Staminali: costruito il primo embrione umano su chip

É stato creato il primo embrione umano su un chip
É un insieme di cellule staminali, capaci di auto-organizzarsi grazie alla tecnica che mima l’ambiente naturale in cui è immerso l’embrione, messa a punto nel Politecnico di Losanna dal gruppo di Matthias Lutolf, descritta su Nature Methods, e condotta dall’italiano Andrea Manfrin.
La ricerca è un primo passo (la cautela è d’obbligo) verso la possibilità di guidare lo sviluppo delle staminali per ottenere tessuti e organi per sperimentare farmacie, in futuro, per i trapianti, senza incorrere in problemi etici.
Per creare i tessuti al di fuori dell’organismo sono stati riprodotti i segnali molecolari che guidano il primo sviluppo embrionale. Manfrin ha imitato su un chip il modo in cui i segnali arrivano quando l’embrione è in un fase precoce, a 14 giorni dalla fecondazione.
 
Redazione NurseTimes
 
Fonte: Nature Methods
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Cambio divisa prima del turno “Fa parte dell’orario di lavoro”. La sentenza

La vertenza promossa dalla Uil Fpl Sanità in Cassazione
Trento. Secondo la Corte Suprema di Cassazione il tempo per indossare la divisa va retribuita. La sentenza emessa il 17 giugno scorso ha confermato la stessa della Corte d’appello del Tribunale di Trento condannando l’Apss al rimborso (circa 6.000 euro) delle spese legali e al risarcimento per circa 3.000 euro del tempo di lavoro impiegato nelle operazioni di vestizione e svestizione.
“Prima in via sindacale e poi invia giudiziaria la Uil ha sempre ritenuto doveroso il riconoscimento”, afferma il segretario pro vinciale di Uil Fpl sanità Giuseppe Varagone.
“Le indicazioni aziendali impongono il cambio sul luogo di lavoro ove sono disponibili le divise pulite e dove devono essere lasciate alla fine del tumo quelle usate. Per il sindacato il tempo impiegato per questa attività va remunerato, mentre l’Apss lo ha sempre negato”. In effetti, risale al 2011 la pronuncia di primo grado del Tribunale di Trento che riconosceva il cosiddetto «tempo tuta» e suggeriva alle due parti di raggiungere un accordo aziendale. Paradossalmente, però, all’epoca l’intesa non fu raggiunta perché non ci fu una convergenza tra le sigle sindacali.
L’ex segretario della Uil Fpl sanità Ettore Tabarelli decise così di ricorrere alla Corte d’appello che, con una sentenza del 2013, determinò come orario di lavoro il tempo necessario alla vestizione e alla svestizione della divisa aziendale. Ciononostante, l’ex direttore dell’Apss Luciano Flor presentò il ricorso per cassazione. Ma un paio di settimane fa la Corte suprema ha chiarito definitivamente che si tratta di «una palese e precisa definizione di una tipica imposizione di modalità comportamentali eteroimposte per imprescindibili esigenze datoriali». Così, dopo 8 anni, per tutti i dipendenti dell’Apss che per motivi di igiene devono indossare una divisa si concretizza la possibilità di aver riconosciuto il «tempo tuta» e si apre la possibilità di richiedere un risarcimento per i 5 anni pregressi, che potenzialmente ammonta a 13,5 milioni complessivi.
Ma naturalmente ora, a fronte di 500 dipendenti già pronti ad avviare una nuova causa, i dirigenti dell’Apss si siederanno a tavolino con maggiore accortezza. “Abbiamo già richiesto una riunione —- spiega il segretario Giuseppe Varagone —- ma non ci hanno ancora risposto. Chiederemo per tutti i dipendenti un pagamento una tantum”.
 
