiste sempre un motivo per essere felici. È questo il messaggio al centro del libro Un sorriso… raro, di Mariachiara Vasile (foto), ragazza affetta da anni da sclerodermia, una malattia cronica di tipo autoimmune. L’Opi Firenze-Pistoia ha voluto approfondire la storia di Mariachiara, che nel libro si racconta e narra il suo percorso medico e psicologico.
Raccontaci un po’ di te. Quando hai scoperto di essere affetta da questa malattia?«Tutto è iniziato nel 1993. All’età di 5 anni ha cominciato a manifestarsi il fenomeno di Raynaud (caratterizzato dall’eccessivo raffreddamento e cambiamento di colore di alcune aree del corpo, di solito le dita delle mani e dei piedi, dovuto a un anomalo restringimento dei vasi sanguigni, ndr). Ero molto piccola, vedevo il mignolo della mia mano che era bianco ma non riuscivo a capire effettivamente cosa stava succedendo. Quello è stato il campanello d’allarme: i miei genitori mi hanno fatto fare diversi accertamenti, dalla Calabria andavamo a Roma dove però non c’era una terapia mirata, addirittura per sei sono stata sottoposta a ferroterapia, senza ovviamente alcun risultato».
La prima diagnosi?«La prima diagnosi è stata fatta in Calabria. Poi degli amici di famiglia che facevano i pediatri, di ritorno da un convegno di reumatologia al Meyer di Firenze segnalarono ai miei genitori il nome del professor Falcini. Da quel momento è iniziata la mia “storia” con Firenze, con i miei genitori che hanno sempre cercato di farmi vivere le visite, gli spostamenti e tutto il percorso in maniera serena. Non nego che è stato pesante. Adesso sono 25 anni che convivo con la malattia e cerco di affrontarla con positività».
Cosa ti ha fatto venire voglia di scrivere questo libro?«Ho voluto di raccontarmi. Quattro anni fa, uscendo da una visita di controllo in seguito a un episodio di affaticamento polmonare, ho trovato una brochure del centro ascolto della Regione Toscana per le malattie rare, che offriva anche supporto psicologico. Io non sopportavo l’idea di rivolgermi a uno psicologo. Facevo fatica a raccontarmi, ma grazie al percorso con Ludovica ho imparato a gestirmi, a non nascondermi e a non nascondere la malattia come invece facevo con gli amici. Ho capito che non dovevo tenere tutto dentro o vergognarmi e così ho deciso di raccontarmi attraverso un libro. E poi credo sia importante richiamare l’attenzione sulla ricerca perché c’è bisogno di farmaci mirati per le patologie rare».
Perché questo titolo?«Mi è venuto spontaneo perché… mi rappresenta. Perché sono “rara” e perché affronto tutto con il sorriso. Un sorriso che per natura è solo mio!».
Qual è il messaggio che vorresti che arrivasse a chi legge il tuo libro?«Il messaggio vuole essere “affrontare tutte le cose con positività”. Vorrei incoraggiare chi è affetto da malattie rare ad affrontare il proprio percorso con un umore positivo perché la malattia non deve prevalere o in qualche modo oscurarci. Ci dobbiamo convivere, non la dobbiamo negare o tenere lontano da noi, ma riconoscerla con attitudine positiva. Solo così io ho ritrovato il mio vero io. Penso anche alle mamme con figli che hanno malattie rare e ho voluto dare un messaggio di speranza, un invito a non arrendersi mai anche nella sfortuna della malattia».
Redazione Nurse Times
 
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