“Non potete entrare tutti nel reparto”: in 15 devastano il Pronto soccorso e feriscono un infermiere

È accaduto lunedì sera ad Acerra, nel Napoletano. Gli aggressori pretendevano di stare accanto a una donna bisognosa di cure mediche.
La denuncia è dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”, che ha riferito l’ennesimo, desolante episodio di violenza in una struttura sanitaria. Teatro della vicenda, il pronto soccorso della Casa di cura Villa dei Fiori di Acerra (Napoli), dove lunedì sera, in compagnia di alcune persone, arriva una donna di 41 anni, proveniente da Casalnuovo. È in preda alle convulsioni e le viene assegnato il codice giallo.
Ben presto la raggiungono altri parenti e amici, che vogliono starle vicino e chiedono di entrare tutti nel reparto. Ma le regole dell’ospedale sono chiare: accanto ai pazienti può esserci un solo soggetto, anche per non intralciare il lavoro di medici ed infermieri. Apriti cielo! La risposta negativa del personale sanitario scatena la furia del gruppo, composto da ben quindici individui, che se la prendono con tutto e tutti.
Sfondano la porta d’ingresso e mandano in frantumi il vetro del triage. Un infermiere, investito dai detriti, deve ricorrere alle cure mediche (cinque giorni di prognosi per lui). I suoi colleghi e i medici presenti provano invano a ristabilire l’ordine. Soltanto i poliziotti del commissariato locale riescono nell’intento e identificano alcuni degli aggressori, mentre altri si danno alla fuga.
Gli inquirenti hanno acquisito le immagini del sistema di videosorveglianza per ricostruire integralmente l’accaduto e individuare i fuggitivi. Nella stessa serata la paziente è stata sottoposta alle analisi del caso e trasferita in un presidio ospedaliero del Casertano.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.napolitoday.it
 
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Torino, ortopedici e ingegneri ricostruiscono in 3D un bacino dopo il sarcoma

Torino, ortopedici e ingegneri ricostruiscono in 3D un bacino dopo il sarcoma

Grazie alla collaborazione tra ortopedici e ingegneri la vita di una donna affetta da una rarissima forma di sarcoma osseo che colpisce non più di 6 persone su centomila ogni anno è stato salvata.
Un’équipe interdisciplinare della Città della Salute ha operato la 40enne impiantandole una protesi che le permetterà di tornare a camminare.
L’intervento di ricostruzione è stato pianificato attraverso la realizzazione delle parti anatomiche mediante una stampante 3D. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione di un team ingegneristico italiano ed una start-up torinese all’avanguardia per l’ingegneria biomedica. Dopo una risonanza magnetica ed una TAC, è stato prepararato un bacino su misura e persino  le “guide di taglio” erano  mirate, quasi un’opera di “alta sartoria”.
La complessa procedura di asportazione del tumore al bacino è stata seguita dall’impoanto di una protesi realizzata su misura della paziente, che permette la ricostruzione anatomica e biomeccanica del bacino e dell’articolazione dell’anca.

La squadra dei chirurghi, composta dagli ortopedici del reparto di Chirurgia Oncologica Ortopedica diretta dal dottor Raimondo Piana  e della Clinica Ortopedica e Traumatologica universitaria diretta dal professor Alessandro Massè, ha eseguito l’intervento chirurgico, con la collaborazione delle complesse tecniche anestesiologiche in uso dal team di Anestesia e Rianimazione diretto dal dottor Maurizio Berardino.
La preparazione di precisione a tavolino ha permesso una durata dell’intervento di sole 5 ore e mezza, contro le 8 ore previste. Dopo alcuni giorni di degenza presso l’ospedale Cto la paziente è stata trasferita per proseguire le cure riabilitative e recuperare la capacità di camminare presso l’Unità Spinale Unipolare (USU),  all’interno del dipartimento di Ortopedia Traumatologia e Riabilitazione diretto da Giuseppe Massazza.
La ricerca in ambito oncologico ha permesso di compiere enormi passi avanti in campo ortopedico oncologico e ricostruttivo. Anche la cura dei tumori rari quali i sarcomi ossei e dei tessuti molli ne ha beneficiato.
I progressi in campo ortopedico oncologico risultano indispensabili anche nella cura di tumori rari, quali i sarcomi dell’osso e dei tessuti molli. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla costante ricerca portata avanti dal Gruppo Interdisciplinare Cure, istituito dalla Rete Oncologica della Regione Piemonte e della Valle D’Aosta.
 
Anche l’ortopedia recentemente si starebbe muovendo rapidamente verso una chirurgia di “precisione”, nella quale ogni dettaglio dell’intervento viene precedentemente pianificato. In questo caso, anche i materiali impiantati, sono stati definiti nei minimi particolari in fase preoperatoria con l’utilizzo delle nuove tecnologie.
La possibilità di simulare un intervento con un modello virtuale o addirittura su un perfetto calco “3D” riduce gli imprevisti aumentando la precisione delle procedure chirurgiche.
Simone Gussoni
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Il vaccino contro il rotavirus può proteggere dal diabete di tipo 1? [Diabete]

Nei bambini australiani sotto i 4 anni di età sottoposti nel 2007 a vaccinazione di routine contro il rotavirus è stata osservata una riduzione dei nuovi casi di diabete di tipo 1. Questo non dimostra che la protezione contro il rotavirus valga anche per il diabete di tipo 1 e nemmeno che il rotavirus possa causare il diabete. Evidenzia semplicemente un’associazione tra i due fattori. È quanto emerge da uno studio da poco pubblicato su JAMA Pediatrics.

Cardiochirurgia, delirio post-operatorio ridotto nei più anziani dall’add-on di acetaminofene e un sedativo [Cardio]

In uno studio randomizzato – i cui risultati sono stati pubblicati su “JAMA” – l’aggiunta di acetaminofene per via endovenosa (IV) e di un sedativo ad altri trattamenti del dolore nei primi giorni dopo un intervento cardiochirurgico ha ridotto tra i pazienti più anziani il delirio postoperatorio.

Asma, metodo computerizzato individua pazienti responder ai corticosteroidi [Pneumo]

Stando ad uno studio di recente pubblicazione online su the American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, in un futuro non lontano i medici saranno in grado di predire quali loro pazienti con asma severo possono trarre il massimo beneficio dal trattamento con steroidi sistemici e quali di questi, al contrario, potrebbero avere solo guai (in termini di eventi avverso) dal loro impiego grazie alle tecniche di biologia computazionale.