Borseggiatrice arrestata a Roma, il post di Salvini: “Sia messa in condizione di non avare più figli”

Commento choc del vicepremier dopo il nuovo arresto di “Madame Furto”, già condannata a 25 anni di carcere, ma liberata perché incinta.
“Madame Furto” è tornata in azione. Così ribattezzata dalle cronache romane, la borseggiatrice 43enne che il 30 maggio scorso era finita in carcere per scontare una condanna a 25 anni di reclusione ha ottenuto il beneficio del differimento di pena perché in stato di gravidanza. E non ha perso tempo: insieme a tre complici ha derubato una disabile in carrozzella alla stazione Flaminio della metropolitana.
Ma a fare notizia non è solo il suo nuovo furto, con nuovo, conseguente arresto, quanto il commento choc del vicepremier Matteo Salvini, che ieri ha scritto sui propri profili social: “Questa maledetta ladra in carcere per trent’anni, messa in condizione di non avere più figli, e i suoi poveri bimbi dati in adozione a famiglie perbene. Punto”.
Non si sono fatte attendere le reazioni a tali parole, tra cui quella di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio Onlus, organizzazione no profit che supporta gruppi e individui in condizione di segregazione e discriminazione, tutelandone i diritti e promuovendo il benessere dei bambini. Ecco la sua risposta a Salvini su Facebook: “Quindi il nostro ministro dell’Interno propone la sterilizzazione della donna e la sottrazione di tutti i suoi figli. Pratiche già utilizzate decenni fa in altri Paesi e che sembravano relegate definitivamente al tragico passato”.
Redazione Nurse Times
Fonte: RomaToday
 
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Carenze di organico e aggressioni al personale nel Milanese, “Non più tollerabile lo stallo delle aziende”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firma di Vincenzo De Martino, segretario generale di Fials Milano area metropolitana.
La carenza di personale sanitario rappresenta una problematica ormai quotidiana, che ogni giorno viene evidenziata su giornali e media nelle varie aziende milanesi. Questa carenza di personale, soprattutto in unità operative di emergenza, a contatto diretto con utenti e famigliari, porta a reazioni verso gli operatori (vedi la recente aggressione al Fatebenefratelli, ndr), identificati spesso come principali artefici di ritardi e/o disservizi nelle strutture ospedaliere.
A poco sono servite le varie denunce agli organi preposti, in quanto la situazione non sembra migliorare. Anzi, la sanità nel Milanese sembra un malato terminale a cui i medici, identificati come manager delle varie aziende sanitarie, si limitano a somministrare una terapia palliativa, in attesa che qualcuno esegua l’intervento per sanare la situazione.
Non riteniamo più tollerabile questa situazione, ma soprattutto lo stallo relazionale con le aziende sanitarie a cui stiamo assistendo. Gli ultimi episodi – basti vedere le aggressioni al personale sanitario e le varie segnalazioni di carenza di organico nelle strutture milanesi – rappresentano solo la punta dell’iceberg di un sistema che sta per esplodere.
Il sistema sanitario milanese, con la dotazione organica attuale, non può più permettersi di chiedere ulteriori sforzi agli operatori sanitari del settore, in quanto non è più possibile tenere in piedi questa offerta sanitaria con gli organici cosi ridotti. Oggi gli infermieri, gli operatori sanitari e il personale tecnico sono costretti a effettuare numerosi cambi turno, ad accumulare straordinari su straordinari (la maggior parte non retribuiti), il tutto per dare un’assistenza di qualità ai pazienti.
Il sistema sanitario milanese si regge solo ed esclusivamente sulla buona volontà degli operatori sanitari che ci lavorano. Ma questa buona volontà viene sempre più sfruttata dalle aziende, fino a perdere di contenuto e a portare a situazioni paradossali non più gestibili, che mettono a serio rischio di errore gli operatori.
Per l’organizzazione sindacale Fials Milano area metropolitana tutto questo risulta non più procrastinabile. Motivo per cui rafforzeremo la nostra azione di denuncia nelle varie strutture milanesi con manifestazioni mediatiche sul territorio, al fine di sensibilizzare la cittadinanza in modo forte e di far sentire la voce inascoltata degli operatori sanitari milanesi, costretti a lavorare in condizioni precarie.
Redazione Nurse Times
 
