Evento formativo FINCOPP 28 e 29 Giugno 2019 su incontinenza pavimento pelvico

Si terra i prossimi 28 e 29 Giugno 2019 presso la Sala Convegni dell’Istituto Tumori in Via Orazio Flacco  65 a Bari il VII Convegno Nazionale FINCOPP in occasione del Ventennio dalla nascita della Federazione (1999/2019)
La FINCOPP è un’Associazione Certificata UNI ISO 9001:2008 e provider definitivo n° 1417 dal 07/07/2016.
L’associazione pone il paziente incontinente al centro del processo assistenziale favorendo gli strumenti utili al reinserimento sociale e al miglioramento della qualità della vita al paziente incontinente.
A tal proposito, la Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico (FINCOPP), organizza un’offerta formativa per il 2018/2019 per la gestione e la presa in carico delle persone con problemi legati a disfunzione del Pavimento Pelvico ed incontinenza uro/fecale.

La Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico ha tra i suoi obiettivi l’aggregazione, la tutela e il reinserimento sociale delle persone incontinenti, 5 milioni di cittadini, di cui il 60% sono donne.
Ulteriori dati suggeriscono che nella popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni la prevalenza di incontinenza urinaria negli uomini varia dall’1,5 al 5% e nelle donne dal 10 al 30%.
La prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età: la forma più frequente è quella da sforzo, ma nell’età geriatrica è molto frequente anche la forma da urgenza.
In Italia circa il 40% delle donne tra 31 e 40 anni ha avuto episodi di incontinenza urinaria. A 60 anni, circa il 55% delle donne presenta un’incontinenza transitoria, circa il 25% un’incontinenza significativa (2 episodi al mese), circa il 15% un’incontinenza importante (almeno un episodio di incontinenza al giorno).

Per i soggetti che vivono in famiglia di età superiore ai 60 anni la prevalenza di incontinenza urinaria varia dal 15% al 35%. Tra gli anziani ospedalizzati la prevalenza di incontinenza urinaria è pari almeno al 50%, in particolare per le donne accolte in case di riposo i tassi di prevalenza della patologia raggiungono il 50-58%.
Se consideriamo l’evento gravidanza inoltre, gli studi scientifici mostrano come il 65% delle donne affette da incontinenza urinaria riferisce l’esordio in gravidanza o nel post-partum; le donne con incontinenza urinaria in gravidanza presentano percentuali variabili dal 17-54%, il 31% presenta il sintomo nel post-partum. In gravidanza il sintomo presenta una frequenza che aumenta con il progredire delle settimane ed è massima verso il termine della gravidanza con percentuali di circa il 12%.

CALABRESE Michele

fonte:
Home

https://www.docgenerici.it
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Bologna, ASP “Laura Rodriguez”: concorso pubblico per OSS

Bando di concorso pubblico, per soli esami, per la copertura a tempo pieno e indeterminato di n. 12 posti di Operatore Socio Sanitario
Il Direttore rende noto l’indizione di un concorso pubblico, per soli esami, per la copertura di n. 12 posti di Operatore Socio Sanitario con rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato, categoria B3 – CCNL Funzioni Locali.
I candidati partecipanti al concorso devono inoltrare domanda esclusivamente in via telematica utilizzando il servizio disponibile nella sezione Amministrazione Trasparente – Bandi di Concorso raggiungibile dalla homepage del sito www.asplaurarodriguez.it a pena di esclusione, fino alle ore 12.00 del giorno 24/06/2019. Non sono ammesse altre forme di produzione ed invio.
Il bando nella sua stesura integrale è allegato all’articolo.
Per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Risorse Umane dell’ASP Laura Rodriguez sito in San Lazzaro di Savena Via Emilia n.36 – tel. 0516270172 – 0516270146, dalle ore 8.30 alle ore 13.00.
Prevista una tassa di concorso di € 10,00.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegati
BANDO DI CONCORSO PUBBLICO PER SOLI ESAMI PER LA COPERTURA A TEMPO PIENO E INDETERMINATO DI N°12 POSTI DI OPERATORE SOCIO SANITARIO (Categoria giuridica B3, economica B3 – CCNL Funzioni Locali)
MODULO COMPILAZIONE DOMANDA – Concorso Operatore Socio Sanitario – (esclusivamente online) – Clicca qui 
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Asl NA 3 Sud: avviso pubblico per OSS. Al via le domande

