Che cos’è la medicina tradizionale cinese?

Che cos’è la medicina tradizionale cinese?

In qualche gara o competizione agonistica, potreste aver visto atleti con cerchi viola sulla pelle da coppettazione. O forse conosci qualcuno che giura che con l’agopuntura cura il mal di schiena o usa tisane per il raffreddore. Sempre più persone usano pratiche come queste della medicina tradizionale cinese (MTC) non solo per combattere le malattie, ma anche per prevenirle.

La MTC è un antico sistema di salute e benessere che viene utilizzato in Cina da migliaia di anni.

La medicina occidentale si concentra principalmente sulla cura delle malattie. Ma la MTC guarda a tutto il tuo benessere.

È sicuro da provare? Funzionerà?

Con un piccolo background su come viene utilizzata, puoi fare scelte oculate per migliorare la tua salute.

Qual è l’idea alla base della MTC?

La medicina occidentale tende a vedere il corpo come un’auto. Ha diversi sistemi che necessitano dei giusti input e output. È molto concreto e logico.

La MTC, invece, non si concentra su scienza e medicina. Si basa invece sull’equilibrio, l’armonia e l’energia. Ci sono due idee centrali dietro la MTC:

Qi: Questa è anche chiamata energia vitale. La convinzione è che corre in tutto il corpo. È sempre in movimento e cambia continuamente. I trattamenti di MTC si concentrano spesso su modi per promuovere e mantenere il flusso del qi.
Yin e Yang: Questi sono opposti che descrivono le qualità del qi.

Yin: caldo, leggero, femminile, giorno, giorno, cavo
Yang: freddo, pesante, maschile, pesante, notte, solido
La convinzione è che ogni cosa nella vita ha anche un po’ del suo opposto, e l’equilibrio è la chiave. Per esempio, un farmaco del vostro medico potrebbe guarire la malattia. Ma è pericoloso se ne prendi troppo.

Secondo la MTC, queste idee giocano nel nostro corpo. Quando si bilancia lo yin e lo yang del Qi, ci si sente in salute e bene. Se hanno finito di colpire, ti senti male. La MTC mira a creare armonia e un sano flusso di qi.

Che tipo di pratica usa la MTC?

Diversi. Essi includono:

Agopuntura: aghi molto sottili posti delicatamente sulla pelle.
Coppettazione: ventose riscaldate che creano aspirazione sulla pelle
Erbe: tisane, polveri e capsule ottenute principalmente da piante.
Meditazione: un modo per sedersi tranquillamente e calmare la mente
Moxibustione: erbe essiccate bruciate vicino alla pelle
Tai chi: esercizio con movimenti lenti e concentrazione sul respiro.

E’ sicuro?

Gli esperti credono che sia sicuro, se si va da qualcuno che sa quello che sta facendo. Questo è particolarmente vero per l’agopuntura, il tai chi, la coppettazione e la moxibustione.

Le erbe possono essere un po ‘più difficili da gestire. Non passano attraverso lo stesso processo FDA come i farmaci. Ciò significa che non c’è tanta ricerca su di loro, e può essere difficile sapere esattamente cosa c’è in loro. Inoltre, le erbe possono avere effetti collaterali o avere un impatto sulle altre medicine che stai prendendo. Ancora una volta, è importante andare da qualcuno che capisce davvero la loro pratica. E controlla sempre prima con il tuo medico.

Funziona?

La MTC è un approccio che copre un sacco di terreno, e i risultati variano. Le pratiche non sono state studiate allo stesso modo della medicina occidentale. Sono state fatte più ricerche sulle erbe e sull’agopuntura rispetto ad altri trattamenti. Ma gli studi mostrano molte promesse:

L’agopuntura è comunemente accettata come trattamento per una serie di condizioni, tra cui il sollievo dal dolore e la limitazione degli effetti collaterali della chemioterapia.
Un certo numero di erbe usate nella MTC sono utilizzate anche in cliniche di medicina occidentale per trattare qualsiasi cosa, dai disturbi del sonno all’artrite alla menopausa.
Tai chi sembra migliorare l’equilibrio nelle persone con il morbo di Parkinson.
Coppettazione può aiutare ad alleviare il dolore da tegole.