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Trasfusione di sangue: consenso informato non necessario se c’è pericolo di vita

Commento Aadi a ordinanza Cassazione Sez. III 15867/2019.
I sig.ri A. De S. e M. B., in proprio e quali legali rappresentanti dei figli minori G. ed E. De S., convenivano in giudizio, con citazione del 7/9/2005, il Comune di Venezia, il Ministero della Salute, la Gestione Liquidatoria dell’ex ULS 36 e la Regione Veneto esponendo che nel 1974 A. De S., figlio della coppia allora quattordicenne, a seguito di operazione chirurgica a un ginocchio presso il reparto Ortopedia dell’Ospedale di Mestre, venne a trovarsi in pericolo di vita, i medici per scongiurare tale evento decisero di sottoporlo alla trasfusione di quattro sacche di sangue, senza aver preventivamente acquisito né il consenso del paziente né quello dei suoi genitori. Dalle suddette trasfusioni derivò il contagio da virus, manifestatosi dopo molti anni e la degenerazione di una patologia epatica evolutasi poi in cirrosi.
A tal riguardo nel 2005 il danneggiato e i congiunti del medesimo chiesero il risarcimento dei danni, facendo valere la responsabilità contrattuale della Asl e del Comune di Venezia e quella aquiliana del Ministero della Salute. Il Comune di Venezia e gli altri convenuti si costituirono in giudizio sollevando l’eccezione di prescrizione e chiedendo ed ottenendo l’ammissione di una CTU, all’esito della quale il Tribunale di Venezia rigettò la domanda e compensò le spese.
La Corte di Appello di Venezia, adita dalla parte ricorrente fu chiamata a valutare gli esiti della CTU in ordine alle conoscenze diffuse all’epoca delle trasfusioni, rilevò che nel caso di specie la CTU percipiente, ossia, una consulenza tecnica non solo rivolta ad una valutazione dei fatti ma, all’accertamento degli stessi, ponendosi la stessa come fonte oggettiva di prova in ragione delle conoscenze specialistiche richieste.
I risultati della CTU furono indirizzati alla corretta somministrazione dei flaconi di sangue a scopo terapeutico e per le conoscenze mediche del tempo e che, sempre per la limitata conoscenza medica del tempo, il contagio da HCV subito dal figlio dei ricorrenti non sarebbe stato evitabile neppure con l’ordinaria diligenza. Fu quindi ritenuto necessario l’intervento terapeutico immediato sul ragazzo, infatti la Corte di Appello ha stimato che il contagio non fosse in alcun modo evitabile e che lo stesso costituisse un male minore rispetto al pericolo di morte.
Sulla questione della violazione del consenso informato, il giudice territoriale ha ritenuto che nessuno, né il paziente e né i parenti una volta informati dei rischi avrebbero negato il proprio consenso.
Avverso la sentenza della corte territoriale ricorrono per Cassazione i genitori del ragazzo, lamentando:
Falsa applicazione della legge e degli artt. 1218 e 1297 c.c. con riferimento alla violazione della tenuta della cartella clinica con conseguente mancata prova delle corrette indicazioni al trattamento in urgenza con sangue. I ricorrenti lamentano che la sentenza pur dando conto del nesso causale tra trasfusione e contagio da HCV, non avrebbe consentito di individuare la responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c.. Non avrebbe infatti consentito di documentare adeguatamente la tenuta della cartella clinica per conoscere quali fossero le condizioni del paziente minore prima e dopo l’intervento. L’assenza di tali dati che è onere della parte resistente chiamata in giudizio fornire, oltre che in difetto di allegazione anche nella CTU. Il motivo non è fondato secondo la Cassazione, sulla base delle risultanze della CTU infatti, nonostante ci fosse stata la dimostrazione del nesso causale tra trasfusione contagio, è risultata però acclarata l’indifferibilità delle trasfusioni per scongiurare il pericolo della vita del paziente. La corte di merito ha ritenuto che il paziente si trovasse in condizioni talmente gravi da non poter evitare la trasfusione, sicché la presenza dello stato di necessità, ancorché il comportamento dei sanitari sia stato foriero di danno, ne scrimina la condotta. Il comportamento della struttura sanitaria poi è stato ritenuto adeguato.
Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano la violazione degli oneri probatori in materia di responsabilità di cui all’art. 1218 c.c. con particolare riferimento alla somm.ne di 4 unità di sangue. La corte di merito secondo i ricorrenti ha ritenuto non sanzionabili i sanitari poiché le conoscenze dell’epoca in fatto di sangue ed emoderivati erano limitate. Secondo la Cassazione anche questo motivo è inammissibile poiché non trattasi di un vizio di sussunzione e di legittimità ma nel richiamare codesta Corte ad una valutazione del merito che sia più vicina alla ricostruzione della parte ricorrente.
Con il terzo motivo i ricorrenti contestano la violazione dell’obbligo del consenso informato del paziente e dei suoi familiari alla somm.ne delle trasfusioni. La corte di merito ha dato conto anche in questo caso delle condizioni gravi del paziente e nella scelta valida dell’indicazione della trasfusione e che quindi seppur fossero stati informati dei possibili rischi di contagio, i genitori avrebbero comunque dato il loro consenso. La pronuncia da continuità alla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale, per poter configurare la lesione del diritto ad essere informato, occorre raggiungere la prova anche per presunzioni, che ove fossero stati opportunamente informati, questi, avrebbero certamente accettato la scelta terapeutica.
Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano violazione di legge per aver la Corte di merito non valutato le sentenze prodotte dalla parte ricorrente ai fini della loro valutazione, che la stessa Corte ha ritenuto inconferenti e non pertinenti al caso.
Per tali motivi il ricorso va rigettato e per le stesse ragioni vanno compensate le spese del presente giudizio.
Dott. Carlo Pisaniello
 
