Selfie e video con le vittime dell’incidente: la lezione dell’agente di Polizia è esemplare

Il video che ha visto protagonisti un agente di Polizia tedesco ed un conducente di furgone è diventato virale nel giro di poche ore sui social network
Il guidatore originario della Repubblica Ceca, intento a riprendere con lo smartphone la vittima di un drammatico incidente stradale, è stato fermato dall’agente della Polizia Stradale Stefan Pfeiffer.
Il pubblico ufficiale ha notato che alcune persone in coda, oltre a rallentare il traffico per “curiosare” morbosamente come spesso purtroppo accade, stavano anche scattando delle foto e video con lo smartphone.
L’agente ha ordinato al conducente del furgone e ad altre persone che stavano scattando selfie presenti su alcune vetture di scendere immediatamente portandoli nei pressi del luogo in cui si trovava il corpo senza vita dell’uomo, invitandoli provocatoriamente a scattare le foto da lì.
Successivamente intervistato, l’agente Pfeiffer ha poi spiegato il suo comportamento: “Queste persone devono essere messe di fronte alla propria inciviltà. Non basta far loro una multa, per quanto salata. L’effetto purtroppo non sarebbe lo stesso. Queste persone devono vergognarsi. E probabilmente non lo faranno mai più.”
 
Simone Gussoni
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Criticano la coordinatrice su whatsapp, due infermiere sospese per dieci giorni

Una conversazione intercorsa tra due infermiere su Whatsapp è costata cara a due infermiere dipendenti di una clinica privata riminese.
Le due donne hanno difatti criticato il coordinatore infermieristico in una chat venendo successivamente sospese per dieci giorni dopo che un collega avrebbe riportato gli screenshot ed i messaggi vocali al diretto interessato.
Ma le due professioniste non hanno voluto in alcun modo accettare tale provvedimento, dichiarandosi intenzionate a ricorrere contro tale “punizione”.
A finire molto peggio è stato il collega “spione”, ora sotto inchiesta dei magistrati della Dda. Divulgare conversazioni apparse su Whatsapp rappresenterebbe una violazione della privacy altrui, configurando per i giudici un reato da Distrettuale antimafia.
«Io non ho nessuna intenzione di assogettarmi alla sospensione – dice una delle due infermiere, rappresentata dall’avvocato Piero Venturi – è un’ingiustizia. Ho parlato in privato con una collega fuori dall’orario di lavoro e ci è stata rubata la conversazione».
I fatti risalgono al 2017, quando le due colleghe nel mirino si scambiano appunto una serie di messaggini audio sulla coordinatrice del reparto con cui non hanno rapporti idilliaci. Parlano scherzando di darle la «mazzata finale» creando una «bambola» (wodoo) e via così.
Tutti gli infermieri, appena arrivano al lavoro, vengono costretti a riporre il cellulare in una stanza accessibile a tutti. E ben presto si accorgono che qualcuno ha copiato quei messaggi e li ha mostrati all’oggetto delle loro frecciate.
La coordinatrice monta un pandemonio e le due vengono sospese per dieci giorni. A quel punto le infermiere passano al contrattacco e vanno a denunciare tutto in Procura. Le indagini portano dritte ad un collega della struttura, che però nega ad oltranza sostenendo di non avere colpe. Sarebbe soltanto uno dei destinatari di quei messaggi arrivati a lui per caso da un numero sconosciuto.
La Dda chiede così l’archiviazione per l’indagato, ma gli avvocati delle due infermiere hanno già presentato opposizione. «Il fatto ancora più grave – commenta l’avvocato Venturi – è che la clinica non abbia collaborato in alcun modo».
Simone Gussoni
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Foligno: oculista ordina ad infermiera del centro prelievi di posteggiargli l’auto. La scena diventa virale su Facebook

Il post di un utente che si è recato presso uno dei tanti ospedali italiani per ricevere assistenza Sanitaria ha messo ancora una volta in evidenza le manie di grandezza che spesso alcuni medici hanno nei confronti di alcuni infermieri
Riportiamo in versione integrale le parole di un paziente che ha osservato una scena a dir poco grottesca.
Ore 8.30, poliambulatorio vecchio Ospedale. Sala Prelievi. Persone presenti, ed arrivate prima della sottoscritta: 22. Vecchietti, vecchiette, due suorine, varia umanità in attesa. Dal portone principale entra a passo di carica un tizio alto e grosso, che si ferma al centro della stanza ed inizia a chiamare qualcuno con voce stentorea.
Quel qualcuno, scopriremo di lì a poco, è nello specifico l’infermiera dei prelievi. La stessa che sulla carta è lì per provvedere ad almeno 22 punture. Proprio a lei, come se fosse nella hall del Ritz Carlton invece che nel centro salute di via dell’Ospedale 6, ed avesse di fronte l’ultimo dei concierge invece che una professionista in servizio, il tizio chiede bruscamente di andare a parcheggiargli meglio la macchina, che evidentemente lui non ė riuscito a piazzare come si deve.
La scena è talmente rapida, la richiesta talmente autoritaria e naturale, che la poveretta non ha neanche il coraggio di dirgli un no secco. Un chessò: “ma che sta dicendo lei, mi scusi…è matto per caso? Non vede che sono una collega con il camice bianco, sto dietro al banco dei prelievi ed ho 22 persone che attendono di essere bucherellate?”
Niente di tutto questo. La signora lamenta qualcosa del tipo…”Ma dopo le chiavi… dall’altra parte dell’ospedale…ma ho da fare..ma non posso….” et similia. Il tipo, irritato, inframmezza qualche comando ancor più autoritario e sbrigativo, qualcosa che pur non distinguendosi chiaramente suona come un monito, e si allontana in tutta fretta.
Ora, c’è da dire che in effetti la signora dei prelievi nella mezz’ora successiva non si è di fatto allontanata dal servizio. Però al mio turno, curiosa come una faina, le chiedo “scusi tanto…. ma chi era quel signore che pretendeva che lei gli parchegiasse la macchina?”. E l’infermiera, un po’ imbarazzata, mi risponde: ” ha visto che roba? Era l’oculista! Come se io co tutta sta gente che aspetta, potessi annàjie a parcheggià la machina!”. Richiesta in effetti imbarazzante. Ma tant’è….
Ora: che la subalterna non sia uscita, è già consolatorio. Ma io mi domando e dico: Barnard, alla vigilia di un intervento a cuore aperto, avrebbe chiesto ad un’infermiera impegnata a fare prelievi “Ahò, vamme a parcheggià la machina, che tra un pò se libera quel posto”? Non credo proprio. Quindi è da stamattina che mi interrogo sul motivo che possa aver spinto un oculista di turno ai poliambulatori di Foligno, a permettersi un lusso simile.
Ci sarà, non ne dubito. Ma proprio non mi viene in mente niente. E comunque, cara infermiera: non so se sei dovuta andare fare il concierge finito il tuo turno di lavoro. Però, è stato già brutto che te lo abbiano chiesto così, davanti a 22 persone in attesa….
È difficile commentare un episodio simile. Sicuramente le dinamiche esistenti in realtà ospedaliere simili consentiranno a qualche camice bianco di poter pretendere qualsiasi cosa da un infermiere. Il mio augurio è che episodi simili vengano regolarmente denunciati e che gli organi competenti prendano I provvedimenti del caso.
Simone Gussoni
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