A.P.S.P. Grimani Buttari di Osimo: concorso pubblico per infermieri

A.P.S.P. Grimani Buttari di Osimo: concorso pubblico per infermieri

Selezione pubblica, per esami, per la copertura di un posto elevabili a cinque di infermiere professionale, categoria D1, da inserire presso le strutture per anziani non autosufficienti
La Grimani Buttari, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona di Osimo, ha indetto procedura selettiva pubblica, per esami, per la copertura di un posto, elevabili a cinque, di infermiere professionale, categoria D1 (C.C.N.L. Funzioni locali). Per la presentazione delle domande e per le altre informazioni relative alla selezione, gli interessati potranno consultare il bando integrale sul sito dell’ente www.buttari.it
Pubblicato sulla GU n.46 del 11-06-2019. Scade il 12 luglio 2019 alle ore 12.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegati
  BANDO INTEGRALE ALL. A.PDF  ESTRATTO DEL BANDO DI SELEZIONE PER PUBBLICAZIONE SU GAZZETTA UFFICIALE – ALLEGATO C.PDF  DOMANDA DI AMMISSIONE.DOCX  ESTRATTO DEL BANDO DI SELEZIONE PER AFFISSIONI PUBBLICHE – ALLEGATO B.PDF
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Venezia, Antica Scuola dei Battuti: concorso pubblico per Oss. Al via le domande

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di otto posti di operatore socio-sanitario, categoria B, a tempo pieno ed indeterminato
E’ indetto un bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di otto posti di operatore socio sanitario (categoria giuridica B) a tempo pieno ed indeterminato, con attività lavorativa da svolgersi nelle sedi dell’Antica Scuola dei Battuti di Venezia Mestre.
All’assunzione suddetta è attribuito il trattamento economico previsto per la categoria B1 del C.C.N.L. funzioni locali.
Il bando di concorso integrale è disponibile sul sito aziendale www.anticascuoladeibattuti.it nella sezione «Concorsi» – «Bandi di concorso aperti».
I candidati che intendono partecipare alla selezione devono registrarsi utilizzando esclusivamente ed a pena di esclusione, tramite la procedura on – line, il seguente link https://candidature.softwareales.it/site/signin
Per essere ammessi al concorso, entro le ore 12,00 del trentesimo giorno successivo a quello della pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – sezione «Concorsi» (se festivo, considerarsi il primo giorno lavorativo successivo), i candidati devono registrarsi utilizzando esclusivamente ed a pena di esclusione, tramite la procedura on-line, collegandosi al link riportato nel bando di concorso.
Pubblicato sulla G.U. n.46 del 11-06-2019. Scade il 11 luglio 2019.
Per eventuali informazioni e chiarimenti, rivolgersi al Servizio risorse umane dell’Ente, via Spalti n. 1 – CAP 30174 Venezia Mestre, telefonando durante l’orario d’ufficio al numero 041/5072111 o direttamente negli orari di apertura (dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 13,00, il martedì ed il giovedì dalle 15,00 alle 17,30 – giorni festivi infrasettimanali esclusi).
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando di concorso per OSS
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Tumori all’apparato scheletrico: nuove tecnologie al servizio della chirurgia

L’ortopedico oncologico Carmine Zoccali spiega l’importanza delle protesi modulari dopo un’operazione.
“In caso di tumori maligni dell’apparato scheletrico la chirurgia svolge una funzione fondamentale e deve essere eseguita con un margine ampio. Bisogna asportare oltre alla zona tumorale anche il tessuto circostante per essere certi di aver asportato completamente il tumore”. A dirlo all’agenzia di stampa Dire è Carmine Zoccali, ortopedico oncologico dell’Istituto Regina Elena di Roma (Ire).
“Una volta creato questo ‘gap’ – prosegue l’esperto – occorre ricostruire, ed è in questo caso che la tecnologia giunge in nostro soccorso. Infatti abbiamo a disposizione tutta una serie di protesi che permettono di ristabilire una stabilità scheletrica. Negli arti ricorriamo spesso all’utilizzo di protesi modulari. Mi riferisco a protesi componibili, cioè formate da diversi segmenti che noi possiamo assemblare al fine di ricomporre porzioni di aspetto diverso. Esistono anche protesi di ginocchio che possono essere utilizzate per ricostruire l’arto inferiore a seguito della resezione di un tumore dell’estremo prossimale di tibia. Restituendo così al paziente una buona articolarità”.
Aggiunge Zoccali: “Un altro prototipo, utilizzato per la ricostruzione dopo resezione dei tumori, è caratterizzato da cilindretti che consentono la modularità. Il discorso si complica invece quando bisogna ricostruire parti complesse come il bacino o la scapola. Oggi, grazie alle ultime scoperte e alla stampa in 3D, possiamo però produrre pezzi di ‘ricambio’ personalizzati e adatti alla allo specifico caso. Penso al caso di una ragazza affetta da condrosarcoma della porzione più laterale della scapola, che abbiamo operato con successo. Non esistendo alcuna protesi capace di ricostruire questa zona, abbiamo inviato la tac della paziente a una ditta specializzata, che ha prodotto per noi una protesi specifica. L’azienda ci ha fornito anche delle linee di taglio al fine di effettuare tagli specifici per poter poi adattare il manufatto al caso specifico rappresentato dalla paziente”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Dire
 
