Bimbo di 9 anni in arresto cardiaco in spiaggia: medico e infermiera in vacanza gli salvano la vita

Una giornata di svago avrebbe potuto trasformarsi in tragedia per una famiglia astigiana, che aveva deciso di trascorrere una giornata al mare.
Un bambino di 9 anni che stava giocando sul bagnasciuga del Lido la Caravella di viale Primo Vere, in provincia di Pescara, si è improvvisamente accasciato cadendo al suolo con il viso in giù ed il corpo parzialmente immerso nell’acqua.
Notata la situazione sono subito scattati i soccorsi dei presenti. Il primo a notare la situazione di pericolo è stato il bagnino Salvatore Galdo, che si è tuffato in acqua riportando a riva il corpo del piccolo, trasportato a circa 6 metri dalla riva. Sul posto erano presenti anche due assistenti capo della polizia, in abiti borghesi, che hanno partecipato alle operazioni di salvataggio del bimbo.
Subito dopo sono intervenuti il medico Raffaele Di Mastro e la moglie infermiera Angela Tancredi, entrambi di San Marco in Lamis, che si trovavano in vacanza presso lo stabilimento balneare.
Il bambino, privo di coscienza, è stato rianimato grazie al massaggio cardiaco eseguito dai due professionisti fuori servizio.
Il piccolo, già in trattamento per le frequenti crisi epilettiche, si è ripreso dopo pochi minuti. Dopo un colpo di tosse ha riaperto gli occhi davanti ai familiari spaventati da una situazione che avrebbe potuto avere esiti ben più drammatici.
Poco dopo è giunta sul posto anche l’ambulanza del 118, allertata nel frattempo dai bagnanti e dai titolari del lido di Porta Nuova.
Simone Gussoni
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Tesi “La qualità del sonno in terapia intensiva: indagine trasversale sulla percezione dei pazienti e degli infermieri”

Continua il grande successo per il progetto editoriale denominato NExT (Nurse EXperimental Thesis) targato Nurse Times
Progetto rivolto a tutti gli studenti in Infermieristica e neo laureati che raggiungono un obiettivo importante.
Giunge al nostro indirizzo mail redazione@nursetimes.org il lavoro di tesi del dott. Gianmarco Trincone, dal titolo “La qualità del sonno in terapia intensiva: Indagine trasversale sulla percezione dei pazienti e degli infermieri”.
La tesi è stata dissertata presso l’Università di Roma “Tor vergata”, nell’a.a. 2015 – 16.
…di Gianmarco Trincone
 
ABSTRACT
Introduzione. Il sonno è uno stato fisiologico periodicamente necessario, fondamentale per la salute, per la conservazione dell’omeostasi e dell’equilibrio di sistemi e apparati del corpo umano. Infatti ad un periodo di sonno insufficiente sono associate una serie di importanti alterazioni fisiologiche. Le interruzioni e la deprivazione del sonno, sono comunemente sperimentate dai pazienti in Unità di Terapia Intensiva (UTI), ecco perché l’ambiente di Terapia Intensiva viene considerato come disturbante del sonno.
Obiettivo. Indagare sulla qualità del sonno dei pazienti durante la degenza, la percezione degli infermieri ed i fattori di disturbo al corretto sonno. Individuare la frequenza e tipologia degli interventi infermieristici erogati durante il turno
notturno.
Metodo. Studio trasversale condotto dal mese di giugno al mese di agosto 2016 su un campione 27 pazienti e 15 infermieri di due Unità di Terapia Intensiva (un P.O. della provincia di Caserta e un P.O. della provincia di Napoli). La qualità del sonno percepita dai pazienti è stata rilevata attraverso la somministrazione del Richards-Campbell Sleep
Questionnaire. I fattori disturbanti e le percezioni degli infermieri sono stati rilevati attraverso un questionario ad hoc. Infine, sono stati individuati modalità, frequenza e tipologia degli interventi infermieristici erogati durante il turno notturno.
Risultati. Dall’analisi dei risultati è emerso che la qualità complessiva del sonno percepita dai pazienti è risultata essere “mediocre” mentre negli infermieri la percezione della qualità del sonno dei propri assistiti è risultata sovrastimata. È emerso che le attività assistenziali, i rumori e le luci rappresentano i maggiori fattori che influenzano il sonno dei pazienti. Inoltre l’assistenza erogata risulta essere costante in tutte le fasce orarie, pertanto non sono favoriti periodi di sonno continuativi.
Conclusioni. I risultati della nostra indagine confermano che i pazienti in Terapia Intensiva presentano un modello di sonno-riposo alterato. Individuare strategie atte al suo miglioramento rappresenta l’obiettivo da perseguire nell’assistenza infermieristica al paziente critico.
Keywords: qualità del sonno dei pazienti, Unità di Terapia Intensiva, disturbo del modello di sonno, Richards Campbell Sleep Questionnaire, interventi infermieristici nel turno notturno.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Tesi: La qualità del sonno in terapia intensiva: Indagine trasversale sulla percezione dei pazienti e degli infermieri
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Donna cade nel fiume, infermiere fuori servizio si tuffa per aiutarla:”Il mio lavoro è salvare vite umane”

