Speciale Pugnochiuso 2019, Vallicella (Fnopi) su responsabilità degli infermieri: “Sono cresciuti i livelli non le retribuzioni”

PUGNOCHIUSO – Nuovo appuntamento con gli speciali di Nurse Times dedicati al congresso infermieristico ospitato a Pugnochiuso dal 2 a l 5 giugno scorsi e organizzato dall’Opi della provincia di Bari. Tra i temi affrontanti anche quello della responsabilità professionale che è stato al centro della seconda giornata di lavori. Tra i relatori anche il dottor Franco Vallicella, componente del Comitato centrale della Fnopi, che sulla responsabilità professionale ha illustrato le possibilità che gli infermieri hanno di aderire ad una polizza assicurativa. E sulla disparità tra livelli di responsabilità e riconoscimento economico Vallicella è netto: “Non ci siamo”.
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Malata di Sclerosi Multipla andrà al concerto di Vasco grazie al supporto di infermieri e medici della rianimazione dell’ospedale di Is Mirrionis

Il concerto di Vasco Rossi che si svolgerà il 18 giugno prossimo avrà un ospite speciale in prima fila. In occasione delle date di apertura del suo tour “Vasco Non Stop Live 2019” che si svolgerà presso la Fiera di Cagliari, Laura Floris, fan numero uno del cantautore, potrà finalmente ascoltare le sue canzoni dal vivo.
Laura è tetraplegica da oltre 30 anni a causa della Sclerosi Multipla. Da molto tempo è bloccata a letto. Grazie al rocker di Zocca ha trovato la motivazione per tornare a sedersi nella sua “carrozzina speciale”.

Sua sorella si era recata in biglietteria per acquistare i biglietti per la data ma purtroppo il reparto disabili aveva già registrato il tutto esaurito. La “voce” di questa problematica è arrivata all’orecchio del Blasco in persona, che l’ha voluta in qualità di ospite d’onore. Così il suo staff ha messo in moto la macchina velocemente permettendo di coronare questo sogno.m
La donna, che vive grazie ad un ventilatore polmonare, sarà trasportata al concerto con un’ambulanza attrezzata della Onlus Sam di Monserrato. Sarà assistita per tutta la durata dell’evento da un’equipe di anestesisti e infermieri dell’ospedale di Is Mirrionis.
Grazie a questo inaspettato regalo, Laura, che da anni trascorre le giornate immobili, attaccata al respiratore e con le canzoni di Vasco in sottofondo, ha potuto trovare un nuovo stimolo per continuare a lottare contro la propria malattia.
Simone Gussoni
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Tumori, laboratorio Iss mette a punto nuovo farmaco immunoterapico

La ricerca è stata condotta nell’officina farmaceutica FaBioCell e interessa pazienti con linfoma follicolare avanzato.
Messo a punto nell’officina farmaceutica FaBioCell dell’Istituto superiore di Sanità un nuovo farmaco cellulare che stimola la risposta immunitaria contro i tumori. La ricerca, pubblicata su Clinical Cancer Research, “ha rivelato la sua sicurezza, tollerabilità ed efficacia antitumorale”, si legge in una nota dell’Iss. La combinazione tra le cellule immunitarie del paziente, isolate e attivate in laboratorio, e rituximab (anticorpo diretto contro le cellule tumorali, detto anti-Cd20), “può costituire una promettente terapia personalizzata per i pazienti con linfoma follicolare avanzato resistente a terapie convenzionali, un tumore caratterizzato dalla proliferazione incontrollata dei linfociti B”.
A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’Iss che, in collaborazione con i colleghi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma (il centro clinico dove è stato condotto lo studio) e del Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano, hanno condotto una sperimentazione clinica di fase 1 su pazienti refrattari o recidivanti dopo precedenti trattamenti. Sebbene lo studio abbia coinvolto solo otto pazienti, in tutti è stata osservata l’attivazione di una risposta immune antitumorale, e nella metà dei pazienti è stata ottenuta una risposta clinica parziale o completa con riduzione o scomparsa della malattia non solo nei linfonodi trattati, ma anche in quelli non trattati.
FaBioCell (Farmaci biologici cellulari) è l’officina farmaceutica dell’Istituto superiore di Sanità dedicata alla produzione di farmaci cellulari e vaccini terapeutici per sperimentazioni cliniche innovative di immunoterapia dei tumori. “Siamo molto soddisfatti dell’esito di questo studio – afferma Eleonora Aricò, ricercatrice di FaBioCell –, perché abbiamo visto concretizzarsi in risultati clinici lunghi anni di ricerche condotte in laboratorio, in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’Iss, sulle cellule dendritiche da noi ‘lavorate’, le cosiddette Ifn-Dc. È stato molto gratificante osservare che le cellule del paziente, coltivate per soli tre giorni nelle condizioni da noi messe a punto nell’officina per farmaci cellulari dell’Iss, una volta re-inoculate nel linfonodo malato, erano capaci di educare il sistema immunitario a riconoscere e combattere le cellule tumorali”.
In pratica, le Ifn-Dc – oggetto di un brevetto di proprietà dell’Iss – sono state inoculate all’interno di un linfonodo malato pretrattato con rituximab per potenziarne l’efficacia. E il risultato non è mancato: in tutti i pazienti è stata stimolata una risposta immunologica antitumorale, e nella metà dei pazienti è stata ottenuta una riduzione o addirittura la scomparsa della malattia non solo nei linfonodi trattati, ma anche in quelli non trattati. Un risultato che dimostra un ‘effetto vaccino’ della combinazione Ifn-Dc e anti-Cd20. Tutti i pazienti, inoltre, sono stati trattati ambulatorialmente e nessun ha riportato effetti collaterali rilevanti.
“I risultati clinici dello studio sono veramente promettenti – dichiara Maria Christina Cox, responsabile clinico del protocollo presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, ora in forza anche al King’s College Hospital Trust di Londra –, considerato che i pazienti arruolati avevano caratteristiche cliniche sfavorevoli, poiché recidivati dopo diversi trattamenti, tra cui anche l’autotrapianto. La somministrazione della terapia si è rivelata molto semplice, priva di tossicità ed estremamente ben tollerata da tutti i pazienti. Penso che il campo di applicazione più interessante della terapia con Ifn-Dc nel linfoma follicolare sia nelle fasi precoci di malattia, quando il sistema immunitario del paziente è più integro e il linfoma è meno aggressivo e resistente”.
Spiega infine Imerio Capone, ricercatore del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’Iss, che ha coordinato lo studio insieme a Filippo Belardelli (già direttore del Dipartimento di Ematologia, oncologia e medicina molecolare): “Anche se il numero limitato di pazienti valutati nel nostro studio non consente di trarre conclusioni definitive sull’efficacia clinica e saranno pertanto necessari studi di fase più avanzata su un maggior numero di pazienti, è interessante sottolineare la regressione delle lesioni non trattate, unitamente al linfonodo iniettato, perché suggerisce l’insorgenza di una risposta immunitaria antitumorale sistemica dopo l’iniezione di Ifn-Dc e rituximab”.
Redazione Nurse Times
Fonte: AdnKronos
 