Chi dovrebbe usarlo?

Questa è una decisione personale. Le persone usano la MTC per qualsiasi cosa, dalla sindrome del tunnel carpale alla riduzione dello stress. A volte lo usano insieme alla medicina occidentale. Può essere una buona scelta se si:

Avere un sacco di sintomi diversi senza una causa evidente
Necessità di trattare gli effetti collaterali dei farmaci
Hanno provato la medicina occidentale ma non hanno ottenuto risultati
Voglia di prevenire le malattie

Chi dovrebbe evitare la MTC?

In generale, i medici suggeriscono di non usarla per sostituire totalmente la medicina occidentale, soprattutto se si ha una condizione grave come il cancro o malattie epatiche.

Essi sollecitano anche la cautela, soprattutto con le erbe, se siete:

Anziani
Gravidanza o allattamento al seno
Programmato per l’intervento chirurgico (alcune erbe potrebbero portare a problemi di emorragia o impedire che i farmaci utilizzati durante l’intervento chirurgico non funzionino).
Prendere anche altre medicine
Trattare un bambino

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Morrovalle (Macerata), tragedia sfiorata in piscina: infermiere salva un bambino

Il piccolo, in arresto cardiaco e respiratorio, si è ripreso grazie alle manovre di rianimazione praticate da Mauro Orsolini, che lavora all’ospedale di Civitanova Alta.
Tragedia sfiorata ieri pomeriggio, poco prima delle 16, a Trodica di Morrovalle. Un bambino tunisino di tre anni e mezzo si trovava nella piscina Sea.Son con il padre e i suoi fratelli, una famiglia residente in zona, quando è entrato in acqua. A un certo punto alcuni bambini lo hanno visto in difficoltà e hanno cominciato a chiedere aiuto. Fortuna ha voluto che in quel momento si trovasse lì Mauro Orsili, infermiere di Monte San Giusto, che lavora all’ospedale di Civitanova Alta. L’uomo è immediatamente intervenuto e ha salvato la vita del piccolo. Lo ha tirato fuori e ha praticato sul corpo del piccolo le manovre di rianimazione, aiutato anche da una signora.
Nel frattempo erano già stati allertati i soccorsi. Sul posto, a sirene spiegate, sono intervenute l’automedica del 118 e un’ambulanza della Croce Verde di Civitanova. Il personale medico e sanitario, viste le condizioni drammatiche del bambino, ha richiesto l’intervento di Icaro. Il piccolo, infatti, era in arresto cardiaco e respiratorio. Non era cosciente, ma si è ripreso dopo un quarto d’ora di rianimazione, grazie alle manovre dell’infermiere. È stato quindi caricato a bordo dell’ambulanza della Croce Verde e trasportato all’ospedale di Civitanova Alta. Poi, in via precauzionale, è stato trasferito a bordo dell’elicottero al Salesi di Ancona per ulteriori accertamenti. Non sarebbe in pericolo di vita, ma c’è da valutare se l’incidente in piscina abbia provocato danni.
Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della locale stazione, che fa capo alla Compagnia di Civitanova. Alla base di quanto successo ci sarebbe una congestione. I militari dell’arma, come da prassi, hanno segnalato la vicenda alla Procura. Al momento, comunque, non ci sono ipotesi di reato nei confronti dei genitori. I carabinieri hanno acquisito alcune testimonianze per chiarire esattamente cosa sia successo.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere Adriatico
 
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Roma, in migliaia allo show del guru di Life 120

