Asl Napoli 3 Sud: 149 Infermieri mai iscritti all’Ordine rischiano il posto di lavoro

Una nuova emergenza affligge la già martoriata sanità campana e potrebbe costare il posto di lavoro di 149 infermieri in servizio presso l’Asl Napoli 3-Sud.

Questo vero e proprio esercito di professionisti della salute non risulterebbe difatti essere mai strato iscritto ad alcun Ordine delle Professioni Infermieristiche.

Si ipotizza nei loro confronti l’esercizio abusivo della professione infermieristica. Chi non è in regola riceverà un ulteriore ultimatum di trenta giorni per regolarizzare la propria posizione es evitare di perdere il posto di lavoro.

Le verifiche dell’azienda sanitaria sono state avviate in seguito alla richiesta della Regione Campania. La lista è stata stilata e diffusa nei presidi ospedalieri di Nola, Castellammare, Gragnano, Boscotrecase, Torre del Greco, Sorrento, Vico Equense ed anche in tutti i distretti e dipartimenti. Con una circolare del 3 giugno scorso, il direttore delle risorse umane Giuseppe Esposito chiede ai direttori delle strutture di comunicare ai dipendenti di “provvedere all’immediata iscrizione all’Opi onde evitare il procedimento disciplinare”.
L’iniziativa è giunta dopo la nota del presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Napoli, Ciro Carbone:
“In mancanza di iscrizione si provvederà ad attivare il relativo procedimento disciplinare teso al licenziamento, tenuto conto che a tutt’oggi tale personale esercita alle vostre dipendenze le professioni infermieristiche abusivamente. In mancanza di un riscontro entro trenta giorni sarò costretto a sporgere denuncia querela alle autorità competenti”.
Simone Gussoni
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Osp. San Gerardo di Monza: evacuati pazienti e operatori sanitari dei reparti della palazzina centrale

Diversi reparti dell’ospedale San Gerardo di Monza sono stati evacuati ieri sera a causa di un allarme scattato intorno alle ore 18,30.
L’evacuazione, coordinata da diverse squadre dei Vigili del Fuoco, ha riguardato la palazzina centrale della struttura sanitaria. Le cause sarebbero ancora in corso di definizione.

Si sospetta l’utilizzo di uno spray urticante che avrebbe irritato la gola di diverse persone, tra pazienti e operatori sanitari. Queste ultime visitate al Pronto soccorso, non sarebbero in gravi condizioni di salute.
Proseguono le indagini dei Vigili del Fuoco di Monza insieme al nucleo NBCR di Milano, Carabinieri e Polizia.

Attorno alle ore 20.00 la palazzina è stata riaperta, dopo che le autorità hanno dichiarato il cessato pericolo. Sei le persone intossicate, tra le quali un bambino, trasferite in Pronto Soccorso.
Simone Gussoni
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SSN basta parole è l’ora dei fatti: i Cittadini e Professionisti aspettano, basta proclami