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Alopecia permanente da chemioterapici: si studiano cause e possibili cure

Un problema che incide sulla qualità di vita dei pazienti oncologici, soprattutto donne. Sidemast cerca una soluzione.
Il 30 percento delle donne con un cancro al seno non può togliersi la parrucca dopo le cure e vede così compromessa la propria qualità di vita. Per questo la Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) ha finanziato uno studio multicentrico italiano, iniziato nel gennaio 2018, che seguirà l’evoluzione dei capelli nel tempo su un campione di 100-150 donne sottoposte a chemioterapia per cancro della mammella.
Lo studio, della durata approssimativa di due anni, ha lo scopo di indagare le cause dell’alopecia e le possibili cure. In particolare, l’obiettivo è capire come prevenire o curare la forma di alopecia permanente. Sebbene, infatti, i grandi progressi terapeutici abbiano reso il cancro una malattia curabile e l’87 percento dei pazienti sia vivo cinque anni dopo la terapia, il 90 percento delle donne con cancro alla mammella, curate con alcune tra le più usate chemioterapie, è colpito da alopecia temporanea. E nel 30 percento dei casi i capelli non ricrescono più.
L’alopecia permanente, inoltre, interessa anche i bambini. Il 10 percento dei piccoli colpiti da leucemia resteranno con pochi capelli per tutta la vita: uno stigma evidente anche se superano la malattia. Una prospettiva in grado di peggiorare in modo pesante la qualità di vita dei pazienti oncologici che sopravvivono.
Di alopecia da farmaci si parlerà durante il Congresso mondiale di dermatologia a Milano. “Le ricadute psicologiche per una donna costretta a indossare parrucche o foulard per tutta la vita o per un lungo lasso di tempo, sono molto pesanti – spiega Bianca Maria Piraccini, professore associato di Dermatologia presso il dipartimento di Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale dell’Università di Bologna –. Secondo uno studio americano, il 4 percento delle pazienti con diagnosi di cancro della mammella sotto i 35 anni rifiuta la chemioterapia, accettando di mettere a rischio la vita, per paura di guardarsi allo specchio e vedersi calva”.
Un problema molto serio, insomma, finora non sufficientemente considerato perché la priorità era salvare la vita. Ma oggi tale problema va rivalutato alla luce dei successi dell’oncologia. Sidemast ha promosso il trial denominato “Alopecia permanente da chemioterapici”, uno studio interventistico sperimentale senza farmaco che si focalizza sulle caratteristiche epidemiologiche, cliniche, dermoscopiche, istopatologiche e sulla microscopia confocale.
“Alla ricerca – dice Piergiacomo Calzavara-Pinton, presidente Sidemast – partecipano pazienti di sesso femminile, osservate prima, durante e dopo la chemioterapia. Vogliamo capire come prevedere i casi di alopecia permanente, come prevenirla e offrire soluzioni terapeutiche adeguate”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Agi
 
