Firenze: fegato di un 97enne donato ad un 60enne in attesa di trapianto

Il fegato di un paziente di 97 anni, deceduto presso l’ospedale Santa Maria Nuova di Firenze, è stato donato ad un sessantenne che da tempo era in attesa di trapianto.
Dopo essere stato ritenuto idoneo al prelievo di organo, i famigliari, rispettando la volontà del proprio congiunto, hanno acconsentito al trapianto.
«Vorrei complimentarmi – afferma Alessandro Pacini, coordinatore locale donazione e trapianti dell’Azienda sanitaria Toscana Centro – con i coordinamenti locali ospedalieri e tutti i referenti delle rianimazioni, Dea e reparti di medicina, che con umanità e professionalità affrontano quotidianamente l’assistenza clinica di pazienti affetti anche da gravi malattie che possono portare, sia a guarigione, ma anche alla morte. In questo ultimo caso è importante considerare che una donazione di organi e tessuti, secondo una volontà espressa in vita dal deceduto o nulla osta dei congiunti aventi diritto, può salvare la vita di molti pazienti la cui unica speranza è un trapianto».
L’Azienda sanitaria ricorda che «non esistono limiti di età per donare». L’unico limite riguarda il trapianto di cuore: in tal caso l’età massima del donatore non dovrebbe superare i sessant’anni.
Simone Gussoni
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95enne muore lasciando 3 milioni di euro all’Asl di Lecce: “Un ospedale intitolato a mio fratello”

Vita Carrapa, anziana signora di 95 anni, ha lasciato in eredità all’Asl di Lecce un vero e proprio patrimonio. Deceduta lo scorso febbraio a 95 anni, non aveva alcun erede a cui lasciare il capitale accumulato durante la vita. Era  sola, i suoi fratelli e sorelle sono morti molti anni fa senza lasciarle nipoti.
Pertanto lei ha lasciato un testamento chiaro: la sua eredità sarebbe andata in dono alla Asl di Lecce affinchè realizzi a Maglie, città di origine della donna, un ospedale.
A rendere note le volontà dalla pensionata, è stato un consigliere comunale di Maglie, Antonio Giannuzzi, bancario nella vita e custode dei desideri della donna.
“La signora vita dispone, con atto pubblico, davanti al notaio Giovanni De Donno, quale erede universale l’Azienda sanitaria locale Lecce 1, per la realizzazione, sul territorio di Maglie, di una struttura di cura ed assistenza che dovrà essere intitolata a Carrapa Paolo e sorelle. Evidentemente, l’eredità può contribuire alla realizzazione di una struttura più grande e complessa quale la realizzazione del nuovo ospedale, della quale si incominciava già a parlare nel momento della stesura del testamento, avvenuta nel dicembre 2009”, rende noto Giannuzzi e spiega che la 95enne “ricordando anche la volontà delle sorelle Maria Antonietta e Maria Nicolina e del fratello Paolo si rivolse a me per assisterla. Esprimeva così il desiderio di utilizzare l’intero patrimonio per aiutare chi aveva più bisogno ricordando i tempi difficili della loro giovinezza e demandando a me il come adempiere a questo desiderio in modo sicuro e discreto”.
Da qui, sono iniziati i contatti con la direzione generale della Asl di Lecce. “La consistenza dell’importo, ci obbliga a una vigilanza accorta affinchè le volontà di vita e dei suoi fratelli abbia un concreto soddisfacimento”, annuncia il consigliere che ricorda che “i fratelli Carrapa non hanno vissuto di lussi e hanno scelto come loro veri eredi i cittadini di Maglie affinchè potessero godere al posto di quei figli che non hanno potuto avere”. “Speriamo che con questa disponibilità sulla quale può da subito disporre l’azienda sanitaria possa consentire quanto prima l’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale”, si augura Giannuzzi.
Simone Gussoni
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Fermo, aggredì medici e infermieri: tossicodipendente condannato

