Dodici ore in attesa in codice verde: pugni, sputi e minacce di morte all’infermiere del Triage

Ancora una giornata di follia si è consumata presso il pronto soccorso dell’ospedale Fatebefratelli di Milano.
Domenica pomeriggio un infermiere è stato colpito da due uomini esasperati dopo una lunghissima attesa prima di essere visitati da un medico.
Ad averne la peggio però, è stato come spesso accade l’incolpevole infermiere del Triage. L’episodio di violenza è stato denunciato dal sindacato Usb.
“Un operatore (infermiere n.d.r.) addetto al triage è stato aggredito a pugni e sputi da due cittadini  – padre e figlio – e minacciato di morte. Anche la guardia giurata, intervenuta a difesa dell’infermiere che nel frattempo si era chiuso dentro il locale del triage, ha subito una contusione alla spalla. La situazione ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine”.
Secondo quanto riportato dagli stessi sindacati, il personale sanitario è stato a lungo impegnato per assistere un bambino di quattro anni, che si era procurato lesioni gravi al volto e ad un occhio con una forbice.
Ma tutto ciò al paziente in attesa da ore in codice verde ed al famigliare non è interessato. Poco dopo sono scattati i pugni gli sputi e le minacce di morte.
“Ormai da tempo c’è un solo medico al pronto soccorso, invece dei due previsti dagli standard minimi – il j’accuse di Usb -. Anche la situazione degli infermieri è gravissima, dal momento che spesso un solo infermiere deve fare le operazioni di triage e inoltre assistere i medici nelle sale, condizione abbondantemente fuori da quanto previsto dalle regole”.
“Rimangono la disperazione e la frustrazione di medici e personale sanitario, sempre in prima linea per garantire un servizio importante e necessario ai cittadini, ma che malgrado le tante segnalazioni – concludono dal sindacato – non ottengono risposte né dalla dirigenza aziendale né dagli amministratori della sanità regionale”.
Simone Gussoni
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Gli iscritti al CID-UMBRIA si riuniscono e nominano il coordinatore e i suoi vice per il mandato 2019-2022

In data 6 aprile 2019, si è riunito a Perugia presso la sala Montalcini del CREO, il Coordinamento infermieri dirigenti Umbria
Durante l’evento, proceduto da relazioni avente come oggetto le competenze manageriali delle Professioni sanitarie ed una tavola rotonda fra i professionisti presenti, gli iscritti CID Italia – Regione Umbria hanno nominato Agnese Barsacchi coordinatore del Comitato,  Ambra Proietti e Patrizia Ciotti vice coordinatori.
Il CID è una società scientifica apartitica e senza fini di lucro, che pone specifica attenzione ai problemi di programmazione e gestione dei servizi sanitari, alla valutazione della qualità delle cure e alla formazione infermieristica, con l’intento di aggregare tutti i professionisti infermieri interessati e coinvolti nelle tematiche della governance socio-sanitaria.
Il nuovo CID Umbria, attraverso l’attivazione di un TEAM WORK inizialmente composto da: Alessandro Aguzzi,Monica Donati, Mirella Giontella, Riccardo Monti, Emanuele Orlandi, Emanuela Santuro e ad un numero di iscritti che si è reso fin da subito disponibile, hanno iniziato i lavori  per il primo convegno dal titolo “RUOLO STRATEGICO DEL DIRIGENTE INFERMIERISTICO NELLA SANITA’ MODERNA” che si terrà a Terni nel mese di Luglio.
Il coordinatore Dottoressa Barsacchi Agnese, auspicando in un numero sempre maggiore di iscritti che possano apportare il loro contributo inserendosi fattivamente nella vita del comitato,  Augura a tutti buon lavoro.
 
Redazione NurseTimes
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Paziente malmena autista ed infermiera del 118: denunciato per ubriachezza molesta

Un ennesimo episodio di violenza ha visto vittime un’infermiera ed un autista del 118 intervenuti ieri sera presso il bowling di Cerasolo.

La richiesta di intervento era giunta dai Carabinieri di Coriano, che per primi erano intervenuti per sedare gli animi del giovane ucraino in evidente stato di ebbrezza.

Dopo essere stato affidato dai militari al personale del 118, avrebbe dato in escandescenze nel vano sanitario, trovandosi in presenza della sola infermiera.