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Caro-ambulanze a Lecce: coperte solo 4 postazioni estive del 118 (su 11)

La richiesta delle associazioni è salita di 6mila euro mensili. La strategia dell’Asl per venire a capo del problema.
In Salento sale la temperatura e si impennano anche gli accessi in pronto soccorso e le richieste di aiuto al 118: mediamente più 20 percento, e la stagione non è ancora entrata nel vivo. In più c’è la rete dell’assistenza turistica che ancora deve partire, ma intanto arrivano infermieri per gli ospedali e medici per i pronto soccorso. Risultato: una matassa che deve essere ancora sbrogliata, con il disagio legato a un numero molto alto di postazioni non ancora coperte lungo il litorale.
Ma andiamo con ordine, cominciando dal nodo più intricato tra quelli da sciogliere a breve. La delibera dell’Asl Lecce che prevede la presenza di 11 ambulanze aggiuntive nelle marine è dello scorso 27 marzo, ma ad oggi sono attive solo quelle a Gallipoli, Santa Maria al Bagno, Sant’Isidoro, Torre Lapillo. Quattro, dunque. Mancano all’appello le postazioni del 118 nelle località balneari di Casalabate, Torre Chianca, San Cataldo, San Foca, Villaggio Conca Specchiulla, Torre San Giovanni, Torre Vado.
Nessuna associazione finora si è voluta impegnare per coprire questo vuoto e, nella giornata di ieri, c’è stato un incontro tra i dirigenti Asl dell’area Patrimonio e alcune associazioni di gestione del servizio per trovare una soluzione. Ma la richiesta delle associazioni è pesante: a fronte dei 12.500 euro che l’Asl Lecce riconosce mensilmente alle associazioni che svolgono il servizio, oggi la richiesta per le postazioni estive è di ulteriori 6mila euro mensili. La palla è rimbalzata subito alla direzione strategica della Asl, che dovrà dare l’eventuale via libera, con la premessa che questo pesante rincaro è un precedente che potrebbe aprire una partita per chi stabilmente offre il servizio e, invece, ha un compenso bloccato da ormai dieci anni.
In precedenza, infatti, si era già aperta una controversia con le ditte Meleleo e Ikebana, che lamentano di non riuscire a stare nei costi. Lo stop al servizio è stato scongiurato con una prima proroga, scaduta l’altro ieri, e ora l’Asl sta trattando per chiudere con una transazione le pretese economiche delle ditte e un’ulteriore proroga del servizio sino a dicembre prossimo. Una situazione che fa stare con il fiato sospeso 45 famiglie. Per completare la mappa delle ambulanze, l’Asl sta anche valutando una deroga agli stringenti standard previsti dalla Regione Puglia per il periodo estivo.
«Le associazioni che hanno il rapporto con la Asl, coprendo il servizio del 118 – spiega Rodolfo Rollo, commissario straordinario Asl –, si sono dette disponibili nella metà dei casi perché, su ulteriori postazioni, non sono in grado di assicurare i parametri previsti dalla regolamentazione regionale. Per tutti gli altri stiamo valutando se possiamo andare in deroga a quei parametri stringenti che sono assolutamente necessari quando bisogna prestare servizio per tutto l’anno, ma potrebbero essere attenuati nel momento in cui l’operatività è limitata ai due mesi estivi. Per questo stiamo chiedendo a chi non ha dato la sua disponibilità di conoscere le caratteristiche dei mezzi per verificare se si può andare in deroga».
Rollo è fiducioso che la situazione possa sbloccarsi già in questo weekend: «Ci stiamo organizzando per partire già dai prossimi giorni. Abbiamo due tipi di servizio: uno fisso e uno con ambulanze. In 20 località turistiche stiamo allestendo le postazioni fisse di ambulatori turistici con la presenza dei medici per 12 ore al giorno. Sono collegate ai pronto soccorso e ai poliambulatori. Nel frattempo stiamo rafforzando la dotazione di medici nei pronto soccorso di Lecce, Copertino, Scorrano, Gallipoli, Casarano. Il sabato e la domenica continua la consulenza pediatrica nei pronto soccorso. Per i pugliesi il sistema eroga le prestazioni gratuitamente, mentre i turisti che arrivano da fuori regione pagano un ticket».
Il bilancio definitivo del commissario Asl: «Il supporto aggiuntivo delle ambulanze è stato coperto al 60 percento con requisiti “attenuati”. Attendiamo una risposta dalla Croce Rossa di Lecce e Casarano, dal Cardinale Panico di Tricase, da un’associazione tarantina che aveva dato disponibilità per coprire il litorale di Porto Cesareo».
Redazione Nurse Times
Fonte: Quotidiano di Puglia
 
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