Una donna che si è lanciata nelle acque del fiume Piave è stata salvata dall’intervento tempestivo di un infermiere fuori servizio.
Il sanitario fuori servizio stava passeggiando con la propria famiglia quando ha visto la 55enne venire trasportata via dalla corrente.
Roberto Bartolone, professionista 34enne originario di Taormina, non ha esitato un attimo tuffandosi dal ponte della Vittoria per salvare la vita delle vittima.
La donna era intenzionata a farla finita. Stava camminando lentamente lungo lo scivolo per le imbarcazioni da alcuni minuti. L’infermiere in servizio presso il reparto di terapia intensiva all’ospedale di Novara, in vacanza in Veneto a casa del fratello, stava camminando con la moglie e il figlio piccolo lungo il ponte da Musile verso San Donà, quando ha visto la scena, comprendendo subito cosa stesse accadendo.

Bartolone si è tuffato e, grazie all’esperienza da ex assistente bagnante, è riuscito rapidamente a raggiungere la persona a nuoto, afferrandola saldamente alle spalle e trascinandola a riva.
Priva di coscienza, è stata rianimata dallo stesso infermiere fino a quando non sono sopraggiunto i Vigili del Fuoco ed I sanitari del 118, che hanno stabilizzato la donna trasferendola all’ospedale San Donà. È tuttora ricoverata in gravi condizioni pur non essendo più in pericolo di vita.
«È  il mio lavoro»
È stata la prima dichiarazione dell’infermiere ai presenti. Il ragazzo, felicissimo per aver salvato una vita, non si sente però affatto un eroe.
«Il mio lavoro è salvare le vite umane», commenta, «lo faccio per mestiere tutti i giorni come infermiere in terapia intensiva. Ieri ho capito subito che quella signora voleva lasciarsi andare nelle acque del fiume appena l’ho seguita, assieme a mia moglie, con lo sguardo. Una scena insolita, una donna sola che camminava verso la riva, decisa, e poi imboccava quello scivolo per le imbarcazioni.
Allora ho detto a mia moglie che dovevo correre giù e lei ha concordato con me su questo. Ormai la donna era in acqua, già a metà del letto del fiume, ho nuotato velocemente verso di lei che aveva praticamente perso i sensi. L’ho presa e portata a riva. Era salva ed è questo che conta. Non conosco i motivi del suo gesto. So che lo rifarei sempre, la vita è troppo importante. Mi sento solo di dirle che si voglia bene».
Silvia Susanna, sindaco di Musile, è stata subito informata di questo salvataggio in extremis e ha proposto un riconoscimento ufficiale del Comune per l’infermiere 34enne.