Il nostro SSN è ormai asfittico ed agonico, una situazione davvero insostenibile, per i cittadini utenti, per le loro famiglie, per gli operatori tutti
Un Sistema sanitario incapace ormai di garantire quell’equità nell’accesso alle cure,  quell’accessibilità e quell’universalità che erano i capisaldi della legge di riforma sanitaria (833/78).
Molte le cause dal punto di vista legislativo come la modifica del titolo V della Costituzione con il conseguente passaggio alle regioni della gestione della salute, con il risultato di avere creato 20 SSR uno diverso dall’altro ed ognuno con finanziamenti, budget e sistemi organizzativi differenti.
Così i cittadini sono diventati diversi a seconda della regione di appartenenza e a nulla è valso l’introduzione dei LEA perchè se pur garantendo sulla carta una soglia minima di prestazioni cui tutti dovevano adeguarsi. Nei fatti il risultato è che per tempi di attesa ed intoppi vari in alcune regioni non tutte le prestazioni sono fruibili.
Si sono poi succedute alterne vicende con regioni sull’orlo del fallimento economico che sono state sottoposte a piani di rientro lacrime e sangue per i cittadini e gli operatori.
Piani infiniti nel tempo e che di fatto non hanno portato benefici evidenti dal punto di vista economico; ma in compenso hanno portato alla chiusura di servizi, ad accentramenti ed alla chiusura di interi ospedali in nome di una fantomatica e farlocca razionalizzazione della spesa.
Infine la famigerata crisi economica, le letterine europee, la necessità di far quadrare i conti e ridurre il debito pubblico hanno portato ad una riduzione scellerata dei finanziamenti statali alla salute pubblica, al blocco dei contratti e delle assunzioni portando all’attuale situazione di carenza cronica di professionisti della salute, di sfruttamento selvaggio ed indiscriminato dei pochi rimasti e di conseguenza ad un gravissimo peggioramento della qualità delle cure.
Si potrebbe dire che ormai il nostro paese abbia definitivamente abdicato la questione salute al privato e si stia liberando di questo pesante fardello con grande felicità e buonissimi affari per la sanità privata.
Una situazione pesante che si ritorce sui professionisti e cittadini costretti loro malgrado a pagare di tasca propria prestazioni che nel sistema pubblico aspetterebbero anche per un anno se non più.
In questo come in altri campi iniziarono a dirci ormai ben più di 35 anni fa che dovevamo fare sacrifici e da allora a sacrifici si sono sempre sommati altri sacrifici.
Per questo credo sia giunto  il momento di mettere uno stop, almeno per quello che riguarda un diritto costituzionalmente regolato come quello alla salute.
Tutti i governi che si sono succeduti fino ad oggi hanno a parole e proclami detto di voler fare qualcosa. Ma l’unica cosa che hanno saputo fare è stata utilizzare la salute come un bancomat. Ora la cassa è vuota ed il bancomat fuori uso per tutti.
Oggi un nuovo governo ed un nuovo ministro della salute ci annuncia che la situazione è gravissima, che non si trovano più specialisti disposti a lavorare nel servizio pubblico perchè i nostri medici, i migliori giovani, hanno trovato fortuna fuori dai patrii confini; ci viene raccontato che mancano troppi infermieri, ma non se ne assumono se non con il contagocce; ci bombardano mediaticamente di visite nei pronto soccorso, negli ospedali segnalandoci quasi quotidianamente situazioni paradossali ed emblematiche da nord a sud.
Ma cosa serve tutto ciò? I dati da soli parlano e raccontano, le passerelle sono vuote ed inutili, anzi peggio, appaiono a chi come me la salute pubblica la vive ormai da 39 anni, delle emerite prese per i fondelli.
Non facciamo altro che assistere a proclami ed allarmi, ma poi in realtà di soluzioni concrete ai problemi non arrivano, ciò che serve non si fa!
Ci dicono che i soldi per fare non ci sono, ma ogni anno miliardi di euro vengono riversati nella sanità privata con il sistema del convenzionamento.
Quello che serve in questo momento è CORAGGIO!
Il coraggio di fare scelte, di investire sul futuro, di ridare ossigeno e gambe forti al sistema pubblico; assunzioni massicce in grado di coprire almeno le voragini ed una politica sanitaria diversa capace di essere d’iniziativa, di tutti e per tutti, considerando le esigenze che sono nel tempo mutate, senza tralasciare contratti di lavoro dignitosi per i professionisti.
La nostra FNOPI ormai sta urlando in ogni tavolo questo grido di dolore!
L’ordine dei medici fa lo stesso. I cittadini silenziosamente forse anche troppo soffrono ed imprecano ed in definitiva cosa altro potrebbero fare?
Tutti ormai stanno accorgendosi che così non si può andare avanti e gli infermieri che da sempre sono al fianco di chi soffre e dei cittadini non mancano certamente all’appello.
Noi infermieri non ci lamentiamo solamente, elaboriamo proposte, ci impegniamo senza sosta per sopperire il più possibile alle mancanze del sistema, senza far mancare la nostra presenza e le nostre cure a nessuno.
Tutto questo non basta più, siamo ormai vecchi anagraficamente, stanchi, demoralizzati e soprattutto bistrattati, non riconosciuti, professionisti fondamentali eppure trattati come servi e pagati per un nulla, stipendi ormai da vera fame a fronte di sempre crescenti responsabilità, turni infiniti e stressanti perchè mancano anche gli infermieri.
I nostri giovani a fronte della carenza assurda che mette a rischio anche la qualità delle cure e la loro sicurezza sono disoccupati e costretti ad emigrare.
Bene è ora che dalle parole e dai proclami si passi ai fatti. La politica dalle chiacchiere da corridoio, dalle passerelle di moda passi ai fatti, mettendo in pratica quanto ormai è stato proposto e discusso in tutte le sedi.
 