Riprendiamo dal Fatto Quotidiano un resoconto del megaraduno organizzato al PalaEur da Adriano Panzironi.
La signora Francesca Giarrizzo agita un ventaglio celeste con un ritratto della Madonna di Medjugorje. Sorride entusiasta. Elenca i numerosi malanni scomparsi grazie allo stile di vita Life 120: addio cervicale, artrosi, l’odioso reflusso gastroesofageo. Si sbraccia: “Mi si è abbassato il valore di fibrinogeno da 600 a200! Guardi, guardi, le mostro le cartelle!”. Ci fidiamo. È  venuta appositamente da Catania a Roma per un atto di fede (più o meno laica): il miracolo di un giornalista pubblicista, senza alcun genere di formazione scientifica, che sostiene di guarire le persone grazie a un nuovo regime alimentare e ai portentosi integratori di sua invenzione.
Si chiama Adriano Panzironi. È un signore eccentrico dai lunghi capelli ondulati, titolare di una tv privata dove promuove da anni la sua via alternativa per la buona salute. Chi ha davvero bisogno dei farmaci? Nessuno. Abbandonate pasta, pizza, riso, legumi, patate e qualche altro alimento nocivo (i “carboidrati insulinici”). Concedetevi il lusso di qualche composto naturale messo in commercio dallo stesso Panzironi e andrà tutto bene. Camperete non 100, ma 120 anni. Life 120 vi farà passare il diabete, il morbo di Crohn, pure l’Alzheimer.
Panzironi ne è certo: “Cambieremo per sempre la storia della medicina ufficiale”. Per ora l’Agcom gli ha affibbiato una multa da 264mila euro perché il suo canale “ha trasmesso informazioni pubblicitarie potenzialmente lesive per la salute”, e l’Ordine dei medici di Roma l’ha denunciato per esercizio abusivo della professione. Scienziati e ricercatori ne hanno sconfessato ogni credibilità, e pure l’Ordine dei giornalisti del Lazio l’ha sospeso dall’albo. Eppure lui va avanti. Di più: prospera.
La signora Francesca insiste: “Ho preso medicine per anni… Pantorc, Pandecta… Niente! Con Life 120 è scomparso tutto da mattina a sera”. Il marito, Angelo Romano, sostiene di aver risolto un problema sempre più angosciante alla prostata “grazie all’Orac Spice”, uno degli integratori di Panzironi, che costa 40 euro a boccetta). E non è il racconto di pochi invasati: al Palazzo dello Sport dell’Eur arrivano in migliaia. Per entrare c’è una fila di venti minuti.
L’organizzazione è in grande stile. Spopolano il libro di Panzironi (Vivere 120 anni) e i suoi integratori. Si assaggiano i salumi, le carni, la cioccolata, i latticini senza lattosio: tutti prodotti a marchio Life 120. C’è uno spazio fitness, una stanza dove i consulenti del guru indirizzano gli adepti verso salute e felicità, una sala conferenze dove si espongono teorie particolari. Il dottor Claudio Sandri, “medico chirurgo omeopata” di Perugia, racconta alla platea estasiata tre casi clinici di tumori guariti perfettamente grazie alla vitamina C (solo “65 grammi alla settimana”). Sembra un film: nell’anno del Signore 2019, a Roma, un santone mobilita un esercito di fedeli in un palazzo dello Stato (seppure gestito da una società privata). Pare si segua un copione: un grande Truman Show alla vaccinara. Ma è tutto vero.
Giura Maria Rosaria Mastrovito, una signora di Martina Franca (Taranto): “Ho avuto di tutto: diabete, sciatica, reflusso. Da sette mesi non tocco medicine, con la dieta ora sto bene”. Antonio, romano, 66 anni, ha la divisa e il cappellino blu degli “angeli di Life 120”, i volontari (decine) di Panzironi: “Con questa cura ho perso 30 chili”. Paolo Tozzi sostiene di averne persi 20. Non è né un invasato né un analfabeta, ma un ingegnere aerospaziale: “Avevo un ernia espulsa, non riuscivo a scendere dal letto. Life 120 mi ha rimesso in piedi”. Con lui c’è il figlio Simone, studente universitario: “Soffrivo per problemi depressivi e di concentrazione. Sono passato da 92 a meno di 70 chili. È cambiato tutto”. Persino la moglie di Paolo (e mamma di Simone) avrebbe guarito una cisti di Baker: “L’ha avuta per 25 anni – dice il marito –, si doveva operare. Con la cura Life 120 il bozzo è scomparso in sei mesi”.
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha promesso guerra a Panzironi, paragonandolo alla truffatrice delle televendite Wanna Marchi. Al PalaEur sono stati mandati anche i Nas per vigilare sui prodotti venduti. Ma il commercio prosegue fiorente. Il fatturato dichiarato dall’impresa di famiglia – con Adriano c’è anche il fratello Roberto – è sui 20 milioni di euro l’anno. Di soldi, a giudicare dall’opulenta manifestazione romana, ne girano parecchi. Il guaritore si cala tra i suoi fan solo in serata, dopo aver passato il pomeriggio “nel suo ufficio”. Si prende il palco al centro del palazzetto, adornato da una sobria scenografia classica con colonne e capitelli ionici. Il pubblico è sempre in adorazione.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Fatto Quotidiano
 