AZIENDA SANITARIA LOCALE NAPOLI 3 SUD – Avviso Pubblico, per titoli ed esame, a copertura di n. 12 posti a tempo determinato di personale con la qualifica di Operatore Socio Sanitario CAT. BS per R.S.A. di Portici
In esecuzione della deliberazione n. 461 del 16 maggio 2019, esecutiva a norma di legge, in conformità alla vigente normativa concorsuale, al C.C.N.L. dell’Area Comparto Sanità e alle disposizioni regionali, è indetto avviso pubblico, per titoli ed esame, a copertura di n. 12 posti a tempo determinato di personale con la qualifica di OPERATORE SOCIO SANITARIO CAT. BS, per R.S.A. di Portici.
Le domande di partecipazione all’Avviso Pubblico dovranno essere esclusivamente prodotte tramite procedura telematica, con le modalità descritte al punto seguente entro e non oltre le ore 24,00 del quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente bando SUL BOLLETTINO UFFICIALE REGIONE CAMPANIA. Qualora detto giorno sia festivo, il termine è prorogato al primo giorno successivo non festivo.
Pubblicato sul B.U.R. Campania n. 31 del 3 Giugno 2019, scade il 18/06/2019.
La procedura di presentazione della domanda potrà essere effettuata 24 ore su 24 tramite qualsiasi personal computer collegato alla rete internet e dotato di un browser di navigazione tra quelli di maggiore diffusione (Chrome, Explorer, Firefox, Safari) e di recente versione, salvo sporadiche momentanee interruzioni per interventi di manutenzione tecnica anche non programmati, si consiglia di registrarsi, accedere e procedere alla compilazione della domanda e conferma dell’iscrizione con ragionevole anticipo.
REGISTRAZIONE NEL SITO AZIENDALE
Collegarsi al sito internet: https://aslnapoli3sud.iscrizioneconcorsi.it
Per completare la procedura consultare il bando in allegato.
 
Redazione NurseTimes
 
Allegato
Bando Operatori socio sanitari
 
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Bolzano, non conosce l’italiano: primario rischia cancellazione dall’albo