Erano circa le 21.20 quando una volante delle polizia è dovuta intervenire sulla superstrada Rimini-San Marino, dove l’ambulanza con i lampeggianti accesi ha dovuto fermarsi sulla corsia di emergenza della strada consolare, direzione Rimini.
L’autista del mezzo infatti ha dovuto immediatamente arrestare la corsa verso l’ospedale per prestare aiuto alla donna, presa a spintoni e pugni dal trentaduenne bisognoso di cure.
V.V. ha più volte inveito verso i due operatori colpendoli ripetutamente. Fortunatamente una volante della Polizia di passaggio, ha notato l’ambulanza ferma con i girevoli accesi. Gli agenti hanno così deciso di verificare cosa stesse succedendo. Pochi minuti dopo è giunta anche una seconda auto della Polizia.
Immediatamente l’uomo è stato fermato, ammanettato e fatto distendere sulla barella in sicurezza, mentre un’altra volante arrivava di rinforzo.
Entrambi gli operatori del 118 hanno poi riferito agli agenti quanto fosse successo. L’uomo appariva collaborativo e non ostile e saliva senza opporre resistenza sull’ambulanza diretta all’ospedale di Rimini, dove sarebbe stata valutata la sua intossicazione da alcool. Ciò avrebbe convinto i Carabinieri a non salire nel vano sanitario insieme all’infermiera
Ma dopo 10 minuti dall’inizio del tragitto, l’uomo, dopo aver sganciato la cintura di sicurezza che lo teneva ancorato alla barella, si è alzato per aggredire violentemente l’infermiera del 118 che stava nel vano con lui.
Prima l’ha spintonata violentemente contro la strumentazione interna dell’ambulanza, poi l’ha scaraventata a terra per colpirla ulteriormente.
Udito il trambusto l’autista ha arrestato immediatamente l’ambulanza, raggiunto il vano posteriore e, nel tentativo di difenderla, è preso la sua razione di pugni fino a cadere a terra.
Nonostante i colpi ricevuti, dopo una breve colluttazione l’autista è riuscito a immobilizzare a fatica V.V., permettendo all’infermiera di rialzarsi.
Gli agenti hanno poi denunciato lo straniero per il reato di interruzione di pubblico servizio, sanzionandolo amministrativamente per ubriachezza molesta.
Simone Gussoni
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Tintarella, per l’esperto “il sole non è il diavolo”

Secondo il dermatologo Harald Kitter, “l’esposizione va controllata, ma non evitata”. Anche perché non è la causa di tutti i melanomi.
“Il sole non è il diavolo. L’esposizione ai suoi raggi deve essere controllata, ma evitarlo non è la scelta giusta, visto che la nostra pelle ha bisogno della vitamina D”. Questa l’opinione di Harald Kitter, professore e dermatologo all’università di Vienna, espressa durante il Congresso mondiale di dermatologia (Wcd2019), a Milano. Lo specialista ha fatto il punto sulle novità per il monitoraggio dei nei, sempre più preciso grazie alle nuove tecnologie digitali.
“La diagnosi del cancro alla pelle, del melanoma e di altri tumori cutanei – ha spiegato l’esperto – è cambiata nel corso del tempo e ha fatto passi in avanti, anche grazie alla dermoscopia e alla dermoscopia digitale”. Gli studi di Kittler si concentrano proprio sulla dermoscopia, comunemente definita “mappa” dei nevi cutanei e delle lesioni pigmentate della pelle, ma i suoi principali interessi riguardano la dermatoscopia digitale, il follow-up delle lesioni pigmentate della cute con l’aiuto di un computer. C’è oggi la possibilità di monitorare i nevi in periodi e visite successive, intercettando così eventuali cambiamenti, inclusa l’eventuale comparsa di un melanoma.
“Oggi possiamo osservare la presenza di un cancro a uno stadio iniziale, quando la vita del paziente non è ancora in pericolo – ha precisato Kittler –. Quando diventa melanoma l’età non fa più la differenza, considerato che il cancro alla pelle può colpire chiunque, persino pazienti giovani”. Come ha sottolineato l’esperto, benché esista un legame stretto tra melanoma e sole, non tutti i melanomi sono causati dall’esposizione ai raggi solari.
Redazione Nurse Times
Fonte: AdnKronos
 
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Oculistica, arrivano le lenti contro l’affaticamento digitale

La linea Sync nasce per aiutare chi trascorre molto tempo davanti agli schermi.
Ogni giorno i nostri occhi rispondono a migliaia di stimoli digitali. Secondo una ricerca condotta da Captain Cook Reaserch per conto dell’azienda giapponese Hoya, ogni giorno, tra utilizzo di smartphone, computer, tablet, tv e altri dispositivi, la maggior parte delle persone trascorre in media 8-10 ore (con picchi fino a 15 ore) guardando schermi a distanza ravvicinata (il 33 percento da 3 a 5 ore, il 32 percento da 6 a 9 ore e il 28 percento oltre le 10 ore).
La prolungata esposizione agli schermi digitali è accentuata dalla pratica sempre più diffusa di utilizzare contemporaneamente più dispositivi: smartphone e portatile (64 percento), smartphone e pc (56 percento), smartphone e tablet (50 percento). Una consuetudine che, tra continue messe a fuoco e cambi di intensità della luce, richiede costanti e rapidi adattamenti visivi, causando il cosiddetto stress accomodativo. L’utilizzo di tali dispositivi, comporta la fruizione a una distanza di visione ravvicinata (mediamente tra i 20 e i 40 centimetri) e la concentrazione su immagini e testi in movimento e di ridotte dimensioni: uno sforzo visivo che attiva continuamente il sistema accomodativo dei nostri occhi, con una incessante richiesta di rimbalzo della messa a fuoco.
Per rispondere alle moderne esigenze di un uso sempre più intensivo dei dispositivi digitali e ridurne l’impatto sui nostri occhi nasce Sync, la nuova linea di lenti monofocali evolute a supporto accomodativo. In particolare, sono rivolte a: ragazzi e studenti sempre sui libri e assidui fruitori di smartphone e tablet; tutti coloro che trascorrono più di 2 ore osservando schermi digitali o svolgendo attività ravvicinate, sia che vedano bene sia che abbiano difetti visivi; giovani presbiti che, intorno ai 40 anni, perdono fisiologicamente l’elasticità del cristallino e devono allungare le braccia per allontanare il device nella messa a fuoco.
Redazione Nurse Times
Fonte: Avvenire
 
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