L’uomo, un 26enne di origine marocchina, era giunto al Pronto soccorso in crisi di astinenza. Ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti.
FERMO – Trasportato in ospedale in crisi d’astinenza, aveva aggredito a calci e pugni medici e infermieri, danneggiando pure la struttura. Fino a quando non erano intervenuti la polizia e gli agenti della sicurezza privata dell’ospedale “Murri”, che lo avevano bloccato e immobilizzato. Era stata una notte di terrore, al Pronto soccorso, per il personale e gli utenti, che si erano trovati a dover fronteggiare Y.H., un tossicodipendente 27enne di Montegranaro, originario del Marocco.
Il giovane ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti. La sua scorribanda era iniziata attorno all’una nella cittadina calzaturiera, dove stava vagando in piena crisi d’astinenza. A un certo punto, verso le 3, aveva accusato un malore e aveva avvisato i sanitari del 118, che erano giunti sul posto, lo avevano caricato in ambulanza e trasportato al Pronto soccorso di Fermo. Qui, in evidente stato di alterazione, aveva dichiarato ai paramedici di essere in trattamento con il metadone al Servizio per le tossicodipendenze e di essere in crisi di astinenza.
Quando però la triagista del “Murri” aveva chiesto le sue generalità, lui aveva fornito un nome non corretto, che non era risultato nel terminale. Il giovane, colto da un raptus, era passato dalle parole ai fatti, lanciandosi contro gli operatori del Pronto soccorso per aggredirli a calci e pugni. Era subito intervenuto l’agente privato, che aveva cercato di immobilizzare il 26enne. I medici avevano allertato anche gli uomini del commissariato. Questi ultimi, giunti sul posto, avevano bloccato definitivamente il giovane, che era stato sottoposto a un trattamento sedativo. C’erano volute ben sette iniezioni di tranquillante per renderlo inoffensivo.
Redazione Nurse Times
Fonte: il Resto del Carlino
 
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Ausl Romagna, superato il problema stipendi

L’Azienda spiega le ragioni del ritardo nel pagamento ai dipendenti. Si è trattato di un disguido informatico.
Per un problema di natura informatica gli stipendi dei dipendenti dell’Ausl Romagna sono stati accreditati ieri 28 maggio, invece che lunedì 27, come è consuetudine aziendale. Va detto che per questo ritardo nessuna responsabilità può essere posta in capo all’Azienda, che ha comunicato all’istituto tesoriere, già dal 20 maggio, le indicazioni per l’invio dei bonifici stipendiali.
Appena si è venuti a conoscenza dell’errore, si è richiesto al tesoriere, con specifica diffida e sulla base della convenzione in essere, il corretto ripristino della valuta al 27 del mese di maggio 2019. Ovviamente non vi è stato modo di avvisare in anticipo il personale dipendente, in quanto si è appreso dell’accaduto nella tarda mattinata del 27 maggio. Alcune comunicazioni sindacali hanno colto l’occasione per lanciare pesanti critiche sul tema dell’esonero dal periodo di prova, in una fase in cui l’Azienda della Romagna sta assumendo oltre 300 infermieri e 70 operatori socio-sanitari a tempo indeterminato.
Su questo tema, l’Ausl Romagna, come altre aziende sanitarie della Regione, ha ritenuto già da tempo, di far effettuare il periodo di prova al momento della costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche se preceduto da un tempo determinato. Ciò consente di porre la massima attenzione alla valutazione del dipendente in termini di autonomia professionale e di miglior inserimento nei diversi contesti organizzativi.
Redazione Nurse Times
 
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Genova, è allarme droghe tra i giovani: danni alla psiche già a 13 anni