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Torino, sconcerto alle Molinette: blatte addosso a un paziente

Reduce da un intervento chirurgico, l’uomo ha denunciato la presenza di due scarafaggi nel suo letto: “Uno mi ha pure morso. Mai vista una cosa del genere in un ospedale”.
«C’erano due scarafaggi che mi camminavano addosso: una cosa schifosa, incredibile». Alessio Uberti ha 45 anni. Due giorni fa è stato operato alle Molinette di Torino. La notte successiva, quella tra il 27 e il 28 giugno, l’ha passata alla One Day Surgery, al terzo piano della struttura. In sala operatoria era andato tutto bene. La nottata era l’ultimo, piccolo, ostacolo che lo separava da un tranquillo ritorno a casa. «Erano le quattro del mattino, stavo dormendo – racconta –. A un certo punto mi sono svegliato. Avevo un pizzicore al braccio. Il tempo di aprire gli occhi, accendere la luce, e ho visto che avevo uno scarafaggio addosso. Era lungo circa sei centimetri».
È saltato giù dal letto. Con un pedata ha ucciso la blatta, poi ha chiamato le infermiere. Ma nel frattempo ha fatto anche foto e video. In cui si vede chiaramente l’insetto, morto accanto al letto. «Poi mi sono accorto che non era solo, ce n’era un altro». Quando è arrivato il personale dell’ospedale la reazione è stata diversa da quella che Alessio aveva previsto: «Gli ha fatto schifo, nemmeno me lo hanno tolto. Hanno detto che ci avrebbero pensato quelli delle pulizie il giorno dopo».
Eccoci, al giorno dopo. Perché la visita notturna dello scarafaggio sul braccio di Alessio ha avuto risultati. «Mi sono ritrovato con la pelle arrossata. Il braccio gonfio in più punti. Ho dovuto prendere degli antibiotici». Le conseguenze sulla salute, oltre che l’episodio, lo hanno convinto a non rimanere indifferente: «Non intendo lasciar correre. In settimana vado dal mio avvocato. Mi dispiace, ma non è una cosa concepibile. Io lavoro sulle navi da crociera, ho girato tutto il mondo. Ma una cosa del genere non l’avevo veramente mai vista in un ospedale. L’operazione è stata delicata e avrei dovuto essere in un posto il più sterile possibile. Non ritrovarmi sdraiato con gli scarafaggi nel mio letto».
L’ospedale risponde col direttore sanitario Giovanni La Valle: «Alla caposala non risulta la segnalazione, ma in ogni caso lunedì, quando riaprire il reparto, che è chiuso nel weekend, faremo tutte le verifiche del caso. Malgrado le deblattizzazioni siano costanti, così come la nostra attenzione al tema, il fatto che la struttura abbia cent’anni di vita non aiuta. In ogni caso ne disporremo subito un’altra. E chiediamo al signor Uberti di contattarci quanto prima in modo da poterlo ascoltare».
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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La proposta del Veneto: assumere subito gli specializzandi per ovviare alla carenza di medici