“Nessuno mi ha mai avvisato di nulla!”, si difende Thomas Müller, medico austriaco in servizio all’ospedale San Maurizio.
La vicenda è delicata. Thomas Müller (foto), classe 1964, austriaco, dal primo marzo 2018 è primario su chiamata diretta del Laboratorio centrale dell’ospedale San Maurizio di Bolzano e, in seguito a una richiesta di verifica di conoscenza dell’italiano avanzata dal ministero della Salute all’Ordine dei medici, ha dimostrato di possedere una conoscenza della lingua solo “passiva”. L’Ordine ne ha già votato l’espulsione, anche se manca ancora il decreto.
Il medico rischia a questo punto di essere cancellato dall’albo – e di essere costretto a fare ricorso al CCEPS, la Commissione centrale della Federazione nazionale degli Ordini – anche se un parere dell’Avvocatura della Provincia, su incarico dell’assessore Thomas Widmann, sostiene la tesi secondo cui, essendo il tedesco equiparato all’italiano in provincia di Bolzano, non esiste alcun problema.
Incredulo il primario: «Nessuno mi ha mai avvisato di nulla!». Duro il direttore dell’Asl, Florian Zerzer: «Così si rischia di fomentare la discussione etnica. Questa faccenda non giova a nessuno! E poi come facciamo con tutti i medici che arrivano da fuori provincia e che non sono perfettamente bilingui?».
Ricostruiamo i fatti. Il 29 aprile i carabinieri del Nas mandati dal ministero effettuano accertamenti presso la sede dell’Ordine in merito alle modalità di iscrizione dei professionisti che non parlano italiano. Si tratta degli strascichi riferiti all’incontro di fine marzo tra Zerzer e la delegazione ministeriale. Il direttore, a Roma, aveva infatti chiesto aiuto per l’assunzione di infermieri che non parlano italiano. Alle perplessità della delegazione, Zerzer aveva ribattuto: «Si può fare perché in Alto Adige sono iscritti all’Ordine medici, anche professionisti, che non parlano italiano».
Dal Ministero era quindi partita una richiesta di chiarimenti: “Sono pervenute a questo ministero segnalazioni concernenti presunte iscrizioni, effettuate da parte di codesto Ordine di medici che non conoscerebbero l’italiano. Considerato che tale situazione, se confermata, potrebbe arrecare un grave danno al cittadino nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, si chiede di fornire con urgenza notizie in merito”.
Era quindi intervenuta la presidente dell’Ordine, Monica Oberrauch: «II ministero ha chiesto informazioni sullo stato dell’arte, ma non ci ha certo accusato di inadempienze. Non siamo affatto totalmente inadempienti nella verifica delle conoscenze linguistiche dei medici provenienti dall’estero».
Il 29 aprile, la visita dei Nas e il riscontro delle presunte anomalie riferite al 2017, nelle quali è finito Thomas Müller. II primario racconta, in uno scritto, come sono andate le cose. Ne riportiamo i punti salienti. “Nel 2017 il ministero ha riconosciuto i miei titoli, conseguiti in Austria, e mi ha autorizzato a esercitare in Italia, previa iscrizione all’Ordine territorialmente competente, che era incaricato di provvedere ad accertare le mie conoscenze linguistiche e quindi informare il dicastero dell’avvenuta iscrizione. L’Ordine della Provincia di Bolzano mi ha quindi chiesto di presentare tutta una serie di documenti relativi ai cittadini non italiani e, verso la fine del 2017, mi ha iscritto all’albo. Mi preme puntualizzare che non ho mai detto all’Ordine, nel 2017, di parlare italiano. Al contrario, prima di prendere servizio in ospedale, ho continuato a sottolineare espressamente che non parlo italiano e che, anzi, devo acquisirne in tempi congrui le cognizioni basilari”.
E ancora: “Va anche detto che – prima di iniziare a lavorare al San Maurizio – non sono stato invitato dall’Ordine a nessuna verifica in merito alle mie conoscenze linguistiche. Fatico a parlare italiano, è vero, ma assolvo tutti i miei impegni professionali. Il mio compito consiste nel dirigere il laboratorio e posso dimostrare che nell’anno trascorso ho raggiunto tutti gli obiettivi prefissati e che sono in grado di relazionarmi in maniera efficiente con i miei collaboratori. Nessun problema anche nei contatti con tutte le altre unità organizzative dell’Asl. La realtà dell’Alto Adige, sia dentro che fuori dall’Asl, è infatti bilingue. Consentitemi allora di asserire che la combinazione delle mie cognizioni di tedesco e italiano conferma il mio possesso delle conoscenze linguistiche necessarie – come previste dall’art. 7 del D.lgs. 206/2007 e s.m. – ai fini dello svolgimento del lavoro quotidiano nell’esercizio della mia professione”.
Concludendo: “Premesso che non ho di fatto alcun contatto con i pazienti – non essendo, in quanto medico di laboratorio, direttamente coinvolto nel processo terapeutico -, nel mio particolare caso la verifica delle conoscenze della lingua italiana da parte dell’Ordine non sembra costituire una necessità assoluta. So naturalmente che il mio italiano va migliorato, ma ci sto lavorando. Per questa ragione il mio obiettivo primario è stato, sin qui, l’accrescimento della comprensione (passiva) della lingua italiana nel contesto della Medicina di laboratorio. Fino ad ora pensavo di avere tutto il tempo di approfondire per gradi la mia conoscenza per poterlo poi, dopo un certo periodo, parlare attivamente. Questo è il programma che vorrei seguire in futuro”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Alto Adige
 