Redazione NurseTimes
 
Fonte: Corriere dell’Alto Adige Bolzano
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Genova: da anni esercitava in RSA con documenti falsi. Deferito finto infermiere dai Carabinieri del NAS

I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Genova hanno scoperto e denunciato un finto infermiere che da anni esercitava la professione presso una nota Residenza Sanitaria Assistenziale convenzionata Asl.
Al termine di una serie di accertamenti di polizia giudiziaria, l’uomo è stato deferito in stato di libertà.
Era impiegato presso una Residenza Sanitaria Assistenziale ligure come infermiere, pur non avendo mai conseguito la laurea in infermieristica o altro titolo equipollente.
Era riuscito ad iscriversi all’Ordine degli Infermieri presentando un diploma falso ed un autocertificazione, riuscendo così ad eludere ogni controllo.
Grazie ad una paziente attività di indagine, i militari hanno scoperto che la documentazione esibita dall’indagato fosse falsa, così come l’autocertificazione che lo stesso aveva prodotto per l’iscrizione all’albo professionale.

Simone Gussoni
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Olive, il pannolone smart in grado di individuare le infezioni delle vie urinarie

Il pannolone smart sviluppato dai ricercatori della Purdue University è in grado di individuare le infezioni delle vie urinarie. È dotato di speciali sensori autoalimentati integrati nel dispositivo di assorbenza che autonomamente, analizzano ogni campione di urina con i quali entrano in contatto.
Qualora dovesse essere individuato un agente patogeno, un messaggio di allerta verrebbe inviato grazie al sistema wireless ad uno smartphone associato.
“Esistono almeno due grossi vantaggi derivanti da questo dispositivo”, spiega Babak Ziaie, professore di ingegneria elettrica che si è occupato della realizzazione del pannolone hi tech.
“Essendo automatizzato, non sarà più necessario che il paziente o il caregiver siano costretti a raccogliere un campione di urina da far analizzare. Sarà in grado di determinare infezioni anche nei casi di persone che non sono in grado di comunicare i propri sintomi, o semplicemente non manifestano i sintomi classici.
Il prodotto sarà dotato anche di intelligenza artificiale che permetterà al pannolone di essere utilizzato per raccogliere molteplici dati non solo relativi alle urine contenute al suo interno. Sarà in grado di effettuare un’autodiagnosi qualora venisse segnalato un problema da un utente o caregiver.
Il pannolone Olive è in grado di comunicare verbalmente con il paziente e di raccogliere le sue richieste vocali inviandole all’operatore che gestisce lo smartphone collegato. Può dialogare anche con le persone che gli stanno vicino.
Simone Gussoni
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Regno Unito, è allarme batterio killer: 32 casi di contagio accertati e 12 morti

Si tratta di una rara infezione batterica da streptococco, denominata iGAS. Si trasmette anche col semplice contatto di pelle.
È allarme sanitario nel Regno Unito, dove una rara infezione batterica da streptococco ha già ucciso 12 persone. La malattia è stata individuata come streptococco invasivo di gruppo A (iGAS) e sono almeno 32 i casi di contagio accertati, al momento tutti nell’Essex.
I batteri, che possono annidarsi nella gola e sulla pelle, sono caratterizzati da elevata resistenza: riescono a vivere abbastanza a lungo da diffondersi tra le persone attraverso starnuti o baci, ma anche col semplice contatto di pelle. E così i medici hanno messo in allerta tutti coloro che presentano determinati sintomi (mal di gola, ingrossamento dei linfonodi nel collo, tonsille dilatate, eruzioni cutanee, raccolte di pus sulle tonsille, minuscole chiazze rosse sul palato, mal di testa, dolori addominali), invitandoli a chiedere aiuto.
Inoltre il Sistema sanitario britannico ha diramato un avviso di“alto rischio” di ulteriori morti a seguito “dell’epidemia in corso”. Il consiglio, qualora si ritenga di presentare uno dei sintomi di cui sopra, è di avvisare subito il medico di famiglia, che può effettuare un prelievo di sangue o tamponare l’area infetta per accertare se si è in presenza di un’infezione iGAS.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
 
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