Simone Gussoni
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APSP Fondazione E. Muner: concorso pubblico per coordinatore infermieristico

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di collaboratore professionale sanitario senior, infermiere, categoria D, a tempo indeterminato e pieno trentasei ore, con funzioni di coordinamento
In esecuzione della determinazione del direttore generale n. 65 del 6 giugno 2019 e a seguito della stipula della convenzione per la gestione associata delle procedure per l’accesso all’impiego dall’esterno tra le aziende pubbliche di servizi alla persona «Fondazione E. Muner De Giudici» di Pradamano (ente capofila) e «Casa di riposo Giuseppe Sirch» di San Pietro al Natisone è stato indetto il concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di collaboratore professionale sanitario senior, categoria D, livello economico super – fascia 0 – C.C.N.L. comparto sanità a tempo indeterminato, orario di lavoro a tempo pieno, nella dotazione organica dell’A.S.P. «Fondazione Emilia Muner De Giudici» di Pradamano (UD), che si renderà vacante dalla data del 1° ottobre 2019.
Il candidato risultato vincitore verrà assunto dall’A.S.P. «Fondazione Emilia Muner De Giudici» di Pradamano (UD). Titolo di studio richiesto: laurea in infermieristica classe L/SNT1; oppure titoli di studio equipollenti (la dimostrazione dell’equipollenza deve essere fornita dal candidato mediante produzione dell’atto normativo di riferimento); oppure laurea magistrale attinente.
Requisiti professionali e di studio specifici: aver conseguito specifico master di coordinamento (o comunque diversamente denominato) per le professioni sanitarie; qualifica di infermiere con esperienza di lavoro almeno triennale nella qualifica di categoria D, C.C.N.L. comparto sanità o categoria equiparata ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2015 di altro contratto pubblico, nel medesimo profilo; iscrizione all’albo professionale degli infermieri.
I requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione. Il bando completo, è pubblicato all’albo ufficiale dell’A.S.P. «Casa di riposo Giuseppe Sirch» di San Pietro al Natisone (UD), e sul sito internet www.aspsirch.it nella sezione concorsi e avvisi.
Pubblicato sulla GU n.50 del 25-06-2019.
Termine per la presentazione delle domande: 7 luglio 2019 alle ore 12,00.
La domanda di ammissione, redatta in carta semplice, dovrà essere indirizzata al servizio gestione risorse umane dell’A.S.P. «Casa di riposo Giuseppe Sirch» di San Pietro al Natisone (UD) – via del Klancic n. 2 – 33049 San Pietro al Natisone (UD) e presentata, con una delle seguenti modalità:
1. direttamente all’ufficio protocollo della stessa azienda, dalle ore 9,00 alle ore 12,00 di tutti i giorni dal lunedì al venerdì. All’atto della presentazione a mano della domanda, sarà rilasciata apposita ricevuta;
2. spedita a mezzo posta elettronica certificata (pec), all’indirizzo aspsirch@legalmail.it e corredata da copia di un documento di identità in corso di validità del sottoscrittore;
3. spedita a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, indirizzata a: A.S.P. «Casa di riposo Giuseppe Sirch» di San Pietro al Natisone (UD) – via del Klancic n. 2 – 33049 San Pietro al Natisone (UD); e dovrà in ogni caso pervenire all’ufficio protocollo entro il termine perentorio del giorno 7 luglio 2019 alle ore 12,00, a pena di esclusione.
Per informazioni i candidati potranno rivolgersi al servizio gestione risorse umane dell’A.S.P. «Casa di riposo Giuseppe Sirch», telefonando al numero 0432-727013.
 