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Quanto guadagna un infermiere NHS? Guida (aggiornata) agli stipendi inglesi

Proponiamo un nuovo contributo di Luigi D’Onofrio, nostro collaboratore dal Regno Unito.
Il bello dell’Inghilterra è che, quando si vogliono trovare dati e statistiche ufficiali relativi alla pubblica amministrazione, non serve effettuare ricerche complesse: bastano pochi minuti online e un’adeguata conoscenza dell’inglese. È tutto liberamente consultabile e spesso anche liberamente scaricabile. L’immenso vantaggio che ne deriva è che non vi è molto spazio per l’immaginazione o per le supposizioni.
Da lungo tempo mi capita di leggere cifre contrastanti e spesso esorbitanti sui guadagni degli infermieri inglesi. Ho creduto, pertanto, che fosse utile fare un po’ di chiarezza in materia, attingendo dalle statistiche ufficiali e aggiornate dell’NHS, in modo da orientare chi fosse intenzionato a partire ora per il Regno Unito oppure non fosse ancora abituato a comprendere i livelli salariali degli infermieri inglesi.
La mia, pertanto, sarà una guida piccola, ma il più possibile pratica ed esaustiva. Per inciso, consentitemi una polemica, richiamando l’introduzione: provate a fare la stessa cosa digitando parole come “stipendio infermieri italiani”, e fatemi sapere quanto tempo ci mettete a trovare le informazioni che vi occorrono.
Iniziamo con una brutta notizia: così come in Italia, anche in Gran Bretagna la contrattazione collettiva pubblica vede l’inserimento degli infermieri in un comparto, al pari di altri professionisti sanitari, amministrativi, figure tecniche e di supporto e così via. Per tutti le retribuzioni sono strutturate in pay scales, ovvero scalini o tabelle salariali, aggiornate nel 2018 con l’approvazione del pay deal, ovvero il rinnovo del contratto collettivo pubblico.
Il pay deal ha stabilito aumenti retributivi spalmati su tre anni, ma con meccanismi estremamente complessi e tuttora molto controversi, fonte di numerose polemiche nella categoria. Le pay scales le trovate su diversi siti, ma personalmente vi rimando a quello del sindacato RCN, il Royal College of Nursing: https://www.rcn.org.uk/employment-and-pay/nhs-pay-2018-19.
Elemento strutturale nell’organizzazione delle tabelle è la band, cioè la banda o fascia salariale, che corrisponde ai diversi “scatti di carriera” e agisce anche da “barriera” tra figure professionali e operatori di supporto. In effetti, un Technician (un tecnico radiologo, ad esempio) o un HCA (Health Care Assistant) sono inquadrati generalmente nel band 3, mentre la nuova figura del Nursing Associate, paragonabile al nostro oss specializzato (con formazione complementare) rientra nel band 4. Un infermiere neoassunto sarà inserito nel band 5; l’infermiere senior o specialist potrà essere un band 6 o 7; un matron (figura assimilabile a un coordinatore infermieristico dipartimentale) sarà un band 8, mentre un dirigente infermieristico del Trust potrà essere un band 9, il livello massimo.
All’interno di ogni band sono poi previsti incrementi retributivi (pay points), legati all’anzianità di servizio. Prima del nuovo pay deal, l’aumento era in genere annuale. Le modifiche contrattuali hanno però introdotto accorpamenti di numerosi pay points, con il risultato che ora gli aumenti in busta paga sono tabellati, in molti casi, ogni due anni.
