Scandalo Enpapi, 50 infermieri si dichiarano con forza estranei ai fatti

Si tratta di soggetti eletti per il rinnovo degli organi dell’ente previdenziale. Il loro avvocato chiede che non siano accomunati alle persone coinvolte nel procedimento legale.
Attraverso una nota indirizzata a vari soggetti (ministri del Lavoro e dell’Economia, commissario straordinario Enpapi, presidenti della Fnopi e degli Opi, nonché Adepp e organi di stampa), l’avvocato Andrea Pettini ha voluto fare qualche precisazione in merito allo scandalo che ha recentemente travolto l’Enpapi. In particolare, con riferimento alla posizione dei suoi assistiti. Questi ultimi sono 50 infermieri, tutti delegati provinciali eletti quali futuri componenti del Consiglio di indirizzo generale e, in alcuni casi, del consiglio di amministrazione dell’ente previdenziale.
Nella nota (vedi allegato) il legale fa presente come costoro, non coinvolti nel procedimento penale ed estranei all’attività amministrativa dell’Ente, stiano subendo gravi attacchi personali, soprattutto sui social network, a seguito degli articoli giornalistici che parlano di un sistema corruttivo caratterizzato da tangenti di vario genere (da ultimo sono emerse anche numerose cene in compagnia di escort). Per questo ribadisce la loro totale estraneità ai fatti e chiede che di ciò si tenga conto d’ora in poi nel trattare la vicenda, evitando generici riferimenti all’Enpapi nel suo complesso. In caso contrario, e qualora l’iter elettorale non sia completato quanto prima nel rispetto della normativa vigente, i 50 infermieri assistiti dallo studio legale Pettini valuteranno la possibilità di adire le vie legali a tutela dei propri diritti.
Redazione Nurse Times
ALLEGATO: Lettera dell’avvocato Pettini
 
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Conferenza Firenze, Salmoiraghi (AREU Lombardia): “Gli infermieri più pronti al cambiamento”

Nella prima sessione si continua con la discussione con gli autorevoli relatori moderati dal giornalista Pancani
Il consigliere nazionale Fnopi, Franco Vallicella, pone l’accento sulle resistenze che persistono in vecchi modelli organizzativi: “Alcuni contratti, come quello dei Mmg, sono ancorati a esigenze e scenari oramai mutati. Perchè dobbiamo discutere se sull’ambulanza c’è bisogno dell’infermiere o del medico? La leva fondamentale è il bene del pazienti, se si ragiona su altre logiche si ottiene un effetto contrario”.
Parla C. R. Tomassini, Direttore Generale Dipartimento Salute della regione Toscana “L’infermiere di famiglia esalta le funzioni del professionista, diventa una nuova figura, nuove competenze a cui adeguare tutta la formazione. Il fatto di adattare il percorso formativo che cambi l’approccio culturale a questa nuova figura. In regione abbiamo posto un nuovo percorso formativo per queste figure. Stiamo superando le resistenze dei MMG”.
M. Salmoiraghi (Direttore sanitario di AREU Lombardia) espone il Chronic Care Model introdotto sul territorio, puntando su team multidisciplinari e multiprofessionali “sono uno tra quelli che è stato deferito all’odm perchè avevo proposto gli algoritmi infermieristici avanzati per gli infermieri: ma mi è andata molto meglio dei colleghi dell’Emilia Romagna. Non comprendevo queste logiche corporativistiche che è però presente in tutte le professioni. La collaborazione tra le professioni è importante. Nella nostra regione stiamo collaborando con gli ordini degli infermieri…vorremmo cercare di portare nuove modalità di gestione cercando di coinvolgere più infermieri con maggiore autonomia, cercando di rinforzare le competenze dell’infermiere di famiglia. Gli infermieri più aperti al cambiamento verso i bisogni di salute dei cittadini”. 
F. Quaglia (Direttore dell’ARS, l’agenzia regionale della sanità Liguria) illustra i progetti avviati su reparti a direzione infermieristica e infermieri di famiglia e comunità “Non sono un medico quindi non rischio la radiazione…L’infermiere di famiglia ci consente di arrivare in alcune aree interne in cui non è possibile portare la struttura sanitaria. Abbiamo istituito la direzione infermieristica  che ci consente di riorganizzare tutta l’assistenza sanitaria. 
Sulle resistenze dei medici all’evoluzione della sanità ed integrare le competenze infermieristiche Quaglia specifica “E’ lo Stato che deve evitare le storture di un sistema, vanno evitati gli scontri tra professionisti”.
Partecipa al dibattito il D.Bono, dirigente responsabile del settore programmazione sanitaria della Regione Piemonte, uscita dal piano di rientro. “Ho iniziato il mio lavoro di medico da un infermiere – chiosa Bono – di sala operatoria. Bisogna vedere lungo e programmare il futuro della sanità. Il modello che si sta perseguendo in Piemonte è il nucleo ospedaliero della continuità delle cure primarie, infermieri di comunità su cui stiamo investendo, con la presa in carico del paziente dal territorio all’ospedale e dall’ospedale al territorio in perfetta simbiosi. Continuando con gli ospedali di comunità a conduzione infermieristica. Nel 2018 abbiamo assunto 1000 infermieri, fino al 2020 abbiamo ancora deciso di investire sugli infermieri. Direttore interaziendali che governino sistema più ampio, fatto da ospedali e territorio. La multidisciplinarietà è utile e gli scontri tra professioni non servono. L’emergenza funziona in tutte le regioni in modo ineccepibili, qualcuno utilizza i dati per strumentalizzarli a favore di alcune professioni. La primary nursing  è stata avviata in Piemonte con risultati importanti”.
Chiude la sessione la presidente B. Mangiacavalli che auspica che le specializzazioni cliniche e manageriali siano aderenti con le necessità epidemiologiche e i bisogni di salute dei cittadini “Orientare la nostra formazione sulle necessità di salute richieste. Non è più la gerarchia che può orientare certi processi”.
 
Redazione NurseTimes
 
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