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Codice deontologico: una disamina dell’articolo 2

Codice deontologico: una disamina dell’articolo 2

Il punto di Alessandro Singali, referente della commissione etica di Opi Firenze-Pistoia.
Alessandro SingaliUna disamina dell’articolo 2 del Codice deontologico degli infermieri, in relazione all’educazione nella professione infermieristica. La propone Alessandro Singali, infermiere esperto in area etico-deontologica, referente della commissione etica dell’Ordine interprovinciale di Firenze-Pistoia e membro dell’Istituto italiano di bioetica per la Toscana.
Questo il testo dell’articolo in questione: “Azione. L’Infermiere orienta il suo agire al bene della persona, della famiglia e della collettività. Le sue azioni si realizzano e si sviluppano nell’ambito della pratica clinica, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca”.
Si parla innanzitutto di azione, per cui l’infermiere indirizza il suo comportamento al benessere del paziente, della famiglia e della collettività. Le sue azioni prendono spazio, quindi, nel contesto della pratica clinica, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca.
Per quanto riguarda il “corretto smaltimento dei farmaci e la ricaduta sull’ambiente” è importante ricordare che essi non devono essere gettati con noncuranza e menefreghismo in un qualsiasi contenitore destinato ai rifiuti, dal momento che le sostanze contenute possono recare gravi danni al terreno e al sottosuolo. «Secondo uno studio svolto in collaborazione con Federfarma nelle farmacie del veronese – spiega Singali –, solo quattro cittadini su dieci smaltiscono i medicinali nel modo corretto, ovvero usando i raccoglitori appositi. Non solo: il 70% della popolazione italiana si fa prescrivere un medicinale senza controllare prima di averlo già, col risultato che ogni anno ciascuno di noi butta via un chilogrammo di farmaci. L’allarmante conseguenza di tutto ciò è un danno di 2 miliardi per lo Stato e di 400 euro a famiglia».
L’Istituto superiore di sanità dichiara un aumento del consumo dei farmaci, visto che si è alzata la soglia dell’età media e che a usare più medicinali sono le persone più anziane. Si parla di un vero e proprio abuso, che grava non solo sul Servizio sanitario, ma anche sull’ambiente. La comunità scientifica denuncia le conseguenze di questo inquinamento sia in relazione all’ecosistema sia in relazione alla salute dell’uomo.
Al momento le concentrazioni rilevate sono molto lontane dal poter rilasciare effetti tossici, ma lo stesso probabilmente non si potrà dire nel lungo periodo. Molto lontano (ma comunque possibile), il rischio di contaminazione dell’uomo per mezzo dell’acqua potabile infetta, che ad oggi è purificata mediante macchinari e interventi negli impianti di potabilizzazione. “Più gravi – sostiene Singali – sono gli effetti derivanti dall’esposizione continua nel tempo, come per esempio l’aumento delle allergie o la minore efficacia degli antibiotici. I batteri diventano sempre più forti, il che facilita lo sviluppo di pericolosi ceppi resistenti al principio attivo”.
I contenitori per i farmaci non scaduti sono presenti negli ospedali del territorio (Santa Maria Nuova, Ponte a Niccheri e Torregalli) e anche in alcuni presidi dell’azienda sanitaria (Asl di Sesto, Campi, Calenzano, Lastra a Signa e Scandicci; nonché in numerose sedi di associazioni del volontariato sociale e del terzo settore di Fucecchio e Empoli). Le farmacie coinvolte sono invece poche, così da confondere il cittadino fra i contenitori dei medicinali ancora buoni e quelli invece scaduti.
Per ridurre lo spreco di medicinali, in Toscana, il Centro Missionario Medicinali Onlus ha dato vita, sul territorio di Firenze, al progetto “Un farmaco può salvare la vita”, così da poter mandare i medicinali ancora utilizzabili nei Paesi del Sud e dell’Est. Solo nel 2014, grazie a questa iniziativa, sono state raccolte oltre 7 tonnellate di farmaci non scaduti, con 2.088 pacchi contenenti “4 milioni di dosi di farmaco, oltre a presidi ospedalieri, strumentazione diagnostica, materiale da medicazione, prodotti per bambini, pannoloni per adulti”: il 28% in più rispetto al risultato ottenuto l’anno precedente.
«La tutela dell’ambiente – conclude Singali – deve essere una prerogativa generale, a prescindere da leggi e sanzioni, e deve fare riferimento al buonsenso di saper smaltire nel modo corretto medicinali e farmaci inquinanti al fine di evitare contaminazioni e disastri per noi e per il pianeta su cui viviamo. Bisogna quindi fare molta attenzione a smaltire nel modo corretto i farmaci scaduti o non più necessari».
Redazione Nurse Times
 