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Allerta dalla Spagna: presenza di sostanze non autorizzate in sei integratori alimentari

La segnalazione arriva dal Rasff  (Rapid Alert System for Food and Feed) e riguarda prodotti provenienti dalla Cina. Informazioni ingannevoli in etichetta.
Attraverso il sistema di allerta europeo RASFF è stata segnalata dalle autorità spagnole la presenza di sostanze farmacologicamente attive quali sildenafil e tadalafil, non autorizzate, in diversi integratori alimentari provenienti dalla Cina e notificati in Italia da un operatore spagnolo: Marco Cordone.
Questi prodotti, venduti su diversi siti in internet, riportano in etichetta ingredienti a base di piante, fornendo al consumatore informazioni ingannevoli. Al momento la Spagna non ha ancora trasmesso le liste di distribuzione dell’importatore.
Per una tutela dei consumatori, anche per eventuali acquisti online, si chiede di non consumare i sei prodotti (Bioacvit, Biocvit Extra Forte, Torexan, Devit Forte, Devit Solo Piante, Bull Extreme), tutti in capsule, elencati nel comunicato del ministero della Salute Spagnolo, che include le immagini delle confezioni.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.salute.gov.it
 
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Roma: pubblicati i risultati della prova scritta del concorso per infermieri dell’ospedale Sant’Andrea

È stato divulgato l’elenco completo dei candidati che hanno superato la prova di esame scritta del concorso pubblico per la selezione di 258 infermieri presso l’ospedale Sant’Andrea di Roma.

L’elenco completo dei nominativi dei quasi trentamila iscritti è visionabile al seguente link.

È possibile visualizzare la propria prova ed il relativo punteggio attribuito, cliccando qui ed inserendo le credenziali fornite durante la prova scritta (si precisa che il codice fiscale dovrà essere digitato con lettere maiuscole).

In caso di smarrimento della password di accesso, è possibile richiedere il duplicato facendo richiesta al seguente indirizzo email: concorso.infermieri@ospedalesantandrea.it. Nella richiesta dovrà essere allegata la copia del documento di identità del candidato ed il relativo codice fiscale.
Simone Gussoni

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