La regione governata da Luca Zaia è in prima linea per risolvere il problema attraverso iniziative che incontrano il favore del ministro Giulia Grillo.
Il Veneto è in prima linea per cercare di risolvere il problema della carenza di medici. A marzo la Regione ha presentato al ministero della Salute la proposta di assumere negli ospedali i neolaureati con contratto a tempo determinato fino alla conclusione del tirocinio e di farli specializzare direttamente in corsia, come già accade, ma inquadrandoli come dirigenti medici, quindi inserendoli in organico e coinvolgendoli nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza secondo le mansioni loro attribuite e sotto la guida di tutor universitari.
La piattaforma è stata recepita dal ministro della Salute, Giulia Grillo, che l’ha messa al centro di un tavolo avviato con il Miur, il ministero dell’Economia, e le altre Regioni. Intanto Azienda Zero, il “cervello” della sanità veneta, ha bandito una serie di concorsi, i più recenti per reclutare 256 camici bianchi e 312 operatori socio-sanitari. Alla gara per infermieri si sono presentati 6.400 candidati, a quella riservata ai tecnici di laboratorio 1.100.
Per tamponare l’emergenza, neolaureati sono stati assunti con contratti di libera professione nei pronto soccorso, a smaltire i codici bianchi affiancati da medici strutturati, e lo scorso 26 marzo la Giunta Zaia ha approvato la delibera che riporta i pensionati in corsia a tempo determinato. Negli stessi giorni l’Università di Padova ha aumentato del 20% gli ingressi a Medicina. Infine, con l’autonomia, il Veneto ha chiesto di poter specializzare i neolaureati anche negli ospedali di Venezia, Vicenza e Treviso, non solo nelle due Aziende universitarie di Padova e Verona. E, in mancanza del numero necessario di specializzandi, di essere autorizzato a sottoscrivere convenzioni con atenei stranieri come Tirana, quale ulteriore fonte di reclutamento.
«In Veneto mancano 1.300 medici, specialmente dell’urgenza-emergenza, anestesisti, ginecologi e pediatri – ha detto l’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, a Porta a Porta (Rai 1), che per trattare il tema ha dedicato un focus al Veneto –. I nostri direttori generali stanno facendo salti mortali per non chiudere nessun ospedale».
«La richiesta di assistenza è superiore alla disponibilità di professionisti – ha confermato Luciano Flor, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova, che conta 930 medici e 1.200 specializzandi –. Abbiamo più posti a concorso che candidati».
«La valigia dell’emigrante è stata sostituita dalla borsa del medico ospedaliere – la riflessione di Giampiero Avruscio, direttore dell’Angiologia e presidente dell’Anpo (primari) –. Dentro ci sono un maggior peso assistenziale, un maggior rischio clinico e poca valorizzazione del nostro lavoro. Da una parte i giovani sono costretti ad andare nel privato o all’estero in cerca di gratificazioni, dall’altra richiamiamo i pensionati. Stiamo uccidendo il nostro futuro».
Il programma di Bruno Vespa ha catturato anche la voce degli specializzandi, come Michele Negrello: «Senza di noi, l’ospedale andrebbe incontro a difficoltà importanti. Secondo il nostro contratto non possiamo sostituire i medici strutturati, ma in molti casi dobbiamo tamponare situazioni di carenza».
Il ministro Grillo, medico anche lei, ha ricordato: «Abbiamo aumentato le borse di studio per specializzandi da 6.934 a 8.100. L’altro grande passaggio, senza il quale non risolveremo mai il problema, sarà trasformare il percorso post-laurea, in modo che i neolaureati entrino immediatamente nel mondo del lavoro, affiancati dai tutor universitari. Oggi un neolaureato perde sei mesi o un anno per abilitarsi, deve entrare per concorso in una delle scuole di specializzazione, che però offrono posti inferiori rispetto al numero dei candidati. E quindi viviamo il paradosso di ritrovarci con camici bianchi a spasso, senza la possibilità di diventare specialisti, pur avendone bisogno».
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere del Veneto
 
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