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Dalla Corte di giustizia un monito all’Italia: avviare le procedure di stabilizzazione del personale precario

Pubblichiamo un contributo a cura del dottor Pierpaolo Volpe, Esperto di precariato e contratti a termine.
Pensavamo di aver estirpato la piaga del precariato con la Legge di Madia, che ci ha consentito di stabilizzare migliaia di lavoratori che avevano maturato i requisiti al 31/12/2017, ma non è stato così: il numero dei contratti a termine sottoscritti nella pubblica amministrazione, nonostante le stabilizzazioni, sono tornati ad aumentare vertiginosamente, pur trovandoci in presenza di una norma imperativa contenuta nel Testo unico del pubblico impiego (art. 36 D.lgs. 165/2001), che vieta la sottoscrizione di contratti a termine se non per esigenze eccezionali o temporanee. È vietata la sottoscrizione di contratti a termine per far fronte all’ordinario di funzionamento della macchina amministrativa, pena il risarcimento del danno, come stabilito dalla Cassazione (Cass. Sez. Unite 5072/2016).
L’8 Maggio 2019 è intervenuta nuovamente la Corte di giustizia in materia di precariato pubblico italiano, escludendo il risarcimento del danno per chi è stato oggetto di stabilizzazione: un monito allo Stato italiano a ripercorrere la strada delle stabilizzazioni per evitare ingenti danni alle casse erariali.
La Corte di Lussemburgo, nella sentenza Rossato C-494/94, ha affermato che “non osta” alla direttiva europea 1999/70/CE una norma nazionale che esclude il risarcimento del danno per lavoratori che “hanno beneficiato della trasformazione del loro rapporto di lavoro a tempo determinato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un effetto retroattivo limitato… in ragione dell’utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato, allorché una siffatta trasformazione non è né incerta, né imprevedibile, né aleatoria”.
Le statuizioni della Corte di giustizia, contrarie a quanto affermato e richiesto dalla Commissione europea e dall’Avvocato generale Szpunar, lasciano l’amaro in bocca e rappresentano una chiara “mediazione” con lo Stato italiano per evitare implosione delle casse pubbliche.
Volendo applicare il predetto principio di diritto al settore della sanità, rileviamo come le stabilizzazioni, e quindi le trasformazioni del rapporto di lavoro a tempo determinato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non possono oggettivamente essere definite certe, prevedibili e non aleatorie, in quanto soggette al volere del legislatore nazionale.  Da questo si desume l’urgenza di avviare una nuova stagione di stabilizzazioni per tutti quei precari che sono stati utilizzati abusivamente dalla P.A., e comunque per più di 36 mesi.
Al legislatore non resta altra soluzione che sbloccare immediatamente le assunzioni in sanità e procedere all’immediata stabilizzazione dei precari.
Pierpaolo Volpe
 
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