Per comprendere un po’ meglio l’impostazione generale bisogna poi considerare un ultimo presupposto. Gli stipendi NHS, infatti, non sono identici in tutta la Gran Bretagna, toccando – a parità di banda e di anzianità di servizio – i livelli minimi nell’Irlanda del Nord e quelli massimi in Scozia. La differenza è attestabile in 400-500 sterline annue.
Soddisfatte queste premesse, vorrei rispondere alla fatidica domanda: se mi trasferisco nel Regno Unito (consideriamo d’ora in poi, per comodità, solo l’Inghilterra, escludendo Scozia, Galles e Irlanda del Nord), quanto guadagnerò? Non vi è una risposta univoca.
In primo luogo, riuscire ad attestare, al momento dell’assunzione, di aver svolto esperienza lavorativa in Italia comporterà l’inserimento in un livello salariale adeguato agli anni di lavoro maturati. Se un neolaureato, pertanto, guadagnerà poco più di 22.000 sterline nel suo primo anno di assunzione (circa 11 sterline orarie), un infermiere che abbia già svolto 4 anni di lavoro in Italia verrà ugualmente inquadrato come band 5, ma si troverà in un pay point superiore, per cui arriverà a guadagnare immediatamente oltre 25.000 sterline annue, più di 13 orarie.
Per estrapolare il guadagno (lordo!) mensile, le cifre qui indicate devono essere poi necessariamente divise per 12, non esistendo in Gran Bretagna gli istituti della tredicesima e quattordicesima. Ecco, allora, che per il giovane neolaureato di prima la busta paga mensile si aggirerà sulle 2.200 sterline lorde, da cui andranno detratti i contributi pensionistici e le imposte, pari a circa 600-700 pounds.
Dunque, lo stipendio di partenza può essere di solo 1600 pounds? Calma. Non c’è nessun trucco, nessuna delusione. Si tratta, infatti, di una paga base, che non considera le maggiorazioni per l’attività svolta nei weekend, nei giorni festivi (Bank Holidays) e notturna, ovvero le unsocial hours, le ore – letteralmente – sottratte alla socializzazione (il tempo trascorso con famiglia e amici, insomma). Chi lavora nella realtà metropolitana di Londra, inoltre, vedrà nella propria payslip, la busta paga, un’ulteriore voce (denominata High Cost Area Supplement), che compensa il maggior costo della vita nella metropoli e varia a seconda dell’area di residenza.
Prendendo in prestito una metafora dai giochi di carte, un’ulteriore “briscola” in busta paga consiste nel ricevere un’ennesima maggiorazione in caso di overtime, ovvero di sforamento del tetto di 150 ore mensili, previsto contrattualmente.
Un discorso a parte merita sicuramente la prestazione di lavoro straordinario (bank), attraverso società interinali, le agencies: la regolamentazione e le retribuzioni di questa attività sono completamente diverse, variando, per un turno diurno e infrasettimanale, dalle 18 fino alle 22-23 sterline lorde orarie (e oltre, ma dipende dall’esperienza come Agency) per un band 5, a seconda del Trust per cui si presta servizio e della propria capacità di contrattare la tariffa.
In buona sostanza, la payslip può tranquillamente superare, dopo un periodo di permanenza in Uk di due-tre anni, le 2.000 sterline, questa volta nette. Tenete però presente che, per ragioni che ancora in parte mi sfuggono, è meglio che non spargiate troppo la voce su quanto intascate ogni mese, poiché, se da un lato le informazioni ufficiali sono liberamente fruibili e condivisibili, parlare dei guadagni personali, oppure lamentarsi per essi, anche e soprattutto con i propri colleghi, non è un’abitudine vista di buon occhio. Non solo tra i dipendenti NHS.
Luigi D’OnofrioItalian Nurses Society
 
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