Dossier choc del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze di Asl 3. Un ragazzo su quattro fa uso di sostanze stupefacenti alle scuole superiori.
II punto non è (solo) che i consumatori di sostanze stupefacenti sono sempre più giovani, ma che assumerle in modo continuativo li conduce a sviluppare patologie psichiatriche, come psicosi o depressione. Il giorno dopo l’allarme lanciato dal procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che ha sottolineato la diffusione di dosi a 1 euro per agganciare nuovi consumatori in una città crocevia di traffici di droga, i numeri che spaventano arrivano dal Dipartimento di Salute mentale e dipendenze di Asl 3.
«I Sert, a Genova, hanno la momento 5mila persone in trattamento per problemi di dipendenza – spiega il direttore del Dipartimento, Marco Vaggi – e la presa in carico avviene dai quattordici anni in su». Non solo: «Per chi consuma in modo continuativo cannabinoidi di ultima generazione come lo skunk, da sei a dieci volte più concentrata rispetto a quella di origine naturale, dopo cinque anni aumenta da due a cinque volte il rischio di psicosi. Noi ci troviamo ad affrontare casi di ragazzini che a tredici anni vedono insorgere problemi psichiatrici. Allo stesso tempo, l’uso di stimolanti come l’ecstasy può far emergere stati depressivi latenti».
Nell’area metropolitana di Genova, in un anno duecento ragazzi sotto i venticinque anni vengono ricoverati in reparti psichiatrici. Un terzo di loro non ha ancora compiuto diciotto anni. «Negli ultimi cinque anni – rimarca Vaggi – l’età media si è abbassata: da diciotto a sedici anni e buona parte di questi ricoveri sono legati all’uso di sostanze stupefacenti». Uno studente su quattro, alle superiori, ha fatto uso di cannabis nell’ultimo anno.
Il 32,9% di loro ha riferito di aver utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita, mentre il 25,9% ha specificato di averlo fatto durante lo scorso anno scolastico. Tra questi, la stragrande maggioranza (86%) ha fatto uso di un solo tipo di sostanza, mentre il 14% è un “policonsumatore”. Eccola, la fotografia choc che viene fuori dalla Relazione annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle dipendenze in Italia su studenti e consumo di droghe.
Per combattere quella che in Asl 3 chiamano “una diffusione massiva di oppiacei, cocaina, anfetamine e nuove droghe, sdoganate dal cliché di un contesto degradato”, diventa fondamentale potenziare la prevenzione. «Abbiamo avviato un progetto che permette di lavorare in maniera integrata – continua Vaggi – attraverso equipe multiprofessionali all’interno del Dipartimento di Salute mentale: con medici, infermieri, neuropsichiatri, assistenti sociali. Questo ci permette di intercettare precocemente soggetti giovani con questi problemi».
Giorgio Schiappacasse, già direttore dei Sert ed esperto sul tema delle dipendenze, sottolinea come sarebbe necessario uno scatto culturale: «A Genova è molto attiva l’associazione Genitori insieme, perché l’educazione è fondamentale: bisogna saper porre dei limiti con calma e determinazione. Questo allarme richiede un’alleanza da parte di tutti. Ma quando interessi economici e di salute entrano in conflitto, quello economico vince. Pensiamo al gioco d’azzardo. O all’alcol: sarebbe necessaria una legge che obblighi a dotarsi di un etilometro monouso in auto. Costa meno di un euro, e avrebbe un effetto deterrente, come un monito».
Eppure, nonostante gli allarmi, in Liguria una comunità residenziale dedicata agli adolescenti affetti da dipendenze ancora non esiste. Per curare i tossicodipendenti non restano che le briciole: a Genova appena 5 milioni di euro all’anno. Degli oltre 3 miliardi di euro stanziati per tutta la sanità ligure, infatti, 220 milioni sono destinati alle residenze, comprese le comunità, i centri per anziani e per i disabili. Di questi, 13 milioni in Liguria sono riservati specificamente alla cura delle dipendenze. E al capoluogo ligure non resta che una fettina.
Redazione Nurse Times
Fonte: la Repubblica
 
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