Redazione NurseTimes

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Cancro: dai cani una speranza di vaccino per l’uomo

Una rivoluzionaria sperimentazione “made in Usa” induce all’ottimismo.
Il Santo Graal dell’oncologia: creare un vaccino in grado di prevenire i tumori, proprio come c’è il vaccino che previene l’influenza. Decenni di ricerca avevano spinto a ritenere l’impresa quasi impossibile. Ma ora la strada si riapre e i primi a poterla varcare potrebbero essere i nostri amici a quattro zampe. Negli Usa è stata lanciata una rivoluzionaria sperimentazione allo scopo di verificare l’efficacia di un nuovo vaccino preventivo nei cani, animali che si ammalano spesso di cancro.
L’idea è nata da un incontro tra Stephen Johnston, direttore del Centro per le innovazioni in medicina dell’Arizona State University, e Doug Thamm, un sopravvissuto al cancro che dirige l’unità di ricerca clinica del Flint Animal Cancer Center alla Colorado State University. La sperimentazione – hanno spiegato i due alla Cnn – coinvolgerà centinaia di cani sani e seguirà le stesse regole degli studi clinici sull’uomo.
II vaccino è stato sviluppato dopo aver esaminato 800 cani che presentavano almeno uno degli otto tumori più frequenti. I ricercatori hanno identificato alcune centinaia di neoepitopi che gli otto tumori avevano in comune e ne ha utilizzati 31 per sviluppare il vaccino. «I neoepitopi sono pezzi di proteine alterate nella cellula tumorale che il sistema immunitario può potenzialmente bersagliare», spiega Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-oncologia al Policlinico Santa Maria alle Scotte a Siena e ricercatore dell’Aire.
Più neoepitopi si includono nel vaccino e maggiori sono le probabilità che il sistema immunitario riconosca il cancro come nemico. «Prevediamo che, dopo aver vaccinato i cani, il sistema immunitario sarà preparato (o quasi) a riconoscere un tumore e a ucciderlo», dice Johnston. La metà degli animali riceverà il vaccino e l’altra metà un placebo. Né i proprietari né i veterinari sapranno quali esemplari avranno ricevuto il vaccino, e così nessuno potrà influenzare i risultati. Gli animali riceveranno quattro dosi e verranno effettuati dei richiami annualmente per cinque anni.
Due sono i possibili risultati. «Uno è che si verifichino meno casi di cancro nei cani che ricevono il vaccino, e questa sarebbe una grande vittoria – dice Thamm –. Un secondo risultato, quasi altrettanto prezioso, potrebbe essere la ritardata insorgenza del cancro. Se abbiamo un cane di 9 anni che normalmente svilupperebbe il cancro a 10, e invece quel cane non si ammala fino ai 12 anni, possiamo potenzialmente offrire altri due anni di vita sana».
C’è una terza possibilità: che il vaccino non funzioni affatto. «Il problema è che il cancro non può essere considerato come una sola malattia – spiega Maio –. Ogni forma tumorale è diversa a livello molecolare e ogni cancro è un nemico furbo, in grado di mutare per sfuggire all’attacco del sistema immunitario». Il problema con lo sviluppo di un vaccino, quindi, è che le cellule tumorali sono complicate. Non sembrano estranee al sistema immunitario come il virus dell’influenza. Hanno più proteine, e quindi è difficile indirizzare specifici antigeni.
Gli unici due vaccini preventivi oggi in uso sono rivolti a debellare due virus che possono portare al cancro: quello anti-Hpv, contro il cancro del collo dell’utero, e quello anti-epatite B, con cui prevenire il cancro al fegato. Johnston, invece, ribadisce che, se il suo vaccino funzionerà, potrà impedire l’insorgenza di una vasta gamma di tumori, facendo in modo che il sistema immunitario attacchi le cellule cancerogene in anticipo. In caso di successo, ci sono ottime probabilità che sia altrettanto efficace per gli esseri umani. E c’è un ulteriore elemento: Fido non vive a lungo quanto noi. Ciò permetterà ai ricercatori di avere i primi risultati in tempi brevi, già fra 3 e 5 anni.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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