Angelo De Angelis
 
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Osp. Maggiore, faranno ricorso gli operatori accusati di dormire:”Guardavamo le notizie sullo smartphone”

Gli infermieri e l’operatore sociosanitario accusati di aver dormito in corsia presso il reparto di Medicina dell’ospedale Maggiore di Bologna hanno deciso di fare ricorso contro il provvedimento.
Un licenziamento «illegittimo», «ingiusto», «sproporzionato». Hanno usato queste parole gli avvocati dei due infermieri e dell’operatore socio sanitario licenziati dall’Ausi di Bologna perché sospettati di dormire di notte durante il turno di guardia all’undicesimo piano dell’ospedale Maggiore.
I dipendenti, attraverso i loro legali, in questi giorni hanno impugnato i provvedimenti disciplinari dell’azienda sanitaria. La quale ha adesso quindici giorni di tempo per rispondere alle richieste degli avvocati, che chiedono il reintegro o almeno una punizione più lieve come la sospensione. Se, come prevedibile, l’ospedale non tornerà sui propri passi – la direttrice generale dell’Ausi Chiara Gibertoni, intervistata nei giorni scorsi da Repubblica è stata inamovibile sull’esito dell’inchiesta interna – scatterà la fase due di questo braccio di ferro: a fine giugno partiranno i ricorsi, destinazione tribunale.
Sarà con tutta probabilità un giudice del lavoro a decidere del futuro dei sanitari. Nella notte fra il 14 e il 15 gennaio i tré lavoratori licenziati sono stati sorpresi a dormire in una stanza del reparto di Medicina. Un paziente che faceva fatica a respirare ha suonato più volte il citofono intemo e alla fine ha chiamato il centralino dell’ospedale, che a sua volte ha avvertito gli infermieri del pronto soccorso. Questi ultimi, saliti in reparto, hanno scoperto non solo che più di un paziente aveva bisogno di assistenza, ma che il personale di guardia era da tutt’altra parte: riposava su tré materassi in una stanzetta del reparto.
«Dormivano», spiega l’Ausi. «No, stavamo solo guardando le notizie al cellulare», si sono difesi i diretti interessati, due uomini e una donna fra i trenta e i quarant’anni. L’indagine disciplinare è durata cinque mesi e ha portato all’esito più duro: licenziamento in tronco per tutti e tre.
L’operatore socio sanitario è un iscritto della Cgil ed è difeso da Guido Reni. Ieri ha impugnato l’atto, entro fine giugno conta di presentare il ricorso al tribunale. Chiede una pena più mite. Oppure un indennizzo economico.
Sottolinea: «La cosa più brutta per il lavoratore è che non potrà accedere a concorsi per il pubblico impiego perché è stato cacciato per motivi disciplinari».
Il legale Matteo Nanni difende invece l’infermiera. Il motivo è simile: «Riteniamo ingiusto e sproporzionato il provvedimento. È palese come la decisione sia abnorme. Togliere del tutto il lavoro a una persona è una scelta molto dura, non capiamo come si sia potuti arrivare a questa scelta». Anche il sindacato Fiais annuncia battaglia attraverso il segretario provinciale Alfredo Sepe. Non solo per i licenziamenti ma perché, a detta dell’organizzazione, l’Ausi ha negato «gli spazi aziendali per allestire un gazebo» fuori dall’ospedale. Volevano farci protestare all’intemo, dove nessuno ci vede e dove non si può fare nemmeno rumore con megafoni e casse perché ci sono i degenti. L’azienda rischia una denuncia per condotta antisindacale».
Gli avvocati: “Un provvedimento esagerato per quei lavoratori. Chiediamo una sanzione più lieve” In corsia II reparto di un ospedale. Al Maggiore due infermieri e un operatore sanitario sono finiti nei guai: dormivano al lavoro.
Redazione Nurse Times
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